domenica 2 febbraio 2014

Fuggire dall'Italia? No, grazie

C'è chi fugge perché non trova lavoro, chi perché non riesce a fare fronte a impegni economici e tasse, chi perché non ha opportunità e chi per avventura. La lista è lunga e le storie variegate e il record, a quanto pare, è sempre nostro, di italiani che colpiti da esterofilia e necessità "cercano fortuna" all'estero. Alcuni ritornano (mio nonno paterno è emigrato due volte in Argentina per poi tornare), altri rinunciano per sempre all'Italia e tra asti e rancori, malinconie e sogni di gloria si fermano dove possono essere capiti o dove possono anche solo semplicemente "campare".
La storia di oggi però è diversa e parla anche di Italiani che restano, che lottano disperatamente contro i tagli alla ricerca e che nonostante tutto ce la fanno: si tratta, per esempio, di sei scienziati a cui Corriere Salute dedica un articolo.
In questa classifica, per una volta, brilliamo e cerchiamo di tenere alta la testa; sempre troppo poco, ma sempre meglio di niente soprattutto in relazione ai risultati che questi sei nostri connazionali sanno dare.

7 commenti:

Tiziano ha detto...

Una volta tanto, non sono d’accordo col mio amico Paolo. Ci sono mille ragioni per fuggire dall’Italia. L’Italia è un Paese che sta morendo, se non è già morto.
Così, alla rinfusa, come vengono vengono, elenco qualche ragione…
È il Paese delle tasse, dell’imposizione fiscale altissima, in cambio di poco o niente.
È il Paese dove non si fa più niente per preservare l’ambiente (vedi i disastri di questi giorni, evitabilissimi con un po’ di prevenzione).
Non si fa nulla per sbloccare la situazione del lavoro, per aiutare (realmente) i giovani. Idem per le imprese (secondo voi un Paese “normale” si lascerebbe scappare la Fiat, tanto per dirne una?).
Un Paese che aspetta l’ultimo giorno per convertire il decreto sull’IMU.
Un Paese che lascia da due anni i marò in India e se ne accorge adesso.
Un Paese che condanna, poi assolve, poi ricondanna, poi riassolve, poi ricondanna… (vedi vicende Sollecito, Stasi…).
Un Paese dove più metà della gente non legge.
Un Paese dove più nessuno si ferma sulle strisce pedonali per far passare i pedoni e se li travolge non si ferma a prestare soccorso.
Un Paese dove 4 milioni di auto girano senza assicurazione auto.
Un Paese pieno di corrotti, furbi, disonesti.
Un Paese dove non ci sono più regole, certezze.
Un Paese allo sbando, finito, morto…

nino ha detto...

secondo me è l'ignoranza, sopratutto dei politici, ad averci trascinato in basso. Ho provato ad inserirmi, ma sono stato messo alla porta perchè non volevo sottomettermi ai loro ricatti: e parlo dio tutti gli schieramenti ! Non so come se ne può uscire, se qualcuno ha qualche idea, mi associa.
grazie

Massimo ha detto...

Sono d'accordo con Tiziano. Mi dispiace, Paolo, tutti vorremmo, da pochissime mosche bianche (e tu stesso le conti in appena 6 (un decimilionesimo -sic!!!- dell'intera popolazione del Belpaese), trarre auspici e indicazioni confortanti, ma poi, come dice Tiziano, accendi un qualsiasi Tg e...
A Nino. Almeno questo ce l'abbiamo: che i politici - anche con liste bloccate- in un certo qual modo li scegliamo NOI. E prima di diventare politici QUELLI erano gente come NOI, forse addirittura peggio di NOI. E NOI li abbiamo votati. Quei politici SIAMO NOI! Perciò non regge più l'anatema ai politici. E regge, anche se è del '61, quello che un certo signore, il più potente della terra, oggi come allora, disse: Cari concittadini, smattiamola di chiederci che cosa può fare il Paese per noi. Cominciamo a chiederci che cosa NOI siamo disposti a fare per il nostro Paese. Perché no, anche a votare non per interesse, ma per il bene del Paese. Che siamo NOI!

Paolo G. Bianchi ha detto...

Grazie a tutti per i votri contributi.
Quello che volevo segnalare con questo post non è tanto il restare o il fuggire dall'Italia, ma come alcune eccellenze, nonostante le difficoltà comuni che tutti abbiamo, siano riuscite ad emergere.

Massimo Zito ha detto...

Caro Paolo, anch'io sono convinto che alcuni di noi ce la possano fare ad emergere, alla fine. Quello che mi preoccupa è che lo spazio per emergere è così ristretto che, per ognuno di quelli che ce la fanno, tanti altre persone di pari valore non riescono ad emergere. Forse perché il nostro stivale, per storia e caratteristiche geografiche, offre condizioni differenti in cui operare e lottare. Io sono uno di quelli che continua a lottare (più per i miei figli) ed insistere, per ora. Mia sorella più piccola, invece, è da tre anni nei Paesi Bassi, dove è cresciuta fino a raggiungere posizioni manageriali e retribuzioni nette che qui ci sogniamo persino a fine carriera. In Italia lavorava quasi gratis, dovendo anche "ringraziare perché le permettevano di fare esperienza".

Anonimo ha detto...

Condivido i pensieri di tutti... anch'io sono convinta che l'Italia sia un paese allo sbando.
Le certezze sono incertezze, la meritocrazie non esiste, il lavoro sempre più evanescente e si potrebbe andare avanti!
Anch'io plurilaureata con master, corsi di perfezionamento sono senza lavoro e per giunta separata. I sei scienziati di cui si parlava sono mosche bianche, ma quanti altri ce ne sono e non vengono neanche presi in considerazione?
Andare via? Potrebbe essere una soluzione che, però, ha anche i suoi risvolti...

Alessandro Vorra ha detto...

Si ok sei scienziati. E tutti gli altri? Io sono un ingegnere di 30 anni 110 e lode e non trovo lavoro. Anzi ho fatto uno stage per una grande azienda a 5.9 euro all'ora, a volte lavorando gratis il sabato. Non diciamo eresie grazie. Come si diceva prima, mosche bianche.