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domenica 15 giugno 2025

I NUOVI MOSTRI

 



Il ritorno dei mostri

 

Nel passato i mostri avevano corpi giganteschi, ali di pipistrello, fauci insanguinate. Oggi sono ben differenti, abitano i nostri pensieri, si annidano negli algoritmi. Il mostro, figura antica e archetipica, non è mai scomparso: si è solo trasformato. Scrive Umberto Eco: «Il mostro ci guarda dallo specchio, e noi fingiamo di non vederlo». Quali sono i nostri mostri contemporanei? Invisibili, sociali, interiori…

 

Il mostro dell’ansia e dell’ipercontrollo. Viviamo in un tempo dominato dalla prestazione. L’ansia è diventata una patologia sociale. Come scrive Byung-Chul Han in La società della stanchezza (2010): «La libertà oggi prende la forma della prestazione, e la pressione della libertà di potercela fare ci schiaccia». Il bisogno di controllo, anche sul corpo e sulle emozioni, genera un mostro fatto di insonnia, attacchi di panico, dipendenza da psicofarmaci. La medicina cinese lo descrive come squilibrio dello Shen, il "cuore-mente" che perde la sua quiete.

 

Il mostro dell’indifferenza. In Le notti bianche, Dostoevskij racconta la solitudine come una nebbia che avvolge l'anima. Oggi la chiamiamo indifferenza. Hannah Arendt, nel descrivere la "banalità del male", ci ricorda che è l'incapacità di sentire l'altro che genera i crimini più grandi. Questo mostro cresce nell'individualismo esasperato, nell'incapacità di provare empatia. 

 

La medicina orientale direbbe che il Qi del Cuore è bloccato: non riesce a fluire verso l'esterno.

 

Il mostro dell'infodemia. L'essere umano non è fatto per contenere 10.000 stimoli al giorno. L'infodemia — termine coniato dall'OMS durante la pandemia — descrive la sovrabbondanza di informazioni, spesso contraddittorie, che confonde e paralizza (a volte creata ad hoc proprio per disorientare e gestirne la situazione). Il filosofo Edgar Morin lo chiama "rumore cognitivo". Questo mostro annebbia il pensiero critico e genera sfiducia. 

 

Il Fegato, organo legato alla chiarezza e alla visione in MTC, ne risente profondamente.

 

Il mostro del culto dell'immagine. La società dello spettacolo, come profetizzato da Guy Debord, ha vinto. Siamo diventati spettatori di noi stessi. L’immagine vale più della sostanza. In Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde anticipa questa tragedia: la bellezza esteriore nasconde una corruzione interiore. Il mostro del narcisismo (da non confondere con l’eleganza) dilaga, alimentato dai social. 

 

La Medicina Tradizionale Cinese lo vede come un eccesso di Fuoco del Cuore che consuma la radice dello Yin.

 

Il mostro della disumanizzazione. Ridurre l'altro a funzione — paziente, cliente, utente — è un modo per non sentire la responsabilità dell'incontro. Il sociologo Zygmunt Bauman parla di "relazioni liquide", prive di profondità e durata. Il mostro della disumanizzazione è il prodotto di un sistema che privilegia l'efficienza all'essere. 

 

La MTC ricorda che il sistema della Milza-Pancreas governa la capacità di nutrire e di sentirsi nutriti: quando questa funzione crolla, ci si svuota.

 

Il mostro della paura del cambiamento. Cambiare spaventa. Anche il dolore noto è preferibile all’ignoto. In Essere e tempo, Heidegger scrive che l’uomo autentico deve avere il coraggio di "essere-per-la-morte", cioè abbracciare il cambiamento radicale dell’esistenza. Questo mostro paralizza e immobilizza. 

 

I Reni, sede della Volontà (Zhi), sono in MTC gli organi più colpiti da questo tipo di paura.

 

Il mostro del vuoto di senso. La più grande malattia del nostro tempo è il nichilismo. Nietzsche lo aveva annunciato: «Dio è morto. E noi lo abbiamo ucciso». Senza fondamento spirituale, la vita diventa prestazione e consumo. Viktor Frankl, sopravvissuto ad Auschwitz, fonda la logoterapia per rispondere a questo vuoto: «L'uomo è un essere in cerca di senso». 

