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martedì 27 ottobre 2026

Le fughe impossibili: Alzheimer

 


 


Sono le due del mattino quando una volante la nota sotto i portici del centro: cammina svelta, gli occhi fissi su un punto che nessun altro vede, e ripete un indirizzo che non esiste più da trent'anni. È una delle «fughe impossibili» dell'Alzheimer — impossibili perché non hanno una destinazione reale, eppure vengono cercate con una determinazione che nessuna porta chiusa a chiave riesce mai a fermare del tutto.

In Italia questa scena si moltiplica, silenziosa, in oltre 1.430.000 famiglie: tante sono oggi le persone che convivono con una forma di demenza. Secondo il nuovo rapporto “The Prevalence of Dementia in Europe 2025” di Alzheimer Europe, presentato dalla Federazione Alzheimer Italia, il numero è destinato a salire a 2,2 milioni entro il 2050, con un aumento del 54% che colloca il nostro Paese al primo posto nell'Unione Europea per prevalenza della malattia in rapporto alla popolazione. Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2025, pubblicato in vista della Giornata Mondiale del 21 settembre, aggiunge un dato che vale la pena trattenere: la cura più efficace, oggi, non è solo farmacologica, ma passa dalla riabilitazione, dal mantenimento dell'autonomia e dalla qualità delle relazioni che circondano chi si ammala.

I clinici distinguono due fenomeni imparentati. Il wandering è il bisogno, spesso irrefrenabile, di camminare e affaccendarsi senza una meta apparente: un modo, si ipotizza, di colmare un vuoto cognitivo e affettivo che la persona percepisce intorno a sé. La fuga vera e propria, invece, è un gesto con un obiettivo confuso ma presente, che si attiva nei momenti in cui la persona prova un acuto senso di insicurezza — il cambio di un caregiver, un trasloco, un'atmosfera percepita come ostile, un dolore fisico che non riesce a esprimere a parole. Chi si allontana, spesso, non sta scappando da qualcosa: sta cercando qualcuno o qualcosa che appartiene al suo passato, e non di rado viene ritrovato proprio sulla strada di una casa che non abita più da decenni.

Vista da fuori, la fuga sembra il segno più evidente della malattia che disorienta. Vista da dentro — per quanto ci è permesso immaginarlo — è l'opposto: è l'ultimo tentativo di un orientamento che si sta spegnendo, il tentativo di tornare a un punto fermo quando tutti gli altri sono crollati.

La medicina cinese classica offre una chiave di lettura che non sostituisce la clinica, ma la affianca con un vocabolario diverso. L'Hun, l'anima eterea, è la funzione che nella notte dovrebbe rientrare e radicarsi nel sangue del Fegato: è questo ancoraggio a permettere un sonno che contiene i sogni dentro il corpo, e un risveglio che ritrova la persona ancora orientata nel proprio spazio. Quando il sangue del Fegato si assottiglia e il Jing del Rene — la riserva profonda che sostiene l'invecchiamento — si esaurisce, l'Hun perde la casa in cui riposare. Non trova più dove tornare, e allora comincia a cercare altrove, anche a occhi aperti, anche in pieno giorno.

Quando il Fegato non trattiene più il sangue, l'Hun non ha più una casa in cui restare.

Accanto all'Hun, resta la questione dello Shen, il sovrano che dovrebbe governare l'insieme delle funzioni mentali dal proprio trono nel Cuore. Uno Shen che non è più ben radicato smarrisce la capacità di distinguere ciò che è presente da ciò che appartiene al passato: il tempo si comprime, e ogni ricordo vivido può diventare, per un istante, più reale del salotto in cui ci si trova.

C'è poi una lettura junghiana che la medicina, da sola, non può offrire. La casa che si cerca, anche quando non esiste più nella forma in cui la si ricorda, non è mai soltanto un indirizzo: è l'immagine archetipica del Sé, il centro psichico verso cui l'io smarrito continua a orientarsi anche quando le strutture razionali che lo sostenevano sono venute meno. Letta così, la fuga non è un fallimento da contenere con più serrature, ma una domanda che chiede un contenimento diverso — fatto di presenza, non di porte più robuste.

Lo avevamo scritto a proposito del rosmarino accanto alla soglia di casa: la Wei Qi, l'energia difensiva, è anche la porta energetica che riconosce ciò che appartiene al proprio spazio e ciò che gli è estraneo. Quando questa porta si indebolisce con l'età, ricostruirla non significa aggiungere ostacoli, ma moltiplicare gli ancoraggi — oggetti familiari, profumi riconoscibili, una routine quotidiana stabile, fotografie a distanza di sguardo, la voce delle stesse persone alle stesse ore. Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2025 lo conferma con il linguaggio della riabilitazione: mantenere l'autonomia e la partecipazione, più che limitarle, riduce il bisogno stesso di fuggire.

L'acqua che non ha argini non ristagna: si disperde. È l'immagine che completa quella a cui siamo più affezionati — l'acqua che non corre, fete — perché mostra l'altro rischio della vita energetica, opposto e speculare alla stagnazione: non il blocco, ma la dispersione di un flusso privato del proprio contenitore. Accompagnare chi vive la fuga non significa fermare quell'acqua, ma restituirle argini: un alveo abbastanza stabile da lasciarla scorrere senza perderla.

 

Nel percorso Origin Program che curiamo nei nostri spazi di Lomazzo e di Buttrio, il lavoro con le famiglie che affrontano un declino cognitivo non sostituisce mai la diagnosi né la terapia medica, ma le affianca: counseling olistico per chi accompagna, pratiche di radicamento e ascolto corporeo, strumenti per leggere la fuga come linguaggio prima che come emergenza da contenere. Se la tua famiglia sta attraversando questo passaggio, o se lo stai vivendo tu stesso come caregiver, scrivici o vieni a trovarci in uno dei due studi: costruiremo insieme, con la medicina che già vi segue, gli argini di cui la vostra acqua ha bisogno.

Bibliografia

Alzheimer Europe, The Prevalence of Dementia in Europe 2025, Federazione Alzheimer Italia, 2025.

Alzheimer's Disease International, World Alzheimer Report 2025 – Rethinking Dementia Care: The Power of Rehabilitation, ADI, Londra, 2025.

Alzheimer Uniti Roma, Pericolo di fuga, alzheimeruniti.it, 2022.

DYNSEO, Fuga di una persona con Alzheimer: protocollo di allerta e ricerca, dynseo.com, 2026.