giovedì 7 aprile 2016

Meditazione a Lomazzo (CO)

Cari amici del blog, è con vero piacere che vi annuncio che il nostro incontro mensile di meditazione, respirazione e rilassamento a partire dal 20 aprile 2016 si terrà presso la sede Auser di Lomazzo, Via Manzoni 1 come sempre alle 20:30. 
Vi aspettiamo come sempre motivati e numerosi.





martedì 22 marzo 2016

Le emozioni in medicina tradizionale cinese: la paura

E' di questi giorni l'uscita dell'ultimo numero di Olos e Logos, dialoghi in medicina integrata,  sul tema "Le malattie dell'autunno in medicina integrata". A pag. 18 potete trovare il mio quinto articolo sul tema "riflessologia ed emozioni" nel quale parlo dell'inverno e dell'emozione della paura.

QUI potete scaricare l'intero numero della rivista
QUI potete scaricare il mio intervento

giovedì 10 marzo 2016

Le discipline bionaturali per gli anziani: la floriterapia___3


La floriterapia è una disciplina olistica che ha lo scopo di riequilibrare le emozioni negative permettendo alla persona di gestire il proprio comportamento e le proprie reazioni in modo più consapevole.

Differentemente da quello che tutti pensano la floriterapia è una pratica che richiede molta attenzione e molta disciplina nella consulenza (test di Bach), nella preparazione del composto (bouquet), nella somministrazione (uso quotidiano) e nelle continue revisioni. Vediamo perché.

Il metodo dei “fiori di Bach” su cui si basa tutta la floriterapia aiuta a purificare i sentimenti negativi, i pensieri dolorosi repressi attraverso un percorso bio-energetico di armonizzazione che si basa sul sistema vibrazionale dell’acqua.

La scoperta che Bach fece a suo tempo riguardava la proprietà dell’acqua di distillazione (o anche la semplice rugiada che si posava sui fiori) dopo dovuta diluizione e fissaggio di creare nell’organismo, una volta ingerita, un sistema micro-vibrazionale capace di aiutare il corpo nei processi di autoguarigione. La floriterapia è quindi il frutto di conoscenze scientifiche che implicano conoscenze anche nel campo naturalistico e soprattutto botanico. In genere si usano più i fiori che le erbe in quanto sono espressione massima della capacità riproduttiva sessuale della pianta, sono cioè al culmine della sua potenza energetica.

L’approccio alla floriterapia è molto semplice: la prima consulenza floriterapica prevede un incontro di un’ora nel quale, attraverso un colloquio mirato con domande chiuse, vengono individuate le situazioni di difficoltà da superare. La competenza del floriterapeuta sta nell’individuare tra i 38 fiori prescelti da Bach quelli capaci di rispondere alle necessità della persona. Il preparato finale, detto bouquet, verrà poi predisposto in laboratorio e stabilizzato con alcool, pronto per essere utilizzato.
Si consiglia una revisione periodica ogni due, tre mesi nei quali verificare con il floriterapeuta lo sviluppo dell’azione del preparato sulla persona in termini di umore, gestione delle emozioni, reazione proattiva alla vita di tutti i giorni.

Molte scuole moderne indicano la floriterapia non solo per via orale, ma per via osmotica come nella balneoterapia o nell’utilizzo del bouquet per esempio sui punti della riflessologia corporea, della medicina cinese, sui chakra o più semplicemente in creme neutre sulle parti del corpo interessate. Particolarmente efficace si rivela l’uso di crema alla base del “Rescue Remedy” un composto studiato da Bach per gli usi di emergenza, prima di definire il bouquet più adatto.

Come si può vedere, anche se la floriterapia può sembrare complessa per gli aspetti chimici e scientifici, dal punto di vista pratico è semplice: basta prendere la posologia in gocce direttamente sulla lingua per un determinato numero di volte al giorno: Bach suggeriva 4 gocce per 4 volte al giorno lontano dai pasti.
L’intento di Bach era quello di creare qualcosa di molto semplice e pratico oltre che di assolutamente naturale: niente di più semplice soprattutto per gli anziani e per i loro diversificati acciacchi: la bravura sta solo nell’individuare il giusto bouquet.

