C'è un rumore che non produce
suono. È il ronzio interno di una mente che, anche a notte alta, continua a
percorrere gli stessi corridoi, riaprire le stesse porte, interrogare gli
stessi bivi mai risolti. È il corpo che resta in allerta anche quando nulla,
apparentemente, lo minaccia: il respiro che non si allarga fino in fondo, le
spalle che restano contratte anche nel sonno, il pensiero che salta da una
preoccupazione all'altra senza mai posarsi.
Chi convive con questa
condizione, che la medicina occidentale definisce disturbo d'ansia
generalizzato, la conosce bene: non è debolezza di carattere, non è un
capriccio della mente. È un sistema che ha imparato, per ragioni che spesso
affondano lontano nel tempo, a vivere permanentemente in stato di guardia.
La cronaca recente ha riportato
l'attenzione su questa condizione, così diffusa da essere quasi invisibile: la
si nomina di continuo, eppure raramente si prova ad ascoltarla per quello che
realmente comunica.
Il corpo che non abbassa mai
la guardia? In termini fisiologici, questa condizione è la persistenza di un allarme che dovrebbe essere
episodico. Il sistema nervoso, progettato per attivarsi davanti a un pericolo
concreto e poi tornare alla quiete, resta acceso anche in assenza di minaccia
reale. Ma questa descrizione, per quanto accurata, racconta solo la superficie
del fenomeno. Il corpo, in una prospettiva più ampia, non sbaglia: sta
rispondendo a qualcosa. La tensione muscolare cronica, l'insonnia, il respiro
corto non sono guasti da correggere, ma segnali di un dialogo interrotto tra la
parte di noi che percepisce e la parte di noi che elabora. Quando questo
dialogo si inceppa, il corpo continua a suonare l'allarme perché nessuno,
dentro di noi, gli ha ancora risposto: pericolo cessato, puoi riposare.
Il benessere, in questa lettura è
capacità di ristabilire quella comunicazione interrotta: un corpo che torna a
fidarsi della mente, e una mente che torna ad ascoltare il corpo invece di
sovrastarlo con pensieri che si rincorrono senza posa.
La Medicina Tradizionale Cinese
osserva questa condizione da un'angolazione che integra, senza sostituirsi ad
essa, la lettura occidentale. Lo Shen, lo spirito che secondo l'Huangdi Neijing
risiede nel Cuore, è ciò che consente alla mente di posarsi, di riconoscere ciò
che è reale e ciò che è proiezione. Quando lo Shen è disturbato, la mente vaga,
non trova quiete, rincorre pensieri senza sosta anche quando il corpo avrebbe
bisogno di riposo. È una condizione che i classici descrivono con precisione:
non un'assenza di energia, ma un'energia che non trova la propria dimora.
A questo si intreccia spesso una condizione di stasi del Qi di Fegato, l'organo che nella tradizione cinese governa il libero fluire delle emozioni e la capacità di progettare, di immaginare il futuro senza esserne sopraffatti. Quando il Fegato non lascia scorrere liberamente il Qi, il pensiero si irrigidisce in scenari catastrofici, la mente anticipa continuamente minacce che il corpo poi si trova a dover sostenere fisicamente, in tensione muscolare, in cefalea, in un respiro che si accorcia.
Giovanni Maciocia, nei suoi fondamentali contributi sulla Medicina
Cinese in Occidente, ha più volte richiamato come questo intreccio tra Shen
inquieto e Fegato stagnante costituisca uno dei quadri più frequenti nella
clinica contemporanea, specchio di un'epoca che chiede alla mente una vigilanza
permanente.
«Acqua che non corre, fete»:
un'energia che non trova il proprio corso ristagna, e ciò che ristagna, nel
tempo, si ammala.
Élisabeth Rochat de la Vallée,
nei suoi studi sul Cuore come sede dello Shen, ricorda come nella visione
classica cinese le emozioni non siano nemiche da reprimere, ma messaggeri da
comprendere.
Questa condizione di perenne allerta, letta
con questi occhi, non è un errore del sistema ma un tentativo, per quanto
disfunzionale, di proteggere: la mente resta vigile perché in qualche momento
della vita ha imparato che allentare la guardia comporta un rischio. Il lavoro
terapeutico, allora, non consiste nello spegnere questo meccanismo con la
forza, ma nell'accompagnarlo gradualmente a riconoscere che il pericolo, oggi,
non è più lo stesso di allora.
Carl Gustav Jung ha dedicato
buona parte della propria riflessione a ciò che l'uomo moderno rimuove e che,
non elaborato, ritorna sotto forma di sintomo. L'ansia che non si placa può
essere letta, in questa prospettiva, come l'emergere di un'ombra non
riconosciuta: qualcosa che la coscienza rifiuta di guardare e che allora si
manifesta nel corpo, in una tensione che non trova parole. Non si tratta di
colpevolizzare chi vive questa condizione, ma di offrire una chiave di lettura
che restituisca dignità al sintomo: il corpo parla quando la parola non basta.
