Prendo spunto dal titolo di questo famoso film thriller per riprendere il tema di come le situazioni siano spesso ben differenti da come ci appaiono.
Come ho già avuto modo di dire ogni situazione va valutata da differenti punti di vista e, soprattutto, essere consapevoli che ciò che vediamo e viviamo è filtrato da tutta la nostra esperienza, attraverso i nostri sensi, e attraverso le nostre emozioni e sentimenti.
Come valutare ogni situazione per essere oggettivi e non soggettivi?
Prima di tutto separare in modo analitico i fatti dalle opinioni. Il nostro pregresso è fatto da condizionamenti e visioni che ci sono stati inculcati come dati imprescindibili, ma non sempre è così. Ciò che riteniamo fonti di verità assoluta spesso sono solo delle “visioni” che abbiamo appreso nell’arco degli anni.
Essere consapevoli che non siamo il centro del mondo, ma una parte importante. Ogni situazione che ci accade è spesso frutto di un lungo lavoro del quale siamo compartecipi per cui “nulla accade per caso”. Vivere quindi la situazione cercando di valutarla dall’esterno e riducendo al minimo i nostri condizionamenti.
Usare il nostro sistema valoriale senza esserne schiavi. I valori sono importanti, ma non devono essere l’unico principio fondante della nostra esistenza: devono essere una guida, una ispirazione continua al miglioramento, ma anche farci sentire liberi di scegliere, agire e commettere errori.
Sbagliando si impara: il vecchio detto vale sempre. Se non si cade non si apprende come evitarlo e questo vale per ogni situazione. È più interessante allenarci continuamente sia ad evitare le cadute che ad avere una forza di riserva utile a rialzarci.
Gestire l’imprevisto: le cose accadono, le situazioni ci travolgono, ma questo non significa che dobbiamo lascarci travolgere. Una tecnica molto famosa è quella che ci insegna a dominarle, o meglio a seguirne il flusso senza esserne pressati (FLOW ESPERIENCE). Qui è importante capire e fare una netta distinzione tra tutto quello che dipende da me e quello che dipende da altri tirando poi le nostre debite conclusioni.
Meditare: molti rifuggono i momenti di silenzio o li utilizzano solo per commiserarsi o vedere “il bicchiere mezzo vuoto”. Il silenzio e lo spazio che ne consegue intorno a noi serve per ritrovare chiarezza di sentimenti e azioni e per ricaricarci evitando i troppi condizionamenti esterni, le numerose critiche fini a se stesse e i consigli non richiesti.
Chiedere scusa: ammettere i propri errori non è segno di debolezza, anzi ci permette di correggere il cammino ed evitare di ricadere nella trappola.
La verità ha sempre tante sfaccettature: proprio per questo è molteplice e differenziata.
Affascinante.

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