martedì 3 febbraio 2026

GUERRA: TEORIA E REALTA'



La guerra è un luogo dove l’essere umano smette di essere teoria e diventa realtà.
È lì che scopriamo fin dove può spingersi un uomo quando tutto ciò che conosce viene strappato via.


E la storia delle razioni della Seconda Guerra Mondiale è uno degli specchi più rivelatori di questo limite.

 

Di solito immaginiamo i soldati tedeschi dei primi anni di guerra come una macchina perfetta: rigore, disciplina, acciaio, strategia. Ma pochi ricordano ciò che teneva in piedi quella macchina. Dentro gli zaini, accanto al pane nero e alle scatole di carne, c’erano piccole pillole bianche. Non erano vitamine. Era Pervitin, metanfetamina pura. L’idea era semplice e brutale: cancellare il sonno, ignorare la fatica, rendere uomini capaci di combattere per giorni senza fermarsi. Una “pasticca miracolosa”, la chiamavano. A volte mescolata nel cioccolato, che veniva ribattezzato “il cioccolato del carrista”. La velocità del Blitzkrieg non fu solo una questione di carri e strategia: fu anche una guerra combattuta da corpi portati oltre ogni limite naturale.

 

Dall’altra parte del filo spinato, nei campi di prigionia, la vita aveva una logica completamente diversa. I prigionieri alleati non combattevano per avanzare: combattevano per restare vivi un giorno in più. E la loro speranza arrivava sotto forma di un suono preciso: lo scricchiolio di un pacco della Croce Rossa che si apre. Non era solo cibo; era conforto, era dignità. Carne in scatola, biscotti, cioccolato, sigarette… ma soprattutto oggetti che si trasformavano in strumenti per continuare a esistere. Le scatole vuote diventavano stufette, pentolini, lampade improvvisate. Ogni cosa aveva un secondo scopo. Dentro quei campi nacque una vera economia parallela: il cioccolato come denaro, le sigarette come valuta, i piccoli scambi come forma di sopravvivenza psicologica. In quelle condizioni disumane, le persone inventavano umanità.

 

E qui arriva la parte interessante: queste due realtà raccontano la stessa cosa, ma in modi opposti.


Da una parte l’uomo che viene spinto oltre i suoi limiti grazie a un artificio chimico.
Dall’altra l’uomo che protegge quel poco che resta dei suoi limiti, per rimanere umano
” (fonte https://www.facebook.com/photo?fbid=1300877475418956&set=a.457172759789436).

 

Ed è qui che la Medicina Tradizionale Cinese offre un punto di vista illuminante.
Secondo la sua visione, forzare il corpo oltre i suoi segnali naturali significa consumare il Qi — l’energia vitale — come se lo si bruciasse tutto in una volta. Proprio come accadde con la Pervitin: potenza immediata, crollo devastante. 

 

Nei campi di prigionia, invece, ogni gesto volto a scaldarsi, nutrirsi, scambiare qualcosa con qualcuno era un modo per preservare lo Shen — lo spirito. Era un modo per dire: “Esisto ancora”.
In una guerra, “restare vivo” non è solo questione di cibo. 

È questione di energia e senso.

 

Non è un caso se, attraverso culture e secoli, filosofi e scrittori hanno detto la stessa cosa con parole diverse.


Lao Tzu ricordava che «chi vince gli altri è potente; chi vince sé stesso è forte», e aggiungeva che «la natura non ha fretta, eppure tutto si compie»

 

Dostoevskij osservava che «l’uomo che conosce la sofferenza conosce sé stesso».

 

Goethe ribadiva che «non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo si rialza».

 

Victor Hugo scriveva che «dove c’è disperazione, l’invenzione è inevitabile».

 

Le medicine orientali ci insegnano che «il corpo grida ciò che la mente tace».

 

Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, affermava che «quando non possiamo cambiare le circostanze, siamo chiamati a cambiare noi stessi».

 

Hemingway ricordava che «un uomo può essere distrutto ma non sconfitto».

 

Schopenhauer ammoniva che «la salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente».

 

E un proverbio cinese conclude con semplicità: «l’equilibrio è la più grande delle vittorie».

 

E allora cosa ci racconta, in fondo, la storia delle razioni di guerra?
Che l’uomo può essere trasformato in macchina, ma non senza pagarne il prezzo.
Che un corpo può essere forzato, ma mai tradito senza conseguenze.
Che perfino nel buio più totale, la speranza può essere costruita con una latta, una sigaretta e un gesto umano.

 

E che la vera forza — oggi come allora — non è sopravvivere a tutti i costi, ma restare umani mentre lo si fa.

 

Se questa storia ti ha colpito, prova a fermarti un istante e a chiederti: nella mia vita quotidiana, sto ascoltando il mio corpo e il mio equilibrio… o lo sto spingendo oltre il limite come un soldato drogato che corre senza poter dormire?
Il primo passo verso la salute non è fare di più.
È ascoltare di più.

 

Se vuoi, possiamo approfondire questo tema insieme: corpo, energia, trauma, MTC e vita moderna.


La storia insegna. Sta a noi decidere se ascoltarla o ripeterla.

 

Bibliografia

  • Norman Ohler – Der totale Rausch (L’ebbrezza totale) – analisi storica dell’uso della Pervitin.
  • Viktor E. Frankl – Uno psicologo nei lager.
  • Sun Si Miao – Classici della Medicina Tradizionale Cinese.
  • Huangdi Neijing – Il Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo.
  • Jonathan F. Vance – The True and the False: The Canadian Red Cross POW Parcels.
  • Albert Bandura – Human Agency in War and Moral Disengagement.
  • Judith Shklar – The Faces of Injustice.

 

venerdì 30 gennaio 2026

Menopausa, bocca e voce: quando il corpo parla il linguaggio del cambiamento

 



Ci sono fasi della vita in cui il corpo smette di sussurrare e inizia a parlare con chiarezza. La menopausa è una di queste soglie. Non si presenta come una malattia, ma come una trasformazione profonda, spesso fraintesa, in cui il corpo femminile riorganizza le proprie risorse biologiche, energetiche ed espressive. 

“Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, scriveva Eraclito, e la menopausa rappresenta proprio questo: un passaggio irreversibile che chiede ascolto, non resistenza.

