Visualizzazione post con etichetta gestione dello stress. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gestione dello stress. Mostra tutti i post

martedì 5 maggio 2026

Quali sono le tue reali priorità?

 



Tra urgenze quotidiane, sovraccarico mentale e ricerca di equilibrio: una riflessione contemporanea sul senso delle scelte umane e del benessere integrato

 

Ci sono momenti in cui la vita sembra scorrere troppo velocemente per permettere una vera riflessione.

 

Le giornate si riempiono di impegni, notifiche, scadenze, responsabilità, richieste continue. Si corre da un luogo all’altro con la sensazione costante di inseguire qualcosa che sfugge sempre un passo più avanti. Eppure, nel silenzio di certe sere o nei brevi spazi sospesi tra un’attività e l’altra, emerge una domanda che nessuna tecnologia riesce davvero a mettere a tacere: quali sono le nostre reali priorità?

 

Questa domanda, apparentemente semplice, rappresenta uno dei grandi interrogativi dell’essere umano contemporaneo. La psicologia cognitiva la collega ai processi decisionali e alla gerarchia motivazionale; la filosofia la interpreta come ricerca di senso; le tradizioni spirituali la vedono come il cuore stesso del cammino interiore.

 

La Medicina Tradizionale Cinese, invece, parla di equilibrio tra Shen, Jing e Qi, ricordandoci che quando l’essere umano perde il contatto con ciò che è essenziale, anche l’energia vitale tende a disperdersi.

 

Il filosofo romano Seneca scriveva: “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”. Una frase che oggi appare incredibilmente attuale. L’essere umano moderno vive spesso in una dimensione di iperattivazione permanente. Il cervello viene continuamente stimolato da informazioni frammentate e la mente entra in uno stato di allerta cronica che la neuropsicologia definisce “sovraccarico cognitivo”. In questa condizione, diventa difficile distinguere ciò che è realmente importante da ciò che semplicemente appare urgente.

 

Anche Viktor Frankl, padre della logoterapia, sosteneva che “chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come”. La priorità autentica nasce infatti dal significato, non dall’automatismo. Quando una persona smette di interrogarsi sul senso delle proprie azioni, rischia di vivere in modalità reattiva, lasciando che siano gli eventi esterni a determinare il ritmo della propria esistenza.

 

La filosofia orientale affronta questo tema con una profondità sorprendente. Lao Tzu, nel Tao Te Ching, affermava: “Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato”. Questa distinzione racchiude una verità fondamentale: molte persone imparano a gestire il mondo esterno, ma raramente dedicano tempo sufficiente alla comprensione delle proprie dinamiche interiori.

 

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’eccesso di pensiero e preoccupazione indebolisce l’energia della Milza, alterando la capacità di centratura e stabilità interiore. Quando la mente rimane costantemente dispersa, anche il corpo manifesta segnali di stanchezza energetica, difficoltà di concentrazione e sensazione di svuotamento emotivo. In quest’ottica, stabilire priorità autentiche non rappresenta soltanto una scelta organizzativa, ma un vero atto di riequilibrio energetico.

 

La società contemporanea tende invece a valorizzare il fare rispetto all’essere. Si misura il valore personale sulla produttività, sulla velocità, sull’efficienza. Tuttavia, numerosi studi nell’ambito della psicologia umanistica evidenziano come il benessere percepito non dipenda esclusivamente dal raggiungimento di obiettivi materiali, ma dalla coerenza tra valori interiori e stile di vita.

 

Abraham Maslow, noto per la teoria della gerarchia dei bisogni, ricordava che l’autorealizzazione rappresenta il vertice dell’esperienza umana. Non basta soddisfare bisogni immediati; l’essere umano necessita di significato, autenticità e appartenenza. Quando le priorità vengono costruite esclusivamente su aspettative sociali o pressioni esterne, si crea una frattura interna che nel tempo può tradursi in disagio emotivo, tensione cronica e perdita di direzione.

 

Anche la tradizione cristiana affronta questo tema con grande profondità simbolica. Nel Vangelo secondo Matteo si legge: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Questa frase non riguarda soltanto il piano spirituale, ma richiama il principio dell’attenzione selettiva: ciò a cui dedichiamo energia mentale ed emotiva diventa inevitabilmente il centro della nostra vita.

