Qualcosa non torna. Non è un
dolore preciso, non è un sintomo facilmente nominabile, non è nemmeno un
disagio costante.
È piuttosto una sensazione
diffusa, come se il corpo, la mente e ciò che li attraversa non stessero più
parlando la stessa lingua.
È da questo punto che inizia il mio lavoro.
Eppure, proprio da qui nascono le incomprensioni più frequenti. Cosa non è chiaro, davvero, di ciò che faccio?
Nel corso della storia, il tentativo di separare l’essere umano in compartimenti stagni è stato un artificio recente.
Ippocrate ricordava che “non esistono malattie, ma individui che si ammalano”, sottolineando una visione unitaria dell’esperienza umana. Questa intuizione attraversa i secoli e riaffiora con forza ogni volta che il riduzionismo mostra i suoi limiti.
Quando parlo di riequilibrio energetico, non mi riferisco a un concetto vago o suggestivo, ma a una tradizione millenaria che osserva l’essere umano come sistema complesso, dinamico e interrelato.
La Medicina Tradizionale Cinese descrive il Qi come il soffio vitale che anima ogni processo. Nel “Huangdi Neijing” si afferma che “quando il Qi scorre libero, l’uomo vive in armonia con il Cielo e la Terra”.
Non è poesia, è fisiologia
energetica.
Il mio lavoro si inserisce in questa prospettiva: osservare dove il flusso si contrae, dove ristagna, dove perde coerenza, e accompagnare la persona a ristabilire un dialogo interno più funzionale al proprio benessere globale.
Spesso mi viene chiesto se ciò che propongo sia scientifico. La domanda, in sé, rivela già un fraintendimento.
La scienza non è un dogma, ma un metodo. Kurt Lewin, padre della psicologia sociale, sosteneva che “non c’è nulla di più pratico di una buona teoria”. Il mio approccio nasce dall’integrazione tra osservazione clinica, sapere tradizionale e modelli contemporanei della complessità.
Gregory Bateson, con la sua epistemologia sistemica, ci ha insegnato che la mente non è confinata nel cervello, ma emerge dalle relazioni. Ignorare il corpo energetico significa amputare una parte essenziale di questa rete.
Nella pedagogia contemporanea, Edgar Morin parla di “pensiero complesso” come unica via per comprendere i sistemi viventi. Ridurre l’essere umano a parametri isolati produce interventi parziali e spesso inefficaci.
Il riequilibrio energetico non sostituisce nulla, ma integra. Non combatte, riequilibra. Non corregge, ascolta: sia esso moxibustione, tuina, biorisonanza o floriterapia...
È una differenza sottile, ma radicale e se non si comprende questa il mio lavoro diventa un’incognita.
La tradizione occidentale non è
estranea a questa visione. Hildegarda di Bingen, monaca, mistica e studiosa del
XII secolo, descriveva la viriditas come la forza verde che permea ogni
essere vivente, principio di vitalità e rinnovamento. Nelle sue opere si legge
che l’essere umano fiorisce quando questa forza è libera di esprimersi.
La Schola Medica Salernitana,
ponte tra sapere greco, arabo e latino, insegnava che l’equilibrio tra le forze
interne era il fondamento del vivere bene. Non si parlava di eliminare il
disturbo, ma di ristabilire l’armonia.
Anche i testi religiosi, spesso
letti in chiave esclusivamente morale, offrono spunti sorprendenti.
Nel Vangelo di Matteo si legge:
“La lampada del corpo è l’occhio; se il tuo occhio è limpido, tutto il tuo
corpo sarà nella luce”. È una metafora potente dell’integrazione tra
percezione, intenzione e stato globale dell’essere.
Nel Bhagavad Gita, Krishna ricorda ad Arjuna che lo yoga è equilibrio nell’azione, non fuga dal mondo. Equilibrio, ancora una volta, come principio operativo.
In psicologia analitica, Carl Gustav Jung parlava di individuazione come processo di integrazione degli opposti. Corpo e psiche, razionale e simbolico, conscio e inconscio.
Il lavoro energetico agisce proprio su queste soglie, dove il linguaggio verbale spesso non arriva. Non è suggestione, ma esperienza diretta, misurabile nella qualità della presenza, nella regolazione del sistema neurovegetativo, nella percezione soggettiva di coerenza.
Chi si avvicina al mio lavoro cercando una tecnica standardizzata resta deluso. Non perché manchi il rigore, ma perché ogni persona è un evento unico.
Come ricordava Søren Kierkegaard, “la vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Il riequilibrio energetico accompagna questo movimento, senza imporre mappe rigide.
Negli ultimi anni, le
neuroscienze affettive e la psiconeuroendocrinoimmunologia hanno iniziato a
dialogare con concetti che le tradizioni orientali descrivono da secoli.
Antonio Damasio sottolinea come
le emozioni siano processi corporei prima che cognitivi. Ignorare il livello
energetico significa perdere l’origine di molti stati di disallineamento che
influenzano il benessere quotidiano.
Il mio lavoro non promette miracoli e non offre scorciatoie. È un percorso di consapevolezza incarnata. È un invito a rallentare, ascoltare, riequilibrare.
Come scriveva Laozi nel Dao De Jing, “chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce se stesso è illuminato”. Questo è il cuore del mio approccio: facilitare l’incontro con se stessi attraverso il corpo e i suoi linguaggi attraverso il riequilibrio di energie sottili.
Se ancora non ti è chiaro cosa faccio, forse la domanda giusta non è “funziona?”, ma “sono disposto ad ascoltarmi davvero?”.
Nei miei studi di Lomazzo e Buttrio accompagno persone che desiderano ritrovare centratura, fluidità e presenza, lavorando sul riequilibrio energetico come fondamento del benessere generale.
Non si tratta di correggere, ma di riallineare. Non di aggiungere, ma di togliere ciò che ostacola
Qui se se ne praticano seriamente e serenamente i principi servono dedizione (tanta), metodo, studio e applicazioni (costanti), umiltà nell’apprendere quanto nel condividere e tramandare (la conoscenza è un dono), applicare con discernimento e coscienza (non nuocere e sapere con buona riserva di non farlo), ma soprattutto evitare sempre e comunque di sentirsi o definirsi dei, maestri, guru o guru-social-marketing sapendo e volendo essere semplici strumenti.
Se senti che è il momento di fare spazio a un modo diverso di abitare te stesso, il primo passo è entrare e parte dai tuoi piedi.
Chi l’ha fatto seriamente ora cammina.
Bibliografia
- Bateson G., Mind and Nature. A Necessary Unity, Hampton Press, 2021.
- Damasio A., Feeling & Knowing: Making Minds Conscious, Pantheon Books, 2021.
- Morin E., Sulla complessità, Raffaello Cortina Editore, 2022.
- Kaptchuk T.J., Miller F.G., The Placebo Effect and Energy-Based Models of Care, New England Journal of Medicine Perspectives, 2020.
- Unschuld P.U., Traditional Chinese Medicine: Heritage and Adaptation, University of California Press, 2021.
- Laozi, Dao De Jing, trad. e commento contemporaneo a cura di A. Ames, Ballantine Books, 2020.
- Jung C.G., The Psychology of the Transference, nuova edizione critica, Princeton University Press, 2020.
- Hildegard von Bingen, Physica et Causae et Curae, edizione commentata moderna, Inner Traditions, 2021.
- Rossi E.L., The Psychobiology of Mind-Body Healing, Norton & Company, 2022.
- Varela F.J., Thompson E., Rosch E., The Embodied Mind, nuova edizione ampliata, MIT Press, 2023.