Anche se dal 1983 la floriterapia nel metodo del dr. Bach è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità non è da ritenersi in alcun modo di carattere medico e o terapeutico in senso stretto: sempre più medici e professionisti della salute la prescrivono proprio per la sua semplicità d’uso e soprattutto perché non ha dato luogo  né a intolleranze né a controindicazioni di alcun genere.

mercoledì 2 marzo 2016

Le discipline bionaturali per gli anziani - 2 la riflessologia


La riflessologia è una metodologia olistica molto antica.



La Medicina Tradizionale Cinese, da cui proviene anche l’arte della riflessologia, ritiene che alla base di ogni malattia e di ogni scompenso fisico vi sia una cattiva gestione delle emozioni primarie (tristezza, gioia, rabbia, riflessione, paura) in quanto ognuna è collegata ad un organo o a un gruppo di organi e alle loro relative funzioni.


La riflessologia, attraverso la stimolazione di punti riflessi sul corpo (e non solo sul piede come si è portati a credere) riattiva le energie bloccate e avvia il naturale processo di riequilibrio energetico che ogni persona possiede rimuovendo così blocchi e tensioni che creano stress e disagi psicofisici.

Il risultato prodotto dalla riflessologia è un profondo stato di benessere, di rilassamento e di ri-energizzazione anche prolungato nel tempo che aiuta a essere più sereni, ad affrontare le difficoltà con maggiore vigore ed energia e soprattutto a vivere in modo più autentico e armonico con se stessi e gli altri.

Anche se la riflessologia non è una terapia in quanto tale, ma una metodologia olistica, può essere integrata non solo alla medicina tradizionale allopatica, ma anche alle medicine integrate quali l’agopuntura o la medicina ayurvedica o altre pratiche olistiche. È per questo che la si può considerare come un ottimo ausilio non solo per giovani e adulti, spesso impegnati in una vita frenetica, ma anche e soprattutto per gli anziani che devono affrontare i primi acciacchi o che hanno bisogno di aumentare le loro energie per fare fronte ai loro impegni.

Il tempo che una persona deve dedicare a una seduta di riflessologia non è molto, basta un’ora ogni 15/30 giorni per poterne già sentire e vivere i notevoli benefici: la pratica non richiede alcuno sforzo, ci si distende e si lascia che l’operatore, sulla base delle specifiche esigenze e di una approfondita analisi, vada a sollecitare i punti riflessi. Anche il dialogo gioca un ruolo fondamentale diventando sia valvola di sfogo che strumento di utilizzo per l’operatore nell’identificazione e risoluzione delle problematiche.

La riflessologia è insomma particolarmente adatta agli anziani anche come momento da dedicare a se stessi, al proprio benessere: una pausa meritata tra i vari impegni o un momento nel quale dedicarsi semplicemente al rilassamento e alla ri-energizzazione.

Sono sempre più i medici che consigliano la riflessologia, proprio per il suo stato non invasivo, a persone anziane sia come integrazione a cure mediche in atto, sia come prevenzione quando lo stato di salute è comunque buono.

I risultati dati dalle sedute di riflessologia sono veramente importanti: persone che recuperano flessibilità nel loro corpo, ma anche maggiore serenità, ottimismo e voglia di vivere e affrontare le normali difficoltà della vita: la riflessologia proprio per la sua semplicità di ricezione è a volte un vero toccasana soprattutto per gli anziani che, attraverso le dita sapienti del riflessologo, imparano anche ad accettare il proprio corpo e i proprio malanni come una normale progressione della vita da affrontare in modo cosciente e consapevole.

Non resta che provare. Ad esempio fissando una seduta con un riflessologo e partendo dal piede… per continuare a camminare e progredire nella vita…



Per approfondire: qui potete scaricare il mio articolo "Il benessere parte dal piede".

venerdì 5 febbraio 2016

Le discipline bionaturali per gli anziani - 1


È innegabile che la nostra società negli ultimi decenni abbia subito un notevole innalzamento dell’età media.

Nascono sempre meno bambini e abbiamo sempre più anziani.

È anche innegabile che lo stile di vita degli anziani sia notevolmente cambiato: io ricordo mio nonno, deceduto a 74 anni, curvo, con il bastone e pieno di infiniti acciacchi e malattie. Oggi gli anziani di quell’età sono proprio diversi, ancora attivi, praticano sport, intessono relazioni sociali e culturali.

