martedì 17 febbraio 2026

Svegliamoci Dal Sonno

 


Svegliamoci Dal Sonno – Corpo, Coscienza Ed Energia Tra Tradizione Benedettina E Approccio Olistico

 «Svegliamoci dunque finalmente dal sonnoapriamo gli occhi alla luce divina e ascoltiamo con orecchi attoniti la voce potente di Dio che ogni giorno ci esorta.»  (Benedetto da Norcia, Regola - Prologo)

Svegliamoci dunque finalmente dal sonno. Questa esortazione, posta da San Benedetto da Norcia all’inizio della sua Regola, attraversa i secoli con una forza che sorprende ancora oggi. Non è un richiamo morale né un imperativo ascetico nel senso stretto del termine, ma un invito radicale alla presenza.

Il sonno di cui parla Benedetto non è quello fisiologico, bensì uno stato di torpore esistenziale, una condizione in cui il corpo vive ma non sente, la mente pensa ma non comprende, l’energia circola ma non nutre realmente la vita. In questo senso, l’antica intuizione monastica si rivela straordinariamente affine alle moderne prospettive sul lavoro corporeo e sulla consapevolezza.

Nel corpo addormentato si riflette una coscienza frammentata.

Le neuroscienze contemporanee hanno mostrato come l’esperienza corporea sia intimamente legata ai processi di attenzione e di regolazione emotiva.

Antonio Damasio ha affermato che «la coscienza inizia come un sentimento del corpo», indicando come la percezione somatica sia il fondamento stesso dell’esperienza soggettiva.

Questa visione dialoga in modo naturale con l’antropologia benedettina, nella quale l’essere umano è un’unità inscindibile di corpo, anima e spirito.

Anche Maurice Merleau-Ponty ricordava che «il corpo non è un oggetto nel mondo, ma il nostro mezzo generale per avere un mondo». Svegliarsi dal sonno significa allora tornare ad abitare il corpo come luogo primario di relazione con la realtà.

Nel lavoro corporeo olistico, il risveglio non avviene per imposizione, ma per ascolto. L’ascolto è una parola chiave tanto nella Regola di San Benedetto quanto nei percorsi di consapevolezza somatica.

«Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro e inclina l’orecchio del tuo cuore», scrive Benedetto. Questo ascolto del cuore può essere letto oggi come una raffinata capacità interocettiva, ovvero la percezione degli stati interni del corpo.

La psicologia contemporanea riconosce che l’interocezione è fondamentale per il benessere psico-fisico; Stephen Porges, con la sua teoria polivagale, ha mostrato come la regolazione del sistema nervoso autonomo passi attraverso una percezione sicura e integrata del corpo.

Anche la tradizione orientale ha da sempre considerato il sonno della coscienza come una perdita di contatto con il flusso vitale.

Nel Tao Te Ching si legge che «chi è in armonia con il Tao è come un neonato», immagine che richiama uno stato di presenza piena, non ancora frammentata da tensioni e condizionamenti. Nel Buddhismo, il termine sati, spesso tradotto come mindfulness, indica una presenza vigile e incarnata, lontana sia dall’agitazione sia dall’ottundimento.

Thich Nhat Hanh ha scritto che «la consapevolezza è la capacità di essere pienamente presenti, corpo e mente uniti». Questo stato di unità è precisamente ciò che viene meno nel “sonno” di cui parla Benedetto.

La Medicina Tradizionale Cinese offre una chiave di lettura particolarmente feconda per comprendere il risveglio dal sonno in termini energetici.

Secondo la MTC, la salute dipende dalla libera circolazione del Qi, l’energia vitale che anima ogni funzione dell’organismo. Quando il Qi ristagna o si disperde, compaiono rigidità, affaticamento, confusione mentale.

Il Classico dell’Imperatore Giallo afferma che «quando il Qi è in armonia, lo spirito è calmo». Il sonno della coscienza può essere interpretato come una disarmonia tra Qi, Shen e corpo, dove lo Shen, la dimensione psico-spirituale, perde radicamento. Il lavoro corporeo orientato al riequilibrio energetico mira proprio a ristabilire questa coerenza.