 

Il problema è che molte persone non scelgono consapevolmente le proprie priorità. Le subiscono. Vengono assorbite da modelli culturali orientati alla performance continua e finiscono per confondere il valore personale con la quantità di risultati ottenuti. In psicologia questo fenomeno viene collegato alla “validazione esterna”, ovvero il bisogno costante di approvazione da parte dell’ambiente circostante.

 

Carl Gustav Jung osservava che “chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”. Una citazione che apre una riflessione essenziale sul rapporto tra consapevolezza e trasformazione personale. Ogni cambiamento autentico inizia infatti da un processo di osservazione interiore. Comprendere le proprie reali priorità significa interrogarsi su ciò che nutre davvero il proprio equilibrio profondo.

 

Nella tradizione della Schola Medica Salernitana, considerata uno dei più importanti centri medici del Medioevo europeo, emergeva già il concetto di armonia tra mente, corpo, ambiente e stile di vita. Il celebre “Regimen Sanitatis Salernitanum” insisteva sull’importanza della moderazione, del riposo mentale e dell’equilibrio emozionale come elementi fondamentali per il mantenimento del benessere generale.

 

Anche Hildegarda di Bingen, figura straordinaria del XII secolo, mistica, erborista e studiosa delle dinamiche naturali, sottolineava il valore della “viriditas”, ovvero la forza vitale che anima l’essere umano quando vive in armonia con sé stesso e con la natura. Secondo Hildegarda, l’essere umano perde energia quando si allontana dalla propria verità interiore.

 

Questa intuizione trova oggi conferma anche nelle neuroscienze. Numerose ricerche mostrano come la disconnessione dai propri valori profondi possa aumentare i livelli di stress percepito e alterare i meccanismi neurofisiologici legati alla regolazione emotiva. La mente, infatti, non distingue sempre tra conflitto esterno e conflitto interiore: entrambi producono un consumo energetico significativo.

 

Nella cultura orientale il concetto di priorità non è separato dalla qualità della presenza. Il monaco buddhista Thich Nhat Hanh scriveva: “Il momento presente è l’unico momento che abbiamo davvero”. Questa visione richiama la mindfulness contemporanea, oggi ampiamente studiata in ambito clinico e psicologico per i suoi effetti sul riequilibrio emotivo e sulla riduzione della reattività mentale.

 

Spesso le persone cercano il cambiamento attraverso grandi rivoluzioni esteriori, ma trascurano le micro-scelte quotidiane, eppure sono proprio queste a costruire la direzione esistenziale. Ogni volta che si dedica tempo all’ascolto interiore, alla qualità del riposo, alla respirazione consapevole, al silenzio rigenerante, si compie un atto concreto di riallineamento.

 

La Medicina Tradizionale Cinese insegna che l’energia segue l’intenzione. Quando la mente è dispersa in troppe direzioni, il Qi perde fluidità. Al contrario, quando l’essere umano recupera chiarezza e presenza, anche il flusso energetico tende a ritrovare equilibrio.

Confucio affermava: “L’uomo superiore è calmo senza essere arrogante; l’uomo ordinario è arrogante senza essere calmo”. Questa riflessione evidenzia un aspetto centrale della maturità interiore: la serenità nasce dalla chiarezza delle priorità, non dal controllo ossessivo della realtà.

 

In ambito pedagogico, Maria Montessori sosteneva che “l’educazione non è ciò che il maestro dà, ma un processo naturale che si sviluppa spontaneamente nell’essere umano”. Anche la capacità di riconoscere le proprie priorità necessita di educazione interiore. Nessuno nasce davvero consapevole di ciò che conta; questa comprensione si sviluppa attraverso esperienza, ascolto e capacità riflessiva.

Negli ultimi anni, molte ricerche sul burnout hanno evidenziato come l’eccessiva identificazione con il ruolo professionale possa impoverire la percezione identitaria dell’individuo. Quando il lavoro diventa l’unico parametro di valore, si crea una fragilità emotiva che espone a senso di vuoto, irritabilità e perdita di motivazione.

 

Ecco perché le reali priorità non possono essere definite soltanto in termini economici o produttivi. Esse riguardano il modo in cui l’essere umano utilizza la propria energia vitale. Ogni scelta produce infatti un investimento energetico: relazioni, lavoro, pensieri, emozioni, ambienti, abitudini.

