Mettete otto scimmie in una stanza. Al centro, una scala. In cima, un casco di
banane appeso al soffitto.
Ogni volta che una scimmia prova a salire per prenderle, tutte vengono colpite
da una doccia d’acqua gelida. È un’esperienza talmente spiacevole che presto,
quando una tenta di salire, le altre la aggrediscono per impedirglielo: non
vogliono bagnarsi di nuovo.
In poco tempo, nessuna delle otto osa più avvicinarsi alla scala.
Poi, una delle scimmie originali viene sostituita con una nuova. La nuova
arrivata, curiosa, vede le banane e non capisce perché nessuno le prenda. Prova
a salire, ma appena mette una mano sulla scala, le altre le saltano addosso e
la picchiano.
Sorpresa, impara subito la lezione: non si sale. Non sa perché, ma si adegua.
Poi viene sostituita un’altra scimmia. Anche lei tenta di salire, e viene
picchiata. E tra chi la colpisce c’è pure la prima nuova arrivata – che non sa
il motivo, ma lo fa lo stesso.
Così, una dopo l’altra, tutte le scimmie originarie vengono sostituite. Ora
nessuna di loro ha mai sentito l’acqua gelida, eppure, se una prova a salire la
scala, le altre la aggrediscono senza esitazione. Nessuna sa perché. Ma tutte
lo fanno.
Ed è così che nascono – e si tramandano – le
abitudini cieche, i pregiudizi e le tradizioni che nessuno osa mettere in
discussione.
Prima di seguire una regola, una consuetudine o un giudizio solo perché “si è
sempre fatto così”, fermiamoci un momento. Pensiamo. Chiediamoci se davvero ha senso.
Perché il mondo non cambia quando gli altri smettono di picchiare chi sale la
scala, ma quando qualcuno trova il coraggio di salire lo stesso
La parabola delle otto scimmie descrive la dinamica del condizionamento
collettivo. Racconta come le persone perpetuino abitudini e credenze che non
appartengono più al presente.
Carl Gustav Jung lo definiva inconscio collettivo: “Finché non renderai
l’inconscio conscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.”
Le scimmie imparano a temere una punizione che non esiste più, ma reagiscono
come se fosse reale. È il condizionamento vicario: si apprende la paura
osservando altri.
L’abitudine è una forza ambivalente. Crea sicurezza ma spegne la
consapevolezza. William James scriveva: “L’abitudine è il grande anestetico
morale.”
Socrate ammoniva: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.”
Nietzsche aggiungeva: “Diventa ciò che sei.”
Pensare criticamente è una medicina del pensiero: scioglie le incrostazioni
della paura e restituisce libertà al movimento interiore.
La Medicina Tradizionale Cinese offre una chiave profonda. Ogni emozione è un
movimento del Qi, l’energia vitale. Quando il flusso si blocca, nascono la
sofferenza e la malattia.
“Huangdi Neijing” insegna: “Quando la mente è tranquilla, il corpo è in
equilibrio.”
La paura di salire la scala rappresenta la stasi del Qi del Fegato, che governa
coraggio e crescita. La paura inibisce il Legno, impedendo il rinnovamento.
“La mente che non osa è come il corpo che non respira.” – proverbio taoista.
La guarigione è ritorno al flusso: movimento, armonia e spontaneità del vivere.
La filosofia è medicina dell’anima. Sun Simiao scriveva: “Il saggio cura prima
la mente, poi il corpo.”
Il pensatore, come il medico, cerca la causa profonda. Le convinzioni non
esaminate sono la radice della sofferenza. La parabola ci invita a comprendere
e rinnovare, non a distruggere.
Le religioni autentiche insegnano discernimento:
“Esaminate ogni cosa, trattenete ciò che è buono.” – San Paolo
“La verità vi renderà liberi.” – Gesù di Nazareth
“Colui che conosce gli altri è saggio, ma chi conosce se stesso è illuminato.”
– Lao Tzu
“La fede cieca è una prigione dorata.” – Buddha Shakyamuni
Le neuroscienze confermano: la ripetizione rafforza le connessioni sinaptiche,
ma la mente può cambiare.
“Le cellule nervose che si attivano insieme, si connettono insieme.” – Donald
Hebb
“Non possiamo risolvere i problemi con la stessa mente che li ha creati.” –
Albert Einstein
Ogni volta che osserviamo un automatismo e lo interrompiamo, creiamo una nuova
via neuronale. È auto-medicina, libertà mentale e armonia corporea.
Salire la scala non è ribellione, ma comprensione. È scegliere di agire per
consapevolezza.
“Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire nonostante
essa.” – Aristotele
“Respirare consapevolmente è il primo atto di libertà.” – Thich Nhat Hanh
Respirare, pensare, vivere: tre forme di guarigione interiore.
La
libertà del pensiero è la medicina più profonda. Ogni volta che smettiamo di chiederci
“perché”, lasciamo che il passato governi il presente.
“Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei.” – iscrizione del Tempio
di Delfi
Il pensiero libero cura la mente, armonizza il corpo e restituisce all’anima il
suo respiro originario.
Bibliografia essenziale:
1. Huangdi Neijing – Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo
2. Jung, C. G. – L’uomo e i suoi simboli (1964)
3. Lao Tzu – Tao Te Ching
4. Aristotele – Etica Nicomachea
5. William James – Principles of Psychology (1890)
6. Sun Simiao – Prescrizioni di mille ori per le emergenze
7. Socrate
– Dialoghi platonici
8. Nietzsche, F. – Così parlò Zarathustra
9. Einstein, A. – Out of My Later Years
10. Thich Nhat Hanh – Il miracolo della presenza mentale

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