Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentirvi dire che non
siete fatti per un determinato mestiere o che quell'idea che avete in
mente non si
potrà mai realizzare; ma vi sarete anche resi conto che esistono molti
casi di persone che date per negate siano poi
diventate famose proprio in quel campo.
Cosa le ha spinte a riuscire proprio dove altri dicevano che non ce
l'avrebbero mai fatta?
Le componenti sono
molte, ma a mio avviso quella preponderante è l'assiduità nel
perseguire il risultato. Ricordo in una conferenza che l'astronauta Paolo Nespoli diceva che fin da
bambino sognava di fare quella professione e di
aver orientato tutta la sua vita per perseguire e realizzare quel sogno.
E diceva anche che, nonostante fosse quasi impossibile a molti, la sua
assiduità e costanza nel costruire mattone dopo mattone quella vita lo ha
fatto arrivare ad essere l'italiano con la più lunga permanenza nello
spazio.
Essere assidui significa vedere chiari gli obiettivi e orientare tutte le
scelte verso quella visione, credere in se stessi, ma con sano realismo per
saper trarre sempre dalle sconfitte insegnamenti positivi. Essere assidui è
capire i propri limiti pur sapendo che nulla è impossibile per noi e per
gli altri.
Si, credo che l'assiduità nel perseguire la propria strada sia fondamentale, se si vuole arrivare ad essere quel che si vuol diventare. Ma c'è la componente "rischio".
RispondiElimina"Il rischio è il mio mestiere", ha detto una volta Alessandro Benetton. Fa riflettere questa frase, detta da un personaggio che è effettivamente arrivato. Se non l'avesse pensata così, sarebbe quello che è?