Perdonare ha ancora un senso? Evidentemente si. E tu sai perdonare?
Incontro persone sempre più cariche di rabbia e risentimento.
Tra i miei consultanti i casi di litigi, spesso per futili motivi, abbondano e riportarli alla calma spesso è un’impresa. La situazione caotica in cui ci troviamo oltre a portare confusione e smarrimento amplifica tutte le situazioni e basta un nonnulla per fare scoppiare risentimenti antichi e spesso sopiti.
La rabbia repressa non porta a niente, ma anche quella espressa male produce altrettanti danni devastanti non solo sul piano psicologico, ma anche su quello fisico.
In un libro letto qualche anno fa “Perché le zebre non hanno l’ulcera?” si evidenziava un fatto interessante. In natura gli animali vivono in uno stato di vigilante quiete ed attivano il sistema “combatto o fuggo” solo quando devono cacciare o difendersi dalle situazioni. Terminata l’azione tutto torna nella quiete e la vita torna a scorrere lentamente come prima.
Gli uomini, pur dotati di ragionamento, non applicano questa legge e “rimuginano” costantemente sulle loro azioni o su quelle ricevute, applicano schemi di ruolo o di potere, o semplicemente questioni di principio che, pur importanti, a volte non producono dialogo chiarificatore.
Roy Martina, un famoso psichiatra americano tiene veri e propri corsi di “perdono” partendo dal sapere perdonare se stessi per imparare a perdonare gli altri: perché la logica è quella di una intransigenza estrema che parte proprio dal non accettarsi.
Nell’ortodossia cristiana è tradizione prima dei momenti di preparazione al Natale e soprattutto alla Pasqua chiedere perdono alle persone che si conoscono proprio per poter essere liberi e vivere meglio queste feste: altrettanto vale nel perdonare e ricevere questo dono.
Saper perdonare è realmente potere: la sensazione è unica!
Nelson Mandela diceva che il perdono rende liberi. Abbiamo bisogno di libertà, autentica e sincera.
(NB per vedere il filmato da cellulare selezionare la modalità "visualizza versione web")
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