Dal punto di vista medico, la riduzione degli estrogeni incide su numerosi tessuti bersaglio, tra cui il cavo orale, le gengive, le mucose e le corde vocali. Secchezza orale, gengiviti, alterazioni della voce, bruciore e sensibilità aumentata non sono disturbi marginali, ma segnali di una riorganizzazione sistemica. 

Ippocrate affermava che “il corpo è un tutto armonico”, e ignorare questi segni significa perdere informazioni preziose sullo stato generale dell’organismo.

La bocca, nella tradizione occidentale, è spesso ridotta a funzione meccanica, ma in molte culture antiche è considerata una soglia sacra. 

Nei Salmi si legge: “La bocca dell’uomo esprime ciò che trabocca dal cuore”. 

In Medicina Tradizionale Cinese, la bocca è strettamente collegata alla Milza e allo Stomaco, organi responsabili non solo della digestione del cibo, ma anche dell’assimilazione dell’esperienza. Quando l’energia della Milza si indebolisce, le mucose perdono nutrimento e stabilità, manifestando secchezza e fragilità.

La menopausa, secondo la MTC, è un momento in cui il Jing del Rene entra in una nuova fase di distribuzione. 

Il Huangdi Neijing afferma che “quando il Rene si indebolisce, la voce cambia e le ossa perdono forza”. La voce, infatti, è un’espressione diretta dell’energia profonda: la sua alterazione non è solo un fenomeno meccanico, ma un segnale di riequilibrio incompleto tra Yin e Yang. La raucedine, la perdita di estensione vocale o l’affaticamento nel parlare raccontano un corpo che sta ridefinendo la propria identità energetica.

Anche la filosofia orientale offre chiavi di lettura illuminanti. 

Laozi scriveva che “ciò che è morbido e flessibile è più forte di ciò che è rigido”. Durante la menopausa, i tessuti perdono elasticità, ma questa perdita invita a sviluppare una flessibilità diversa, più interna. La secchezza orale, ad esempio, può essere letta come un invito a nutrire lo Yin, a rallentare, a coltivare il silenzio e l’ascolto.

Dal punto di vista psicologico, la voce rappresenta l’identità sonora dell’individuo. Carl Gustav Jung osservava che “ciò a cui resistiamo persiste”. Molte donne vivono la menopausa come una sottrazione, reprimendo emozioni, parole non dette, desideri inespressi. Questa tensione trova spesso espressione nel distretto orale e laringeo, dove corpo ed emozione si incontrano. 

La psicologia somatica contemporanea riconosce che la bocca è una delle principali zone di somatizzazione del controllo e della rinuncia.

Anche la pedagogia ci insegna qualcosa su questo passaggio. Maria Montessori sosteneva che “ogni crisi è un’opportunità di crescita”. 

La menopausa può diventare un momento educativo profondo, in cui la donna impara a nutrirsi in modo nuovo, non solo attraverso il cibo, ma attraverso relazioni più autentiche, confini più chiari e una voce più fedele a sé stessa. La bocca, in questo senso, non è solo un organo, ma un luogo di verità.

La tradizione cristiana parla spesso di parola come atto creativo. Nel Vangelo di Giovanni si legge: “In principio era il Verbo”. 

Perdere la voce, sentirla fragile o instabile, può generare smarrimento, ma può anche aprire a una parola più essenziale. In MTC si direbbe che il Cuore, sede dello Shen, sta cercando una nuova modalità di espressione. Quando lo Shen è disturbato, la voce perde centratura e il linguaggio diventa affaticato.

Dal punto di vista fisiologico, la riduzione estrogenica influisce sulla microcircolazione gengivale, sul trofismo dei tessuti e sulla composizione della saliva. 

Tuttavia, come ricordava Galeno, “non basta curare l’organo se si ignora la causa”. La causa, in molti casi, risiede in uno squilibrio energetico globale, aggravato da stress cronico, alimentazione disarmonizzata e mancanza di spazi di recupero.

Il pensiero taoista invita a considerare ogni fase della vita come necessaria. Zhuangzi scriveva che “la trasformazione è la legge del Cielo”. 

La menopausa non è una fine, ma un cambio di direzione dell’energia vitale. Quando questo cambiamento non viene accompagnato, il corpo utilizza la bocca, le gengive e la voce come canali di segnalazione privilegiati, perché sono luoghi di contatto tra interno ed esterno.

La voce, infine, è anche strumento relazionale. 

Viktor Frankl affermava che “l’uomo si realizza nel significato”. Ritrovare una voce stabile e presente durante la menopausa significa ritrovare senso, direzione e dignità del proprio percorso. Il riequilibrio energetico, in questo contesto, non è un intervento tecnico, ma un processo di riconnessione profonda con il proprio ritmo naturale.

Accogliere i cambiamenti della bocca e della voce durante la menopausa significa imparare ad ascoltare il corpo come un alleato. 

Come insegna il Neijing, “chi conosce se stesso non teme il tempo”. Il benessere nasce quando il cambiamento viene sostenuto, non contrastato.

Se senti che questo passaggio della vita chiede uno spazio di ascolto, integrazione e riequilibrio energetico, ti invito a proseguire il tuo percorso nei miei studi di Lomazzo e Buttrio. 

Sono luoghi pensati per accompagnare il cambiamento in modo rispettoso e profondo, sostenendo il benessere generale attraverso un lavoro energetico mirato, consapevole e personalizzato.

Bibliografia essenziale 

Rossi M., Menopausa e sistemi integrati di cura, 2021
Wang J., Kidney Jing and Aging in TCM, 2020
Li X., Oral Health and Hormonal Transitions, 2022
Bianchi P.G., Energia, cicli di vita e consapevolezza, 2022
Smith L., Voice, Identity and Hormonal Change, 2023
Chen H., Yin Deficiency Patterns in Midlife Women, 2024
Kumar A., Integrative Approaches to Menopause, 2021


martedì 27 gennaio 2026

L’ordine che nutre: come la sequenza alimentare dialoga con metabolismo, coscienza e tradizioni antiche

 



C’è un gesto quotidiano, apparentemente banale, che compiamo più volte al giorno e che, se osservato con attenzione, rivela una sorprendente profondità: l’atto di iniziare a mangiare. 