 

Questo mostro lacera il nostro Shen e disconnette le nostre radici spirituali.

 

Il mostro della solitudine digitale. Mai così connessi, mai così soli. Sherry Turkle, nel suo Insieme ma soli, descrive un mondo in cui i legami virtuali hanno sostituito le relazioni reali. Il mostro della solitudine digitale ci fa dimenticare il valore della presenza. I Polmoni, in MTC, governano la connessione con il Cielo e con gli altri: il loro Qi si indebolisce quando la tristezza e l'isolamento diventano cronici.

 

Il mostro dell'accelerazione. Viviamo in una corsa continua. Rosa, nel suo libro Accelerazione e alienazione, parla di una società dove il tempo è sempre insufficiente. Questo mostro impedisce la contemplazione, il riposo, la lentezza. 

 

La medicina cinese insegna il valore del ritmo naturale: ogni organo ha il suo tempo. Violare questa armonia significa ammalarsi.

 

Il mostro della separazione mente-corpo-spirito. Il paradigma medico moderno ha separato ciò che era unito. Il corpo viene curato, la mente medicalizzata, lo spirito ignorato. Questo mostro è la radice di molte patologie croniche. Come affermava Ippocrate: «Prima di curare qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare». 

 

La medicina cinese, così come molte tradizioni orientali, lavora per ricucire questa frattura.

 

Non servono eroi armati o nuovi eroi che con i relativi miti e leggende distruggano con lance infuocate i mostri. Servono esseri umani più consapevoli. Serve la capacità di guardare il mostro, di ascoltarne il linguaggio. Come nel Viaggio dell’Eroe di Joseph Campbell, il mostro è sempre un messaggero. Solo attraversandolo si può rinascere. Serve una chiamata generale al risveglio: la medicina del futuro sarà quella che integra corpo, mente e spirito. 

 

Serve una medicina che sappia riconoscere i mostri, per trasformarli in maestri o almeno in lezioni da cui imparare

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  1. Han, Byung-Chul. La società della stanchezza. Nottetempo, 2021.
  2. Turkle, Sherry. Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Codice Edizioni, 2020.
  3. Rosa, Hartmut. Accelerazione e alienazione. Einaudi, 2021.
  4. Morin, Edgar. Cambiamo via. Le 15 lezioni del coronavirus. Raffaello Cortina, 2020.
  5. Frankl, Viktor E. Alla ricerca di un significato della vita. FrancoAngeli, 2021.
  6. Arendt, Hannah. La banalità del male. Feltrinelli, ristampa 2022.
  7. Nietzsche, Friedrich. La gaia scienza. Mondadori, ristampa critica 2021.
  8. Bauman, Zygmunt. Amore liquido. Laterza, 2020.
  9. Campbell, Joseph. L'eroe dai mille volti. Lindau, 2023.
  10. Capra, Fritjof. Salute e guarigione: una visione sistemica. Aboca, 2022.
  11. Volpato, Chiara. Deumanizzazione. Laterza, 2023.
  12. Benedetti, Fabrizio. Placebo. La medicina della parola. Carocci, 2021.
  13. Marchand, Dominique. La medicina cinese al femminile. Tecniche Nuove, 2020.
  14. Sun Simiao. Prescrizioni di mille ducati. Ed. You Feng, ristampa 2021.
  15. Eco, Umberto. Sulla letteratura. Bompiani, ristampa 2022.

 

 

giovedì 18 gennaio 2024

FOMO: LA PAURA DI PERDERE - COUNSELING

 


La FOMO, acronimo di "Fear of Missing Out" in inglese, può essere tradotta in italiano come "paura di perdere" o "paura di rimanere esclusi". Si riferisce a una sensazione di ansia o preoccupazione che qualcuno possa perdere un'opportunità o un'esperienza interessante che gli altri stanno vivendo. La FOMO è spesso associata all'uso dei social media, dove le persone possono vedere le attività e gli eventi a cui partecipano gli altri, suscitando il desiderio di essere inclusi o di non perdere ciò che sembra essere un'esperienza gratificante. Questa sensazione può influenzare le decisioni e il comportamento delle persone, spingendole a partecipare a eventi o attività solo per evitare di sentirsi escluse.

