venerdì 5 febbraio 2016

Le discipline bionaturali per gli anziani - 1


È innegabile che la nostra società negli ultimi decenni abbia subito un notevole innalzamento dell’età media.

Nascono sempre meno bambini e abbiamo sempre più anziani.

È anche innegabile che lo stile di vita degli anziani sia notevolmente cambiato: io ricordo mio nonno, deceduto a 74 anni, curvo, con il bastone e pieno di infiniti acciacchi e malattie. Oggi gli anziani di quell’età sono proprio diversi, ancora attivi, praticano sport, intessono relazioni sociali e culturali.

Gli anziani di oggi sono cambiati, ma come reagisce il loro corpo a questo cambiamento?

Una volta ho partecipato ad una conferenza sul tema della salute dell’anziano dove un medico, noto professore universitario, definiva “spazzatura” il corpo umano oltre i 40 anni. Pur avendo passato quell’età, come la maggior parte degli ascoltatori ho visto bene di non offendermi anche perché il relatore stesso poteva ben essere catalogato tra la categoria “anziani”.

Ed è anche innegabile che, nonostante il livello di salute degli anziani sia migliore rispetto alle generazioni passate, piccoli acciacchi e risvolti psicologico-sociali li rendano molto vulnerabili soprattutto sotto il profilo dell’accettazione della vecchiaia.

Cosa fare per il benessere degli anziani?

La medicina tradizionale allopatica ha fatto passi da gigante aiutando a guarire più in fretta da determinate malattie e debellandone altre che, un tempo, erano causa di morte o deperimento.
Tuttavia questo non è sufficiente e per gli anziani che vogliono mantenersi ancora attivi è indispensabile fare fronte ad altre problematiche, come per esempio, prima tra tutte, la gestione dello stress e una vita attiva.

Ebbene sì, sembra un paradosso, ma se gli anziani moderni hanno tempo da dedicare a se stessi, è anche vero che, sono sottoposti spesso a ritmi massacranti quando per esempio devono aiutare i propri figli nella gestione dei nipoti o quando si adoperano in attività di volontariato sociale o altre attività.

Una risposta, un valido aiuto arriva dalle discipline bionaturali: incontro sempre più anziani che trovano nelle discipline bionaturali un punto di riferimento molto forte sia per gli aspetti fisici che per quelli sociali e relazionali.

Sono sempre più gli anziani che praticano per esempio Tai Chi, Qi Gong o che si sottopongono a sessioni di riflessologia, che seguono programmi nutrizionali o che prediligono aspetti naturopatici di vario genere.

Gli anziani oggi hanno una maggiore attenzione per il benessere personale, lo chiedono, lo pretendono e lo ricercano.

Le proposte, come ho detto possono essere tante e vale la pena soffermarci insieme a riflettere sui loro aspetti.

Per questa ragione dedicherò i prossimi post proprio a questo tema: le discipline bionaturali per gli anziani.

martedì 26 gennaio 2016

LE DISCIPLINE BIONATURALI SECONDO A.P.O.Di.B.

In un mio precedente post vi avevo parlato della figura professionale del counselor e della sua professione secondo SIAF, associazione alla quale sono iscritto da anni.

Oggi voglio soffermarmi invece sulla figura professionale dell'Operatore del Benessere secondo A.P.O.Di.B. (Associazione Professionale Discipline Bionaturali), un'altra associazione alla quale sono iscritto.

L' A.P.O.Di.B.  è un'associazione con scopo culturale e senza fini di lucro che si occupa della tutela degli operatori del settore del benessere a livello nazionale, offrendo un servizio di informazione e assicurazione nei confronti di professionisti e scuole che desiderano intraprendere un cammino nell'ambito delle discipline bionaturali.

