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mercoledì 8 giugno 2022

CHI E' STATO IL TUO MAESTRO? - PER RIFLETTERE - COUNSELING



"Quando il grande mistico Sufi, Hassan, stava morendo, qualcuno chiese: “Hassan, chi è stato il tuo Maestro?”

Egli rispose: “Ho avuto migliaia di Maestri. Se dovessi riferirti tutti i loro nomi, impiegherei mesi, anni e non ne avrei il tempo. Ma voglio parlarti di tre dei miei Maestri.

Uno era un ladro.

Una volta mi persi in un deserto e quando raggiunsi un villaggio era molto tardi, tutto era chiuso.
Alla fine trovai un uomo che stava cercando di fare un buco nel muro di una casa. Gli chiesi se poteva indicarmi un posto dove stare, e lui mi disse: “A quest’ora della notte è difficile, ma puoi stare con me, se riesci a vivere con un ladro!”
E quell’uomo era così bello che rimasi con lui per un mese! E ogni notte mi diceva: “Ora vado al lavoro. Tu riposati, prega”. Quando ritornava, gli chiedevo: “Sei riuscito a prendere qualcosa?”. E lui rispondeva: “Non stasera. Ma domani ci riprovo, se Dio vuole…” Non perdeva mai la speranza, era sempre felice.

Per anni e anni ho meditato senza che succedesse niente, e molte volte arrivava il momento in cui ero così disperato, così senza speranza, che pensavo di smetterla, con tutte queste sciocchezze. Poi all’improvviso mi ricordavo di quel ladro che all’improvviso diceva: “Se Dio vuole, domani accadrà”.

Il mio secondo Maestro è stato un cane.

Ero assetato e stavo andando al fiume quando arrivò un cane. Anche lui aveva sete. Guardò nel fiume, ci vide dentro un altro cane – la sua immagine riflessa – e si spaventò. Si mise ad abbaiare e scappò via, ma la sua sete era tale che tornò indietro. Alla fine nonostante la paura saltò in acqua, e l’immagine scomparve. Seppi che mi era arrivato un messaggio da Dio: si deve saltare nonostante tutte le paure.

Il mio terzo Maestro è stato un bambino.

Entrando in una città vidi un bambino che trasportava una candela accesa. Stava andando a portarla alla moschea. Per scherzo, chiesi al bambino: “Hai acceso tu la candela?”. Mi rispose: “Sì, signore”. Gli domandai: “C’è stato un momento in cui la candela era spenta, e poi un momento in cui la candela era accesa. Sei in grado di mostrarmi la fonte da cui è venuta la luce?”. Il bambino rise, spense la candela, e mi chiese: “Hai visto la luce andarsene. Dove è andata? Dillo tu a me!”. Il mio ego era scosso, tutta la mia conoscenza era scossa. E in quel momento percepii la mia stupidità. Da allora abbandonai tutte le mie pretese di conoscenza.”.

E’ vero che io non ho avuto un Maestro. Questo non vuol dire che non sia stato un discepolo. Ho accettato l’intera esistenza come Maestro. Per me, essere discepolo è stato un coinvolgimento più grande del tuo. Io mi sono affidato alle nuvole, agli alberi… mi sono affidato all’esistenza in quanto tale. Non ho avuto un Maestro, perché ho avuto milioni di Maestri, ho appreso da ogni possibile fonte.

Essere un discepolo è un dovere lungo il cammino.

Che cosa significa essere un discepolo? Significa essere in grado di apprendere, essere disponibile all’apprendimento, essere vulnerabile di fronte all’esistenza. Con un Maestro inizi ad imparare, ad apprendere… pian piano entri in sintonia, pian piano capisci che allo stesso modo puoi entrare in sintonia con l’intera esistenza. Il Maestro è una piscina in cui imparare a nuotare. Quando hai imparato, tutti gli oceani sono tuoi.
 

Osho 🌹-The Secret of Secrets

Terapie Olistiche e bionaturali - Lomazzo (CO) - Buttrio (UD)

Percorsi di benessere e crescita personale - Il benessere alla portata di tutti!

venerdì 20 agosto 2021

ACCETTAZIONE DI SE: COUNSELING




"Un re andò nel suo giardino e trovò alcuni alberi e delle piante morenti, mentre alcuni fiori erano appassiti.

La quercia disse che stava morendo perchè non poteva essere alta come il pino.

Osservando il pino il re lo trovò sofferente perchè non poteva portare grappoli come la vite.

E la vite stava morendo perchè non poteva fiorire come la rosa.

Infine trovò una pianta, la viola, fresca e fiorente come sempre.
Alla domanda del re la viola rispose: "Mi è sembrato scontato che quando mi hai piantato tu desiderassiuna viola. Se avessi voluto una quercia, un pino, una vite o una rosa, avresti piantato quelle,
allora ho pensato: visto che non posso essere altro che ciò che sono, cercherò di manifestarmi al meglio di me stessa." (OSHO)

Essere se stessi è sempre più complesso soprattutto quando ci si scontra con mentalità e opinioni diverse e si parte dal preconcetto di essere nel giusto. Non si ascolta l'altro anzi si pretende di imporre la propria opinione come verità assoluta.