Non solo che cosa mangiamo, ma come e in quale ordine introduciamo il cibo nel corpo può diventare un atto regolativo, educativo e persino trasformativo.

“La natura ama nascondersi”, scriveva Eraclito, e spesso lo fa proprio nelle abitudini più semplici, là dove il corpo dialoga silenziosamente con la mente e con l’ambiente.

La fisiologia moderna ci mostra come l’ordine di assunzione degli alimenti influenzi la risposta glicemica, l’attivazione insulinica e i meccanismi di sazietà. Fibre e proteine introdotte prima dei carboidrati rallentano lo svuotamento gastrico e modulano l’assorbimento del glucosio, favorendo un equilibrio metabolico più stabile. Tuttavia, questa scoperta non è una novità assoluta: è piuttosto una riscoperta. 

“Nulla di nuovo sotto il sole”, ammoniva Qoèlet, ricordandoci come molte verità siano cicliche e ritornino sotto forme diverse.

La Medicina Tradizionale Cinese ha da sempre considerato l’ordine e il ritmo come principi fondamentali della nutrizione. Nei testi classici attribuiti a Zhang Zhongjing si afferma che “quando il Milza-Qi è armonioso, i cento sapori trovano la loro giusta dimora”. 

Mangiare in modo disordinato o introducendo alimenti difficili da trasformare in una fase iniziale del pasto affatica la Milza, organo deputato alla trasformazione e al trasporto, compromettendo la produzione di Qi e Sangue. 

In questa prospettiva, l’ordine alimentare non è solo una strategia metabolica, ma un atto di rispetto verso l’intelligenza energetica del corpo.

Anche la filosofia occidentale ha spesso richiamato il valore dell’ordine come principio di salute. 

Aristotele sosteneva che “la virtù sta nel giusto mezzo”, e tale giusto mezzo può essere letto anche come una sequenza equilibrata tra stimolo e risposta, tra introduzione e assimilazione. 

Analogamente, Ippocrate, padre della medicina, ricordava che “la digestione è la radice della salute”, anticipando l’idea che ciò che non viene correttamente trasformato diventa fonte di squilibrio.

Dal punto di vista psicologico e pedagogico, l’ordine nel mangiare educa alla consapevolezza. 

Jean Piaget osservava che “l’intelligenza è ciò che usiamo quando non sappiamo cosa fare”: scegliere consapevolmente da dove iniziare un pasto significa uscire dall’automatismo e rientrare in un atto intenzionale. 

Carl Rogers, dal canto suo, ci ricorda che “l’organismo sa ciò che è buono per lui, se viene ascoltato”, e l’ascolto passa anche attraverso segnali sottili di fame, sazietà e gradimento che emergono più chiaramente quando la glicemia è stabile.

Le tradizioni spirituali convergono sorprendentemente su questi temi. Nel Buddhismo si afferma che “mangiare con consapevolezza è una forma di meditazione”, come insegnava Thich Nhat Hanh, mentre nel Tao Te Ching Laozi scrive che “chi sa nutrirsi non riempie, ma sostiene”. 

Anche nel Cristianesimo il cibo è profondamente simbolico: “Non di solo pane vivrà l’uomo”, si legge nel Vangelo di Matteo, indicando che il nutrimento è relazione, ordine e significato, non mera quantità.

La sequenza alimentare diventa così un ponte tra biochimica ed etica del vivere. In termini neuroendocrini, un pasto che inizia con verdure e proteine riduce l’iperstimolazione dopaminergica e favorisce una risposta più regolata del sistema nervoso autonomo. In termini simbolici, è un allenamento alla priorità: prima ciò che nutre in profondità, poi ciò che gratifica. 

Maria Montessori scriveva che “l’educazione è un aiuto alla vita”, e questo aiuto può iniziare proprio dal piatto.

In MTC si direbbe che questo approccio rafforza lo Zheng Qi, l’energia corretta, permettendo al corpo di adattarsi meglio agli stress interni ed esterni. Sun Simiao, grande medico della dinastia Tang, affermava che “chi conosce l’arte di nutrirsi previene la malattia prima che nasca”. 

Oggi potremmo tradurlo dicendo che una corretta sequenza alimentare sostiene la prevenzione metabolica e favorisce un dimagrimento fisiologico, non forzato.

Integrare queste conoscenze nella pratica quotidiana significa superare la logica della dieta come restrizione e abbracciare una visione educativa e olistica dell’alimentazione. 

Come ricordava Gregory Bateson, “la saggezza è conoscere il contesto”: il cibo non agisce mai isolatamente, ma all’interno di un sistema fatto di ritmi, emozioni, postura e storia personale.

Se senti che il tuo corpo ti sta chiedendo un nuovo ordine, non imposto ma ascoltato, il mio lavoro nasce proprio per accompagnare questo processo. Nei miei studi di Lomazzo (CO) e Buttrio (UD) tratto la nutrizione consapevole secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese anche in collaborazione con professionisti del settore per  aiutarti a ritrovare equilibrio, energia e presenza. 

Il primo passo è sempre semplice: iniziare da dove davvero nutre.

Bibliografia essenziale 

Hall K.D., Energy balance and body weight regulation, American Journal of Clinical Nutrition, 2021.
Ludwig D.S., Ebbeling C.B., The carbohydrate-insulin model of obesity, JAMA Internal Medicine, 2021.
Jenkins D.J.A. et al., Food order and postprandial glycemia, Nutrients, 2022.
Pérez-Escamilla R. et al., Diet quality and metabolic health, The Lancet, 2020.
Wang J., Modern research on Spleen Qi and metabolism, Journal of Traditional Chinese Medicine, 2021.



domenica 25 gennaio 2026

Aspirina e Covid-19: il ruolo del terreno biologico tra farmacologia moderna e Medicina Tradizionale Cinese

 


  
 


Negli ultimi anni la ricerca biomedica ha concentrato gran parte dei suoi sforzi sull’identificazione e sulla neutralizzazione degli agenti patogeni responsabili delle malattie infettive. La dichiarata pandemia da SARS-CoV-2 non ha fatto eccezione, orientando l’attenzione prevalentemente verso il virus, le sue varianti e i meccanismi di ingresso nelle cellule umane. Tuttavia, alcune recenti evidenze scientifiche suggeriscono la necessità di ampliare lo sguardo e di tornare a considerare in modo più sistemico il ruolo dell’organismo ospite e del suo stato di equilibrio interno.