Le discipline Bionaturali sono molte e molto differenziate. Ma cosa sono e quali sono le finalità?
La finalità e lo scopo delle Discipline Bio-Naturali sono quelle di apportare a chi le riceve rilassamento e serenità e migliorare lo stato di energia vitale per essere in sintonia con se stesso, con il cosmo e l’ambiente circostante. Le Discipline Bio-Naturali non sono assolutamente pratiche terapeutiche e nulla hanno a che fare o vedere con le tecniche impiegate dagli operatori sanitari.

A.P.O.Di.B.  considera Discipline Bio-Naturali:
  • Alimentazione macrobiotica e/o vegetariana
  • Aromologia
  • Astrologia
  • Auricologia
  • Cristallologia
  • Cromologia
  • Fiori di Bach
  • Iridologia
  • Ogni tipo di massaggio con finalita' non-terapeutico
  • Ogni trattamento con finalita' non terapeutico
  • Meditazione
  • Morfologia
  • Naturopatia
  • Pranologia
  • Qi Qong
  • Rabdomanzia
  • Radioestesia
  • Reflessologia
  • Reiki
  • Shiatsu
  • Tai Qi
  • Training autogeno
  • varie tecniche del massaggio orientale e non
  • Yoga, Bioenergia

A.P.O.Di.B. ha istituito, oltre al registro specifico delle scuole di formazione nei vari settori 8 registri professionali nazionali il cui scopo è quello di raggruppare gli operatori del settore per offrire loro visibilità, ma anche garantire a chi ne usufruisce la serietà e professionalità di chi vi è iscritto. come sempre questi Registri sono pubblici e chiunque può accedervi per verificare la verifdicità delle informazioni che l'operatore dà a i suoi clienti. L'intento, come sempre è fare chiarezza e distinguere in modo serio professionisti che hanno dedicano e dedicano molto del loro tempo alla loro formazione da chi si improvvisa tale o chi opera senza i dovuti requisiti quali per esempio una partita IVA e la regolare emizzione di fatture. 

Questi Registri raggruppano i professionisti dei settori:
  • Shiatsu (Shiatsu - Watsu - Digitopressione - Moxibustione - Coppettazione)
  • Discipline orientali (Tui Na - Yoga - Qi qong - Thai qi - Meditazione - Ayurveda - Medicina Tradizionale Cinese - Feng shui - Thai)
  • Massaggi (Hot Stone Massage - Linfodrenaggio - Tecniche base del massaggio - Antistress - Bioenergetico - Californiano - Coi fiori - Hawaiano - Lomi Lomi - Infantile - Antisinusite - Cervicale - Connettivale - Con i pennelli - Podomassaggio (dei piedi) - Aromatico - Su sedia - Della testa)
  • Reflessologia (Plantare - Facciale - Auricologia - Manuale)
  • Bioenergia (Bioenergia - Pranopratica - Reiki - Radioestesia - Numerologia - Rabdomanzia - Pranic healing)
  • Naturopatia (Iridologia - Alimentazione macrobiotica e/o vegetariana - Morfologia - Training autogeno - Cristallologia - Cromologia - Aromologia - Astrologia - Fiori di Bach - Musicologia - Posturologia - Craniosacrale - Floriterapia - Fitologia - Gemmoterapia - Ginnastica facciale - Idroterapia - Kinesiologia - Magnetoterapia - Taping neuromuscolare - Vega test)
  • Onicotecnica (Ricostruzione unghie)
  • Insegnanti (Insegnanti di discipline bionaturali)
L'A.P.O.Di.B. fornisce agli associati una polizza assicurativa per gli infortuni provocati a cose o persone durante l'attività professionale coprendo un massimale superiore a quelli di altre associazioni di settore e obbliga i propri soci all' accettazionedi un codice deontologico dove si prevede nello spirito di serietà e professionalità del proprio lavoro rivolto al miglioramento dello stato psicofisico della persona, accetta e promuove le regole basilari che regolamentano la professione. Tali regole, qui sotto riportate, indicano in modo tangibile quali sono i limiti e i doveri di un operatore in Discipline Bionaturali professionista nei confronti della società, delle istituzione e dell’utente.
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non effettua diagnosi mediche ma valutazioni energetiche
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non cura malattie (salvo su richiesta scritta di un medico)
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non somministra farmaci
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non obbliga o consiglia di interrompere la somministrazione di farmaci
  • L’operatore in Discipline Bionaturali consiglia all’utente in caso di dubbio di esporre il proprio problema al medico curante
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non fa spogliare i pazienti, a meno che questo non sia strettamente richiesto dalla disciplina applicata
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non promette di far guarire
  • L’operatore in Discipline Bionaturali è vincolato al segreto professionale
  • L’operatore in Discipline Bionaturali ha il dovere di rispettare le leggi che regolamentano la professione dal punto di vista legale e fiscale
  • L’operatore in Discipline Bionaturali che esercita su minori o incapaci ha il dovere di richiedere il consenso scritto di chi esercita la patria potestà o del tutore giuridico
  • L’operatore in Discipline Bionaturali ha l’obbligo di ricevere l’utente in un locale idoneo, garantendo le misure igieniche di base
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non interrompe volontariamente un ciclo di trattamenti (eccetto per forza maggiore)
  • L’operatore in Discipline Bionaturali tratta le persone che glielo richiedano in modo imparziale, senza distinzione di sesso, di religione, di razza, di paese di provenienza o di ideologia politica
  • Per quanto non detto qui in modo specifico si fa riferimento al codice civile