Gli anziani di oggi sono cambiati, ma come reagisce il loro corpo a questo cambiamento?

Una volta ho partecipato ad una conferenza sul tema della salute dell’anziano dove un medico, noto professore universitario, definiva “spazzatura” il corpo umano oltre i 40 anni. Pur avendo passato quell’età, come la maggior parte degli ascoltatori ho visto bene di non offendermi anche perché il relatore stesso poteva ben essere catalogato tra la categoria “anziani”.

Ed è anche innegabile che, nonostante il livello di salute degli anziani sia migliore rispetto alle generazioni passate, piccoli acciacchi e risvolti psicologico-sociali li rendano molto vulnerabili soprattutto sotto il profilo dell’accettazione della vecchiaia.

Cosa fare per il benessere degli anziani?

La medicina tradizionale allopatica ha fatto passi da gigante aiutando a guarire più in fretta da determinate malattie e debellandone altre che, un tempo, erano causa di morte o deperimento.
Tuttavia questo non è sufficiente e per gli anziani che vogliono mantenersi ancora attivi è indispensabile fare fronte ad altre problematiche, come per esempio, prima tra tutte, la gestione dello stress e una vita attiva.

Ebbene sì, sembra un paradosso, ma se gli anziani moderni hanno tempo da dedicare a se stessi, è anche vero che, sono sottoposti spesso a ritmi massacranti quando per esempio devono aiutare i propri figli nella gestione dei nipoti o quando si adoperano in attività di volontariato sociale o altre attività.

Una risposta, un valido aiuto arriva dalle discipline bionaturali: incontro sempre più anziani che trovano nelle discipline bionaturali un punto di riferimento molto forte sia per gli aspetti fisici che per quelli sociali e relazionali.

Sono sempre più gli anziani che praticano per esempio Tai Chi, Qi Gong o che si sottopongono a sessioni di riflessologia, che seguono programmi nutrizionali o che prediligono aspetti naturopatici di vario genere.

Gli anziani oggi hanno una maggiore attenzione per il benessere personale, lo chiedono, lo pretendono e lo ricercano.

Le proposte, come ho detto possono essere tante e vale la pena soffermarci insieme a riflettere sui loro aspetti.

Per questa ragione dedicherò i prossimi post proprio a questo tema: le discipline bionaturali per gli anziani.

martedì 26 gennaio 2016

LE DISCIPLINE BIONATURALI SECONDO A.P.O.Di.B.

In un mio precedente post vi avevo parlato della figura professionale del counselor e della sua professione secondo SIAF, associazione alla quale sono iscritto da anni.

Oggi voglio soffermarmi invece sulla figura professionale dell'Operatore del Benessere secondo A.P.O.Di.B. (Associazione Professionale Discipline Bionaturali), un'altra associazione alla quale sono iscritto.

L' A.P.O.Di.B.  è un'associazione con scopo culturale e senza fini di lucro che si occupa della tutela degli operatori del settore del benessere a livello nazionale, offrendo un servizio di informazione e assicurazione nei confronti di professionisti e scuole che desiderano intraprendere un cammino nell'ambito delle discipline bionaturali.

Le discipline Bionaturali sono molte e molto differenziate. Ma cosa sono e quali sono le finalità?
La finalità e lo scopo delle Discipline Bio-Naturali sono quelle di apportare a chi le riceve rilassamento e serenità e migliorare lo stato di energia vitale per essere in sintonia con se stesso, con il cosmo e l’ambiente circostante. Le Discipline Bio-Naturali non sono assolutamente pratiche terapeutiche e nulla hanno a che fare o vedere con le tecniche impiegate dagli operatori sanitari.

