La guerra è un luogo dove l’essere umano smette di
essere teoria e diventa realtà.
È lì che scopriamo fin dove può spingersi un uomo quando tutto ciò che conosce
viene strappato via.
E la storia delle razioni della Seconda Guerra Mondiale è uno degli specchi più
rivelatori di questo limite.
“Di solito immaginiamo i soldati tedeschi dei primi anni di guerra come una macchina perfetta: rigore, disciplina, acciaio, strategia. Ma pochi ricordano ciò che teneva in piedi quella macchina. Dentro gli zaini, accanto al pane nero e alle scatole di carne, c’erano piccole pillole bianche. Non erano vitamine. Era Pervitin, metanfetamina pura. L’idea era semplice e brutale: cancellare il sonno, ignorare la fatica, rendere uomini capaci di combattere per giorni senza fermarsi. Una “pasticca miracolosa”, la chiamavano. A volte mescolata nel cioccolato, che veniva ribattezzato “il cioccolato del carrista”. La velocità del Blitzkrieg non fu solo una questione di carri e strategia: fu anche una guerra combattuta da corpi portati oltre ogni limite naturale.
Dall’altra parte del filo spinato, nei campi di prigionia, la vita aveva una logica completamente diversa. I prigionieri alleati non combattevano per avanzare: combattevano per restare vivi un giorno in più. E la loro speranza arrivava sotto forma di un suono preciso: lo scricchiolio di un pacco della Croce Rossa che si apre. Non era solo cibo; era conforto, era dignità. Carne in scatola, biscotti, cioccolato, sigarette… ma soprattutto oggetti che si trasformavano in strumenti per continuare a esistere. Le scatole vuote diventavano stufette, pentolini, lampade improvvisate. Ogni cosa aveva un secondo scopo. Dentro quei campi nacque una vera economia parallela: il cioccolato come denaro, le sigarette come valuta, i piccoli scambi come forma di sopravvivenza psicologica. In quelle condizioni disumane, le persone inventavano umanità.
E qui arriva la parte interessante: queste due realtà raccontano la stessa cosa, ma in modi opposti.
Da una parte l’uomo che viene spinto oltre i suoi limiti grazie a un artificio
chimico.
Dall’altra l’uomo che protegge quel poco che resta dei suoi limiti, per
rimanere umano” (fonte https://www.facebook.com/photo?fbid=1300877475418956&set=a.457172759789436).
Ed è qui che la Medicina Tradizionale Cinese
offre un punto di vista illuminante.
Secondo la sua visione, forzare il corpo oltre i suoi segnali naturali
significa consumare il Qi — l’energia vitale — come se lo si bruciasse
tutto in una volta. Proprio come accadde con la Pervitin: potenza immediata,
crollo devastante.
Nei campi di prigionia, invece, ogni gesto volto a
scaldarsi, nutrirsi, scambiare qualcosa con qualcuno era un modo per preservare
lo Shen — lo spirito. Era un modo per dire: “Esisto ancora”.
In una guerra, “restare vivo” non è solo questione di cibo.
È questione di energia e senso.
Non è un caso se, attraverso culture e secoli, filosofi e scrittori hanno detto la stessa cosa con parole diverse.
Lao Tzu ricordava che «chi vince gli altri è potente; chi vince sé stesso è
forte», e aggiungeva che «la natura non ha fretta, eppure tutto si
compie».
Dostoevskij osservava che «l’uomo che conosce la sofferenza conosce sé stesso».
Goethe ribadiva che «non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo si rialza».
Victor Hugo scriveva che «dove c’è disperazione, l’invenzione è inevitabile».
Le medicine orientali ci insegnano che «il corpo grida ciò che la mente tace».
Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, affermava che «quando non possiamo cambiare le circostanze, siamo chiamati a cambiare noi stessi».
Hemingway ricordava che «un uomo può essere distrutto ma non sconfitto».
Schopenhauer ammoniva che «la salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente».
E un proverbio cinese conclude con semplicità: «l’equilibrio è la più grande delle vittorie».
E allora cosa ci racconta, in fondo, la storia delle
razioni di guerra?
Che l’uomo può essere trasformato in macchina, ma non senza pagarne il prezzo.
Che un corpo può essere forzato, ma mai tradito senza conseguenze.
Che perfino nel buio più totale, la speranza può essere costruita con una
latta, una sigaretta e un gesto umano.
E che la vera forza — oggi come allora — non è sopravvivere a tutti i costi, ma restare umani mentre lo si fa.
Se questa storia ti ha colpito, prova a fermarti un
istante e a chiederti: nella mia vita quotidiana, sto ascoltando il mio corpo e
il mio equilibrio… o lo sto spingendo oltre il limite come un soldato drogato
che corre senza poter dormire?
Il primo passo verso la salute non è fare di più. È ascoltare di più.
Se vuoi, possiamo approfondire questo tema insieme: corpo, energia, trauma, MTC e vita moderna.
La storia insegna. Sta a noi decidere se ascoltarla o ripeterla.
Bibliografia
- Norman Ohler – Der totale Rausch (L’ebbrezza totale) – analisi storica dell’uso della Pervitin.
- Viktor E. Frankl – Uno psicologo nei lager.
- Sun Si Miao – Classici della Medicina Tradizionale Cinese.
- Huangdi Neijing – Il Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo.
- Jonathan F. Vance – The True and the False: The Canadian Red Cross POW Parcels.
- Albert Bandura – Human Agency in War and Moral Disengagement.
- Judith Shklar – The Faces of Injustice.