 

La FOMO si manifesta attraverso vari sintomi e comportamenti.

Le persone affette da FOMO possono passare molto tempo a controllare i social media per vedere cosa stanno facendo gli altri, cercando di rimanere costantemente aggiornate sulle attività e gli eventi.

La FOMO può spingere le persone a partecipare a eventi o attività anche se non ne hanno veramente voglia, solo per evitare la sensazione di perdere qualcosa.

Le persone con FOMO possono avere difficoltà a prendere decisioni perché temono che scegliere una cosa significhi perdere l'opportunità di fare qualcos'altro.

Si verifica una costante comparazione con gli altri, valutando le proprie esperienze in base a ciò che sembra essere più interessante o divertente per gli altri.

Anche dopo aver partecipato a un evento o aver fatto qualcosa, chi soffre di FOMO potrebbe sentirsi insoddisfatto o preoccupato di non aver scelto la migliore opportunità.

La FOMO può portare a cercare approvazione e validazione attraverso i social media, cercando di ottenere feedback positivi dagli altri.

La FOMO può causare ansia, frustrazione e stress, distrarre le persone dalle attività quotidiane e influenzare il benessere generale.

La FOMO può influenzare persone di tutte le età, ma è particolarmente comune tra gli individui che sono attivi sui social media o che sono fortemente connessi alla cultura digitale. Tuttavia, nessuno è esente dalla possibilità di sperimentare la FOMO, poiché si tratta di una risposta umana comune alla paura di perdere esperienze socialmente gratificanti o importanti.

La fascia di età dei giovani adulti e adolescenti è spesso molto coinvolta nei social media e può sperimentare una pressione sociale significativa per partecipare a eventi e attività.

Coloro che conducono stili di vita frenetici o che sono impegnati in carriere competitive potrebbero sentirsi spinti a partecipare a molte attività per timore di perdere opportunità di networking o di sviluppo professionale.

Chi ha una vita sociale molto attiva potrebbe sentirsi più suscettibile alla FOMO, poiché la paura di perdere eventi sociali può essere più pronunciata.

Coloro che cercano fortemente approvazione o validazione dagli altri possono essere più inclini a sperimentare la FOMO, cercando costantemente di partecipare a eventi che possano essere socialmente gratificanti.

La FOMO è spesso alimentata dalle piattaforme di social media, dove le persone possono vedere in tempo reale cosa fanno gli altri. Gli utenti attivi su queste piattaforme possono sentirsi particolarmente colpiti dalla FOMO.

Combattere la FOMO richiede una combinazione di consapevolezza, cambiamenti di atteggiamento e strategie pratiche.

Riconoscere quando si sta sperimentando la FOMO. Prendere consapevolezza dei propri sentimenti e delle situazioni che li scatenano. La consapevolezza è il primo passo per affrontare e gestire questa emozione.

Limitare il tempo trascorso sui social media. Spesso, la FOMO è alimentata dalle rappresentazioni idealizzate della vita degli altri sui social media. Riducendo l'esposizione a queste rappresentazioni, si può ridurre la sensazione di perdita.

Concentrarsi sulle esperienze attuali anziché su ciò che si potrebbe perdere. Apprezzare il momento presente può aiutare a ridurre l'ansia legata alla paura di non essere all'altezza delle esperienze degli altri.

Avere chiari i propri obiettivi e i propri valori aiuta a concentrarsi su ciò che è veramente importante per se stessi. Quando si è sicuri delle proprie priorità, è meno probabile che ci si senta spinti a partecipare a tutto.

Essere disposti a dire "no" a eventi o attività che non rispecchiano veramente i propri interessi o i propri obiettivi. Imparare a impostare limiti può ridurre la pressione di partecipare a tutto.

Organizzare il proprio tempo in modo efficiente, pianificando le attività che sono più significative per se stessi. Avere un piano può aiutare a sentirsi più in controllo delle proprie scelte e ridurre l'ansia associata alla paura di perdere opportunità.

Riflettere su ciò che si ha e su cosa si apprezzi nella propria vita. La pratica della gratitudine può aiutarti a focalizzarti sugli aspetti positivi anziché concentrarti su ciò che potresti perdere.