lunedì 11 gennaio 2016

Il distacco. Nuove vie


Ognuno di noi ha dovuto, in vari modi o forme, vivere il distacco da una persona cara, da un affetto o da una situazione: la nostra capacità di reazione per far fronte a questo distacco fa la differenza.

Nelle fasi della vita è pressoché normale che avvengano rotture, divisioni, che si perda, per varie ragioni, qualcosa di prezioso o che, più naturalmente, una persona cara muoia. 

Il distacco fa parte della nostra vita e ci aiuta a crescere e, per quanto doloroso sia, non viverlo fino in fondo a volte ci impedisce di realizzare la nostra crescita e completare il nostro percorso di maturazione.

La logica naturale ci invita in molte situazioni a provare a riparare. È il caso di un litigio o di una separazione dove, spesso, è in gioco ben più di un semplice sentimento o di una simpatia perchè si deve fare i conti per esempio con i figli, con beni o attività comuni. Ma il distacco dall’altra persona non significa necessariamente perderli per cui, se ben analizziamo le cose, dipende solo dalla nostra capacità e maturità saperli gestire in modo saggio.

Quando avviene una rottura sembra che il mondo ci sia crollato addosso a tal punto da non saper valutare le possibilità che si possono creare anche grazie a questo distacco.

Non lasciare andare le situazioni, a volte, è indice di grande egoismo e immaturità: le situazioni non nascono da sole, vengono coltivate spesso per anni e quello che si vive è solo il normale esito di questa semina continua. Aggrapparsi disperatamente non solo ci fa perdere la dignità, ma ci impedisce di realizzare proprio quella semina a cui abbiamo dedicato in modo più o meno consapevole il nostro tempo e le nostre energie.

La logica ci insegna a fare tutti i dovuti tentativi, ma alla fine di fronte ad un rifiuto è bene non accanirsi, proprio per il rispetto che dobbiamo a noi stessi e all’altro. 

Non tutti siamo fatti per condividere qualcosa in eterno e a volte il distacco si presenta come la soluzione per evitare ulteriori conflitti, senso di colpa o autoflagellazioni.

Mi capita spesso nelle sessioni di counseling o durante le formazioni esperienziali di ascolatare le storie di distacchi dei miei assistiti; io per primo mi rendo conto di quanti distacchi affettivi e professionali ho dovuto affrontare. La realtà è che, per quanto dolorosi, hanno sempre costruito nuove possibilità e, in alcuni casi, anche migliorato oltre alla mia vita anche quella dell’altro.