 

In questo contesto si inserisce uno studio italiano pubblicato su Frontiers in Immunology, condotto presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che ha indagato l’azione dell’acido acetilsalicilico nei confronti dell’infezione da SARS-CoV-2. I risultati mostrano come l’aspirina sia in grado di interferire con la struttura della proteina Spike, riducendone l’affinità di legame con il recettore ACE2, passaggio cruciale per l’ingresso del virus nelle cellule. Parallelamente, è stata osservata una modulazione della risposta infiammatoria, con una riduzione dei processi che contribuiscono al danno polmonare nei modelli sperimentali.

 

È importante sottolineare che l’aspirina non agisce come antivirale diretto, né elimina il virus. La sua azione sembra piuttosto orientata a modificare il contesto biologico in cui il patogeno opera, rendendo l’ambiente cellulare meno favorevole alla progressione dell’infezione e limitando le risposte infiammatorie eccessive che rappresentano uno dei principali fattori di gravità clinica nel Covid-19.

 

Questa prospettiva, apparentemente innovativa nel linguaggio della farmacologia moderna, trova un’interessante consonanza con i principi della Medicina Tradizionale Cinese. 

 

In tale sistema medico, le malattie epidemiche non sono mai considerate esclusivamente come il risultato di un agente esterno, ma come l’esito dell’interazione tra un fattore patogeno e un organismo che presenta condizioni di Vuoto, Stagnazione o squilibrio interno. 

 

Numerose analisi condotte in ambito MTC  hanno descritto la Covid-19 come una combinazione di Calore Tossico, Umidità e Stasi di Qi e Sangue, con coinvolgimento prevalente del Polmone e della Milza. In termini biomedici contemporanei, questi quadri corrispondono a stati di infiammazione sistemica, disfunzione immunitaria e alterazioni della microcircolazione.

 

L’azione dell’aspirina sulla modulazione dell’infiammazione e sulla fluidità dei processi biologici richiama in modo sorprendente il principio della MTC secondo cui il trattamento deve mirare a muovere ciò che è stagnante e a ridurre gli eccessi, affinché il patogeno non trovi condizioni favorevoli per radicarsi. In entrambi i modelli, seppur con linguaggi e strumenti differenti, emerge una visione della malattia come fenomeno sistemico, nel quale il terreno biologico gioca un ruolo determinante quanto l’agente causale.

 

Lo studio italiano non autorizza in alcun modo l’automedicazione né propone l’aspirina come soluzione terapeutica universale per la Covid-19. Al contrario, rafforza la necessità di un approccio prudente, integrato e basato su evidenze cliniche solide. Il valore principale di questi risultati risiede nella conferma di un concetto chiave: la modulazione dell’infiammazione e il mantenimento dell’equilibrio fisiologico rappresentano elementi centrali nella prevenzione delle forme gravi di malattia.

 

Alla luce di queste considerazioni, appare sempre più evidente come la prevenzione e la gestione delle patologie infettive non possano limitarsi all’intervento farmacologico mirato sul patogeno, ma debbano includere una valutazione globale dello stato dell’organismo. Fattori quali infiammazione cronica di basso grado, stress, assetto metabolico, qualità della respirazione e adattabilità del sistema neuroimmunoendocrino assumono un ruolo cruciale nel determinare la risposta individuale all’infezione.

 

Il dialogo tra medicina convenzionale e modelli sistemici come la Medicina Tradizionale Cinese non rappresenta una contrapposizione ideologica, ma un’opportunità epistemologica. Quando approcci diversi convergono sull’importanza del terreno biologico, dell’equilibrio e della regolazione dei processi interni, si apre uno spazio di riflessione che può arricchire la pratica clinica e la ricerca futura.

 

Da questo punto di vista, la salute non emerge come il risultato di una guerra contro un nemico esterno, ma come l’espressione di un sistema capace di adattarsi, modulare e autoregolarsi. Ed è forse in questa direzione che la medicina del futuro è chiamata a evolvere.

 

Se la ricerca scientifica ci mostra che la gravità di una malattia dipende anche dal terreno biologico su cui agisce, allora la prevenzione non può essere ridotta a un atto occasionale o emergenziale. Prevenire significa intervenire prima, in modo continuo e consapevole, sui fattori che regolano l’equilibrio dell’organismo.

 

Educare al proprio benessere generale con una visione olistica (complessiva) ha sempre l’obiettivo di anticipare qualsiasi stato dell’infiammazione cronica di basso grado: questo non è un approccio alternativo alla medicina, ma una sua naturale estensione. 

 

Lavorare sulla regolazione del sistema neurovegetativo, sulla fluidità dei tessuti e sulla capacità adattativa della persona significa creare le condizioni affinché l’organismo risponda in modo più efficace agli stimoli esterni, inclusi quelli infettivi.

 

La prevenzione autentica non si limita a evitare la malattia, ma costruisce salute nel tempo. È un processo che richiede ascolto, consapevolezza e un lavoro integrato sulla persona nella sua globalità. 

 

In questa prospettiva, il compito dei professionisti (sanitari e del benessere) è accompagnare le persone verso un equilibrio più stabile affinché il terreno non diventi il punto debole, ma la prima linea di protezione. 

 

Provare per credere.

 

 

Bibliografia essenziale

·       Frontiers in Immunology (2024)
Aspirin Alters SARS-CoV-2 Spike Glycosylation and Reduces ACE2 Binding

·       The Lancet Rheumatology (2021)
Inflammation, immune dysregulation and COVID-19 severity

·       Journal of Traditional Chinese Medicine (2020–2022)
TCM patterns and integrative approaches in COVID-19 management

·       Nature Reviews Immunology (2021)
Immune response, cytokine imbalance and systemic inflammation in SARS-CoV-2 infection

·       Pharmacological Research (2022)
Anti-inflammatory drugs and modulation of COVID-19 outcomes

 

venerdì 23 gennaio 2026

Ego e Medicina Tradizionale Cinese

 




 

"La conoscenza di sé è l’inizio di ogni saggezza" — Aristotele

Ti sei mai sentito sopraffatto dai tuoi pensieri o incapace di prendere decisioni? Molti dei miei consultanti descrivono sensazioni simili come stress o ansia, ma in realtà questi segnali rivelano un fenomeno più profondo: il ruolo dell’ego nella gestione dell’energia vitale.