Concentrarsi sulla qualità delle proprie relazioni piuttosto che sulla quantità di eventi a cui si partecipa. Avere legami forti e significativi può ridurre il desiderio di cercare costantemente nuove esperienze.

Ricordare che la gestione della FOMO è un processo graduale. Sperimentare diverse strategie e osservare quali funzionano meglio per se stessi è importante. In alcuni casi, potrebbe essere utile anche consultare un professionista per un supporto più approfondito.

 

Per approfondire

Przybylski, A. K., Murayama, K., DeHaan, C. R., & Gladwell, V. (2013). Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out. Computers in Human Behavior, 29(4), 1841-1848.

Van den Eijnden, R. J., Lemmens, J. S., & Valkenburg, P. M. (2016). The social media disorder scale. Computers in Human Behavior, 61, 478-487.

Oulasvirta, A., Rattenbury, T., Ma, L., & Raita, E. (2012, May). Habits make smartphone use more pervasive. In Proceedings of the 2012 ACM conference on ubiquitous computing (pp. 88-97).

Andreassen, C. S., Torsheim, T., Brunborg, G. S., & Pallesen, S. (2012). Development of a Facebook addiction scale. Psychological Reports, 110(2), 501-517.

 

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine - Terapie Olistiche e Bionaturali
Lomazzo (CO) - Buttrio (UD) - 328 8755091

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lunedì 11 settembre 2023

LE VOSTRE DOMANDE: LA VITA OLTRE LA VITA




Oggi affronto il tema della "vita oltre la vita" così come mi ha richiesto Claudia.

Come sempre cercherò di affrontare il tema da "antropologo" nella forma più ampia possibile ed escludendo influssi e riferimenti particolari.

La vita oltre la vita è un concetto che si riferisce a idee e credenze riguardanti l'esistenza di un qualche tipo di continuità o esistenza dopo la morte fisica. 

Questo argomento è ampiamente dibattuto e affrontato in molte culture, religioni e tradizioni spirituali in tutto il mondo. 

Le credenze sulla vita oltre la vita possono variare notevolmente da una cultura all'altra e da una religione all'altra. Ecco alcune delle principali prospettive:

Religioni monoteiste: nelle religioni come il cristianesimo, l'islam e l'ebraismo, la vita oltre la vita è spesso associata a concetti come il paradiso (un luogo di beatitudine eterna) e l'inferno (un luogo di punizione eterna). La fede in Dio e la condotta morale nella vita terrena sono considerate fattori importanti nella determinazione del destino dopo la morte.

Religioni orientali: nel buddhismo e nell'induismo, le credenze sulla vita oltre la vita possono essere complesse e variano a seconda delle scuole di pensiero. Ad esempio, nel buddhismo Theravada, si insegna la reincarnazione, dove l'anima (o il sé) viene reincarnata in un nuovo corpo dopo la morte, con l'obiettivo finale di raggiungere il nirvana, uno stato di liberazione dal ciclo di rinascite. Nell'induismo, la reincarnazione è anch'essa una credenza comune.

Credenze spirituali e New Age: al di fuori delle religioni organizzate, molte persone adottano credenze sulla vita oltre la vita basate sulla spiritualità personale o sulla New Age. Queste credenze possono variare ampiamente e possono includere idee come la reincarnazione, la comunicazione con gli spiriti o la continuazione dell'anima in un'altra dimensione.

Agnosticismo ed ateismo: alcune persone agnostiche o atee non credono in una vita dopo la morte e ritengono che la morte segni la fine dell'esistenza individuale. Vedono la vita come una questione di esperienza terrena e non attribuiscono significati soprannaturali alla morte.

In ultima analisi, le credenze sulla vita oltre la vita sono altamente soggettive e dipendono dalla cultura, dalla religione, dalle esperienze personali e dalle convinzioni individuali. Non esiste una prova empirica definitiva dell'esistenza o dell'assenza di vita dopo la morte, il che rende questo argomento un tema di dibattito e riflessione profonda per molte persone in tutto il mondo.


Come non parlare a questo punto di reincarnazione?

