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venerdì 13 febbraio 2026

Pregare fa bene?

 



 

Un attimo, spesso breve e silenzioso e quasi impercettibile si materializza e in quell'istante l’essere umano sospende l’urgenza del fare e si concede il lusso dell’ascolto. 

Può accadere all’alba, quando il mondo sembra ancora in attesa di essere nominato, oppure alla fine di una giornata densa, quando il corpo chiede tregua e la mente cerca un senso. In quello spazio, che molte culture hanno chiamato preghiera, accade qualcosa che da secoli interroga filosofi, medici, pedagogisti e ricercatori: pregare fa bene? E, se sì, a quale livello dell’esperienza umana si manifesta questo beneficio?

La preghiera, prima ancora di essere un atto religioso, è una postura interiore.

Platone, nel Fedro, suggeriva che “l’anima ricorda ciò che è affine alla sua origine”, indicando un movimento di ritorno, di riallineamento, che oggi potremmo definire regolazione interna. In questa prospettiva, pregare non significa necessariamente rivolgersi a una divinità personalizzata, ma entrare in una relazione intenzionale con qualcosa che trascende l’io immediato.

William James, padre della psicologia moderna, osservava che “la preghiera è il cuore stesso della religione vissuta”, sottolineando come l’esperienza soggettiva abbia effetti reali sul vissuto psico-emotivo dell’individuo.

Dal punto di vista neuropsicologico, studi recenti mostrano che pratiche contemplative e oranti attivano aree cerebrali legate all’attenzione, alla regolazione emotiva e alla percezione del sé.

Andrew Newberg parla di neuroteologia, descrivendo come stati di raccoglimento profondo favoriscano coerenza neurofisiologica e una sensazione di unità.

Anche Jon Kabat-Zinn, pur muovendosi in un contesto laico, riconosce che l’intenzionalità consapevole modifica il modo in cui l’organismo risponde allo stress, favorendo un benessere globale.

Se spostiamo lo sguardo verso Oriente, la Medicina Tradizionale Cinese offre una chiave di lettura particolarmente interessante. Nei testi classici si afferma che “lo Shen risiede nel Cuore e si manifesta nella chiarezza dello spirito” (Huangdi Neijing).

La preghiera, intesa come atto di centratura e connessione, può essere vista come una pratica che armonizza lo Shen, favorendo la libera circolazione del Qi. Non è un caso che molte formule oranti orientali siano accompagnate dal respiro lento e ritmico: come ricorda Liu Ming, studioso contemporaneo di taoismo, “quando il respiro si calma, il Qi si ordina e la mente ritrova la sua dimora”.

Anche nella tradizione cristiana la preghiera è descritta come un processo trasformativo. Nel Vangelo di Matteo si legge: “Entra nella tua camera, chiudi la porta e prega nel segreto”. Questo invito all’interiorità risuona con le intuizioni di Teresa d’Avila, per la quale la preghiera era “un intimo rapporto di amicizia”.

Hildegarda di Bingen, mistica e studiosa medievale, parlava di viriditas, una forza vitale che anima l’essere umano quando è in sintonia con il creato e con il divino. La preghiera, per lei, nutriva questa verdezza interiore, sostenendo equilibrio e vitalità.

La Schola Medica Salernitana, ponte tra sapere antico e nascente medicina occidentale, già suggeriva che l’armonia dell’animo fosse un fattore determinante per il benessere complessivo. Nei suoi aforismi si legge che la moderazione delle passioni e la serenità dello spirito contribuiscono alla buona disposizione dell’intero organismo. È sorprendente notare come queste intuizioni trovino oggi eco nelle ricerche sulla psiconeuroendocrinoimmunologia, che evidenziano l’interconnessione tra stati emotivi, sistema nervoso e risposte corporee.

Dal punto di vista pedagogico, la preghiera può essere letta come uno strumento di educazione all’interiorità. Maria Montessori parlava dell’importanza del silenzio come spazio di crescita e integrazione.

Più recentemente, Howard Gardner ha riconosciuto l’intelligenza esistenziale come una dimensione fondamentale dello sviluppo umano.

Pregare, in questa chiave, diventa un esercizio di consapevolezza che rafforza la capacità di dare senso all’esperienza.

