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martedì 14 ottobre 2025

Accanto al silenzio: l’autismo tra scienza, filosofia e tradizione

 

 

L’ autismo è una soglia. Una porta che si apre verso un mondo differente, a volte insondabile, altre volte luminoso di intuizioni che la mente cosiddetta “normale” fatica a contenere.

Se la scienza lo definisce come disturbo dello spettro autistico (ASD), con radici neurobiologiche complesse e multifattoriali, le famiglie che lo vivono ogni giorno lo conoscono come un universo che chiede ascolto e dedizione, una forma diversa di abitare il reale.

Maria Gariup, nel suo intenso libro Accanto a te (2021), scrive: “Non c’è barriera che possa contenere l’amore. Anche quando le parole non arrivano, resta il gesto, resta lo sguardo, resta il cammino fianco a fianco.”

Una frase che restituisce, più di molte definizioni cliniche, l’essenza di ciò che significa vivere accanto a chi abita questo spettro: non tanto “curare” quanto “accompagnare”, non tanto “aggiustare” quanto “comprendere”.

La ricerca scientifica oggi parla chiaro: le cause dell’autismo non sono univoche. Si intrecciano fattori genetici, epigenetici e ambientali, alterazioni della connettività cerebrale, squilibri neurochimici.

Tuttavia, come osserva il filosofo Byung-Chul Han quando scrive della società della trasparenza, “non tutto può essere illuminato”. Anche in medicina restano zone d’ombra che sfuggono alla luce analitica, e forse è proprio in quella penombra che si cela la singolarità irripetibile di ogni essere umano.

Clinicamente, l’autismo si affronta con approcci multidisciplinari: terapie comportamentali, logopedia, supporto farmacologico quando necessario. Ma la vera sfida è nella quotidianità: il tempo che si allunga, i silenzi che si fanno muri, i gesti ripetitivi che diventano ponti verso un ordine interiore.

Le famiglie vivono questa realtà con fatica, ma anche con straordinaria resilienza. Esse imparano che la vita non procede sempre per linee rette ma spesso per curve, e che la cura è soprattutto un atto relazionale: un sedersi accanto, senza fretta, aspettando che l’altro si apra.

Nelle filosofie orientali, ogni individuo non è un “difetto”, ma una variazione dell’armonia cosmica. Il Taoismo ci ricorda che “la via che può essere nominata non è la vera via”: ciò che sfugge alle nostre categorie può essere manifestazione di una legge più sottile.

Così, in molte tradizioni asiatiche, ciò che l’Occidente definisce “disturbo” diventa piuttosto un diverso modo di risuonare con il tutto. Il silenzio non è assenza, ma presenza non ordinaria.

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) guarda all’autismo come a una condizione energetica complessa: un disequilibrio del Cuore-Shen, dove risiede la coscienza, e del Rene-Jing, la radice profonda dell’essere.

Non si tratta di sostituire la clinica occidentale, ma di integrare: pratiche come la digitopressione, la riflessologia, la cromopuntura e la moxibustione possono accompagnare il percorso terapeutico, aiutando a calmare l’agitazione, favorire il sonno, sostenere l’energia vitale.

In questa prospettiva, l’autismo non è un “errore da correggere” ma un dialogo energetico da riequilibrare, un ponte tra corpo, mente e spirito.

Nietzsche scriveva che “ciò che ha bisogno di essere dimostrato non vale molto”. E forse, nel rapporto con chi vive nello spettro autistico, la prova più grande non è scientifica ma umana: riuscire a stare, senza pretendere, senza giudicare.

La scienza cerca cause, la filosofia cerca senso, la MTC cerca equilibrio: solo unendo questi tre sguardi possiamo davvero offrire un orizzonte più ampio, meno frammentato.

L’autismo ci chiede di cambiare prospettiva.

Non solo di osservare ciò che manca, ma di riconoscere ciò che è presente.
Non solo di “curare”, ma di abitare insieme.
Forse, come suggerisce Accanto a te, il compito più autentico è restare, con costanza e amore, accanto al silenzio che parla, al gesto che comunica, al volto che ci insegna che ogni armonia è fatta anche di note inattese.

 

Accanto a te di Maria Gariup | Cartaceo

Accanto a te. Quella «forza segreta» che ci fa affrontare le avversità : Gariup, Maria: Amazon.it: Libri

 

 

 

Bibliografia

  1. Hodges, H., Fealko, C., & Soares, N. (2020). Autism spectrum disorder: Definition, epidemiology, causes, and clinical evaluation. Translational Pediatrics, 9(S1), S55–S65.
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  3. Gitimoghaddam, M., Shabani, A., & Ghaffari, S. (2022). Applied behavior analysis in children and youth with autism spectrum disorder: A systematic review. Review Journal of Autism and Developmental Disorders, 9(3), 274–289.
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  13. World Health Organization. (2023). Autism spectrum disorders: Key facts. Geneva: WHO.
  14. Feng, X., Wu, J., & Wang, L. (2022). Traditional Chinese medicine interventions: Systematic perspectives and clinical integration. Chinese Journal of Integrative Medicine, 28(12), 1021–1032.
  15. Gariup, M. (2021). Accanto a te. Quella “forza segreta” che ci fa affrontare le avversità. Udine: Yucaprint Editore.

domenica 11 maggio 2025

Unire i mondi: perché accosto la letteratura occidentale e i fatti della vita alla Medicina Tradizionale Cinese

 



No, la mia non è una mania e nemmeno un voler imporre legami che non esistono.

