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martedì 10 febbraio 2026

Cosa non ti è chiaro del mio lavoro?

 

 




 

Qualcosa non torna. Non è un dolore preciso, non è un sintomo facilmente nominabile, non è nemmeno un disagio costante.

È piuttosto una sensazione diffusa, come se il corpo, la mente e ciò che li attraversa non stessero più parlando la stessa lingua.

È da questo punto che inizia il mio lavoro.

Eppure, proprio da qui nascono le incomprensioni più frequenti. Cosa non è chiaro, davvero, di ciò che faccio?

Nel corso della storia, il tentativo di separare l’essere umano in compartimenti stagni è stato un artificio recente.

Ippocrate ricordava che “non esistono malattie, ma individui che si ammalano”, sottolineando una visione unitaria dell’esperienza umana. Questa intuizione attraversa i secoli e riaffiora con forza ogni volta che il riduzionismo mostra i suoi limiti. 

Quando parlo di riequilibrio energetico, non mi riferisco a un concetto vago o suggestivo, ma a una tradizione millenaria che osserva l’essere umano come sistema complesso, dinamico e interrelato.

La Medicina Tradizionale Cinese descrive il Qi come il soffio vitale che anima ogni processo. Nel “Huangdi Neijing” si afferma che “quando il Qi scorre libero, l’uomo vive in armonia con il Cielo e la Terra”.

Non è poesia, è fisiologia energetica.

Il mio lavoro si inserisce in questa prospettiva: osservare dove il flusso si contrae, dove ristagna, dove perde coerenza, e accompagnare la persona a ristabilire un dialogo interno più funzionale al proprio benessere globale.

Spesso mi viene chiesto se ciò che propongo sia scientifico. La domanda, in sé, rivela già un fraintendimento.

La scienza non è un dogma, ma un metodo. Kurt Lewin, padre della psicologia sociale, sosteneva che “non c’è nulla di più pratico di una buona teoria”. Il mio approccio nasce dall’integrazione tra osservazione clinica, sapere tradizionale e modelli contemporanei della complessità.

Gregory Bateson, con la sua epistemologia sistemica, ci ha insegnato che la mente non è confinata nel cervello, ma emerge dalle relazioni. Ignorare il corpo energetico significa amputare una parte essenziale di questa rete.

Nella pedagogia contemporanea, Edgar Morin parla di “pensiero complesso” come unica via per comprendere i sistemi viventi. Ridurre l’essere umano a parametri isolati produce interventi parziali e spesso inefficaci.

Il riequilibrio energetico non sostituisce nulla, ma integra. Non combatte, riequilibra. Non corregge, ascolta: sia esso moxibustione, tuina, biorisonanza o floriterapia...

È una differenza sottile, ma radicale e se non si comprende questa il mio lavoro diventa un’incognita.

La tradizione occidentale non è estranea a questa visione. Hildegarda di Bingen, monaca, mistica e studiosa del XII secolo, descriveva la viriditas come la forza verde che permea ogni essere vivente, principio di vitalità e rinnovamento. Nelle sue opere si legge che l’essere umano fiorisce quando questa forza è libera di esprimersi.

La Schola Medica Salernitana, ponte tra sapere greco, arabo e latino, insegnava che l’equilibrio tra le forze interne era il fondamento del vivere bene. Non si parlava di eliminare il disturbo, ma di ristabilire l’armonia.

Anche i testi religiosi, spesso letti in chiave esclusivamente morale, offrono spunti sorprendenti.

Nel Vangelo di Matteo si legge: “La lampada del corpo è l’occhio; se il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà nella luce”. È una metafora potente dell’integrazione tra percezione, intenzione e stato globale dell’essere.

Nel Bhagavad Gita, Krishna ricorda ad Arjuna che lo yoga è equilibrio nell’azione, non fuga dal mondo. Equilibrio, ancora una volta, come principio operativo.

In psicologia analitica, Carl Gustav Jung parlava di individuazione come processo di integrazione degli opposti. Corpo e psiche, razionale e simbolico, conscio e inconscio.

Il lavoro energetico agisce proprio su queste soglie, dove il linguaggio verbale spesso non arriva. Non è suggestione, ma esperienza diretta, misurabile nella qualità della presenza, nella regolazione del sistema neurovegetativo, nella percezione soggettiva di coerenza.

Chi si avvicina al mio lavoro cercando una tecnica standardizzata resta deluso. Non perché manchi il rigore, ma perché ogni persona è un evento unico.

