C'è una domanda che raramente accompagna le statistiche sullo sport: non «quanto ci muoviamo», ma «chi, tra noi, può permetterselo». Il nuovo Eurobarometro della Commissione Europea su sport e attività fisica, diffuso in questi giorni, racconta un'Europa che si muove più di quattro anni fa. Ma basta scendere di un livello nei dati per scoprire che il movimento, ancora oggi, resta un privilegio distribuito in modo tutt'altro che equo.
Quasi la metà delle oltre 26.500 persone intervistate dichiara di fare esercizio fisico o sport ogni giorno o più volte alla settimana, e la quota di chi non si muove mai è scesa dal 45% al 39% rispetto al 2022. Un progresso reale. Ma tra Finlandia e Danimarca, dove oltre l'80% della popolazione si allena con regolarità, e Paesi come Portogallo, Grecia e Romania, dove tra il 66% e il 68% degli intervistati non fa mai sport, si apre una distanza che nessun dato aggregato riesce a nascondere.
Interrogate sugli ostacoli, le persone indicano al primo posto la mancanza di tempo (37%), seguita da scarsa motivazione (26%), problemi di salute (15%) e costi (12%). Ma questi ostacoli non sono distribuiti a caso: quasi il 60% di chi ha proseguito gli studi oltre i vent'anni fa sport più volte alla settimana, contro appena il 23% di chi ha lasciato la scuola a quindici anni. E chi fatica a pagare le bollette ha il doppio delle probabilità di non muoversi mai, rispetto a chi non ha difficoltà economiche. La vicepresidente esecutiva della Commissione, Roxana Mînzatu, lo ha detto con chiarezza: sempre più europei sono attivi, ma la possibilità concreta di partecipare dipende ancora troppo da reddito, età e livello di istruzione.
Il divario più netto, però, riguarda l'età. Quasi tre giovani su quattro tra i 15 e i 24 anni si muovono con regolarità; tra gli over 75 la quota crolla al 25%. Per i più anziani il primo ostacolo dichiarato sono i problemi di salute; per i più giovani, quasi sempre, la mancanza di tempo.
La medicina cinese non separa mai il benessere di un corpo dalle condizioni in cui quel corpo vive. Il Qi ha bisogno di canali liberi per scorrere — muscoli allenati, articolazioni mobili, respiro ampio — ma quei canali si aprono con l'uso, non con l'intenzione. È qui che il linguaggio energetico incontra il dato sociale: un corpo che non ha tempo, non ha un luogo sicuro vicino a casa, o non può permettersi una quota associativa, non sta scegliendo la stasi. La sta subendo.
Acqua che non corre, fete: ma non tutta l'acqua ferma è pigra, qualcuna è semplicemente senza argine in cui scorrere.
È una distinzione che la nostra pratica clinica incontra spesso: c'è chi resta fermo per abitudine dello Shen, e chi resta fermo perché nessuno gli ha mai aperto un canale percorribile. Confondere le due condizioni — trattarle entrambe come pigrizia, come mancanza di volontà — è un errore che la sola lettura energetica non basta a correggere, se non si guarda anche al contesto che quel corpo abita.
Il Regimen Sanitatis Salernitanum includeva il movimento moderato tra le regole fondamentali per la conservazione della salute, accanto al sonno, alla dieta e all'equilibrio degli affetti. Ma quella scuola si rivolgeva, nei fatti, a chi aveva il tempo e i mezzi per seguirne i consigli. Otto secoli dopo, il compito non è più scrivere la regola — la conosciamo già — ma renderla percorribile per chi, oggi, ne resta escluso: gli anziani, le famiglie in difficoltà economica, chi vive in quartieri pensati per le automobili più che per i passi.
Il dato più incoraggiante dell'indagine va proprio in questa direzione: la quota di chi cammina almeno dieci minuti consecutivi è salita dal 16% al 72% in quattro anni, e gli spostamenti attivi — a piedi, in bicicletta — sono la categoria cresciuta di più in assoluto. Non tutti hanno accesso a una palestra, ma camminare resta, per ora, il canale più aperto che ci sia rimasto: un gesto minimo, quasi gratuito, che il Suwen avrebbe riconosciuto come la forma più semplice per far muovere il Qi senza forzarlo.
Nel nostro percorso Origin Program, negli spazi di Lomazzo e di Buttrio, il movimento non è mai proposto come prestazione, ma come pratica accessibile: costruiamo percorsi calibrati sull'età, sulla condizione fisica e sui tempi reali di ciascuno, dentro un lavoro che integra soprattutto Taichi medicina cinese, counseling olistico e mindfulness. Se senti che il tuo corpo ha bisogno di ritrovare un canale — a qualunque età, con qualunque tempo a disposizione — scrivici o vieni a trovarci: costruiremo insieme un passo che puoi davvero permetterti di fare.
Bibliografia
Peseckyte G., Gli europei fanno più attività fisica, ma chi può davvero partecipare?, Euronews, 23 settembre 2026.
Commissione Europea, Eurobarometro su sport e attività fisica, europa.eu/eurobarometer, 2026.



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