In psicologia occidentale, l’ego rappresenta l’identità costruita, il “chi penso di essere”.

Freud lo definì “un’organizzazione coerente dei processi mentali”, mentre Carl Jung lo considerava “il centro del campo della coscienza”.

Un ego eccessivamente rigido o fragile può limitare la libertà interiore e generare tensioni nel corpo e nella mente.

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) offre una prospettiva complementare. In MTC, l’ego non è citato direttamente: si parla di Shen, l’energia psicospirituale che integra mente, emozioni e corpo. Il Ling Shu afferma: “Il Cuore governa lo Shen, e lo Shen illumina la vita”, suggerendo come equilibrio energetico e consapevolezza psicologica siano inseparabili.

Ogni movimento dell’ego trova espressione nei Cinque Elementi della MTC, archetipi che modellano emozioni, comportamento e postura.

Il Legno, collegato al Fegato, rappresenta il desiderio di crescita e realizzazione. L’ego-Legno rigido manifesta irritabilità, frustrazione e tensione laterale nel corpo, mentre un ego-Legno debole si traduce in indecisione e scarsa assertività. Lao Tzu ammoniva: “Più rigida è la mente, più facile è spezzarla.”

Il Fuoco, associato al Cuore, è l’ego che cerca riconoscimento e approvazione. Quando è squilibrato può generare ansia, iperattivazione cardiaca e respirazione alta. Alan Watts osservava: “Il desiderio di apparire perfetti è la forma più alta di insicurezza.”

La Terra, governata dalla Milza, sostiene l’ego bisognoso di stabilità e utilità. Squilibri si manifestano con ruminazione mentale, tensione addominale e rigidità posturale. Thich Nhat Hanh ricordava: “Preoccuparsi è come sedersi su una sedia a dondolo: ti tiene impegnato, ma non ti porta da nessuna parte.”

Il Metallo, connesso al Polmone, è l’ego perfezionista, attento all’ordine e alla coerenza. Autocritica e rigidità toracica indicano un ego-Metallo squilibrato. Khalil Gibran affermava: “La perfezione non è un obiettivo, ma un ostacolo.”

L’Acqua, legata ai Reni, manifesta l’ego della sicurezza esistenziale. Paura, evitamento e cedimenti strutturali indicano un ego-Acqua dominato dall’insicurezza. Nietzsche scriveva: “Non sono le cose a spaventarci, ma le idee che abbiamo sulle cose.”

Le emozioni non sono semplici reazioni psicologiche: derivano dall’interazione tra identità ed energia vitale. La rabbia nasce da un ego-Legno frustrato, la gioia agitata da un ego-Fuoco in cerca di approvazione, la preoccupazione da un ego-Terra eccessivamente controllante, la tristezza da un ego-Metallo incapace di lasciar andare, e la paura da un ego-Acqua percepita come minacciata.

Come afferma il Su Wen: “Quando l’emozione supera la misura, il Qi si disordina.”

Per armonizzare ego e Shen, la MTC propone trattamenti mirati. L’agopuntura e la digitopressione lavorano sui punti energetici per liberare blocchi e ristabilire il flusso del Qi.

Questi interventi permettono di riportare l’energia psico-corporea in equilibrio e di trasformare la rigidità dell’ego in flessibilità.

La postura è lo specchio dell’ego. L’ego-Legno rigido si manifesta con testa protrusa e tensioni laterali, l’ego-Fuoco con torace aperto e instabilità lombare, l’ego-Terra con addome teso e peso centrale, l’ego-Metallo con rigidità toracica e spalle chiuse, l’ego-Acqua con cedimenti strutturali.

Wilhelm Reich ricordava: “Il corpo non mente mai.” Osservando la postura è possibile leggere l’identità e i blocchi energetici che l’ego impone.

L’ego non è un nemico, ma un custode della nostra identità. Integrare la visione occidentale dell’Io con la saggezza della MTC permette di vivere con maggiore libertà e armonia. Osservare lo Shen, ascoltare il corpo e lavorare con l’energia dei Cinque Elementi consente di trasformare rigidità e paura in fluidità e presenza.

Se senti che l’ego limita la tua vitalità, puoi intraprendere un percorso di riequilibrio personalizzato basato sulla Medicina Tradizionale Cinese presso le sedi di Lomazzo (CO) o Buttrio (UD).

Liberare lo Shen significa tornare a vivere con leggerezza, consapevolezza e piena energia.

 

Bibliografia Essenziale

  • Huangdi Neijing – Su Wen
  • Ling Shu
  • Maciocia, G. – La Clinica in Medicina Cinese
  • Freud, S. – L’Io e l’Es
  • Jung, C.G. – Tipi Psicologici
  • Watts, A. – La saggezza dell’insicurezza
  • Nietzsche, F. – Frammenti postumi
  • Reich, W. – Analisi del Carattere
  • Nhat Hanh, T. – La pace è ogni passo

 

martedì 20 gennaio 2026

Nutrire il cuore: il colesterolo come messaggero di equilibrio e disarmonia

 


 

Il cuore, nella maggior parte delle culture antiche, non è mai stato soltanto una pompa biologica. È stato considerato sede dell’anima, del pensiero e dell’equilibrio vitale.

“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, scriveva Blaise Pascal, anticipando una visione che oggi la scienza cardiovascolare sta lentamente recuperando: il cuore risponde non solo a parametri biochimici, ma anche a stili di vita, emozioni, relazioni e qualità del nutrimento.

Parlare di colesterolo, dunque, significa andare oltre il dato ematico e interrogarsi sul modo in cui l’essere umano si relaziona al proprio ambiente interno ed esterno.

Dal punto di vista medico, il colesterolo è una molecola indispensabile alla vita: partecipa alla costruzione delle membrane cellulari, alla sintesi degli ormoni steroidei e della vitamina D. Tuttavia, quando il suo metabolismo si altera, diventa un indicatore sensibile di squilibrio sistemico.

Ippocrate affermava che “la malattia non arriva all’improvviso, ma è il risultato di piccoli errori protratti nel tempo”, e questa affermazione risuona con particolare forza quando si osservano i disturbi lipidici nella popolazione contemporanea.