A.P.O.Di.B.  considera Discipline Bio-Naturali:
  • Alimentazione macrobiotica e/o vegetariana
  • Aromologia
  • Astrologia
  • Auricologia
  • Cristallologia
  • Cromologia
  • Fiori di Bach
  • Iridologia
  • Ogni tipo di massaggio con finalita' non-terapeutico
  • Ogni trattamento con finalita' non terapeutico
  • Meditazione
  • Morfologia
  • Naturopatia
  • Pranologia
  • Qi Qong
  • Rabdomanzia
  • Radioestesia
  • Reflessologia
  • Reiki
  • Shiatsu
  • Tai Qi
  • Training autogeno
  • varie tecniche del massaggio orientale e non
  • Yoga, Bioenergia

A.P.O.Di.B. ha istituito, oltre al registro specifico delle scuole di formazione nei vari settori 8 registri professionali nazionali il cui scopo è quello di raggruppare gli operatori del settore per offrire loro visibilità, ma anche garantire a chi ne usufruisce la serietà e professionalità di chi vi è iscritto. come sempre questi Registri sono pubblici e chiunque può accedervi per verificare la verifdicità delle informazioni che l'operatore dà a i suoi clienti. L'intento, come sempre è fare chiarezza e distinguere in modo serio professionisti che hanno dedicano e dedicano molto del loro tempo alla loro formazione da chi si improvvisa tale o chi opera senza i dovuti requisiti quali per esempio una partita IVA e la regolare emizzione di fatture. 

Questi Registri raggruppano i professionisti dei settori:
  • Shiatsu (Shiatsu - Watsu - Digitopressione - Moxibustione - Coppettazione)
  • Discipline orientali (Tui Na - Yoga - Qi qong - Thai qi - Meditazione - Ayurveda - Medicina Tradizionale Cinese - Feng shui - Thai)
  • Massaggi (Hot Stone Massage - Linfodrenaggio - Tecniche base del massaggio - Antistress - Bioenergetico - Californiano - Coi fiori - Hawaiano - Lomi Lomi - Infantile - Antisinusite - Cervicale - Connettivale - Con i pennelli - Podomassaggio (dei piedi) - Aromatico - Su sedia - Della testa)
  • Reflessologia (Plantare - Facciale - Auricologia - Manuale)
  • Bioenergia (Bioenergia - Pranopratica - Reiki - Radioestesia - Numerologia - Rabdomanzia - Pranic healing)
  • Naturopatia (Iridologia - Alimentazione macrobiotica e/o vegetariana - Morfologia - Training autogeno - Cristallologia - Cromologia - Aromologia - Astrologia - Fiori di Bach - Musicologia - Posturologia - Craniosacrale - Floriterapia - Fitologia - Gemmoterapia - Ginnastica facciale - Idroterapia - Kinesiologia - Magnetoterapia - Taping neuromuscolare - Vega test)
  • Onicotecnica (Ricostruzione unghie)
  • Insegnanti (Insegnanti di discipline bionaturali)
L'A.P.O.Di.B. fornisce agli associati una polizza assicurativa per gli infortuni provocati a cose o persone durante l'attività professionale coprendo un massimale superiore a quelli di altre associazioni di settore e obbliga i propri soci all' accettazionedi un codice deontologico dove si prevede nello spirito di serietà e professionalità del proprio lavoro rivolto al miglioramento dello stato psicofisico della persona, accetta e promuove le regole basilari che regolamentano la professione. Tali regole, qui sotto riportate, indicano in modo tangibile quali sono i limiti e i doveri di un operatore in Discipline Bionaturali professionista nei confronti della società, delle istituzione e dell’utente.
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non effettua diagnosi mediche ma valutazioni energetiche
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non cura malattie (salvo su richiesta scritta di un medico)
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non somministra farmaci
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non obbliga o consiglia di interrompere la somministrazione di farmaci
  • L’operatore in Discipline Bionaturali consiglia all’utente in caso di dubbio di esporre il proprio problema al medico curante
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non fa spogliare i pazienti, a meno che questo non sia strettamente richiesto dalla disciplina applicata
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non promette di far guarire
  • L’operatore in Discipline Bionaturali è vincolato al segreto professionale
  • L’operatore in Discipline Bionaturali ha il dovere di rispettare le leggi che regolamentano la professione dal punto di vista legale e fiscale
  • L’operatore in Discipline Bionaturali che esercita su minori o incapaci ha il dovere di richiedere il consenso scritto di chi esercita la patria potestà o del tutore giuridico
  • L’operatore in Discipline Bionaturali ha l’obbligo di ricevere l’utente in un locale idoneo, garantendo le misure igieniche di base
  • L’operatore in Discipline Bionaturali non interrompe volontariamente un ciclo di trattamenti (eccetto per forza maggiore)
  • L’operatore in Discipline Bionaturali tratta le persone che glielo richiedano in modo imparziale, senza distinzione di sesso, di religione, di razza, di paese di provenienza o di ideologia politica
  • Per quanto non detto qui in modo specifico si fa riferimento al codice civile

lunedì 11 gennaio 2016

Il distacco. Nuove vie


Ognuno di noi ha dovuto, in vari modi o forme, vivere il distacco da una persona cara, da un affetto o da una situazione: la nostra capacità di reazione per far fronte a questo distacco fa la differenza.