Dal punto di vista pedagogico, il risveglio non è mai un atto istantaneo, ma un processo graduale. John Dewey sosteneva che «non apprendiamo dall’esperienza, ma dalla riflessione sull’esperienza».

Applicata al corpo, questa affermazione suggerisce che il movimento, la postura spontanea, il respiro diventano trasformativi solo quando sono accompagnati da una qualità di attenzione.

Paulo Freire parlava di coscientizzazione come di un atto di liberazione dall’automatismo. In ambito olistico, questa liberazione passa attraverso pratiche che restituiscono al soggetto la percezione di sé come campo vivo e sensibile.

Anche la psicologia analitica ha descritto il sonno come metafora di una vita non integrata.

Carl Gustav Jung affermava che «finché non rendi conscio l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino». Il corpo è uno dei principali depositari dell’inconscio, attraverso tensioni croniche, schemi respiratori, adattamenti posturali profondi. Svegliarsi significa portare luce in questi territori, non per correggerli forzatamente, ma per integrarli. In questo senso, il lavoro corporeo diventa una pratica di conoscenza.

La tradizione cristiana, oltre a Benedetto, è ricca di immagini che collegano vigilanza e incarnazione. Sant’Agostino scriveva che «ritornare in se stessi è il primo passo per ritornare a Dio». Questo ritorno a sé non è astratto, ma passa inevitabilmente attraverso la carne, il respiro, il ritmo.

La teologia contemporanea ha riscoperto l’importanza del corpo come luogo teologico; Romano Guardini sottolineava che la vita spirituale autentica non si oppone alla vita sensibile, ma la trasfigura.

Nel contesto attuale, segnato da iperstimolazione e disconnessione, il sonno di cui parlava San Benedetto assume nuove forme. Non è più solo inerzia, ma dispersione.

Byung-Chul Han ha descritto la nostra epoca come una società della stanchezza, in cui l’eccesso di prestazione conduce a una perdita di profondità. Il lavoro di riequilibrio energetico si propone allora come uno spazio di rallentamento consapevole, in cui il sistema corpo-mente può riorganizzarsi secondo ritmi più umani.

Svegliarsi dal sonno, oggi, significa recuperare una qualità di presenza incarnata che attraversa tradizioni, discipline e saperi.

Dalla Regola di San Benedetto alla Medicina Tradizionale Cinese, dalla psicologia del profondo alle pratiche contemplative orientali, emerge una visione convergente: il benessere nasce dall’unità. 

Quando il corpo è ascoltato, l’energia fluisce; quando l’energia fluisce, la coscienza si chiarifica; quando la coscienza è vigile, la vita ritrova senso.

Questo percorso non è teorico, ma esperienziale. È un invito concreto a risvegliarsi attraverso il corpo, a rientrare in contatto con la propria vitalità profonda, a sperimentare un riequilibrio energetico che sostiene il benessere generale e la qualità della vita quotidiana.

Questo lavoro prende forma solo in percorsi personalizzati che accompagnano la persona a uscire dal sonno dell’automatismo per ritrovare una presenza viva, stabile e radicata.

Svegliarsi è possibile, e il corpo è la porta d’ingresso.

 

Bibliografia essenziale 

  • Damasio A., Sentire e conoscere. Il corpo come origine della coscienza, Adelphi, 2021.
  • Porges S., La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, Fioriti, 2022.
  • Han B.-C., La società della stanchezza, Nottetempo, nuova edizione ampliata, 2021.
  • Thich Nhat Hanh, Il miracolo della mindfulness, Garzanti, ed. aggiornata 2022.
  • Guardini R., Il senso della Chiesa, Morcelliana, ed. critica 2021.
  • Jung C.G., L’uomo e i suoi simboli, Bollati Boringhieri, ristampa commentata 2023.
  • Merleau-Ponty M., Fenomenologia della percezione, Bompiani, ed. rivista 2022.
  • Huangdi Neijing, Il Canone di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo, trad. e commento, Hoepli, 2021.
  • Siegel D., Mindsight. La nuova scienza della trasformazione personale, Raffaello Cortina, 2023.
  • Rossi E., Psicobiologia del cambiamento corporeo, Edra, 2020.

 

 


 

 

 

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