venerdì 26 giugno 2026

il tappeto come terapia sensoriale 5/5


 

Lo spazio sacro sotto i piedi: tappeto, rito e presenza

In quasi tutte le tradizioni spirituali del mondo, prima di entrare in uno spazio sacro ci si toglie le scarpe. Il gesto è universale — dalle moschee alle pagode buddhiste, dai templi indù alle cappelle di molti monasteri cristiani. Non è soltanto un atto di rispetto: è una transizione somatica. Il piede nudo tocca una superficie diversa. Il sistema nervoso riceve un segnale: sei entrato in un altro regime di attenzione.

Il tappeto di preghiera islamico — il sajjāda — non è decorativo. È lo spazio sacro personale e portatile del fedele: un altare che si arrotola. Su di esso si compiono le cinque preghiere quotidiane; su di esso la fronte tocca il suolo nel gesto del sujūd, la prostrazione. La superficie su cui il corpo si abbassa non è indifferente: deve essere pulita, deve essere propria, deve creare quel confine simbolico tra il mondo ordinario e il tempo della preghiera. È un'ancora sensoriale verso la presenza.

La danza e il tappeto: corpi che abitano il suolo

La danza, tra le arti terapeutiche, è forse quella che più ha riconosciuto l'importanza del rapporto tra il corpo e la superficie su cui si muove. Il pavimento è il partner silenzioso di ogni danzatore: lo spinge, lo sostiene, lo resiste. Le pratiche di danza terapeutica — dalla Danza Movimento Terapia alle forme somatiche come la Continuum Movement — lavorano deliberatamente con la qualità del contatto tra corpo e suolo.

Un pavimento coperto da un tappeto crea una condizione di movimento diversa: più soffice, più silenzioso, più 'perdonante'. Il rischio di caduta percepita diminuisce. Il sistema nervoso si rilassa. I gesti diventano più morbidi, più esplorativi, meno difensivi. Nei contesti di terapia con bambini neurodiversi o con anziani fragili, la presenza di superfici tessute nel setting terapeutico non è mai casuale: è un intervento clinico deliberato.

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio in cinque tappe attraverso una forma d'arte che abitiamo ogni giorno senza quasi accorgercene. Il tappeto non è un oggetto. È un interlocutore. È una superficie che risponde, che ricorda, che cura — silenziosamente, pazientemente, a ogni passo. Come le migliori presenze nella nostra vita.

Portare consapevolezza in ciò che già ci circonda è il primo atto di cura verso sé stessi. Non occorre cercare lontano ciò che è già lì, sotto i piedi.

BIBLIOGRAFIA

Il tappeto islamico e lo spazio sacro

Denny, W. B. (2014). How to Read Islamic Carpets. The Metropolitan Museum of Art / Yale University Press

Sims, E., Marshak, B. & Grube, E. J. (2002). Peerless Images: Persian Painting and Its Sources. Yale University Press

MAO – Museo d'Arte Orientale di Torino (2023). Guardando alla Mecca. I tappeti da preghiera. Catalogo della mostra, Torino

Wikipedia / Enciclopedia islamica Sajjāda (tappeto da preghiera). it.wikipedia.org/wiki/Tappeto_da_preghiera [voce di riferimento generale]

DanzaMovimentoTerapia, grounding e contatto col suolo

Meekums, B. (2002). Dance Movement Therapy: A Creative Psychotherapeutic Approach. Sage Publications

Payne, H. (a cura di) (2006). Dance Movement Therapy: Theory, Research and Practice (2ª ed.). Routledge

Fuchs, T. & Koch, S. C. (2014). Embodied affectivity: on moving and being moved. Frontiers in Psychology, 5, 508

Steckler, T. & Kalin, N. H. (2020). The role of somatic markers and bodily awareness in therapeutic change. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 113, 283–295

Rito, soglia e transizione corporea nelle tradizioni spirituali

van Gennep, A. (2012). I riti di passaggio. Bollati Boringhieri [trad. it. orig. 1909 — fondamentale sui riti di transizione]

Turner, V. (1982). From Ritual to Theatre: The Human Seriousness of Play. PAJ Publications

Eliade, M. (2008). Il sacro e il profano. Bollati Boringhieri [trad. it. — spazio sacro e soglie rituali]



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