venerdì 20 febbraio 2026

SI PUO' STARE BENE IN FRETTA?



Mi capita  sempre più frequente, il caso in cui persone colte, informate, aggiornate sulle ultime evidenze scientifiche, si fermano e pronunciano una frase che suona più o meno così: “Sto facendo tutto nel modo giusto, ma il mio corpo non risponde”.

 È un momento di smarrimento che segna il confine tra due visioni della salute profondamente diverse. Da una parte, l’idea moderna della riparazione immediata; dall’altra, la realtà biologica di un organismo complesso che necessita di tempo, coerenza e condizioni favorevoli per ritrovare equilibrio. 

Questo scarto tra aspettativa e realtà non è casuale, ma affonda le sue radici in un paradigma culturale che ha progressivamente ridotto la salute a un evento, a un risultato rapido, a un obiettivo misurabile nel breve termine.

Già Ippocrate, nel Corpus Hippocraticum, affermava che “la natura guarisce le malattie”, ricordandoci che il ruolo dell’intervento umano è quello di sostenere, non di forzare. 

Questo principio, apparentemente semplice, è stato progressivamente oscurato da un modello prestazionale che interpreta il corpo come una macchina da correggere, anziché come un sistema vivente da ascoltare. 

La fisiologia moderna, tuttavia, conferma quanto l’intuizione antica fosse fondata: i sistemi di regolazione neuroendocrina, immunitaria e metabolica funzionano secondo logiche di adattamento graduale, non di risposta istantanea.

La Medicina Tradizionale Cinese, da oltre duemila anni, descrive lo stato di benessere generale come armonia dinamica tra Yin e Yang, un equilibrio che non è statico, ma continuamente rinegoziato in relazione all’ambiente interno ed esterno.

 Nel Huangdi Neijing si legge che “il medico superiore tratta ciò che non è ancora malattia”, indicando una visione preventiva e sistemica che oggi trova riscontro nella moderna psiconeuroendocrinoimmunologia. 

Quando il corpo viene sottoposto per lunghi periodi a stress cronico, cattiva alimentazione, disregolazione del ritmo circadiano e carico emotivo irrisolto, esso attiva meccanismi compensatori che possono mantenere una parvenza di funzionalità per anni, fino al punto di esaurimento.

Questa capacità di compensazione è ciò che spesso trae in inganno. Come osservava Hans Selye, padre dello studio sullo stress, “non è lo stress in sé a uccidere, ma la reazione dell’organismo ad esso”. 

Il problema emerge quando la risposta adattativa diventa cronica e il sistema nervoso autonomo rimane intrappolato in una predominanza simpatica. In queste condizioni, anche interventi teoricamente salutari possono risultare inefficaci o addirittura destabilizzanti, perché il corpo non percepisce sicurezza sufficiente per avviare processi di riparazione profonda.

Gli psicologi contemporanei hanno ampiamente dimostrato come la percezione di sicurezza sia un prerequisito biologico per la regolazione. 

Stephen Porges, con la teoria polivagale, sottolinea che “la sicurezza è il trattamento”, evidenziando come il nervo vago giochi un ruolo centrale nella modulazione dello stato infiammatorio, digestivo ed emotivo. Questo concetto risuona profondamente con l’idea taoista secondo cui “la tensione è ciò che blocca il flusso del Qi”, mentre il rilassamento consapevole ne consente la libera circolazione.

La nostra epoca, tuttavia, è caratterizzata da una continua esposizione a micro-aggressioni: luce artificiale notturna, sedentarietà prolungata, iperstimolazione cognitiva, alimenti ultra-processati, rumore costante e carenza di contatto con la natura. 

Come ricordava Ivan Illich, “le società moderne producono malattie più velocemente di quanto riescano a curarle”. In questo contesto, la ricerca ossessiva della soluzione rapida diventa un’ulteriore fonte di stress, che si somma al carico già presente.

Dal punto di vista biologico, la salute non coincide con l’assenza di sintomi, ma con la capacità di recupero. Questa definizione è sorprendentemente affine a quella proposta da Georges Canguilhem, secondo cui “la salute è la capacità di tollerare le variazioni dell’ambiente”. 

Un organismo sano non è quello che non si ammala mai, ma quello che riesce a ritrovare equilibrio dopo una perturbazione. 

La Medicina Tradizionale Cinese parla in questo senso di Zheng Qi, l’energia retta, che consente all’individuo di adattarsi senza collassare.