Molti maestri orientali insegnano a vivere il distacco come un momento fondamentale per la vita e, si tratti di un lutto, di una separazione, della rottura di un’amicizia o la perdita di beni materiali, ci invitano a viverlo con attenzione e profonda capacità di osservazione, a valutarne gli aspetti futuribili e a non soffermarsi sul dolore del presente.

La logica è pensare non a ciò che si lascia, ma a quello che si ha. 

Anche se questo pensiero può sembrare molto utilitaristico, sono proprio i maestri orientali ad insegnarci a percorrere con la mente la strada a ritroso per renderci conto che ciò che abbiamo è spesso il frutto di tanti distacchi collegati tra loro.

Spesso è il nostro orgoglio che non vuole farci accettare il distacco anche perché facciamo fatica a riconoscerci in una dinamica progressiva e futuribile. 

Spesso le persone mi parlano di piani comuni, di progetti a lungo termine che a causa del distacco si interrompono bruscamente, ma mentre me ne parlano mi rendo conto che forse questi progetti avevano importanza solo per loro e non per l’altra parte.

I kabbalisti pensano che nella vita nulla succeda per caso e che anche dietro gli eventi più catastrofici ci siano sempre dei piani ben precisi a cui possiamo prendere parte per costruire un futuro migliore. Sta solo a noi riuscire a intravederli tra le nebbie, condividerli chiedendo aiuto a chi pensiamo importante per noi in quel momento, e soprattutto senza dare retta all’ego che ci nutre solo rimpianti e sensi di colpa.

La nostra capacità di giudizio, se siamo persone mature, ci permetterà sempre e in ogni caso di trovare soluzioni, di provare a realizzarle per renderci più forti.

Questo vale anche per la perdita fisica di una persona cara dove l’accettare il distacco come un evento naturale significa entrare in una sfera cosmica ben più grande di noi. 

Cosa fare allora di fronte al distacco?
  • Pensare a quante volte lo abbiamo vissuto e a tutto quello che in seguito è migliorato
  • Cercare di ritrovare equilibrio, magari proprio nei confronti dell’altro
  • Accettarlo come un momento particolare e non come una sconfitta
  • Volere ritrovare la felicità e non considerare il tempo dedicato a quella persona o situazione come tempo perso: l’esperienza è il dono più grande che esista
  • Vivere la tristezza del momento come un’emozione importante, ma non l’unica
  • Pensare che la solitudine è solo un fattore mentale
  • Vivere il tempo come un guaritore efficace
  • Accettare l’idea che, in un modo o nell’altro, siamo tutti di passaggio e la differenza sta nel cosa lasciamo e nel come lo facciamo
La vita è un momento troppo breve per soffermarci sul passato. C’è tanto presente da costruire e, un po’ come dopo il passaggio di una guerra, sta a noi gettare le maschere, rimboccarci le maniche e saper ricostruire con nuovo vigore e motivazione.

Il distacco non è una rinuncia, ma un passaggio che, per quanto stretto e disagevole, ci aiuta a capire chi siamo, a indentificare le nostre debolezze e renderci più forti.

sabato 26 dicembre 2015

Cambiare: l'augurio per il 2016

Cambiare è possibile soprattutto quando ci poniamo nuovi obiettivi e si vogliono affrontare nuove sfide.
 
Anche quest’anno è ormai agli sgoccioli ed è arrivato il momento di fare bilanci e fissare nuovi obiettivi per il 2016. È innegabile che se vogliamo evitare gli errori già commessi o se abbiamo l’ambizione di costruire qualcosa di nuovo, bisogna fare dei cambiamenti.
Cambiare è possibile? E quanto bisogna saper cambiare e adattarsi in tempi così difficili come i nostri?

Cambiare è la parola d’ordine ma dobbiamo aggiungere “voglio cambiare” per essere efficaci.

