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Devo rifarmi in
questo mio nuovo post all’ultimo pubblicato che ha suscitato un certo interesse
tra chi mi segue e mi conosce.
C'è un meccanismo
che si ripete, identico a se stesso, attraverso i secoli, e che vale la pena
osservare da vicino prima di lasciarsi trascinare dalla cronaca di queste
settimane. Ogni epoca produce il proprio confine tra ciò che è lecito pensare e
ciò che non lo è, e ogni epoca chiama in causa un vocabolario diverso per
marcare quel confine. Nel Medioevo si chiamava eresia. Nell'età moderna si è
chiamato superstizione. Oggi, più spesso, si chiama pseudoscienza. Il termine
cambia, la grammatica del potere che lo pronuncia resta sorprendentemente
stabile.
Non è
un'osservazione polemica, né un invito al sospetto verso la scienza, che resta
— lo dico da sempre, in questo spazio — uno degli strumenti più preziosi che
l'umanità abbia mai costruito per orientarsi nella complessità del reale. È,
piuttosto, un invito a guardare con onestà intellettuale a come si forma il
consenso, a chi lo forma, e a cosa accade a chi se ne discosta — anche quando
lo fa portando con sé millenni di osservazione clinica, non capricci o
fantasie.
Nel 1487 viene
pubblicato il Malleus Maleficarum, il manuale che per secoli avrebbe fornito il
quadro teorico per perseguitare guaritrici, levatrici, erboriste — donne che
custodivano un sapere empirico sulle piante, sui cicli del corpo, sui rimedi
tramandati di madre in figlia. Non venivano accusate di essere inefficaci.
Venivano accusate di essere pericolose proprio perché efficaci, e perché quella
efficacia sfuggiva al controllo delle istituzioni che si stavano consolidando
come uniche depositarie legittime del sapere sulla cura. La stregoneria, in
questo senso, non era un giudizio sulla validità di una pratica. Era un
dispositivo di esclusione.
Lo storico della
medicina sa bene che la frattura tra il sapere accademico, maschile, latino, e
il sapere popolare, femminile, orale, non nasce da una superiorità dimostrata
sul campo, ma da un processo di istituzionalizzazione che ha avuto bisogno di
delegittimare l'alternativa per affermare se stesso. È una dinamica di potere
prima che una dinamica di verità, ed è bene non confondere le due cose, oggi
come allora.
Il
saggio non accumula. Più fa per gli altri e più possiede; più dona agli altri e
più si arricchisce. — Lao Tzu, Tao
Te Ching
Hildegard von
Bingen, nel XII secolo, scriveva trattati di farmacopea che integravano
osservazione botanica, sapere teologico e pratica clinica, in un'epoca in cui
questo tipo di sintesi non era ancora sospettato di eresia. Sarebbe arrivato
dopo, il sospetto — quando il sapere si sarebbe progressivamente irrigidito in
un'unica grammatica accettabile, e tutto ciò che non vi rientrava sarebbe stato
respinto ai margini, qualunque fosse il suo valore pratico.
Dal
rogo alla diffida : il meccanismo non
si è esaurito. Si è solo travestito di un vocabolario nuovo. Oggi chi propone
un'integrazione tra discipline bionaturali millenarie e medicina convenzionale
viene spesso accusato — non di essere inefficace dopo verifica, ma di essere a
priori illegittimo, prima ancora che si entri nel merito dei dati. È lo stesso
schema logico del Malleus: la minaccia non sta nell'evidenza, sta nella
divergenza dal pensiero dominante.
Vorrei essere
preciso, perché qui il rischio di equivoco è alto. Non sto sostenendo che ogni
pratica che si autodefinisce alternativa meriti automaticamente fiducia, né che
il rigore scientifico sia un nemico da abbattere. Sto sostenendo l'esatto
contrario: che il rigore autentico richiede di valutare ogni proposta nel
merito, con strumenti aperti, e non di respingerla in blocco perché proviene da
una tradizione diversa da quella biomedica occidentale del Novecento.
L'Ayurveda,
sistema di medicina indiana sistematizzato già nei testi del Caraka Samhita e
del Sushruta Samhita, oltre duemila anni fa, ha sviluppato una farmacopea
botanica e una fisiologia costituzionale — i dosha Vata, Pitta, Kapha — che
oggi trova interessanti convergenze con la ricerca sulla nutrigenomica e sulla
cronobiologia.
La Medicina
Tradizionale Cinese, fondata sui principi dell'Huangdi Neijing, lavora da
millenni su una mappa energetica del corpo — i meridiani, il Qi, l'equilibrio
tra Yin e Yang — che la ricerca contemporanea in agopuntura clinica ha iniziato
a tradurre in termini di modulazione neuroendocrina e antinfiammatoria, con
pubblicazioni su riviste internazionali peer-reviewed.