 

Nel Bhagavad Gita si legge: “È meglio vivere il proprio destino imperfettamente che imitare perfettamente la vita di qualcun altro”. Una frase che invita a recuperare autenticità in una società spesso dominata dal confronto costante.

 

Anche Erich Fromm distingueva tra l’avere e l’essere. Secondo il celebre psicoanalista, molte persone costruiscono la propria identità sul possesso, dimenticando che il vero benessere nasce dalla qualità dell’esperienza interiore.

 

La cultura moderna tende a premiare l’accumulo: più risultati, più velocità, più connessioni. Ma raramente insegna l’arte della sottrazione. Eppure, talvolta, ritrovare equilibrio significa proprio eliminare il superfluo.

 

La tradizione taoista parla del “wu wei”, l’azione senza forzatura. Non si tratta di passività, ma di una modalità di presenza capace di fluire con il ritmo naturale della vita. Quando le priorità diventano autentiche, diminuisce anche il conflitto interno tra ciò che si desidera e ciò che si vive.

 

Nella pratica clinica contemporanea emerge sempre più chiaramente quanto il sovraccarico emotivo influenzi la percezione del benessere globale. Le persone arrivano spesso esauste non tanto per l’eccesso di impegni, quanto per la mancanza di senso negli impegni stessi.

Aristotele sosteneva che “la felicità dipende da noi”. Una frase apparentemente semplice, ma profondamente rivoluzionaria. Significa riconoscere che il benessere non può essere delegato completamente all’esterno.

 

In questo contesto, il concetto di priorità assume anche una dimensione energetica e relazionale. Quali ambienti frequentiamo? Quali pensieri alimentiamo? Quali relazioni drenano energia e quali invece favoriscono espansione e serenità? Perché l’energia personale è tutto.

 

La Medicina Tradizionale Cinese osserva che emozioni protratte e non elaborate possono alterare il movimento armonico del Qi nei meridiani energetici. La rabbia trattenuta può influenzare il Fegato energetico, la paura persistente indebolire il Rene energetico, mentre l’eccesso di preoccupazione può compromettere il centro energetico legato alla Milza.

Queste antiche osservazioni, oggi reinterpretate anche alla luce della psiconeuroendocrinoimmunologia, mostrano quanto mente e corpo siano profondamente interconnessi.

 

Nel Corano si legge: “In verità, nel ricordo di Dio i cuori trovano pace”. Al di là della specifica tradizione religiosa, questa frase richiama il bisogno universale di ritrovare un centro interiore stabile.

 

Anche Sant’Agostino scriveva: “Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te”. L’essere umano contemporaneo, pur immerso nella tecnologia e nell’efficienza, continua infatti a cercare un’esperienza di significato profondo.

 

La vera priorità non coincide sempre con ciò che produce immediato riconoscimento sociale. Talvolta coincide con il recupero del silenzio, della qualità del respiro, della presenza relazionale, del tempo dedicato a sé stessi.

 

In una società dominata dalla velocità, fermarsi diventa quasi un atto rivoluzionario: eppure proprio nel rallentamento si crea lo spazio necessario per ascoltare ciò che davvero conta.

 

Il filosofo Søren Kierkegaard affermava: “La vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Questa frase invita a sviluppare una consapevolezza dinamica: comprendere il passato per orientare meglio le scelte future.

 

Le priorità autentiche cambiano nel corso dell’esistenza. Ciò che appare essenziale a vent’anni può perdere significato a cinquanta. Per questo motivo è fondamentale mantenere una flessibilità interiore capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere il proprio centro.

 



Anche la respirazione assume un ruolo simbolico e fisiologico importante. Numerose pratiche orientali considerano il respiro un ponte tra mente e corpo. Quando il respiro diventa corto e superficiale, spesso anche la mente entra in uno stato di tensione continua.

 

Recuperare priorità autentiche significa quindi ritrovare coerenza energetica. Significa imparare a dire alcuni “no” per poter finalmente dire dei “sì” più profondi e reali.

 

Nel Talmud si legge: “Non vediamo le cose come sono, ma come siamo”. Questa osservazione evidenzia il ruolo della percezione soggettiva nella costruzione della realtà personale.

