Quando il rischio diventa linguaggio dell’anima? Adolescenza, cervello e trasformazione
energetica, alcune riflessioni
C’è un momento della vita in cui il confine tra slancio e pericolo, tra impulso e ricerca di senso, si fa sottile e inevitabile. È il tempo in cui il corpo accelera, la mente si espande e l’anima sembra bussare con forza alle porte dell’esperienza.
L’adolescenza rappresenta, da sempre, una soglia complessa e
affascinante dello sviluppo umano, un tempo di passaggio in cui l’individuo non
è più bambino ma non è ancora adulto. In questa fase la propensione al rischio
emerge come tratto ricorrente, spesso interpretato in chiave patologica o
morale.
Un’analisi più attenta, che integri neuroscienze,
psicologia, pedagogia e visioni tradizionali come la Medicina Tradizionale
Cinese, consente invece di leggere il rischio come un linguaggio evolutivo, una
necessità trasformativa più che una deviazione comportamentale.
Le neuroscienze contemporanee hanno mostrato come il cervello adolescenziale sia caratterizzato da uno sviluppo asincrono: i circuiti limbici legati alla ricompensa e all’emozione maturano prima delle aree prefrontali deputate al controllo inibitorio e alla pianificazione. Questo squilibrio funzionale non è un errore biologico, ma un adattamento evolutivo.
Come osservava già William James, «la vita è nel movimento,
non nella quiete», e l’adolescente incarna questo principio con particolare
intensità.
Erik Erikson descriveva questa fase come il tempo della
crisi identitaria, in cui il soggetto sperimenta ruoli e limiti per costruire
un senso di sé coerente.
Il rischio, in questa prospettiva, diventa una modalità di esplorazione del mondo e di affermazione dell’identità. Jean Piaget sottolineava che lo sviluppo cognitivo procede per assimilazione e accomodamento, processi che implicano inevitabilmente tentativi, errori e riorganizzazioni.
Anche Maria Montessori ricordava che «la libertà è
disciplina interiore», indicando come l’autoregolazione non possa essere
imposta dall’esterno ma maturi attraverso l’esperienza diretta.
Questa visione trova una sorprendente consonanza nella filosofia classica.
Aristotele, nell’Etica Nicomachea, affermava che la virtù si
costruisce attraverso l’abitudine e l’azione, non attraverso l’astrazione.
L’adolescente, nel suo agire talvolta eccessivo, sta letteralmente allenando le
proprie facoltà etiche e decisionali.
Friedrich Nietzsche, molti secoli dopo, avrebbe parlato
della necessità di attraversare il caos per generare una stella danzante,
un’immagine che ben rappresenta il tumulto creativo di questa età.
Anche la tradizione orientale offre chiavi di lettura
profonde.
Nel Tao Te Ching, Laozi osserva che «ciò che è rigido e duro è compagno della morte, ciò che è morbido e flessibile è compagno della vita». L’adolescente, flessibile e instabile, è pienamente immerso in questa dinamica vitale.
La Medicina Tradizionale Cinese interpreta questa fase come un momento di intensa mobilizzazione del Qi, in particolare del Qi del Fegato, organo-funzione associato al movimento, alla progettualità e alla spinta verso il futuro. Quando questo Qi è abbondante ma non ancora armonizzato, può manifestarsi come impulsività, irritabilità o ricerca del limite.
Nel Huangdi Neijing si afferma che «quando il Qi è in armonia, lo Shen trova dimora». Lo Shen, inteso come mente-spirito, nell’adolescenza è in pieno processo di incarnazione. Il rischio, allora, può essere letto come un tentativo dello Shen di abitare il corpo e il mondo, di testarne i confini. Carl Gustav Jung avrebbe parlato di un confronto necessario con l’Ombra, senza il quale non è possibile alcun processo di individuazione autentica.
Anche la tradizione cristiana, spesso percepita come distante da queste dinamiche, offre spunti rilevanti.
San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, scrive: «Quando
ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino; diventato uomo, ho
eliminato ciò che è da bambino». Questo passaggio non è immediato né indolore,
ma richiede attraversamenti e trasformazioni. Sant’Agostino, nelle Confessioni,
descrive la propria giovinezza come un tempo di eccessi e inquietudine,
riconoscendo in essa una tappa necessaria del cammino spirituale.
La psicologia contemporanea, in continuità con queste intuizioni, riconosce che la presenza dei pari amplifica la propensione al rischio, non per mera pressione sociale, ma per un aumento della salienza emotiva e simbolica dell’azione.
Lev Vygotskij ricordava che lo sviluppo è sempre mediato
dalla relazione, e l’adolescente costruisce se stesso nello sguardo dell’altro.
Anche Donald Winnicott sottolineava l’importanza di uno
spazio potenziale in cui il giovane possa sperimentare senza essere né
abbandonato né ipercontrollato.
Alla luce di queste considerazioni, il rischio
adolescenziale appare come un fenomeno multidimensionale che richiede uno
sguardo integrato.
La Medicina Tradizionale Cinese offre qui una mappa particolarmente preziosa, poiché legge l’essere umano come un’unità inscindibile di corpo, energia e spirito. Durante l’adolescenza si assiste a una riattivazione profonda del Jing ereditario, che inizia la sua trasformazione in Qi e Shen.
Questo passaggio, governato dal sistema Reni–Cuore, apre la
strada alla costruzione dell’identità adulta ma espone anche a squilibri,
soprattutto quando il Fuoco del Cuore non riesce a contenere e orientare il
movimento ascendente del Qi del Fegato. Non si tratta di eliminarlo, ma di
contenerlo, orientarlo e comprenderlo.
Come insegna la Medicina Tradizionale Cinese, l’equilibrio
non è assenza di movimento, ma capacità di regolarlo. Educatori, terapeuti e
genitori sono chiamati a fungere da contenitori di senso, affinché l’energia
trasformativa dell’adolescenza possa tradursi in maturazione e non in
frammentazione.
In definitiva, l’adolescenza non è un problema da correggere, ma un processo da accompagnare. La lettura energetica ci ricorda che ogni eccesso è spesso il segnale di una forza che chiede direzione, non repressione. Intervenire in questa fase significa aiutare il giovane a trasformare l’impulso in visione, il rischio in consapevolezza, il caos in progetto.
In questo senso, l’approccio olistico e integrato al lavoro educativo, formativo e terapeutico diventa una risorsa fondamentale. Accompagnare adolescenti, genitori e educatori nella comprensione dei processi neuropsicologici ed energetici significa creare spazi di ascolto, regolazione e crescita autentica.
È in questa direzione che si muove la mia attività di formazione esperienziale e counseling olistico, orientata a tradurre la complessità dello sviluppo umano in strumenti concreti di consapevolezza e trasformazione.
Come scriveva Søren Kierkegaard, «osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi». Il rischio, se compreso e sostenuto, diventa allora una via privilegiata di crescita, conoscenza e integrazione dell’essere umano.
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