Nelle fasi della vita è pressoché normale che avvengano rotture, divisioni, che si perda, per varie ragioni, qualcosa di prezioso o che, più naturalmente, una persona cara muoia. 

Il distacco fa parte della nostra vita e ci aiuta a crescere e, per quanto doloroso sia, non viverlo fino in fondo a volte ci impedisce di realizzare la nostra crescita e completare il nostro percorso di maturazione.

La logica naturale ci invita in molte situazioni a provare a riparare. È il caso di un litigio o di una separazione dove, spesso, è in gioco ben più di un semplice sentimento o di una simpatia perchè si deve fare i conti per esempio con i figli, con beni o attività comuni. Ma il distacco dall’altra persona non significa necessariamente perderli per cui, se ben analizziamo le cose, dipende solo dalla nostra capacità e maturità saperli gestire in modo saggio.

Quando avviene una rottura sembra che il mondo ci sia crollato addosso a tal punto da non saper valutare le possibilità che si possono creare anche grazie a questo distacco.

Non lasciare andare le situazioni, a volte, è indice di grande egoismo e immaturità: le situazioni non nascono da sole, vengono coltivate spesso per anni e quello che si vive è solo il normale esito di questa semina continua. Aggrapparsi disperatamente non solo ci fa perdere la dignità, ma ci impedisce di realizzare proprio quella semina a cui abbiamo dedicato in modo più o meno consapevole il nostro tempo e le nostre energie.

La logica ci insegna a fare tutti i dovuti tentativi, ma alla fine di fronte ad un rifiuto è bene non accanirsi, proprio per il rispetto che dobbiamo a noi stessi e all’altro. 

Non tutti siamo fatti per condividere qualcosa in eterno e a volte il distacco si presenta come la soluzione per evitare ulteriori conflitti, senso di colpa o autoflagellazioni.

Mi capita spesso nelle sessioni di counseling o durante le formazioni esperienziali di ascolatare le storie di distacchi dei miei assistiti; io per primo mi rendo conto di quanti distacchi affettivi e professionali ho dovuto affrontare. La realtà è che, per quanto dolorosi, hanno sempre costruito nuove possibilità e, in alcuni casi, anche migliorato oltre alla mia vita anche quella dell’altro.

Molti maestri orientali insegnano a vivere il distacco come un momento fondamentale per la vita e, si tratti di un lutto, di una separazione, della rottura di un’amicizia o la perdita di beni materiali, ci invitano a viverlo con attenzione e profonda capacità di osservazione, a valutarne gli aspetti futuribili e a non soffermarsi sul dolore del presente.

La logica è pensare non a ciò che si lascia, ma a quello che si ha. 

Anche se questo pensiero può sembrare molto utilitaristico, sono proprio i maestri orientali ad insegnarci a percorrere con la mente la strada a ritroso per renderci conto che ciò che abbiamo è spesso il frutto di tanti distacchi collegati tra loro.

Spesso è il nostro orgoglio che non vuole farci accettare il distacco anche perché facciamo fatica a riconoscerci in una dinamica progressiva e futuribile. 

Spesso le persone mi parlano di piani comuni, di progetti a lungo termine che a causa del distacco si interrompono bruscamente, ma mentre me ne parlano mi rendo conto che forse questi progetti avevano importanza solo per loro e non per l’altra parte.

I kabbalisti pensano che nella vita nulla succeda per caso e che anche dietro gli eventi più catastrofici ci siano sempre dei piani ben precisi a cui possiamo prendere parte per costruire un futuro migliore. Sta solo a noi riuscire a intravederli tra le nebbie, condividerli chiedendo aiuto a chi pensiamo importante per noi in quel momento, e soprattutto senza dare retta all’ego che ci nutre solo rimpianti e sensi di colpa.