 

Molte persone inseguono obiettivi che non appartengono realmente alla propria natura. Lo fanno per abitudine, paura, conformismo o bisogno di approvazione. Tuttavia, nel lungo periodo, questa distanza interiore produce una dispersione energetica che può trasformarsi in stanchezza esistenziale.

 

La ricerca contemporanea sul benessere integrato evidenzia sempre più l’importanza di pratiche orientate alla centratura mentale, alla regolazione emozionale e all’armonia energetica.

 

Non esiste una formula universale valida per tutti. Le reali priorità emergono attraverso un processo personale di ascolto e consapevolezza. Per qualcuno significherà recuperare tempo per la famiglia, per altri dedicarsi alla crescita interiore, per altri ancora ristabilire equilibrio tra attività e recupero energetico.

 

Ciò che accomuna ogni percorso autentico è però la necessità di ritrovare presenza. Perché una vita vissuta soltanto nell’urgenza rischia di allontanare progressivamente dall’essenziale.

 

Oggi più che mai diventa fondamentale imparare a riconoscere ciò che nutre davvero il proprio equilibrio interiore. Non si tratta di inseguire perfezione, ma di costruire una relazione più armonica con sé stessi, con il proprio tempo e con la propria energia.

 

In questo percorso di consapevolezza, il riequilibrio energetico rappresenta un’opportunità concreta per recuperare centratura, fluidità e benessere generale. Attraverso approcci integrati orientati all’ascolto della persona nella sua globalità, è possibile sviluppare una maggiore armonia tra dimensione mentale, emozionale ed energetica.

 

Se senti il bisogno di ritrovare chiarezza, presenza e un nuovo equilibrio nel tuo percorso personale, puoi approfondire questi temi attraverso incontri dedicati al riequilibrio energetico per il benessere generale presso gli studi di Lomazzo (CO) e Buttrio (UD), dove l’ascolto della persona e la valorizzazione delle risorse interiori diventano parte integrante del percorso.

 

Bibliografia

  • Siegel D. J., La mente relazionale, Raffaello Cortina Editore, 2021.
  • Goleman D., Davidson R., La scienza della meditazione, Corbaccio, 2021.
  • Van der Kolk B., Il corpo accusa il colpo, Raffaello Cortina Editore, 2022.
  • Nhat Hanh T., Il miracolo della presenza mentale, Ubaldini Editore, 2021.
  • Pert C., Molecole di emozioni, Macro Edizioni, 2021.
  • Dispenza J., Abitudini da spezzare, Macro Edizioni, 2022.
  • Cheng X., Medicina Tradizionale Cinese: principi fondamentali, Edizioni Mediterranee, 2023.
  • Frankl V., Alla ricerca di un significato della vita, FrancoAngeli, 2021.
  • Fromm E., Avere o Essere ?, Mondadori, 2022.
  •  

© IPHM Paolo G. Bianchi (prof. Disc. L. 4/13) — Tutti i diritti riservati. Riproduzione consentita con citazione dell'autore e della fonte.

 

venerdì 24 aprile 2026

TIENI IL TELEFONO SILENZIOSO? Questo sei tu

 



C’è un gesto semplice, quasi invisibile, che sempre più persone compiono senza attribuirgli particolare importanza: attivare la modalità silenziosa sul proprio telefono. Un’azione apparentemente banale che, osservata con maggiore profondità, rivela implicazioni psicologiche, cognitive ed energetiche sorprendenti. In un’epoca caratterizzata da una continua stimolazione sensoriale, scegliere il silenzio diventa un atto intenzionale, quasi controcorrente, che apre a una riflessione più ampia sul modo in cui l’essere umano gestisce la propria energia interna.

 

Nel pensiero di Blaise Pascal si trova un’affermazione che appare oggi più attuale che mai: “Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper restare tranquilli in una stanza”.

Questa osservazione, formulata secoli fa, anticipa in modo straordinario le attuali ricerche sul sovraccarico cognitivo e sull’impatto delle interruzioni digitali. Il cervello umano, infatti, non è progettato per gestire un flusso continuo e frammentato di informazioni.

Le neuroscienze contemporanee descrivono come ogni notifica interrompa i circuiti attentivi, attivando processi di switching cognitivo che richiedono tempo ed energia per essere ristabiliti.