Quando questo principio viene ignorato, si assiste a un fenomeno sempre più diffuso: l’accumulo di interventi non integrati quali diete drastiche, protocolli rigidi, integratori sovrapposti, pratiche intensive introdotte senza gradualità. 

Maria Montessori, in ambito pedagogico, ricordava che “ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo”. Il corpo non fa eccezione. Un eccesso di stimoli, anche se animati da buone intenzioni, può generare confusione biologica e aumentare l’allostatic load, il carico cumulativo che i sistemi di regolazione devono sostenere.

La filosofia orientale ha sempre messo in guardia contro l’azione forzata. 

Laozi scrive nel Tao Te Ching che “chi forza le cose le rovina”. Applicato al benessere, questo significa riconoscere che il riequilibrio autentico non può avvenire sotto pressione. 

Anche la tradizione cristiana offre una chiave di lettura sorprendentemente attuale quando, nel Vangelo di Matteo, si invita a “guardare i gigli del campo”, un richiamo alla fiducia nei processi naturali e al tempo necessario perché essi si compiano.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha confermato quanto la regolazione del sistema nervoso, il ripristino del ritmo sonno-veglia e la riduzione del carico infiammatorio ambientale siano determinanti per il benessere globale. 

Studi post-2020 evidenziano come interventi orientati alla coerenza circadiana, alla respirazione lenta e alla modulazione del tono vagale producano miglioramenti sistemici che vanno oltre il singolo sintomo. Questo approccio risuona con l’idea, cara alla Medicina Tradizionale Cinese, che “trattare una parte senza considerare il tutto è fonte di squilibrio”.

Il benessere, dunque, non è un prodotto da acquistare né un risultato da pretendere, ma una relazione da coltivare. Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, affermava che “il cambiamento avviene quando una persona si sente profondamente accolta per ciò che è”. Il corpo segue la stessa logica: quando riceve segnali coerenti di sicurezza, continuità e ascolto, attiva spontaneamente processi di riequilibrio che nessuna scorciatoia può sostituire.

In questo senso, il lavoro sul riequilibrio energetico assume un valore centrale. Non come alternativa alla scienza, ma come sua integrazione coerente. Agire sui livelli sottili della regolazione significa creare le condizioni affinché i sistemi fisiologici possano tornare a funzionare in modo armonico. Come insegnava Confucio, “l’armonia è il valore più alto”, e questa armonia non si impone, si favorisce.

Concludere parlando di salute significa quindi invitare a un cambio di sguardo. Abbandonare la logica dell’emergenza permanente e rientrare in una dimensione di processo. Il riequilibrio non è immediato, ma è profondo. Non promette miracoli, ma restituisce stabilità. È un percorso che richiede tempo, presenza e accompagnamento competente, capace di leggere l’individuo nella sua globalità.

Per chi sente che il proprio corpo sta chiedendo un cambio di direzione, il primo passo non è aggiungere, ma ascoltare, farsi accompagnare in percorsi di riequilibrio energetico lavorando sulle condizioni che permettono al sistema di ritrovare sicurezza, fluidità e capacità adattativa. 

Non si tratta di correggere un sintomo, ma di creare uno spazio in cui il corpo possa tornare a fare ciò che sa fare meglio: autoregolarsi. E questo, oggi più che mai, è un atto di responsabilità verso se stessi.

Bibliografia essenziale 

  • Porges S.W., Polyvagal Theory: A Science of Safety, W.W. Norton & Company, 2021.
  • McEwen B.S., The End of Stress as We Know It (Revisited Edition), Dana Press, 2022.
  • Sapolsky R., Determined: A Science of Life Without Free Will, Penguin Press, 2023.
  • Gabor Maté, The Myth of Normal: Trauma, Illness & Healing in a Toxic Culture, Avery Publishing, 2022.
  • Lipton B.H., The Honeymoon Effect: The Science of Creating Heaven on Earth, Hay House, 2021 (ed. aggiornata).
  • Canguilhem G., Il normale e il patologico (riedizione critica aggiornata), Einaudi, 2021.
  • Illich I., Nemesi medica (edizione critica contemporanea), Quodlibet, 2020.
  • Kabat-Zinn J., Mindfulness for All, Hachette Books, 2023.
  • Unschuld P.U., Medicine in China: A History of Ideas (updated scholarly edition), University of California Press, 2021.
  • Larre C., Rochat de la Vallée E., The Eight Extraordinary Meridians, Monkey Press, 2020.
  • Montessori M., La mente del bambino (edizione commentata contemporanea), Garzanti, 2022.
  • Van der Kolk B., The Body Keeps the Score (new scientific edition), Penguin Books, 2021.


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