Anche la psicologia umanistica ha esplorato questi territori. Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, affermava che “chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come”. La preghiera, offrendo un orizzonte di significato, può sostenere la resilienza e favorire un riequilibrio profondo. Carl Gustav Jung vedeva nell’atto religioso un dialogo con l’inconscio collettivo, capace di integrare parti scisse della personalità.

Nelle tradizioni non teistiche, come il buddhismo, la recitazione dei sutra o dei mantra svolge una funzione analoga. Thich Nhat Hanh ricordava che “pregare non è chiedere, ma ascoltare profondamente”. La ripetizione consapevole diventa un’onda che pacifica la mente e stabilizza l’energia. In termini di MTC, potremmo dire che favorisce l’armonia tra Cielo Anteriore e Cielo Posteriore, tra ciò che è innato e ciò che viene coltivato.

Un elemento comune a tutte queste prospettive è l’intenzionalità. La preghiera non è un atto meccanico, ma un orientamento.

Come scriveva Paul Ricoeur, “il simbolo dà da pensare”: le parole, i gesti, le immagini interiori attivano processi profondi di risonanza.

Questo spiega perché, anche in assenza di una fede definita, molte persone sperimentano benefici quando si concedono uno spazio di raccoglimento intenzionale.

Nel linguaggio contemporaneo del benessere integrato, potremmo dire che la preghiera agisce come un dispositivo di riequilibrio energetico. Regola il ritmo interno, favorisce coerenza tra mente, emozioni e corpo, e crea un senso di connessione che riduce la frammentazione. Non si tratta di magia, ma di una pratica incarnata che coinvolge sistemi complessi.

Come osserva Lisa Feldman Barrett nelle sue ricerche sulle emozioni, il cervello è un organo predittivo: pratiche che inducono calma e significato modificano le previsioni interne, con effetti tangibili sull’esperienza quotidiana.

In questa luce, la domanda iniziale “pregare fa bene?” si trasforma. Non è più una questione di credo, ma di esperienza.

Fa bene ciò che riconnette, che restituisce continuità, che permette all’energia di fluire senza ostacoli. La preghiera, nelle sue molte forme, sembra rispondere a questa esigenza antropologica profonda.

Se senti il desiderio di esplorare questi spazi di riequilibrio in modo esperienziale e personalizzato, nei miei studi di Lomazzo e Buttrio accompagno percorsi orientati all’armonizzazione energetica e al benessere globale della persona. 

Un invito a rallentare, ascoltare e ritrovare una qualità di presenza che nutre la vita quotidiana.

 

Bibliografia essenziale

  • Newberg A., Neurotheology and the Brain, 2021.
  • Kabat-Zinn J., Mindfulness for All, 2021.
  • Barrett L.F., Seven and a Half Lessons About the Brain, 2020.
  • Gardner H., A Synthesizing Mind, ed. aggiornata 2020.
  • Ricoeur P., Vivere fino alla morte, ed. critica 2021.
  • Ming L., Daoist Internal Cultivation, 2022.
  • Frankl V., Man’s Search for Meaning, ed. aggiornata 2021.
  • Nhat Hanh T., Zen and the Art of Saving the Planet, 2021.


NOTA: condividi pure queste informazioni mantenendone l'originalità, mi fa solo piacere

 

venerdì 22 agosto 2025

Accanto a te: la forza segreta della presenza

 




“Essere accanto è già un prendersi cura, perché la solitudine pesa quanto una malattia.”
— Albert Camus

 

C’è un’immagine che resta impressa e che può guidarci a lungo nella riflessione: una madre che, per amore e per necessità, decide di sedersi accanto al proprio figlio autistico durante le ore di scuola. 

 

Non un gesto eroico, non un proclama, ma un atto di straordinaria semplicità. 

 

Da questo gesto prende vita il libro di Maria Gariup, Accanto a te. Quella forza segreta che ci fa affrontare le avversità, una testimonianza che diventa narrazione universale: cosa significa davvero essere accanto?

 

La letteratura ha sempre colto il valore salvifico della vicinanza. 

 

Nei Fratelli Karamazov, Dostoevskij riconosce nella compassione la forza che salva dall’abisso. 