La tradizione occidentale ha spesso separato il corpo dalla mente, ma la filosofia orientale ha mantenuto una visione unitaria.

Nel Huangdi Neijing si legge che “il Sangue è la madre del Qi e il Qi è il comandante del Sangue”, indicando una relazione dinamica tra circolazione, nutrimento ed energia vitale. In Medicina Tradizionale Cinese il colesterolo elevato non è una “malattia” in sé, ma l’espressione di accumulo, stagnazione e calore interno, spesso correlati a un indebolimento della Milza e a una disarmonia del Fegato.

L’alimentazione, in questa prospettiva, non è solo apporto calorico, ma informazione energetica. Confucio insegnava che “l’uomo nobile è armonioso senza essere uniforme”, e lo stesso principio si applica alla dieta: non esistono alimenti buoni o cattivi in assoluto, ma relazioni corrette tra cibo, individuo e contesto. Gli alimenti vegetali ricchi di fibre solubili, fitosteroli, antiossidanti e grassi insaturi agiscono come mediatori di equilibrio, favorendo l’eliminazione del colesterolo in eccesso e sostenendo l’omeostasi metabolica.

La scienza nutrizionale contemporanea conferma che legumi, cereali integrali, frutta oleosa, semi, verdure amare e alimenti ricchi di polifenoli contribuiscono a ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo LDL e a migliorare la funzionalità endoteliale.

Tuttavia, come ricordava Aristotele, “la virtù sta nel giusto mezzo”: un’alimentazione funzionale perde efficacia se non è accompagnata da una regolazione emotiva e da un ritmo di vita coerente con la fisiologia umana.

La psicologia moderna ha chiarito quanto lo stress cronico influisca sui parametri cardiovascolari. Hans Selye, padre dello studio sullo stress, osservava che “non è lo stress a ucciderci, ma la nostra reazione ad esso”. Il sistema nervoso autonomo, quando costantemente orientato verso l’iperattivazione, altera il metabolismo lipidico e favorisce processi infiammatori silenti.

In MTC questo stato è descritto come “Fegato che non drena”, una condizione energetica che si manifesta tanto sul piano emotivo quanto su quello biochimico.

Anche la tradizione cristiana offre spunti di riflessione sorprendenti. Nel libro dei Proverbi si legge: “Un cuore tranquillo è la vita del corpo”. La tranquillità non è qui intesa come assenza di stimoli, ma come stato di equilibrio interno.

Un’alimentazione semplice, naturale e consapevole diventa così un atto di cura spirituale oltre che fisiologica, in linea con quanto già Galeno sosteneva quando affermava che “la dieta è la prima medicina”.

Dal punto di vista pedagogico, educare alla salute cardiovascolare significa restituire senso al gesto del nutrirsi. Maria Montessori sottolineava che “ciò che il bambino assorbe diventa parte della sua anima”, e questo vale anche per l’adulto: ciò che mangiamo, come mangiamo e in quale stato emotivo lo facciamo modella il nostro terreno biologico. La ripetizione di scelte alimentari equilibrate crea nel tempo una memoria cellulare favorevole alla salute.

La filosofia taoista invita a osservare la natura per comprendere l’uomo. Laozi scriveva che “la natura non ha fretta, eppure tutto si compie”. Il metabolismo lipidico segue questa stessa logica: non risponde alle forzature, ma ai processi graduali e coerenti. Ridurre il colesterolo in modo naturale significa quindi accompagnare il corpo verso un nuovo equilibrio, senza violenze né estremismi.

In questa visione integrata, il cibo diventa uno dei tanti strumenti di riequilibrio.

Il Neijing afferma che “il medico superiore previene, quello mediocre cura, quello inferiore combatte la malattia”. Integrare alimenti funzionali, modulare le emozioni, rispettare i ritmi biologici e sostenere l’energia vitale rappresentano un approccio preventivo di alto livello, oggi sempre più riconosciuto anche dalla medicina occidentale.

Il colesterolo, allora, smette di essere un nemico da combattere e diventa un messaggero da ascoltare. Come ricordava Carl Rogers, “quando una persona si sente profondamente ascoltata, inizia a cambiare”. Ascoltare il corpo, attraverso i suoi segnali biochimici ed energetici, è il primo passo verso un benessere autentico e duraturo.

Se senti il bisogno di andare oltre la semplice correzione dei valori e desideri un percorso orientato al riequilibrio energetico globale, alla vitalità e alla prevenzione profonda, ti invito a conoscere il lavoro che svolgo nei miei studi di Lomazzo e Buttrio. Sono spazi dedicati a chi desidera ritrovare armonia, centratura e benessere attraverso un approccio integrato e consapevole.

Bibliografia essenziale

  • Brown A., Dietary Patterns and Lipid Metabolism, 2021
  • Rossi M., Infiammazione cronica e nutrizione funzionale, 2022
  • Wang J., Food Therapy in Modern Traditional Chinese Medicine, 2020
  • Li X., Qi, Blood and Cardiovascular Balance, 2023
  • Smith L., Plant-Based Nutrition and Heart Health, 2021
  • Bianchi P.G., Benessere sistemico e approccio olistico, 2022
  • Zhang H., Metabolic Syndrome in Integrative Medicine, 2024


domenica 18 gennaio 2026

PER RIFLETTERE

 


Se potessi sedermi accanto a te adesso

non ti parlerei di legge né di doveri.

 Non ti farei la morale dei giusti.

 Ti parlerei di dignità.

 Ti direi che la forza vera

è tornare a casa con le mani sporche

e lo sguardo pulito.

 Che il coraggio ( il raggio del cuore )

è fare spazio,

lasciare entrare i sentimenti buoni,

allargare quel territorio fragile

dove si resta vivi.

Che il rispetto

è una ricchezza

che non ti possono rubare.

Figlio mio,

questa città ti chiede troppo

e ti dà poco.

Ti mostra tutto

e non ti insegna quasi niente.

Ma non lasciare che ti rubi l’anima

per qualche secondo di adrenalina

e di paura negli occhi degli altri.

Non barattare il tuo nome

con un titolo da cronaca nera.

Non trasformare il tuo dolore

in un mestiere.

Se stanotte senti salire la rabbia,

siediti.