Come ricordava Søren Kierkegaard, “la vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Il riequilibrio energetico accompagna questo movimento, senza imporre mappe rigide.

Negli ultimi anni, le neuroscienze affettive e la psiconeuroendocrinoimmunologia hanno iniziato a dialogare con concetti che le tradizioni orientali descrivono da secoli.

Antonio Damasio sottolinea come le emozioni siano processi corporei prima che cognitivi. Ignorare il livello energetico significa perdere l’origine di molti stati di disallineamento che influenzano il benessere quotidiano.

Il mio lavoro non promette miracoli e non offre scorciatoie. È un percorso di consapevolezza incarnata. È un invito a rallentare, ascoltare, riequilibrare.

Come scriveva Laozi nel Dao De Jing, “chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce se stesso è illuminato”. Questo è il cuore del mio approccio: facilitare l’incontro con se stessi attraverso il corpo e i suoi linguaggi attraverso il riequilibrio di energie sottili.

Se ancora non ti è chiaro cosa faccio, forse la domanda giusta non è “funziona?”, ma “sono disposto ad ascoltarmi davvero?”.

Nei miei studi di Lomazzo e Buttrio accompagno persone che desiderano ritrovare centratura, fluidità e presenza, lavorando sul riequilibrio energetico come fondamento del benessere generale.

Non si tratta di correggere, ma di riallineare. Non di aggiungere, ma di togliere ciò che ostacola

Qui se se ne praticano seriamente e serenamente i principi servono dedizione (tanta), metodo, studio e applicazioni (costanti), umiltà nell’apprendere quanto nel condividere e tramandare (la conoscenza è un dono), applicare con discernimento e coscienza (non nuocere e sapere con buona riserva di non farlo), ma soprattutto evitare sempre e comunque di sentirsi o definirsi dei, maestri, guru o guru-social-marketing sapendo e volendo essere semplici strumenti.

Se senti che è il momento di fare spazio a un modo diverso di abitare te stesso, il primo passo è entrare e parte dai tuoi piedi.

Chi l’ha fatto seriamente ora cammina.

 

Bibliografia

  • Bateson G., Mind and Nature. A Necessary Unity, Hampton Press, 2021.
  • Damasio A., Feeling & Knowing: Making Minds Conscious, Pantheon Books, 2021.
  • Morin E., Sulla complessità, Raffaello Cortina Editore, 2022.
  • Kaptchuk T.J., Miller F.G., The Placebo Effect and Energy-Based Models of Care, New England Journal of Medicine Perspectives, 2020.
  • Unschuld P.U., Traditional Chinese Medicine: Heritage and Adaptation, University of California Press, 2021.
  • Laozi, Dao De Jing, trad. e commento contemporaneo a cura di A. Ames, Ballantine Books, 2020.
  • Jung C.G., The Psychology of the Transference, nuova edizione critica, Princeton University Press, 2020.
  • Hildegard von Bingen, Physica et Causae et Curae, edizione commentata moderna, Inner Traditions, 2021.
  • Rossi E.L., The Psychobiology of Mind-Body Healing, Norton & Company, 2022.
  • Varela F.J., Thompson E., Rosch E., The Embodied Mind, nuova edizione ampliata, MIT Press, 2023.

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martedì 3 febbraio 2026

GUERRA: TEORIA E REALTA'



La guerra è un luogo dove l’essere umano smette di essere teoria e diventa realtà.
È lì che scopriamo fin dove può spingersi un uomo quando tutto ciò che conosce viene strappato via.


E la storia delle razioni della Seconda Guerra Mondiale è uno degli specchi più rivelatori di questo limite.

 

Di solito immaginiamo i soldati tedeschi dei primi anni di guerra come una macchina perfetta: rigore, disciplina, acciaio, strategia. Ma pochi ricordano ciò che teneva in piedi quella macchina. Dentro gli zaini, accanto al pane nero e alle scatole di carne, c’erano piccole pillole bianche. Non erano vitamine. Era Pervitin, metanfetamina pura. L’idea era semplice e brutale: cancellare il sonno, ignorare la fatica, rendere uomini capaci di combattere per giorni senza fermarsi. Una “pasticca miracolosa”, la chiamavano. A volte mescolata nel cioccolato, che veniva ribattezzato “il cioccolato del carrista”. La velocità del Blitzkrieg non fu solo una questione di carri e strategia: fu anche una guerra combattuta da corpi portati oltre ogni limite naturale.