 

Questa dispersione attentiva non è solo un fenomeno mentale, ma coinvolge anche la dimensione energetica dell’individuo. Nella Medicina Tradizionale Cinese si afferma che “dove va l’attenzione, lì scorre il Qi”, principio che sottolinea come la focalizzazione mentale influenzi direttamente il flusso energetico. Un’attenzione frammentata produce inevitabilmente una dispersione del Qi, generando una condizione di disarmonia interna. Non sorprende quindi che il semplice atto di ridurre gli stimoli esterni possa favorire una sensazione di maggiore centratura.

 

Carl Gustav Jung osservava che “chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”, evidenziando l’importanza dell’introspezione come via di conoscenza. Il silenzio digitale può essere interpretato proprio come uno spazio che permette questo movimento verso l’interno. Non si tratta di isolamento, ma di una riconnessione con il proprio ritmo naturale, spesso soffocato dalla pressione costante della reperibilità.

 

Nel Tao Te Ching si legge: “Il silenzio è una fonte di grande forza”. Questa affermazione racchiude un principio fondamentale: l’assenza di rumore non è vuoto, ma potenziale. Nel contesto moderno, il silenzio digitale diventa uno strumento di autoregolazione, capace di ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico e favorire uno stato di maggiore equilibrio. Le ricerche in ambito psicofisiologico mostrano come la riduzione degli stimoli favorisca una migliore coerenza cardiaca e una regolazione più efficace delle risposte emotive.

 

Anche nella tradizione cristiana il silenzio assume un valore centrale. Nel libro dei Salmi si trova scritto: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”. Questo invito alla quiete può essere interpretato come un richiamo alla presenza, a uno stato di consapevolezza che trascende l’agitazione quotidiana. Sant’Agostino, in continuità con questa visione, affermava che “rientra in te stesso: nell’interiorità dell’uomo abita la verità”. Il silenzio, dunque, non è solo assenza di suono, ma condizione necessaria per l’ascolto profondo.

 

Se si osserva il comportamento di chi sceglie di mantenere il telefono in modalità silenziosa, emergono caratteristiche psicologiche specifiche.

Queste persone tendono a mostrare una maggiore capacità di autoregolazione, una più elevata tolleranza alla solitudine e una gestione più consapevole del tempo.

Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia comportamentale, ha evidenziato come l’attenzione sia una risorsa limitata e preziosa. Proteggerla diventa quindi un atto di cura verso sé stessi.

 

Nel Medioevo, Hildegarda di Bingen descriveva l’essere umano come un sistema in cui corpo, mente e spirito sono intimamente connessi. Nei suoi scritti emerge l’idea che la disarmonia nasca da una perdita di equilibrio tra queste dimensioni.

Questa intuizione trova oggi riscontro nei modelli biopsicosociali, che considerano l’individuo come un sistema complesso e interdipendente. La Schola Medica Salernitana, con il suo approccio integrato, sottolineava l’importanza della moderazione e del ritmo, elementi che risultano profondamente alterati dall’iperconnessione digitale.

 

Il pensiero pedagogico offre ulteriori spunti di riflessione. Maria Montessori sosteneva che “l’educazione deve aiutare la vita”, evidenziando la necessità di creare ambienti che favoriscano lo sviluppo armonico dell’individuo. In questo senso, la gestione consapevole della tecnologia diventa parte integrante di un processo educativo che mira a preservare l’equilibrio interno.

 

Dal punto di vista storico, si può osservare come ogni epoca abbia dovuto confrontarsi con nuove forme di stimolazione. Tuttavia, la rapidità e l’intensità del cambiamento attuale rappresentano una sfida senza precedenti. 

Zygmunt Bauman parlava di “modernità liquida” per descrivere una società caratterizzata da instabilità e continua trasformazione. In questo contesto, il silenzio digitale può essere visto come un tentativo di creare punti di stabilità.

 

La psicologia contemporanea introduce il concetto di “attenzione sostenuta”, fondamentale per il funzionamento cognitivo e per il benessere generale. Mihály Csíkszentmihályi, con la teoria del flow, ha dimostrato come gli stati di immersione profonda siano associati a un elevato livello di soddisfazione. Tuttavia, tali stati richiedono condizioni di continuità che le interruzioni digitali tendono a compromettere.