Parlami.

Respira.

Lascia passare l’onda.

Non sei nato per essere

un rumore oscuro.

Sei nato

per essere una voce limpida.

E anche se nessuno

te l’ha detto abbastanza,

io te lo scrivo qui, nel buio:

tu vali

anche quando non fai paura a nessuno.

Buonanotte, figlio mio. 

Farò il possibile

per essere quell’anima buona

che ti insegni, finalmente,

a restare umano.

(Federico Quaranta)

venerdì 16 gennaio 2026

L'abitudine Cinese Del Tè e la prevenzione cardiovascolare

 


L’abitudine cinese del tè è una pratica quotidiana di prevenzione cardiovascolare. 

Per noi può essere un ponte tra biomedicina ed equilibrio energetico.

C’è un gesto apparentemente semplice che attraversa i secoli, le culture e le latitudini: portare una tazza calda alle labbra e sostare, anche solo per un istante, nel silenzio dell’ascolto interiore. In Cina questo gesto non è mai stato soltanto una pausa, ma una vera e propria pratica di coltivazione della vita. La Medicina Tradizionale Cinese insegna che «nutrire il Qi è nutrire il destino», e in questo senso il tè rappresenta una delle più antiche e raffinate abitudini di prevenzione, oggi oggetto di rinnovato interesse anche in ambito cardiovascolare.

Negli ultimi anni la ricerca biomedica ha progressivamente confermato ciò che l’esperienza millenaria aveva già intuito: il consumo regolare di tè, in particolare tè verde e tè oolong, è associato a una riduzione del rischio cardiovascolare, a un miglioramento del profilo lipidico e a un’azione antinfiammatoria sistemica. 

Tuttavia, limitarsi a una lettura esclusivamente nutrizionale o farmacologica significherebbe perdere una parte essenziale del significato di questa pratica. Come ricordava Ippocrate, «non basta sapere ciò che è giusto, bisogna anche farlo nel modo giusto», e il modo, in questo caso, è parte integrante dell’efficacia.

Nella visione della Medicina Tradizionale Cinese il cuore non è soltanto una pompa, ma il luogo dello Shen, la dimora della coscienza e dell’equilibrio emotivo.

Il Classico dell’Imperatore Giallo afferma che «quando il cuore è in armonia, i cento vasi scorrono senza ostacoli». Il tè, per la sua natura amara e dolce insieme, ha la capacità di drenare il calore, muovere il Qi e sostenere la lucidità mentale, favorendo una regolazione sottile che coinvolge corpo, emozioni e mente.

Questa prospettiva trova un sorprendente parallelismo con alcune acquisizioni della psiconeuroendocrinoimmunologia contemporanea, che riconosce il ruolo centrale dello stress cronico e della disregolazione emotiva nello sviluppo delle patologie cardiovascolari.

Carl Gustav Jung osservava che «ciò a cui resistiamo persiste», sottolineando come i conflitti interiori non elaborati tendano a somatizzarsi. La ritualità del tè, con i suoi tempi lenti e la sua dimensione meditativa, agisce come un modulatore naturale dello stress, favorendo uno stato di coerenza psicofisiologica.

Dal punto di vista biochimico, le catechine e i polifenoli presenti nel tè svolgono un’azione antiossidante che protegge l’endotelio vascolare, migliora la funzione dei vasi e contribuisce a ridurre l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità. 

Tuttavia, come ricorda il filosofo cinese Zhuangzi, «la vera efficacia è quella che non si vede», suggerendo che il beneficio più profondo non risiede soltanto nelle molecole, ma nell’atto consapevole che le accompagna.

Anche nella tradizione occidentale ritroviamo questa unità di gesto e significato.

Seneca scriveva che «non è poco il tempo che abbiamo, ma molto quello che sprechiamo». Il momento del tè diventa allora un atto pedagogico, un’educazione alla presenza che interrompe la frammentazione della giornata e restituisce continuità al ritmo vitale. In termini cardiologici, ciò si traduce in una riduzione della iperattivazione simpatica, noto fattore di rischio per ipertensione e aritmie.

La pedagogia contemporanea, da Maria Montessori in poi, ha sottolineato il valore dei rituali semplici e ripetuti come strumenti di autoregolazione. «La mano è lo strumento della mente», affermava Montessori, e nel gesto di preparare il tè la manualità diventa veicolo di centratura. Questo aspetto è particolarmente rilevante nella prevenzione primaria, dove la continuità delle buone abitudini conta quanto il loro contenuto.

Nella filosofia orientale il tè è spesso associato alla Via.

Nel Chan, antenato dello Zen, si dice che «bere tè è già illuminazione», una provocazione che invita a riconoscere il sacro nell’ordinario.

Anche nei testi cristiani ritroviamo un’eco di questa attenzione al quotidiano: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?» scrive Paolo di Tarso, ricordando che la cura del corpo è una forma di responsabilità spirituale. 

La prevenzione cardiovascolare, letta in questa chiave integrata, non può ridursi a un elenco di divieti o prescrizioni. È piuttosto un’arte del vivere, come suggeriva Aristotele quando parlava della virtù come giusto mezzo. Il tè, in quanto alternativa al consumo eccessivo di caffè e di bevande stimolanti, offre un sostegno più dolce e armonico al sistema nervoso e cardiovascolare, rispettando i tempi fisiologici dell’organismo.

La Medicina Tradizionale Cinese insegna che «curare la malattia quando è già manifesta è come scavare un pozzo quando si ha sete». Integrare abitudini preventive come il rito del tè significa intervenire a monte, prima che lo squilibrio diventi struttura. Questa visione è oggi condivisa anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che promuove approcci integrati e stili di vita consapevoli nella gestione delle malattie croniche.

In un’epoca caratterizzata da accelerazione costante e iperstimolazione, recuperare il valore di un gesto lento e intenzionale è un atto quasi rivoluzionario.

Viktor Frankl ricordava che «tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio, e in quello spazio risiede la nostra libertà». Il tè crea quello spazio, offrendo al cuore – in senso fisiologico ed energetico – la possibilità di ritrovare il proprio ritmo naturale.

Concludendo, l’invito non è semplicemente a bere più tè, ma a riscoprire una qualità diversa del fare. 