 

Hannah Arendt, in Vita activa, pone la relazione con l’altro al cuore dell’esperienza politica: senza apparire reciprocamente, saremmo invisibili. 

 

Albert Camus, con la lucidità dei suoi aforismi, ci ricorda che la solitudine è essa stessa una malattia.

 

Il gesto della madre di Gariup, apparentemente minimo, diventa allora simbolo di una nuova pedagogia del vivere: la presenza come cura

 

Non si tratta solo di amore privato, ma di azione pubblica. In un’aula scolastica, sedersi accanto diventa resistenza a una società che troppo spesso isola, marginalizza, divide.

 

Questa intuizione trova eco nella sociologia contemporanea. 

 

Michèle Lamont, in Seeing Others (2023), mostra come il riconoscimento dell’altro sia una forma di guarigione collettiva, capace di contrastare le fratture sociali. 

 

Donatella Della Porta, analizzando i movimenti civili, evidenzia come la trasformazione sociale nasca dalla perseveranza nel “fare comunità”, anche in condizioni di crisi. 

 

Il gesto narrato da Gariup si iscrive allora in questa dinamica: un atto privato che si fa comunitario, trasformando la fragilità in energia condivisa.

 

La filosofia occidentale ha posto l’essere-con al centro della riflessione. 

 

Heidegger, in Essere e tempo, definisce l’esser-con (Mitsein) come condizione originaria: non esistiamo mai in solitudine, perché il nostro essere è sempre gettato con altri. 

 

Levinas, radicalizzando questo concetto, afferma che il volto dell’altro è chiamata etica: l’altro ci chiede responsabilità infinita.

 

Nel gesto della madre che siede accanto, queste teorie trovano carne e concretezza. Non più concetti astratti, ma un corpo che si mette accanto a un altro corpo, una voce che si dispone all’ascolto, un volto che accoglie. Qui l’etica si incarna nella quotidianità, e la filosofia si traduce in prassi.

 

Se l’Occidente sottolinea la responsabilità, l’Oriente offre una prospettiva complementare: la presenza come armonia energetica

 

Nel pensiero taoista, nulla è separato: il Qi, l’energia vitale, scorre in tutti i viventi e nei loro rapporti. Così come nessun organo esiste isolato dagli altri, nessun individuo vive fuori dalla rete di relazioni.

 

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) traduce questo in diagnosi e pratiche: salute non è assenza di sintomi, ma equilibrio dinamico tra Yin e Yang, tra interno ed esterno, tra individuo e contesto. 

 

Il gesto della madre ricorda il ruolo del Cuore (Xin), organo-sovrano che non governa con la forza, ma con l’armonizzazione. Il cuore è accanto agli altri organi, garantendo coerenza e ritmo. Allo stesso modo, la madre accanto al figlio non impone, ma accompagna, rendendo possibile la circolazione armonica del Qi.

 

Oggi la MTC è più che mai parte del dibattito globale: il 99% delle strutture sanitarie regionali in Cina offre servizi MTC, con oltre un milione di operatori e decine di migliaia di istituzioni dedicate. Alla conferenza mondiale del 2024 è stata rilanciata la necessità di integrare la MTC con la medicina moderna, per promuovere salute preventiva, innovazione e coesistenza tra sistemi. Una lezione che ben si sposa con l’insegnamento di Gariup: guarire non è sopprimere, ma integrare.

 

Ogni fragilità è anche occasione di resilienza. 

 

Richard Sennett, in Insieme, ricorda che la cooperazione nasce dal saper abitare il conflitto e la differenza. La madre del racconto, accettando il limite, costruisce resilienza non solo per sé e per il figlio, ma per la scuola intera, trasformando un’aula in laboratorio di comunità.

 

Le ricerche più recenti sul concetto di resilienza (Coleman et al., 2023; Yin & Mostafavi, 2023) lo confermano: resilienza non è resistere a un urto, ma trasformarlo in opportunità, e questo processo è tanto più efficace quanto più equo e condiviso. 

 

Anche qui Oriente e Occidente si incontrano: nella MTC il sintomo non è nemico da combattere, ma linguaggio da interpretare. Così la diversità non è peso, ma messaggio.

 

L’opera di Maria Gariup e la MTC, a prima vista lontane, si illuminano reciprocamente. La sua testimonianza ci invita a ripensare la guarigione non solo come pratica clinica, ma come cura del legame.