Essere se stessi e manifestarsi al meglio significa abbracciare il miglioramento continuo. Come? Leggendo, studiando, imparando e soprattutto cercando di essere flessibili, evitare lo scontro inutile e capire che possiamo solo cambiare noi stessi. 

Cambio me stesso per cambiare gli altri: la vera via rispettando la libertà di ognuno è solo questa.


Per conoscere i percorsi di counseling olistico che propongo da anni contattami.



mercoledì 27 gennaio 2021

LA SCHIAVITU’ VOLUTA



 

Oggi mi sono imbattuto in uno scritto di Osho che mi ha fatto molto riflettere.

Lo condivido con voi.

 

Come rendere l’uomo schiavo in 5 passi:

1.     Mantieni l’uomo più debole possibile

2.     Mantieni l’uomo nell’ignoranza e nell’illusione

3.     Mantieni l’uomo spaventato

4.     Mantieni l’uomo più infelice possibile

5.     Mantieni gli uomini lontano gli uni dagli altri

 

Cosa fare quando sentiamo che queste condizioni gravano su di noi?

1.     Prenderci cura di noi stessi, del nostro benessere psicofisico e farlo in modo costante. I modi sono tanti: alimentazione sana e attenta, cura di sé e della propria igiene, cura e lettura dei sintomi e dei propri malesseri attraverso rimedi naturali, attenzione a fare moto e dove non possibile fare esercizi in casa, stare il più possibile all’aria aperta e in luoghi lontani da smog e rumori, non cedere alle facili tentazioni di sconforto, ma reagire ascoltando musica, praticando hobbies, evitando persone “nocive” e cercando quelle “solari” (ho volutamente, visto i tempi, evitato la parola “positive”.

2.     Leggere, studiare e documentarsi da più fonti. Non fermarsi a quello che dice la tv o l’esperto di turno. Anche il più grande uomo di scienza e di cultura se è veramente tale sa di non sapere tutto e di non essere il depositario della verità. Una volta un saggio rabbino mi ha detto di diffidare di tutto, anche di Dio se fosse necessario e di cercare le risposte confrontando con oggettività dati e situazioni, separando i fatti dalle opinioni e soprattutto credendo che una sola verità non esiste.

3.     Vincere la paura con la paura. Di cosa? Di perdere se stessi e la propria liberta di pensiero e di azione e qui re-agire, non accettare la paura fine a se stessa, ma gestirla come monito per aumentare la mia sicurezza: vivere con la mia ombra, insomma, sapendo che è solo un’ombra e non me stesso.

4.     Vincere la tristezza pensando e condividendo affetti, pensieri positivi e creativi, con sano realismo guardando a ciò che si è realmente e al nostro valore infinito di uomini e donne pensanti.

5.     Evitare la solitudine sentendo con tutti i mezzi gli altri, parlare, condividere e soprattutto riconoscere che non si è mai totalmente isolati a meno che non lo si voglia. Unirsi ad altri, se necessario per fare valere i propri diritti e le proprie idee perché è così che si è sempre creata la storia.

 

Al processo di Norimberga chiesero ai gerarchi nazisti come avessero fatto a compiere lo scempio della Shoa e la distruzione di un popolo intero con metodo rigoroso. La risposta sconcertante è stata una: la paura.

 

Perché? Perché la paura abbassa le difese immunitarie facendo ammalare, mette le persone l’una contro l’altra, fa nascere invidie e delazioni, produce ignoranza e disprezzo e crea quel sottobosco necessario a persone meschine perché possano proliferare i loro affari o applicare le loro ideologie.

 

Oggi è il giorno della memoria: il mio pensiero va a tutto il popolo ebraico.

 

 

domenica 20 dicembre 2020

Veridicità - Osho



Veridicità significa autenticità, essere veri, non essere falsi, non usare maschere.
Quale che sia il tuo volto reale, lo mostri… e a qualunque prezzo.

Ricorda, non vuol dire che devi smascherare gli altri. Se sono contenti delle loro bugie, bene, è una loro scelta. Non metterti a smascherare nessuno, perché è questo che la gente pensa. Pensa di dover essere sincera, autentica, e che questo significhi che deve andare a mettere a nudo gli altri.
Ma non è così, ciò che ti devi ricordare è di essere sincero con te stesso. Non c’è bisogno di te per riformare tutti gli altri a questo mondo. Se cresci tu, è sufficiente. Non fare il riformatore, non cercare di dare lezioni agli altri o di cambiarli. Se cambi tu, quello è un messaggio sufficiente.

Essere autentici vuol dire rimanere fedeli al proprio essere. Ma come farlo? Ci sono tre cose da ricordare.