La MTC è la mia vita e per questo credo di doverla divulgare in ogni modo per renderla sempre più concreta e fruibile.

Comunque…

Nel Fedro di Platone, Socrate afferma che "ogni parola ha un’anima". Ed è forse per questo che quando ci imbattiamo in un testo antico, anche se scritto in un contesto culturale lontano, possiamo sentirne vibrare l’eco dentro di noi.

In questo dialogo invisibile tra mondi, la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e la letteratura occidentale si riconoscono. È proprio in queste corrispondenze sottili che intravedo un campo fertile: un terreno dove il pensiero si espande, dove la clinica si nutre di simboli, e dove la cura diventa un gesto poetico e universale.

Viviamo in un’epoca in cui la frammentazione della conoscenza ha prodotto specializzazioni sempre più verticali. Eppure, il sapere non è un edificio fatto di compartimenti stagni, ma un organismo vivo, che respira e si trasforma.

La MTC, con la sua visione sistemica, olistica e archetipica, offre chiavi di lettura che superano la dicotomia corpo-mente, tempo-spazio, soggetto-oggetto. Allo stesso modo, la grande letteratura occidentale, dai presocratici a Dante, da Shakespeare a Rilke, scava nell’essere umano come farebbe un terapista olistico di MTC: cercando punti di disarmonia, nominandoli, trasmutandoli.

Accostare questi due mondi non è un vezzo erudito, ma una necessità epistemologica. Le immagini poetiche di un testo classico possono illuminare un principio della MTC meglio di qualsiasi trattato tecnico.

Allo stesso modo, la saggezza taoista o la teoria dei Cinque Movimenti trovano sorprendenti rispondenze nei miti greci, nella tragedia classica, nelle allegorie medievali. La verità, si sa, non parla un solo linguaggio.

La Medicina Tradizionale Cinese associa il fegato all’emozione della collera, al legno, alla primavera, al movimento, all'impulso vitale che può divenire distruttivo se represso o non incanalato.

Pensiamo ad Achille, l’eroe dell’Iliade. La sua ira, che “portò lutti agli Achei”, non è altro che un’energia del legno squilibrata, trattenuta troppo a lungo, poi esplosa in modo devastante. In questo mito si cela un’intera lezione di medicina energetica: il dolore trattenuto si trasforma in fuoco, la giustizia in vendetta, la potenza in malattia.

Il simbolo, in quanto canale tra il visibile e l’invisibile, è quindi uno strumento terapeutico.

Jung lo aveva compreso, ma lo aveva già intuito Confucio quando sosteneva che "la rettificazione dei nomi" era la base dell’ordine e dell’armonia. Dare un nome all’emozione, collegarla a un archetipo narrativo, permette al paziente di uscire dalla prigione della cronaca personale per entrare in una narrazione più ampia, più mitica, più curativa. In questo senso, proporre a chi si cura con la MTC riferimenti letterari e simbolici non è divagazione, ma parte integrante del processo di guarigione.

Non basta curare un sintomo, bisogna restituire senso al vissuto. In questo, la MTC si rivela una medicina "poietica", capace cioè di generare significato, di creare risonanze tra interiorità e mondo, tra passato e presente, tra culture diverse. Quando in un trattamento nomino Antigone a una paziente che vive il conflitto tra legge interiore e dovere sociale, non sto facendo filosofia: sto offrendo uno specchio, uno spazio di risonanza, una via d’uscita dal nodo emozionale.

Quando in una lezione cito Paracelso accanto al Ling Shu, creo continuità tra la sapienza alchemica d’Occidente e quella energetica d’Oriente.

Credo fermamente che ogni cultura custodisca frammenti di una stessa trama. La MTC, con la sua antichissima visione sistemica, e la letteratura occidentale, con il suo linguaggio simbolico e poetico, si intrecciano per offrirci una medicina dell’essere, che non separa ma ricompone. Non si tratta di sincretismo forzato, ma di archeologia del significato. In fondo, come ci ricorda Italo Calvino nelle Lezioni americane, "la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore".

Riportare nei miei articoli, nei miei corsi, nelle mie terapie, queste corrispondenze tra parole antiche e sapienze energetiche, tra tragedia greca e meridiani, tra Shakespeare e lo Shen, è il mio modo per restituire alla cura il suo volto più umano, più poetico e più universale.



 

mercoledì 23 aprile 2025

INTERVISTATO DA CORRIERE DELL' ECONOMIA

 


 

La medicina tradizionale cinese non è un’alternativa, ma un’opportunità per chi cerca un approccio più umano e integrato alla propria salute. Paolo G. Bianchi la racconta con il rigore del professionista e la passione di chi la pratica ogni giorno per aiutare le persone.

LEGGI QUI L' INTERA INTERVISTA