domenica 8 febbraio 2026

Presenza, energia e senso: la dimensione spirituale tra aiuto e relazione




Il momento più importante di un trattamento? E' l’istante in cui il terapeuta entra nella stanza e “arriva davvero”. Non è ancora gesto, non è ancora tecnica. È un assetto interiore. In quel breve spazio si decide molto più di quanto la pratica occidentale abbia a lungo voluto ammettere. 

La Medicina Tradizionale Cinese, in questo, non offre risposte mistiche ma una visione radicalmente concreta: il benessere non nasce dalla correzione di una parte, ma dall’armonia di una totalità vivente.

Nella MTC non esiste una separazione netta tra dimensione corporea, psichica ed energetica. Il riferimento allo Shen, spesso tradotto frettolosamente e maldestramente come “spirito”, indica piuttosto la qualità della coscienza incarnata, la lucidità emotiva e la capacità di relazione dell’essere umano. 

Come ricordano i testi classici attribuiti all’Huangdi Neijing, “quando lo Shen è saldo, l’uomo è in accordo con il Cielo e la Terra”. Non si tratta di trascendenza, ma di coerenza interna. Questa impostazione trova una sorprendente consonanza con il pensiero aristotelico, laddove l’anima non è entità separata ma forma del corpo vivente, principio organizzatore della materia (Aristotele, De Anima).

La spiritualità della MTC non chiede adesione ideologica, né tantomeno fede. È una spiritualità funzionale, osservabile nei suoi effetti. Confucio, nei Dialoghi, ricorda che l’uomo nobile coltiva l’armonia senza uniformità: un’affermazione che ben descrive l’approccio energetico cinese, dove l’equilibrio non coincide con la normalizzazione ma con l’espressione ordinata della differenza. In questo senso, parlare di spiritualità significa parlare di relazione, di ascolto dei ritmi, di capacità di non forzare.

Se ci spostiamo nella tradizione occidentale, ritroviamo un’eco simile nel pensiero di Ippocrate, quando afferma che è più importante conoscere l’uomo che ha la malattia che la malattia che ha l’uomo. Questa visione attraversa i secoli e riemerge con forza nella Schola Medica Salernitana, dove il Regimen Sanitatis — pur nel linguaggio del tempo — insiste su equilibrio, misura, stile di vita e qualità dell’animo come fattori determinanti del benessere complessivo. Non è un caso che proprio a Salerno si sia tentata una sintesi tra saperi medici, filosofici e spirituali, anticipando una medicina integrata ante litteram.

Hildegarda di Bingen, figura spesso relegata a un ambito devozionale, rappresenta invece un esempio potente di sguardo unitario sull’essere umano. Nei suoi scritti medico-naturalistici, rielaborati in edizioni critiche recenti, descrive l’uomo come nodo di forze cosmiche, naturali e interiori. La sua idea di viriditas, intesa come forza verdeggiante che anima ogni livello dell’esistenza, dialoga sorprendentemente con il concetto di Qi come dinamica vitale. 

In entrambi i casi, il benessere non è assenza di sintomi, ma pienezza di espressione.

Da un punto di vista psicologico contemporaneo, questa integrazione trova riscontro nelle teorie embodied e nella psicologia fenomenologica. Autori come Shaun Gallagher sottolineano come la coscienza emerga dall’interazione continua tra corpo, ambiente e significato. 

Anche Carl Gustav Jung, pur provenendo da un’altra epoca, aveva intuito che la dimensione simbolica non è evasione dalla realtà ma sua struttura portante. Quando Jung afferma che “chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”, ci invita a considerare l’interiorità come spazio operativo, non come rifugio.

La MTC, in questo scenario, chiede al terapeuta una qualità specifica: presenza. Non una spiritualità dichiarata, ma una postura interiore allenata. Il praticante non è chiamato a “credere”, bensì a essere sufficientemente vuoto da ascoltare. Laozi, nel Daodejing, afferma che l’utilità del vaso risiede nel suo vuoto: un’immagine che descrive con precisione il ruolo del terapeuta energetico. Più il suo Shen è disturbato, più il trattamento rischia di diventare meccanico o invasivo.

Questo non significa che l’efficacia dipenda da stati alterati di coscienza o da intenzioni salvifiche. La MTC classica è estremamente pragmatica. 