Una, ascolta sempre la tua voce interiore, ascolta ciò che tu vorresti essere.
Non ascoltare mai nessuno quando ti dice cos’è bene per te, altrimenti sprecherai la tua vita. Tua madre vuole che diventi un ingegnere, tuo padre un dottore e tu vuoi essere un poeta. Cosa puoi fare? Certo tua madre ha ragione, perché dal punto di vista finanziario è meglio essere un ingegnere. Anche tuo padre ha ragione: essere un dottore ha un buon valore di mercato.
Un poeta? Sei diventato matto? I poeti sono persone maledette, nessuno li vuole. Non c’è nessun bisogno di loro; il mondo può esistere anche senza poesia. Il mondo non può esistere senza ingegneri, e se c’è bisogno di te hai più valore; se non servi, non hai nessun valore.
Ma se vuoi essere un poeta, sii un poeta. Magari dovrai mendicare. Bene! Magari non diventerai ricco. Non preoccuparti, perché puoi diventare un grande ingegnere e guadagnare tanti soldi, ma non ti sentirai mai realizzato. Ti resterà comunque un desiderio profondo, il tuo essere interiore bramerà essere un poeta.

Ricorda, sii fedele alla tua voce interiore. Può condurti nei pericoli, eppure devi rimanere fedele perché allora c’è la possibilità che un giorno arriverai alla condizione di danzare e celebrare la tua realizzazione interiore.
Guarda sempre qual è la prima cosa per il tuo essere, la più importante, e non permettere agli altri di manipolarti e di controllarti. Sono tanti: tutti sono pronti a controllarti, a cambiarti, a darti un’indicazione che non hai nemmeno chiesto. Tutti ti vogliono dare una guida per la tua vita. Ma la guida esiste dentro di te; solo tu conosci la formula.

Essere autentici vuol dire essere fedeli a se stessi. È un fenomeno molto pericoloso; solo rari individui ci riescono. Ma, se ci riescono, si realizzano. Arrivano a una bellezza, a una grazia e soddisfazione che tu non puoi nemmeno immaginare.
Se tutti hanno un’aria frustrata è perché nessuno ha dato ascolto alla propria voce interiore.

Ascolta sempre la tua voce interiore e nient’altro. Sarai circondato da mille tentazioni, perché ci sono tante persone che vogliono vendere le loro merci. Il mondo è un supermercato, e tutti vogliono vendere le loro cose; sono tutti dei venditori. Ma se dai ascolto a tutti questi venditori diventerai matto. Non ascoltare nessuno; chiudi gli occhi e ascolta la tua voce interiore. Questo è proprio il senso della meditazione: ascoltare la voce interiore. Questa è la prima cosa.

E poi la seconda – solo se hai fatto la prima puoi fare la seconda – non metterti mai una maschera.
Se sei arrabbiato, sii arrabbiato. È rischioso, ma non metterti a sorridere, perché allora il tuo sorriso è falso, solo una maschera… un esercizio delle labbra, e nient’altro. Il cuore è pieno di rabbia, di veleno, e le labbra sorridono; diventi un fenomeno falso. Quando vuoi essere arrabbiato, sii arrabbiato. Non c’è nulla di male nell’essere arrabbiati.
Se vuoi ridere, ridi. Non c’è nulla di male nel ridere forte. Pian piano vedrai che il tuo sistema ricomincia a funzionare. E quando questo accade, sentirai un suono armonioso, proprio come una macchina il cui motore, quando tutto funziona bene, fa questo rumore armonioso. Il guidatore che ama la sua macchina sa che ora tutto funziona bene, che c’è un’unità organica – il meccanismo funziona perfettamente.
Anche in una persona puoi notare quando il meccanismo funziona bene, sentirai questo suono armonioso intorno a lei. Cammina, e il suo passo è una danza. Parla, e le sue parole portano con sé una sottile poesia. Ti guarda, e ti guarda veramente; non è tiepida, è calda. Quando ti tocca, ti tocca veramente. Puoi sentire la sua energia che arriva nel tuo corpo, una corrente di vita che ti viene passata… perché il suo meccanismo funziona bene.
La seconda cosa è: non usare maschere. Sii vero, qualunque ne sia il prezzo.

La terza cosa sull’autenticità: rimani sempre nel presente, perché tutto ciò che è falso arriva o dal passato o dal futuro.
Ciò che è stato è stato, non preoccupartene. Non portartelo dietro come un fardello, altrimenti non ti permetterà di essere autentico nel presente. Tutto ciò che non è ancora stato, non è ancora stato. Non preoccuparti del futuro, altrimenti si insinuerà nel presente, distruggendolo.
Sii vero rispetto al presente, e sarai autentico. Essere qui e ora vuol dire essere autentici. Né passato, né futuro: questo momento è tutto, è tutta l’eternità.

Con queste tre cose arrivi a ciò che Patanjali chiama veridicità. Allora tutto ciò che dici è vero. Normalmente pensi di dover fare uno sforzo per dire la verità. Io non dico questo, io dico che quando crei l’autenticità, tutto ciò che dici sarà vero.
Una persona autentica non può mentire, tutto ciò che dice sarà vero.
Quindi non ti dico: “Di’ la verità”. Ti dico: “Sii autentico e tutto ciò che dici sarà vero”.

Osho