Il Tao Te Ching, in questo, offre
un'indicazione preziosa e apparentemente paradossale: il wu wei, il non-agire,
non come inerzia ma come rinuncia al controllo forzato degli eventi. Chi vive
l'ansia generalizzata, spesso, è chi ha fatto del controllo la propria
strategia di sopravvivenza: se prevedo tutto, se anticipo ogni scenario, forse
potrò evitare il dolore. Ma Lao Tzu ricorda che l'acqua, la più cedevole delle
forze, è anche la più potente, perché non si opone: scorre, si adatta, e
proprio per questo raramente ristagna. Imparare a lasciar scorrere un pensiero
senza doverlo risolvere immediatamente, tollerare l'incertezza senza sentirsene
minacciati, è forse la traduzione più concreta, nella vita quotidiana, di
questo antico insegnamento.
Anche Hildegard von Bingen, nella
sua visione della viriditas, la forza vitale verdeggiante che anima ogni
essere, descriveva la malattia come un inaridimento di questa energia, spesso
dovuto a un vivere disallineato dal proprio ritmo naturale. La Scuola Medica
Salernitana, con il suo Regimen Sanitatis, insisteva sull'importanza
dell'ordine nei ritmi quotidiani — sonno, nutrimento, movimento, quiete — come
fondamento della salute duratura, un insegnamento che risuona con straordinaria
attualità in un tempo che ha smarrito quasi ogni ritmo.
Se tutto questo è, in fondo, un
corpo che ha smesso di sentirsi al sicuro nel presente, il percorso di
riequilibrio passa necessariamente attraverso il recupero della presenza. La
mindfulness, in questo senso, non è una tecnica di relax tra le tante, ma un
allenamento sistematico a tornare, respiro dopo respiro, in un corpo che per
lungo tempo è stato abbandonato in favore di una mente proiettata sempre
altrove — nel passato che rimugina, nel futuro che teme. Accompagnata dal
lavoro sul Qi di Fegato e sulla radice dello Shen nel Cuore, la pratica
meditativa restituisce gradualmente al sistema nervoso la percezione che il
pericolo, qui e ora, non è presente.
Il counseling olistico, in questo
cammino, offre lo spazio per dare parola a ciò che il corpo ha trattenuto: non
un'indagine sul passato per il gusto di scavare, ma un ascolto che permetta
alla persona di riconoscere i propri schemi automatici di allarme e di
scegliere, consapevolmente, un modo diverso di rispondere alla vita. È un
lavoro che richiede tempo, perché nessun sistema che si è irrigidito per
proteggersi accetta di ammorbidirsi in fretta: ma è un lavoro che restituisce,
gradualmente, la possibilità di abitare il presente senza il bisogno costante
di controllarlo.
La mente che non si spegne, alla
fine, non chiede di essere zittita, ma di essere accompagnata a fidarsi di
nuovo del corpo che la sostiene, e del corpo a fidarsi di nuovo della mente che
lo guida. È in questo dialogo ristabilito, più che nella soppressione del
sintomo, che si trova la strada verso un benessere autentico e duraturo.
Chi riconosce in queste pagine il
proprio corpo — la mente che non si placa, il respiro corto, i muscoli in
allarme anche senza motivo apparente — può trovare nell'Origin Program uno
spazio dove questa condizione viene letta, e non solo gestita. L'Origin Program
integra Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Quantistica, Counseling Olistico
e Mindfulness in un percorso personalizzato che restituisce ascolto al corpo e
ordine al respiro, nei due studi di Lomazzo (CO) e Buttrio (UD).
Per chi desidera intraprendere
questo cammino di riequilibrio, è possibile richiedere un primo colloquio
conoscitivo per orientarsi tra le proposte del programma e costruire un
percorso su misura, nel rispetto dei tempi e della storia di ciascuno.
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in tensione, Medicina Tradizionale Cinese, Shen e Cuore, stasi di Qi di Fegato,
mindfulness e ansia, counseling olistico, benessere psicofisico, Origin
Program, Formazionezero, Lomazzo, Buttrio
Bibliografia
Lao Tzu, Tao Te Ching, a cura di
J. J. L. Duyvendak, nuova edizione italiana, 2021.
Huangdi Neijing – Su Wen,
traduzione e commento di Claudia Focks, edizione italiana aggiornata, 2022.
Maciocia G., I fondamenti della
Medicina Cinese, IV edizione, Edra, 2021.
Rochat de la Vallée E., Il cuore
in Medicina Cinese: emozioni e spirito, Jaca Book, nuova ristampa 2022.
Jung C. G., L'uomo e i suoi
simboli, nuova edizione commentata, Raffaello Cortina, 2020.
Hildegard von Bingen, Causae et
Curae, edizione italiana con apparato critico, 2021.
Scuola Medica Salernitana,
Regimen Sanitatis Salernitanum, edizione critica aggiornata, 2020.
AA.VV., Ansia generalizzata:
approcci integrati mente-corpo, contributi in rivista di psicologia clinica,
2023.
Van der Kolk B., Il corpo accusa
il colpo, nuova edizione italiana aggiornata, Raffaello Cortina, 2021.
© Paolo G. Bianchi —
Formazionezero. Tutti i diritti riservati. È consentita la citazione con
indicazione della fonte.

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