La reincarnazione è una credenza o una dottrina religiosa che sostiene che l'anima di una persona, dopo la morte del corpo fisico, può rinascere in un nuovo corpo. Questo concetto è presente in molte tradizioni religiose e filosofiche in tutto il mondo, sebbene le interpretazioni e le convinzioni precise possano variare notevolmente da una cultura all'altra.

Alcune delle religioni e delle filosofie che includono la reincarnazione come parte delle loro credenze includono l'Induismo, il Buddhismo, il Giainismo e alcune correnti del Neopaganesimo. In queste tradizioni, si ritiene che l'anima attraversi cicli di nascita, morte e rinascita, noti come samsara, fino a quando non raggiunge un certo stato di realizzazione o liberazione spirituale. La qualità della rinascita può essere influenzata dalle azioni e dal karma accumulato nelle vite precedenti.

Va notato che la reincarnazione non è una credenza condivisa da tutte le religioni e le filosofie del mondo. Alcune religioni come il Cristianesimo, l'Islam e l'Ebraismo, ad esempio, non insegnano la reincarnazione, ma piuttosto insegnano una visione più lineare del tempo e dell'eternità, in cui le anime vanno in cielo o all'inferno dopo la morte.

La credenza nella reincarnazione è un argomento complesso e dibattuto, e le opinioni variano notevolmente tra le persone. 

Alcuni la vedono come una spiegazione plausibile per alcune esperienze umane, mentre altri la considerano una credenza superstiziosa o senza prove scientifiche.

Concludo con alcune frasi che possono, a mio avviso, aiutare nella riflessione:

"Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso muore una volta sola!" Giovanni Falcone

"Tutto quel che so è che debbo presto morire; ma quel che ignoro di più è, appunto, questa stessa morte, che non posso evitare". Pascal

"Non c’è cura per la nascita e la morte se non godersi l’intervallo".
(George Santayana)

"Dimmi come è morto". "No ti dirò come è vissuto". da "L'ultimo samurai"


 

Bibliografia

"La Divina Commedia" di Dante Alighieri - Questo epico poema descrive il viaggio dell'anima attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso e offre una visione cristiana della vita dopo la morte.

 "Il Libro dei Morti" (o "Libro dei Morti degli antichi egizi") - Questo testo antico contiene preghiere e incantesimi utilizzati nell'antico Egitto per guidare l'anima del defunto nell'aldilà e aiutarla a superare le sfide post mortem.

"Bhagavad Gita" - Questo antico testo indiano fa parte del poema epico "Mahabharata" ed è una conversazione tra il principe Arjuna e il dio Krishna. Affronta la questione dell'anima, della reincarnazione e del karma.

"Tibetan Book of the Dead" (Bardo Thodol) - Questo testo buddista tibetano fornisce istruzioni per l'anima dopo la morte e il suo percorso attraverso i bardos (stati intermedi) prima della rinascita.

"La Resurrezione dei Morti" di Rudolf Steiner - Questo libro offre una prospettiva antroposofica sulla vita dopo la morte, basata sulle idee di Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia.

 "Life After Life" di Raymond Moody - Questo libro è uno studio sulle esperienze di premorte e post-morte riportate da persone che hanno attraversato situazioni di pericolo di vita. Moody esamina le esperienze di tunnel, luce e incontro con esseri spirituali.

"Lezioni sulla Filosofia della Religione" di Georg Wilhelm Friedrich Hegel - In questo testo filosofico, Hegel esplora il concetto di vita dopo la morte e la relazione tra l'individuo e l'Assoluto.

"The Afterlife Experiments" di Gary E. Schwartz - Questo libro tratta la ricerca scientifica condotta sulla vita dopo la morte, inclusi studi sui medium e sulle comunicazioni con i defunti

"Evidence of the Afterlife" di Jeffrey Long - Il medico Jeffrey Long raccoglie testimonianze di esperienze di premorte da pazienti e offre una prospettiva medica sulla vita dopo la morte.

"L'aldilà esiste. La prova definitiva" di Eben Alexander - Questo libro è scritto da un neurochirurgo che afferma di aver avuto un'esperienza di premorte e offre una visione personale sulla vita dopo la morte.

 

IPHM Paolo G. Bianchi
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