Questo non
significa che ogni affermazione di queste tradizioni sia automaticamente
corretta secondo i canoni della biomedicina contemporanea — sarebbe disonesto
sostenerlo. Significa che la pratica clinica millenaria, l'osservazione
sistematica accumulata su scala di popolazioni intere per secoli, costituisce
un corpo di conoscenza che merita di essere studiato, non bollato a priori come
superstizione.
Carl Jung
osservava che ogni epoca produce la propria ombra collettiva — ciò che rifiuta
di riconoscere in se stessa e che proietta sull'altro, etichettandolo come
pericoloso o irrazionale. Il pensiero unico funziona esattamente così: non è la
conseguenza di un'evidenza schiacciante in un'unica direzione, ma di un
processo psicologico e sociale che premia l'omogeneità e penalizza la
divergenza, indipendentemente dal suo fondamento.
La storia della
scienza stessa, del resto, è costellata di idee inizialmente derise e poi
integrate nel canone — dalla deriva dei continenti di Wegener, accolta con
scetticismo per decenni prima di diventare tettonica a placche, fino
all'origine batterica delle ulcere gastriche, ipotesi di Barry Marshall
talmente osteggiata dalla comunità medica che lo scienziato dovette ingerire
lui stesso l'Helicobacter pylori per dimostrarla — guadagnandosi, vent'anni
dopo, il Premio Nobel. Il pensiero dominante di un'epoca non coincide
automaticamente con la verità definitiva. Coincide con ciò che, in quel
momento, il sistema è disposto ad accettare.
La Scuola Medica
Salernitana, nel Medioevo, sintetizzava la propria visione della cura in una
formula semplice: mens sana, cibus sanus, requies — mente sana, cibo sano,
riposo. Una visione integrale del benessere che precorre di secoli quella che
oggi chiamiamo medicina dello stile di vita, e che nessuna istituzione ha mai
pensato di bollare come pseudoscienza, semplicemente perché collocata in un
passato che non disturba gli equilibri di potere presenti.
È necessario, a
questo punto, tornare a un punto fermo che ho già espresso in altre occasioni,
e che ribadisco con convinzione: nessun professionista del benessere serio
propone di sostituire la farmacopea convenzionale con un trattamento di MTC o
con un protocollo ayurvedico in presenza di patologie acute o gravi. Sarebbe
irresponsabile, oltre che pericoloso. Il punto non è mai la sostituzione. È
l'integrazione.
Un paziente che,
durante un percorso oncologico, riceve trattamenti di agopuntura medica (tra l’altro
oggi riservata in molti paesi esclusivamente a medici regolarmente iscritti all’ordine)
per gestire la nausea da chemioterapia, o che pratica mindfulness per modulare
la risposta allo stress, o che integra la propria farmacopea con un supporto
fitoterapico, non sta rifiutando la scienza. Sta chiedendo di essere
accompagnato nella propria interezza — corpo, mente, energia vitale — anziché
ridotto al solo organo malato.
Le discipline
bionaturali, regolamentate in Italia dalla Legge 4/2013 sulle professioni non
organizzate in ordini, non aspirano a sostituirsi alla medicina. Aspirano a
dialogare con essa, da uno spazio distinto e complementare, con un proprio
rigore formativo e deontologico. Continuare a leggerle attraverso la lente
binaria scienza/superstizione significa perpetuare lo stesso errore
epistemologico che per secoli ha trasformato la divergenza in colpa.
Conosci
gli altri e te stesso: cento battaglie, cento vittorie. — Lao Tzu, Tao Te Ching
L'Origin Program
che porto avanti nei miei studi di Lomazzo e Buttrio nasce esattamente in
questo spazio di dialogo. La Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina
Quantistica, il Counseling Olistico e la Mindfulness non si propongono mai e
poi mai come alternativa alla medicina convenzionale, ma come strumenti
complementari di lettura e accompagnamento del benessere della persona — un
supporto preventivo, una risorsa nei momenti di transizione, un ponte tra il
corpo, la mente e quella dimensione energetica che le tradizioni d'Oriente e
d'Occidente hanno descritto, ciascuna con il proprio linguaggio, da millenni.
Il pensiero
unico, qualunque vocabolario indossi nel proprio tempo storico, non si combatte
con un pensiero opposto altrettanto rigido. Si supera con la capacità di tenere
insieme rigore e apertura, evidenza e ascolto, scienza e saggezza antica —
riconoscendo che il benessere, quello vero, non ha mai avuto un unico alfabeto.
Se
senti che il tuo percorso di benessere ha bisogno di uno sguardo che integri
saperi antichi e nuove consapevolezze, ti aspetto nei miei studi di Lomazzo e
Buttrio per un colloquio conoscitivo: scopriamo insieme come l'Origin Program
può accompagnarti.
© IPHM Paolo G. Bianchi
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