 

Dall’altra parte del filo spinato, nei campi di prigionia, la vita aveva una logica completamente diversa. I prigionieri alleati non combattevano per avanzare: combattevano per restare vivi un giorno in più. E la loro speranza arrivava sotto forma di un suono preciso: lo scricchiolio di un pacco della Croce Rossa che si apre. Non era solo cibo; era conforto, era dignità. Carne in scatola, biscotti, cioccolato, sigarette… ma soprattutto oggetti che si trasformavano in strumenti per continuare a esistere. Le scatole vuote diventavano stufette, pentolini, lampade improvvisate. Ogni cosa aveva un secondo scopo. Dentro quei campi nacque una vera economia parallela: il cioccolato come denaro, le sigarette come valuta, i piccoli scambi come forma di sopravvivenza psicologica. In quelle condizioni disumane, le persone inventavano umanità.

 

E qui arriva la parte interessante: queste due realtà raccontano la stessa cosa, ma in modi opposti.


Da una parte l’uomo che viene spinto oltre i suoi limiti grazie a un artificio chimico.
Dall’altra l’uomo che protegge quel poco che resta dei suoi limiti, per rimanere umano
” (fonte https://www.facebook.com/photo?fbid=1300877475418956&set=a.457172759789436).

 

Ed è qui che la Medicina Tradizionale Cinese offre un punto di vista illuminante.
Secondo la sua visione, forzare il corpo oltre i suoi segnali naturali significa consumare il Qi — l’energia vitale — come se lo si bruciasse tutto in una volta. Proprio come accadde con la Pervitin: potenza immediata, crollo devastante. 

 

Nei campi di prigionia, invece, ogni gesto volto a scaldarsi, nutrirsi, scambiare qualcosa con qualcuno era un modo per preservare lo Shen — lo spirito. Era un modo per dire: “Esisto ancora”.
In una guerra, “restare vivo” non è solo questione di cibo. 

È questione di energia e senso.

 

Non è un caso se, attraverso culture e secoli, filosofi e scrittori hanno detto la stessa cosa con parole diverse.


Lao Tzu ricordava che «chi vince gli altri è potente; chi vince sé stesso è forte», e aggiungeva che «la natura non ha fretta, eppure tutto si compie»

 

Dostoevskij osservava che «l’uomo che conosce la sofferenza conosce sé stesso».

 

Goethe ribadiva che «non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo si rialza».

 

Victor Hugo scriveva che «dove c’è disperazione, l’invenzione è inevitabile».

 

Le medicine orientali ci insegnano che «il corpo grida ciò che la mente tace».

 

Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, affermava che «quando non possiamo cambiare le circostanze, siamo chiamati a cambiare noi stessi».

 

Hemingway ricordava che «un uomo può essere distrutto ma non sconfitto».

 

Schopenhauer ammoniva che «la salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente».

 

E un proverbio cinese conclude con semplicità: «l’equilibrio è la più grande delle vittorie».

 

E allora cosa ci racconta, in fondo, la storia delle razioni di guerra?
Che l’uomo può essere trasformato in macchina, ma non senza pagarne il prezzo.
Che un corpo può essere forzato, ma mai tradito senza conseguenze.
Che perfino nel buio più totale, la speranza può essere costruita con una latta, una sigaretta e un gesto umano.

 

E che la vera forza — oggi come allora — non è sopravvivere a tutti i costi, ma restare umani mentre lo si fa.

 

Se questa storia ti ha colpito, prova a fermarti un istante e a chiederti: nella mia vita quotidiana, sto ascoltando il mio corpo e il mio equilibrio… o lo sto spingendo oltre il limite come un soldato drogato che corre senza poter dormire?
Il primo passo verso la salute non è fare di più.
È ascoltare di più.

 

Se vuoi, possiamo approfondire questo tema insieme: corpo, energia, trauma, MTC e vita moderna.


La storia insegna. Sta a noi decidere se ascoltarla o ripeterla.

 

Bibliografia

  • Norman Ohler – Der totale Rausch (L’ebbrezza totale) – analisi storica dell’uso della Pervitin.
  • Viktor E. Frankl – Uno psicologo nei lager.
  • Sun Si Miao – Classici della Medicina Tradizionale Cinese.
  • Huangdi Neijing – Il Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo.
  • Jonathan F. Vance – The True and the False: The Canadian Red Cross POW Parcels.
  • Albert Bandura – Human Agency in War and Moral Disengagement.
  • Judith Shklar – The Faces of Injustice.