La nostra capacità di giudizio, se siamo persone mature, ci permetterà sempre e in ogni caso di trovare soluzioni, di provare a realizzarle per renderci più forti.

Questo vale anche per la perdita fisica di una persona cara dove l’accettare il distacco come un evento naturale significa entrare in una sfera cosmica ben più grande di noi. 

Cosa fare allora di fronte al distacco?
  • Pensare a quante volte lo abbiamo vissuto e a tutto quello che in seguito è migliorato
  • Cercare di ritrovare equilibrio, magari proprio nei confronti dell’altro
  • Accettarlo come un momento particolare e non come una sconfitta
  • Volere ritrovare la felicità e non considerare il tempo dedicato a quella persona o situazione come tempo perso: l’esperienza è il dono più grande che esista
  • Vivere la tristezza del momento come un’emozione importante, ma non l’unica
  • Pensare che la solitudine è solo un fattore mentale
  • Vivere il tempo come un guaritore efficace
  • Accettare l’idea che, in un modo o nell’altro, siamo tutti di passaggio e la differenza sta nel cosa lasciamo e nel come lo facciamo
La vita è un momento troppo breve per soffermarci sul passato. C’è tanto presente da costruire e, un po’ come dopo il passaggio di una guerra, sta a noi gettare le maschere, rimboccarci le maniche e saper ricostruire con nuovo vigore e motivazione.

Il distacco non è una rinuncia, ma un passaggio che, per quanto stretto e disagevole, ci aiuta a capire chi siamo, a indentificare le nostre debolezze e renderci più forti.

sabato 26 dicembre 2015

Cambiare: l'augurio per il 2016

Cambiare è possibile soprattutto quando ci poniamo nuovi obiettivi e si vogliono affrontare nuove sfide.
 
Anche quest’anno è ormai agli sgoccioli ed è arrivato il momento di fare bilanci e fissare nuovi obiettivi per il 2016. È innegabile che se vogliamo evitare gli errori già commessi o se abbiamo l’ambizione di costruire qualcosa di nuovo, bisogna fare dei cambiamenti.
Cambiare è possibile? E quanto bisogna saper cambiare e adattarsi in tempi così difficili come i nostri?

Cambiare è la parola d’ordine ma dobbiamo aggiungere “voglio cambiare” per essere efficaci.

Molti pensano che per ottenere dei risultati sia necessario amplificare gli sforzi già fatti, altri che si debba ricominciare tutto da capo, cercando di fare esperienza di quanto già realizzato e creare nuove idee. Per altri ancora un cambiamento è indispensabile per appagare il gusto dell’avventura e dell’ignoto.

Per cambiare veramente servono volontà, concentrazione, attenzione soprattutto quando si vuole evitare di ripetere errori già commessi in passato; una buona capacità di organizzazione e soprattutto di pianificazione faranno poi il resto.

I libri che parlano di cambiamento e i “guru” del settore non mancano, ma alla fine la domanda che ci si deve sempre porre è la stessa: “Che cosa voglio veramente?”. Ogni persona di buon senso sa che per cambiare e raggiungere un obiettivo bisogna rendersi conto che è indispensabile crederci con tutte le proprie forze.
Incontro molte persone che si dicono disposte a cambiare pur di vedere migliorata la loro vita, ma non sono così sicuro che lo vogliano veramente e soprattutto che credano che attraverso qualche cambiamento riescano a raggiungere un maggiore stato di realizzazione. Basta una semplice domanda per capire che cambiare è possibile, ma è sempre più difficile trovare persone che lo vogliano veramente e seriamente.

La maggiore difficoltà è il primo passo, il primo approccio; la consapevolezza di ciò che si è e ciò si vuole diventare.

Ma come sempre l’uomo è restio alle novità, e si lascia intimorire da molti preconcetti e condizioni limitanti fermando così uno dei processi più belli dell’esistenza: cambiare e migliorare.

Per l’anno che verrà auguro a tutti noi di poter cambiare, migliorare e soprattutto raggiungere quella realizzazione personale che possa permetterci di guardare le cose e i fatti della vita “da un’altra prospettiva” nella quale realizzare quel nostro destino al quale tutti siamo chiamati, ma che pochi riescono a raggiungere.

Un felice e buon 2016 per cambiare