Molti pensano che per ottenere dei risultati sia necessario amplificare gli sforzi già fatti, altri che si debba ricominciare tutto da capo, cercando di fare esperienza di quanto già realizzato e creare nuove idee. Per altri ancora un cambiamento è indispensabile per appagare il gusto dell’avventura e dell’ignoto.

Per cambiare veramente servono volontà, concentrazione, attenzione soprattutto quando si vuole evitare di ripetere errori già commessi in passato; una buona capacità di organizzazione e soprattutto di pianificazione faranno poi il resto.

I libri che parlano di cambiamento e i “guru” del settore non mancano, ma alla fine la domanda che ci si deve sempre porre è la stessa: “Che cosa voglio veramente?”. Ogni persona di buon senso sa che per cambiare e raggiungere un obiettivo bisogna rendersi conto che è indispensabile crederci con tutte le proprie forze.
Incontro molte persone che si dicono disposte a cambiare pur di vedere migliorata la loro vita, ma non sono così sicuro che lo vogliano veramente e soprattutto che credano che attraverso qualche cambiamento riescano a raggiungere un maggiore stato di realizzazione. Basta una semplice domanda per capire che cambiare è possibile, ma è sempre più difficile trovare persone che lo vogliano veramente e seriamente.

La maggiore difficoltà è il primo passo, il primo approccio; la consapevolezza di ciò che si è e ciò si vuole diventare.

Ma come sempre l’uomo è restio alle novità, e si lascia intimorire da molti preconcetti e condizioni limitanti fermando così uno dei processi più belli dell’esistenza: cambiare e migliorare.

Per l’anno che verrà auguro a tutti noi di poter cambiare, migliorare e soprattutto raggiungere quella realizzazione personale che possa permetterci di guardare le cose e i fatti della vita “da un’altra prospettiva” nella quale realizzare quel nostro destino al quale tutti siamo chiamati, ma che pochi riescono a raggiungere.

Un felice e buon 2016 per cambiare

mercoledì 16 dicembre 2015

Genitori spazzaneve


Gli inglesi li chiamano “genitori spazzaneve”. Perché “ripuliscono ogni cosa davanti ai loro figli in modo che nulla possa andare loro storto e possa minacciare la loro autostima”. L'obiettivo è fare in modo che i figli non soffrano, ma in realtà è l'ansia dei genitori a riversare sui figli iperprotettività per evitare qualsiasi incontro/scontro con i problemi. 
 
Se l'atto in sé può essere mosso dai migliori sentimenti, il mondo dei terapeuti è concorde nell'evidenziarne gli enormi danni. Qualsiasi processo pedagogico infatti prevede fatica, costanza e soprattutto dedizione per arrivare a dei risultati; lo scontro con la dura realtà è necessario per crescere, determinare il carattere, imparare a conoscersi nei punti di forza e di debolezza. Facendo così questi genitori impediscono ai figli di mettersi alla prova e soprattutto di diventare adulti nel vero senso della parola.

In questo articolo de "Il Corriere della Sera" se ne parla ampiamente e posso solo confermare che questo tema del volere facilitare la strada ai figli deresponsabilizzandoli è tema all'ordine del giorno anche tra i miei consultanti: un vecchio insegnamento orientale diceva che solo quando si inciampa si può imparare qualcosa e soprattutto è nella forza di rialzarsi che si misura il carattere della persona.

venerdì 11 dicembre 2015

Riflessologia e mali di stagione: autunno

E' di questi giorni l'uscita dell'ultimo numero di Olos e Logos, dialoghi in medicina integrata,  sul tema "Le malattie dell'autunno in medicina integrata" a pag. 18 potete trovare il mio quarto articolo sul tema "riflessologia ed emozioni"
nel quale parlo dell'autunno e dell'emozione tristezza.