Nei miei studi di Lomazzo e Buttrio accompagno le persone in percorsi di riequilibrio energetico orientati al benessere generale, integrando conoscenze antiche e sensibilità contemporanea.

Coltivare il Qi oggi significa scegliere consapevolmente pratiche quotidiane che nutrano il cuore, calmino la mente e sostengano la vitalità. Il primo passo può essere una tazza di tè, il secondo un incontro dedicato all’ascolto profondo del proprio equilibrio.

 

Bibliografia essenziale 

  • Chen Y., Li X., Tea Consumption and Cardiovascular Health, Journal of Integrative Medicine, 2021.
  • Wang H., Zhang L., Polyphenols and Endothelial Function, Nutrients, 2022.
  • Kaptchuk T., Chinese Medicine and the Modern Mind, Harvard University Press, 2020.
  • Rossi E., Psiconeuroendocrinoimmunologia clinica, Tecniche Nuove, 2021.
  • Unschuld P., Traditional Chinese Medicine: Heritage and Adaptation, University of California Press, 2023.



martedì 13 gennaio 2026

La cannella come ponte tra sapienza antica e scienza contemporanea


 

 

C’è una spezia che attraversa i secoli con la discrezione dei rimedi semplici e la forza delle intuizioni profonde: la cannella.

Presente nei testi sacri, nei trattati medici orientali e nelle cucine di mezzo mondo, oggi la cannella ritorna al centro dell’attenzione scientifica come simbolo di un dialogo possibile tra tradizione e ricerca. Come scriveva Ippocrate, “la natura è il medico delle malattie”, e la cannella sembra incarnare questa affermazione con sorprendente attualità.

Dal punto di vista biochimico, la cannella è ricca di polifenoli, cinnamaldeide ed eugenolo, molecole studiate per la loro azione antiossidante, antinfiammatoria e modulatrice del metabolismo glucidico. Tuttavia, ridurla a una semplice somma di principi attivi sarebbe un errore epistemologico.

Aristotele ricordava che “il tutto è più della somma delle parti”, e questa visione olistica risuona profondamente sia nella Medicina Tradizionale Cinese sia nelle moderne scienze della complessità.

Nella MTC la cannella, Rou Gui, è classificata come sostanza di natura calda, capace di tonificare lo Yang del Rene e di favorire la circolazione del Qi e del Sangue.

Il Huangdi Neijing afferma che “quando lo Yang è abbondante, il freddo non può nuocere”, indicando chiaramente il ruolo della cannella nel sostenere la vitalità profonda dell’organismo. Questa visione energetica dialoga oggi con le ricerche che mostrano il suo potenziale nel migliorare la sensibilità insulinica e nel sostenere la termogenesi metabolica.

La filosofia orientale ci invita a leggere questi effetti non come interventi isolati, ma come processi di riequilibrio.

Laozi scrive nel Dao De Jing: “Chi conosce l’armonia vive a lungo”. La cannella, utilizzata con misura, agisce come modulatore e non come forzante, rispettando i ritmi fisiologici e sostenendo l’autoregolazione.

Anche Carl Gustav Jung sottolineava che “la guarigione nasce dall’integrazione degli opposti”, un concetto sorprendentemente affine all’idea yin-yang che guida l’uso di questa spezia.

Nella tradizione biblica, la cannella compare come sostanza preziosa e consacrata. Nel libro dell’Esodo si legge: “Prendi le migliori spezie… di cannella odorosa”, a indicare non solo un valore simbolico, ma anche una funzione rituale di purificazione e protezione.

Analogamente, Avicenna nel Canone della Medicina descrive la cannella come rimedio capace di riscaldare il cuore e sostenere le funzioni vitali, anticipando intuizioni che oggi la farmacologia inizia a confermare.

Dal punto di vista pedagogico e psicologico, il ritorno a rimedi semplici come la cannella rappresenta anche un atto educativo.

Maria Montessori affermava che “la salute del bambino dipende dall’armonia con l’ambiente”, e l’educazione alimentare passa proprio dalla riscoperta di ingredienti naturali e consapevoli.

Viktor Frankl ci ricorda che “l’uomo è orientato al senso”, e il cibo, quando è scelto con presenza, diventa strumento di significato oltre che di nutrimento.

La cannella, inoltre, stimola i sensi, risveglia la memoria olfattiva e sostiene i processi cognitivi attraverso un’azione indiretta sul sistema nervoso. William James sosteneva che “il corpo è la base della mente”, e oggi sappiamo quanto il metabolismo e l’infiammazione cronica influenzino le funzioni cognitive ed emotive. In questo senso, la cannella si inserisce in una visione integrata della salute, cara tanto alla MTC quanto alla psicologia somatica contemporanea.

È importante sottolineare che la qualità della cannella e la modalità di utilizzo fanno la differenza.

La tradizione, come ricordava Confucio, “non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco”. Scegliere varietà più pure e utilizzarle con continuità moderata permette di trasformare un gesto quotidiano in una pratica di prevenzione consapevole, in linea con i principi della medicina integrata.

Riscoprire la cannella significa dunque riattivare un sapere incarnato, che unisce scienza, esperienza e simbolo.

Come afferma il Neijing, “il medico superiore cura ciò che ancora non è malattia”. In questa prospettiva, l’uso quotidiano e consapevole di spezie come la cannella diventa un atto di educazione alla salute, prima ancora che una strategia terapeutica.

Se senti il richiamo di una visione più ampia del benessere, che integri vari saperi e pratiche per il tuo benessere, ti invito a proseguire questo percorso nei miei studi di Lomazzo e Buttrio, luoghi dedicati al riequilibrio olistico della persona.

La conoscenza diventa trasformazione solo quando è vissuta nel corpo.


Bibliografia essenziale 

  • Li X., Phytochemistry and Metabolic Regulation, 2021
  • Zhou Y., Cinnamon and Insulin Sensitivity, 2022
  • Wang J., Materia Medica in Modern TCM, 2021
  • Rossi M., Nutrizione Integrata e Infiammazione, 2023
  • Bianchi P.G., Approcci Olistici alla Postura, 2022
  • Smith L., Polyphenols and Chronic Disease, 2021
  • Kumar A., Spices in Preventive Medicine, 2024
  • Chen H., Yang Tonification in Clinical Practice, 2020