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mercoledì 14 dicembre 2022

LE SORTI UMANI - COUNSELING


 

"A Mosca viveva un vecchio generale, che aveva passato tutta la sua vita ad andare in giro per penitenziari; si fermava davanti ai deportati e domandava di cosa avessero bisogno. 

Raramente chiedeva dei loro reati, sebbene ascoltasse con attenzione se era il condannato che cominciava a parlare. Parlava con loro come fossero fratelli, ma loro per primi, alla fine, lo considerarono un padre. 

Così aveva fatto per molti anni, fino alla sua morte; era arrivato al punto che tutti in Russia lo conoscevano. Mi ha raccontato un ex deportato che aveva personalmente verificato come i più inveterati criminali si ricordassero del generale. In verità, non lo ricordavano con fervore o particolare solennità. Ma avveniva che uno di quei “disgraziati”, che magari aveva ucciso una dozzina di persone, a un tratto, di punto in bianco, sospirava e diceva: “Ma ora sarà ancora vivo il vecchio buon generale?”.

Come fate a sapere quale seme avesse lasciato cadere quel “vecchio buon generale” nell’anima di un uomo che, dopo vent’anni, non l’aveva più dimenticato? Perché qui si tratta della vita intera e delle innumerevoli sue ramificazioni. Il miglior giocatore di scacchi, il più acuto scacchista può computare anticipatamente solo alcune mosse. 

Quante sono qui le mosse di cui restiamo all’oscuro? Gettando il vostro seme, gettando la vostra buona azione, in qualsiasi forma essa sia, donate parte della vostra individualità e accogliete in voi una parte dell’individualità altrui; partecipate con reciprocità alla vita dell’altro. 

D’altro canto, tutte le vostre idee, tutti i semi che avete gettato, quelli che forse voi stesso avete dimenticato, germoglieranno e cresceranno: chi avrà ricevuto qualcosa da voi, lo trasmetterà a qualcun altro. 

Pertanto, come fate a sapere quale ruolo avrete avuto nel compimento delle sorti umane?"

Fedor Dostoevskij, L'idiota.

Terapie olistiche e bionaturali - Lomazzo (CO) - Buttrio (UD)  www.paologbianchi.com 

mercoledì 8 giugno 2022

CHI E' STATO IL TUO MAESTRO? - PER RIFLETTERE - COUNSELING



"Quando il grande mistico Sufi, Hassan, stava morendo, qualcuno chiese: “Hassan, chi è stato il tuo Maestro?”

Egli rispose: “Ho avuto migliaia di Maestri. Se dovessi riferirti tutti i loro nomi, impiegherei mesi, anni e non ne avrei il tempo. Ma voglio parlarti di tre dei miei Maestri.

Uno era un ladro.

Una volta mi persi in un deserto e quando raggiunsi un villaggio era molto tardi, tutto era chiuso.
Alla fine trovai un uomo che stava cercando di fare un buco nel muro di una casa. Gli chiesi se poteva indicarmi un posto dove stare, e lui mi disse: “A quest’ora della notte è difficile, ma puoi stare con me, se riesci a vivere con un ladro!”
E quell’uomo era così bello che rimasi con lui per un mese! E ogni notte mi diceva: “Ora vado al lavoro. Tu riposati, prega”. Quando ritornava, gli chiedevo: “Sei riuscito a prendere qualcosa?”. E lui rispondeva: “Non stasera. Ma domani ci riprovo, se Dio vuole…” Non perdeva mai la speranza, era sempre felice.

Per anni e anni ho meditato senza che succedesse niente, e molte volte arrivava il momento in cui ero così disperato, così senza speranza, che pensavo di smetterla, con tutte queste sciocchezze. Poi all’improvviso mi ricordavo di quel ladro che all’improvviso diceva: “Se Dio vuole, domani accadrà”.

Il mio secondo Maestro è stato un cane.

Ero assetato e stavo andando al fiume quando arrivò un cane. Anche lui aveva sete. Guardò nel fiume, ci vide dentro un altro cane – la sua immagine riflessa – e si spaventò. Si mise ad abbaiare e scappò via, ma la sua sete era tale che tornò indietro. Alla fine nonostante la paura saltò in acqua, e l’immagine scomparve. Seppi che mi era arrivato un messaggio da Dio: si deve saltare nonostante tutte le paure.

Il mio terzo Maestro è stato un bambino.

Entrando in una città vidi un bambino che trasportava una candela accesa. Stava andando a portarla alla moschea. Per scherzo, chiesi al bambino: “Hai acceso tu la candela?”. Mi rispose: “Sì, signore”. Gli domandai: “C’è stato un momento in cui la candela era spenta, e poi un momento in cui la candela era accesa. Sei in grado di mostrarmi la fonte da cui è venuta la luce?”. Il bambino rise, spense la candela, e mi chiese: “Hai visto la luce andarsene. Dove è andata? Dillo tu a me!”. Il mio ego era scosso, tutta la mia conoscenza era scossa. E in quel momento percepii la mia stupidità. Da allora abbandonai tutte le mie pretese di conoscenza.”.

E’ vero che io non ho avuto un Maestro. Questo non vuol dire che non sia stato un discepolo. Ho accettato l’intera esistenza come Maestro. Per me, essere discepolo è stato un coinvolgimento più grande del tuo. Io mi sono affidato alle nuvole, agli alberi… mi sono affidato all’esistenza in quanto tale. Non ho avuto un Maestro, perché ho avuto milioni di Maestri, ho appreso da ogni possibile fonte.