 

Nella tradizione buddhista si afferma che “la mente è tutto: ciò che pensi, diventi”. Questa prospettiva sottolinea l’importanza della qualità dell’attenzione. Una mente costantemente interrotta diventa instabile, mentre una mente allenata al silenzio sviluppa maggiore chiarezza e presenza. Il silenzio digitale, in questo senso, può essere considerato una pratica contemporanea di consapevolezza.

Anche Confucio, nella sua riflessione etica, evidenziava il valore della misura: “La virtù sta nel mezzo”. Applicata al contesto attuale, questa idea suggerisce la necessità di un uso equilibrato della tecnologia, che non neghi i benefici ma ne limiti gli eccessi.

 

Dal punto di vista energetico, la continua esposizione a stimoli può essere interpretata come una forma di dispersione. La MTC insegna che l’equilibrio deriva dalla libera circolazione del Qi e dall’armonia tra Yin e Yang. Un eccesso di stimolazione può essere visto come una predominanza dello Yang, che necessita di essere bilanciata da momenti di quiete e introspezione.

 

In questo scenario, il silenzio digitale non è solo una scelta pratica, ma una strategia di riequilibrio. È un modo per recuperare uno spazio interno, per ristabilire un contatto con il proprio ritmo naturale. Non si tratta di rinunciare alla tecnologia, ma di utilizzarla in modo consapevole, evitando che diventi una fonte di disarmonia.

 

Come scriveva Viktor Frankl, “tra stimolo e risposta c’è uno spazio, e in quello spazio risiede la nostra libertà”. Il silenzio del telefono crea proprio questo spazio, permettendo una risposta più consapevole e meno automatica. È in questo intervallo che si gioca la possibilità di un reale riequilibrio.

In conclusione, il gesto di silenziare il telefono può essere interpretato come un primo passo verso una maggiore consapevolezza del proprio stato interno. È un invito a rallentare, a osservare, a riconnettersi. In un mondo che spinge costantemente verso l’esterno, scegliere il silenzio diventa un atto di ritorno a sé.

 

Se senti il bisogno di ritrovare questa centratura e desideri approfondire un percorso di riequilibrio energetico orientato al benessere globale, puoi intraprendere un lavoro personalizzato presso i miei studi di Lomazzo e Buttrio, dove accompagno le persone in un processo di armonizzazione profonda attraverso approcci integrati e consapevoli.

 

 

Bibliografia

  • Goleman D. (2021), Focus: attenzione e concentrazione nel mondo moderno
  • Siegel D. (2022), La mente relazionale
  • Porges S. (2021), Teoria polivagale e regolazione emotiva
  • Davidson R., Begley S. (2022), La vita emotiva del cervello
  • Kabat-Zinn J. (2021), Mindfulness per il benessere quotidiano
  • Csíkszentmihályi M. (2021), Flow e psicologia dell’esperienza ottimale
  • Van der Kolk B. (2022), Il corpo accusa il colpo
  • Dispenza J. (2023), Diventa ciò che pensi
  • Pert C. (2021), Molecole di emozione
  • Maté G. (2022), Il mito della normalità

© IPHM Paolo G. Bianchi (prof. Disc. L. 4/13) — Tutti i diritti riservati. Riproduzione consentita con citazione dell'autore e della fonte.


venerdì 10 ottobre 2025

il tempo che ci appartiene

 


Viviamo immersi in un rumore che non si sente, ma che ci attraversa senza sosta: quello del fare continuo, delle notifiche, dei pensieri che non si fermano mai. 

La Medicina Tradizionale Cinese ci ricorda che l’equilibrio nasce dal ritmo, non dalla velocità. 

Come lo Yin e lo Yang, anche l’azione ha bisogno della quiete per rigenerarsi. Fermarsi, ascoltare e ritrovare il silenzio interiore significa permettere allo Shen, lo spirito del Cuore, di tornare limpido. In quel vuoto apparente, l’energia si rinnova e la vita riprende il suo respiro naturale.

 

Ne parlo nel mio ultimo articolo su BRAINFACTOR, rivista di neuroscienze

 

Per leggere l’articolo clicca qui Il tempo che ci appartiene - BRAINFACTOR


Per leggere tutti i miei articoli su BRAINFACTOR clicca qui


prenota la tua seduta di terapie olistiche e bionaturali 

a Lomazzo (CO) o Buttrio (UD)  cell. 328 8755091