Qui potete scaricare l'intero numero della rivista
Qui potete scaricare il mio intervento


giovedì 3 dicembre 2015

Ripicche di adulto

La ripicca è l'arma tipica del bambino: quando non riesce ad ottenere qualcosa utilizza tutti i mezzi in suo possesso per richiamare l'attenzione degli adulti alle sue necessità o alle sue volontà.
Purtroppo questo tipo di ricatto è molto utilizzato anche fra gli adulti e la forma non è molto differente da quella dei bambini se non per metodi più affinati e subdoli: musi lunghi, frasi dette a metà, per non parlare di sintomi più o meno reali che vengono utilizzati per attirare l'altro a sè e renderlo schiavo della propria volontà.
Certo questo non rende felici nè chi deve utilizzare tali mezzi nè, tantomeno, chi li subisce.
Chi fa uso della ripicca infatti, deve utilizzare tutte le energie in suo possesso per realizzare i suoi scopi andando sempre alla ricerca di nuove forme; chi subisce si trova schiavizzato e succube fino al punto in cui non decide di ribellarsi.
La ripicca dell'adulto è l'arma tipica di chi non vuole crescere e quando il dispetto si presenta come un'abitudine bisogna intervenire. Il dialogo fermo, adulto con il quale esprimere le contrarietà è sempre la soluzione vincente, ma soprattutto da ambo le parti
l'importante è ricordare che l'adultità è fatta di assunzione di responsabilità, di vittoria sulle proprie paure grazie ad una sana autostima e all'umiltà del saper chiedere le cose in modo aperto e diretto, senza ricorrere ai ricatti.

lunedì 30 novembre 2015

Il counselor secondo SIAF

Evidentemente la figura del Counselor in Italia è ancora avvolta dal mistero: sono ancora molte le persone che non sanno cosa faccia un Counselor.

A tale scopo pubblico la
definizione di Counselor come stabilito da SIAF, l'associazione di cui faccio parte, in modo da facilitare la comprensione.

"Il Counselor è un professionista della relazione d’aiuto. Attraverso l’ascolto, le abilità comunicative e le competenze relazionali, aiuta a sviluppare le risorse personali e a migliorare le relazioni nei vari contesti di vita. Il counselor attraverso uno spazio di riflessione e di esperienza, favorisce capacità di scelta e di cambiamento, lasciando emergere i punti di forza e le capacità di autodeterminazione dei singoli e dei gruppi. Il professionista SIAF, iscritto nel registro dei Counselor, è tenuto a rispettare una serie di regole fissate dalla sua associazione per permettere al socio di lavorare nella trasparenza e soprattutto nella coerenza e nel rispetto dei diritti della persona con la quale si inizia un lavoro di ricerca personale. La mancata inosservanza di tali regole comporta la piena responsabilità del professionista nei confronti dei singoli utenti con i quali inizia un percorso di sviluppo individuale o di gruppo.

Il counselor: 
  • sa definire quali sono i suoi limiti e le sue potenzialità in ambito di competenze professionali e si attiene solo ed esclusivamente al suo ambito specialistico;
  • è tenuto a fornire all’interlocutore informazioni dettagliate sulla sua figura e sul metodo che utilizzerà;
  • è tenuto a rispettare la riservatezza, la libertà e l’autonomia del cliente;
  • non deve effettuare alcuna tipologia di discriminazione nei confronti del proprio cliente;
  • deve rispettare la normativa corrente sul trattamento dei dati sensibili;
  • è tenuto a comunicare al proprio interlocutore il compenso per l’attività svolta;
  • deve presentare al proprio cliente un documento denominato “consenso informato” nel quale vengono riportati tutti i dettagli del caso (per maggiori informazioni collegarsi al link: SIAF servizio clienti);
  • è tenuto all’osservanza del segreto professionale, anche in caso di morte del cliente stesso. In caso di lavoro con minori al di sotto dei 14 anni, qualora emergano elementi di sfruttamento e/o violenza, il professionista è tenuto a segnalare la situazione ai genitori (qualora questi non siano coinvolti) oppure all’Autorità Giudiziaria di competenza;
  • deve evitare di svolgere un lavoro di ricerca personale con clienti che hanno potuto stabilire una qualsiasi tipologia di relazione con il professionista;
  • è tenuto a consegnare tutta la documentazione in suo possesso al cliente che ne faccia esplicita richiesta;
  • informa il cliente che può interrompere il rapporto qualora ritenga che sia necessario subordinare il proprio lavoro a consulenze professionali di altri colleghi o di altra natura;
  • è tenuto ad aggiornarsi costantemente per permettere all’interlocutore di avere innanzi un professionista riconosciuto a livello formativo".
(fonte newsletter SIAF ai Counselor 27 novembre 2015)