Essere un discepolo è un dovere lungo il cammino.

Che cosa significa essere un discepolo? Significa essere in grado di apprendere, essere disponibile all’apprendimento, essere vulnerabile di fronte all’esistenza. Con un Maestro inizi ad imparare, ad apprendere… pian piano entri in sintonia, pian piano capisci che allo stesso modo puoi entrare in sintonia con l’intera esistenza. Il Maestro è una piscina in cui imparare a nuotare. Quando hai imparato, tutti gli oceani sono tuoi.
 

Osho 🌹-The Secret of Secrets

Terapie Olistiche e bionaturali - Lomazzo (CO) - Buttrio (UD)

Percorsi di benessere e crescita personale - Il benessere alla portata di tutti!

venerdì 28 gennaio 2022

LA VITA? UNA TAZZA DA RIEMPIRE... - PER RIFLETTERE


 

 

 "Vai in giro con la tua tazza di caffè... E all'improvviso qualcuno ti spinge facendoti versare caffè ovunque.
Perché hai rovesciato il caffè?
Perché qualcuno mi ha spinto!
 Risposta sbagliata!
Hai rovesciato il caffè perché avevi il caffè nella tazza.
Se avessi preso il tè... avresti rovesciato il tè.
Quello che hai nella tazza è ciò che verserai.
Quindi... Quando la vita scuote, quello che hai dentro... Verserai.
Puoi attraversare la vita fingendo che la tua tazza sia piena di virtù, ma quando la vita ti spinge, verserai ciò che esiste realmente dentro di te.
La verità viene sempre alla luce.
Quindi, dovrai chiederti: "Cosa c'è nella mia tazza?"
Quando la vita si fa dura... cosa verserò?
Gioia... Grazia... Pace... Gentilezza... Umiltà?
O rabbia... amarezza... parole dure o reazioni?
Tu scegli!
Ora... Lavora per riempire la tua tazza di gratitudine... Perdono... Gioia... Parole positive e gentili... Generosità... E amore per gli altri.
Qualunque cosa sia nella tua tazza, sei responsabile.
E guarda che la vita scuote.
A volte scuote forte.
Scuote più volte di quanto possiamo immaginare...
Sei responsabile di quello che c'è nella tua tazza. Cosa c'è dentro?"

dal web 

 

Terapie olistiche e bionaturali - Lomazzo (CO) - Buttrio (UD) - Mestre (VE)

venerdì 22 gennaio 2021

LE VERITA’ NASCOSTE

 

 



 

Prendo spunto dal titolo di questo famoso film thriller per riprendere il tema di come le situazioni siano spesso ben differenti da come ci appaiono.

 

Come ho già avuto modo di dire ogni situazione va valutata da differenti punti di vista e, soprattutto, essere consapevoli che ciò che vediamo e viviamo è filtrato da tutta la nostra esperienza, attraverso i nostri sensi, e attraverso le nostre emozioni e sentimenti.

 

Come valutare ogni situazione per essere oggettivi e non soggettivi?

 

Prima di tutto separare in modo analitico i fatti dalle opinioni. Il nostro pregresso è fatto da condizionamenti e visioni che ci sono stati inculcati come dati imprescindibili, ma non sempre è così. Ciò che riteniamo fonti di verità assoluta spesso sono solo delle “visioni” che abbiamo appreso nell’arco degli anni.

 

Essere consapevoli che non siamo il centro del mondo, ma una parte importante. Ogni situazione che ci accade è spesso frutto di un lungo lavoro del quale siamo compartecipi per cui “nulla accade per caso”. Vivere quindi la situazione cercando di valutarla dall’esterno e riducendo al minimo i nostri condizionamenti.

Usare il nostro sistema valoriale senza esserne schiavi. I valori sono importanti, ma non devono essere l’unico principio fondante della nostra esistenza: devono essere una guida, una ispirazione continua al miglioramento, ma anche farci sentire liberi di scegliere, agire e commettere errori.

Sbagliando si impara: il vecchio detto vale sempre. Se non si cade non si apprende come evitarlo e questo vale per ogni situazione. È più interessante allenarci continuamente sia ad evitare le cadute che ad avere una forza di riserva utile a rialzarci.

Gestire l’imprevisto: le cose accadono, le situazioni ci travolgono, ma questo non significa che dobbiamo lascarci travolgere. Una tecnica molto famosa è quella che ci insegna a dominarle, o meglio a seguirne il flusso senza esserne pressati (FLOW ESPERIENCE). Qui è importante capire e fare una netta distinzione tra tutto quello che dipende da me e quello che dipende da altri tirando poi le nostre debite conclusioni.

Meditare: molti rifuggono i momenti di silenzio o li utilizzano solo per commiserarsi o vedere “il bicchiere mezzo vuoto”. Il silenzio e lo spazio che ne consegue intorno a noi serve per ritrovare chiarezza di sentimenti e azioni e per ricaricarci evitando i troppi condizionamenti esterni, le numerose critiche fini a se stesse e i consigli non richiesti.

Chiedere scusa: ammettere i propri errori non è segno di debolezza, anzi ci permette di correggere il cammino ed evitare di ricadere nella trappola.

La verità ha sempre tante sfaccettature: proprio per questo è molteplice e differenziata. 

Affascinante.