venerdì 28 novembre 2025

Quando una mente può ritenersi libera

 



Viviamo in un tempo in cui la connessione sembra aver conquistato ogni spazio della nostra vita. 

Eppure più siamo connessi, più la nostra mente rischia di essere prigioniera: prigioniera di stimoli, di algoritmi, di abitudini invisibili.

Nonostante ciò, il sogno antico della libertà mentale continua a pulsare: dal pensiero taoista al dialogo socratico, dalla parola poetica fino alle pratiche contemplative moderne. 

Allora si pone il quesito: quando, davvero, una mente può dirsi libera?

La libertà della mente non ha una sola forma. È un ventaglio di significati che si aprono in direzioni differenti.

Jean-Paul Sartre ci ammonisce: «L’uomo è condannato a essere libero», e ancora: «La libertà è ciò che fai con ciò che è stato fatto di te». In queste parole si nasconde la responsabilità radicale che ci accompagna: non possiamo fuggire dalla libertà, anche se spesso cerchiamo catene per non sentirne il peso.

Per Kant, invece, la libertà è il cuore della dignità umana: «L’uomo non deve essere trattato mai meramente come mezzo, ma sempre anche come fine in sé». L’autonomia morale è la forma più alta di emancipazione della mente.

Se ci spostiamo verso Oriente, la prospettiva si trasforma.

Laozi nel Tao Te Ching scrive: «Vuota te stesso di tutto. Lascia che la mente diventi tranquilla. Le diecimila cose sorgono e svaniscono, mentre l’io contempla il loro ritorno». Qui la libertà non è una conquista intellettuale, ma il ritorno al flusso naturale, la mente che smette di trattenere e lascia andare.

Anche il Buddhismo sottolinea questo lasciar andare.

Thich Nhat Hanh ricorda: «Lasciare andare ci dona libertà, e la libertà è l’unica condizione per essere felici. Se nel nostro cuore continuiamo a trattenere rabbia, ansia o possesso, non potremo mai essere liberi».

Nella tradizione occidentale, il tema della libertà mentale attraversa la poesia e la narrativa. Dostoevskij, nei Fratelli Karamazov, mette in bocca al Grande Inquisitore parole dure: «Nulla è mai stato per l’uomo e per la società più intollerabile della libertà».

La libertà spaventa perché toglie certezze e chiede responsabilità.

Emily Dickinson, invece, offre un’immagine di pura vastità: «The brain is wider than the sky»«Il cervello è più vasto del cielo». La mente, per lei, è un orizzonte che supera i confini del corpo, che non può essere rinchiuso se non da sé stesso.

In Oriente, i testi buddhisti ci parlano di una mente limpida come specchio: «La mente è come un lago chiaro e profondo; quando è immobile riflette tutto senza trattenere nulla». È questa trasparenza a costituire la vera libertà.

In questo dialogo tra pensieri e culture si inserisce la Medicina Tradizionale Cinese, che da millenni si interroga sullo stato della mente. 

In MTC la mente si chiama Shen, risiede nel Cuore e riflette l’equilibrio interiore. Una mente libera, secondo questo sapere, non è semplicemente “senza costrizioni esterne”, ma è capace di quiete, chiarezza, lucidità.

Quando lo Shen è disturbato, compaiono insonnia, ansia, confusione. Per nutrirlo, la tradizione propone fitoterapia, massaggio Tuina, meditazione, esercizi come Qi Gong e Tai Chi. Qui la libertà non è solo pensiero, ma respiro: è l’arte di lasciar scorrere l’energia senza opporre resistenza.

Se nei secoli passati la mente era vincolata da dogmi religiosi o politici, oggi i vincoli hanno assunto forme più sottili. 

Parliamo in tal senso di algoritmi e social network che modellano i nostri pensieri e la nostra attenzione, creando gabbie invisibili, di bias cognitivi e automatismi percettivi che ci inducono a scelte ripetitive, senza consapevolezza, di stress cronico e iperstimolazione sensoriale che sottraggono la capacità di ascolto di narrazioni culturali e ideologiche che ci inchiodano a ruoli e identità non sempre autentici.

La mente contemporanea rischia così di vivere in una prigione raffinata, dorata, ma pur sempre prigione.

La libertà interiore non si dona, si coltiva e la coltivazione richiede disciplina e delicatezza insieme.

La meditazione mindfulness aiuta a osservare i pensieri senza identificarvisi, a riconoscere il rumore e lasciarlo andare.

Arti marziali quali il Qi Gong e il Tai Chi riconnettono il corpo al respiro e riportano lo Shen al suo equilibrio.

La disintossicazione digitale crea spazi di silenzio e restituisce autonomia all’attenzione.

La riflessione filosofica invita a chiedersi ogni giorno: sto scegliendo io, o sto ripetendo ciò che altri hanno scelto per me?

Come scrisse Erich Fromm: «La libertà non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si realizza».

La mente libera non è uno stato permanente, ma un cammino. È il movimento silenzioso di chi accetta la responsabilità delle proprie scelte, pratica l’arte del distacco, nutre il proprio Shen e custodisce la capacità di pensare, sentire e respirare con autenticità.

La libertà interiore non è fuga, ma ritorno: ritorno a sé stessi, al respiro, al cuore.

La vera domanda non è se la mente possa essere libera, ma se vogliamo impegnarci ogni giorno per renderla tale. Inizia da piccoli gesti: spegni per un’ora il telefono, siediti in silenzio, osserva il tuo respiro. 

La libertà comincia qui, ora.

E TU? quanto ti ritieni libero e quanto veramente lo sei? Parliamone

 

Bibliografia

  • Sartre J.-P., L’esistenzialismo è un umanismo.
  • Kant I., Fondazione della metafisica dei costumi.
  • Laozi, Tao Te Ching.
  • Thich Nhat Hanh, Il cuore dell’insegnamento del Buddha.
  • Dostoevskij F., I fratelli Karamazov.
  • Dickinson E., Poems.
  • Fromm E., Fuga dalla libertà.
  • Matos L.C. et al., Understanding Traditional Chinese Medicine Therapeutics, 2021.
  • Rodrigues J.M. et al., Mental health benefits of Traditional Chinese Medicine, 2023.
  • Zainal N.H. et al., Mindfulness Enhances Cognitive Functioning: A Meta-analysis, 2023.
  • Calderone A. et al., Neurobiological Changes Induced by Mindfulness, 2024.
  • Vettehen P.H. et al., Attention Economy and Society, 2023.
  • Berthet V. et al., Cognitive Biases and Decision-Making, 2022.

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