giovedì 26 novembre 2015

La cruna dell'ago

E' sempre impressionante passare sotto le mura di Gerusalemme e attraversarle entrando da una delle sue innumerevoli porte. Si sentono millenni di storia: guerre, passioni, re e profeti si sono immerse nelle strette vie mescolandosi alla gente comune in turbini di eroismi e cantici di fede.

Una di queste porte è detta, secondo la tradizione, "La cruna dell'ago" perchè anticamente per poterla attraversare il cammello doveva liberarsi del carico e inginocchiarsi. Anche i Vangeli, sotto un'altra forma, ne parlano.

A volte per vivere bene la nostra esistenza dobbamo liberarci da tanti pesi: paure più o meno conscie, egoismi più o meno manifesti, rancori, rabbia e angoscia. Ma per vivere bene è anche necessario sapersi separare da ciò che non è importante e focalizzarsi su aspetti prioritari come salute, amore, benessere psicofisco o realizzazioni del proprio ego. Proprio in questi casi "La cruna dell'ago" ci insegna che bisogna distaccarsi dai beni materiali e, inginocchiandoci di fronte a noi stessi, dare un senso alla nostra interiorità.

Discorso complesso di questi tempi dove è sempre più difficle separre il superfluo da ciò che è realmente essenziale, in un mondo che misura il valore delle persone sulla base di ciò che si possiede.
Forse la chiave è riscoprirci nel passaggio attraverso quella porta stretta prendendo la consapevolezza che non siamo ciò che possediamo e che, soprattutto, dobbiamo imparare a dare il giusto valore a ciò che abbiamo.
Insomma possedere senza esserne posseduti, pronti a liberarci dei pesi per poter passare oltre il muro.

lunedì 23 novembre 2015

Il campione diabetico

Quella di Marco De Flavis è un'altra delle tante eccezionali storie italiane. Marco convive con il diabete da quando aveva sei anni. Nonostante ciò ha vinto due medaglie d’oro agli ultimi campionati europei di pattinaggio a rotelle.
A sei anni il diabete e a sette la passione per lo sport: quello che emerge dall'intervista che tovate su Corriere Salute è tanta determinazione e soprattutto tanta voglia di non piangersi addosso.
Come sempre, in questi casi, a colpire sono due fattori. Il primo è la motivazione personale che aiuta sempre e comunque a vincere o a gestire la malattia. Il secondo è l'attività fisica e soprattutto la determinazione ad essa correlata che porta a importanti risultati nel campo medico e scientifico.

Incontro tante persone determinate a vivere meglio, a imparare a gestire con minore difficoltà le problematiche della vita grazie alla motivazione personale o ad attività che aiutino la mente e il corpo a rilassarsi e rinvigorirsi. Purtroppo ne incontro anche molte che alla prima difficoltà si abbattono, si chiudono in se stesse aspettando solo dai farmaci risoluzioni da miracolo alle quali loro per prime non credono.

La storia di Marco De Flavis dovrebbe aiutarci a riflettere, a prendere esempio di come la volontà personale aiuti i processi di guarigione e autoguarigione oltre che a migliorare la qualità della propria vita in modo che psiche e soma possano convivere in armonia donando alla persona serenità e gioia di vivere.