Sun Simiao, grande medico della dinastia Tang, ricordava che il medico eccellente coltiva prima il proprio cuore-mente (Xin), perché da lì nasce la chiarezza diagnostica. Oggi potremmo tradurre questo invito come lavoro su di sé, regolazione emotiva, consapevolezza dei propri limiti. 

In ambito pedagogico, Paulo Freire parlerebbe di coerenza tra parola e presenza: non si può accompagnare un processo se non lo si incarna.

Nel dialogo con il pensiero cristiano, emerge un’ulteriore risonanza. Nei Vangeli, Gesù guarisce spesso attraverso la relazione e la parola, ma sempre partendo da uno sguardo che riconosce l’altro nella sua interezza. “La tua fede ti ha salvato”, si legge più volte: una frase che, letta simbolicamente, rimanda alla capacità di affidarsi a un processo, di entrare in relazione con un ordine più ampio. 

Anche qui, il benessere è legato al senso, non alla sola riparazione.

In tempi recenti, la riflessione sulla spiritualità laica ha trovato spazio anche nelle neuroscienze contemplative. Studi post-2020 mostrano come stati di presenza, attenzione aperta e regolazione del respiro abbiano effetti misurabili sui sistemi neurovegetativi. Senza scomodare il sacro, si torna a parlare di equilibrio, adattamento e forza interiore. Termini che la MTC utilizza da millenni, con un linguaggio diverso ma con sorprendente precisione clinica.

Il rischio, oggi, è ridurre tutto questo a narrazione estetica o marketing del benessere. 

La spiritualità, svuotata della sua funzione regolativa, diventa ornamento. La MTC, invece, chiede rigore, chiede studio, osservazione, capacità di tollerare la complessità. 

Come ricorda Edgar Morin, la conoscenza autentica non semplifica, ma connette. E connettere significa accettare che l’essere umano non è mai solo un corpo, né solo una psiche, né solo energia, ma un campo dinamico in relazione costante.

In questa prospettiva, il riequilibrio energetico diventa un atto educativo nel senso più alto del termine: educere, tirare fuori ciò che è già presente ma disordinato. Il terapeuta non aggiunge, non corregge, non impone, ma facilita. 

Ed è qui che la dimensione spirituale della MTC mostra il suo volto più maturo: non promessa di guarigioni miracolose, ma accompagnamento competente verso una maggiore coerenza interna dove gli strumenti e le tecniche utilizzate sono il supporto e non la soluzione.

In sintesi:

  • La MTC include una visione spirituale dell’essere umano

  • Non è una medicina "religiosa"

  • Il terapeuta non deve essere “spirituale”, ma radicato, che cerca di essere pulito interiormente, presente, che crede nella dimensione verticale per proporla in quella orizzontale.

  • Più il praticante è centrato, più il trattamento è fine

  • La spiritualità è il supporto, non un requisito né un vessillo da sbandierare, ma da vivere nel silenzio del quotidiano

Oggi, nei miei studi di Lomazzo e Buttrio, questo approccio prende forma in percorsi individuali di riequilibrio energetico orientati al benessere globale della persona. 

Un lavoro che integra ascolto, trattamento e consapevolezza, senza scorciatoie e senza dogmi, ma con profondo rispetto per l’unicità di ogni individuo. 

Se senti che è il momento di abitare meglio il tuo spazio interiore e ritrovare una maggiore armonia nel quotidiano, il primo passo è concederti un incontro autentico.


Bibliografia essenziale 

  • Gallagher S., Action and Interaction, Oxford University Press, 2020
  • Morin E., La lezione della complessità, Raffaello Cortina, 2021
  • Kohn L., Chinese Medicine and Healing, Three Pines Press, 2021
  • Unschuld P. U., Huang Di Nei Jing: Nature, Knowledge, Imagery, University of California Press, ed. aggiornata 2022
  • Hildegard von Bingen, Physica, edizione critica commentata, 2021
  • Jung C. G., Opere, edizione riveduta e aggiornata, Bollati Boringhieri, 2020
  • Simiao S., Essential Prescriptions Worth a Thousand Gold, ed. moderna annotata, 2023
  • Freire P., Pedagogia dell’autonomia, edizione aggiornata, 2021

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