 

L’Occidente ci ricorda la responsabilità etica, il riconoscimento dell’altro, la forza del Mitsein. L’Oriente ci insegna che la salute non è meccanismo, ma equilibrio dinamico, flusso di relazioni invisibili.

 

Accanto, allora, non è solo una posizione nello spazio. È un atto filosofico, un gesto politico, uno stato energetico. È la vera cura che unisce corpo, mente e spirito.

 

Nelle nostre comunità, nei nostri studi, nelle nostre famiglie, abbiamo bisogno di ripensare la cura. Non è solo farmaco o tecnica, ma presenza, ascolto, continuità.

 

La lezione di Accanto a te è un invito diretto: possiamo essere, nel quotidiano, quel piccolo tassello che trasforma la solitudine in presenza? 

 

Possiamo integrare i saperi Orientali e Occidentali in una nuova medicina che non solo guarisce, ma accompagna?

 

La sfida è già qui. Basta un gesto semplice, ma potentissimo: mettersi accanto.

 



 

https://www.libraccio.it/libro/9791222772714/maria-gariup/accanto-a-te.-quella-%C2%ABforza-segreta%C2%BB-che-ci-fa-affrontare-le-avversit%C3%A0.html

 

 

Bibliografia

  • Lamont, Michèle. Seeing Others: How Recognition Works and How It Can Heal a Divided World. Harvard University Press, 2023.
  • Della Porta, Donatella et al. Mobilising in a (former)-red subculture industrial district: the case of the No-Keu permanent assembly. European Societies, 2024.
  • Coleman, Natalie et al. Weaving Equity into Infrastructure Resilience Research and Practice. arXiv:2310.19194, 2023.
  • Yin, Kai; Mostafavi, Ali. Deep Learning-driven Community Resilience Rating based on Intertwined Socio-Technical Systems Features. arXiv:2311.01661, 2023.
  • Sennett, Richard. Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione. Feltrinelli, nuova edizione 2021.
  • La Medicina Tradizionale Cinese: un’antica scienza per il benessere contemporaneo. Medicina Cinese Integrata, 2024.
  • MTC tra boom giovanile e sanità fragile. Istituto Confucio Milano, 2024.
  • Conferenza mondiale sulla MTC. People’s Daily, 2024.

 

domenica 11 maggio 2025

Unire i mondi: perché accosto la letteratura occidentale e i fatti della vita alla Medicina Tradizionale Cinese

 



No, la mia non è una mania e nemmeno un voler imporre legami che non esistono.

La MTC è la mia vita e per questo credo di doverla divulgare in ogni modo per renderla sempre più concreta e fruibile.

Comunque…

Nel Fedro di Platone, Socrate afferma che "ogni parola ha un’anima". Ed è forse per questo che quando ci imbattiamo in un testo antico, anche se scritto in un contesto culturale lontano, possiamo sentirne vibrare l’eco dentro di noi.

In questo dialogo invisibile tra mondi, la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e la letteratura occidentale si riconoscono. È proprio in queste corrispondenze sottili che intravedo un campo fertile: un terreno dove il pensiero si espande, dove la clinica si nutre di simboli, e dove la cura diventa un gesto poetico e universale.

Viviamo in un’epoca in cui la frammentazione della conoscenza ha prodotto specializzazioni sempre più verticali. Eppure, il sapere non è un edificio fatto di compartimenti stagni, ma un organismo vivo, che respira e si trasforma.

La MTC, con la sua visione sistemica, olistica e archetipica, offre chiavi di lettura che superano la dicotomia corpo-mente, tempo-spazio, soggetto-oggetto. Allo stesso modo, la grande letteratura occidentale, dai presocratici a Dante, da Shakespeare a Rilke, scava nell’essere umano come farebbe un terapista olistico di MTC: cercando punti di disarmonia, nominandoli, trasmutandoli.

Accostare questi due mondi non è un vezzo erudito, ma una necessità epistemologica. Le immagini poetiche di un testo classico possono illuminare un principio della MTC meglio di qualsiasi trattato tecnico.

Allo stesso modo, la saggezza taoista o la teoria dei Cinque Movimenti trovano sorprendenti rispondenze nei miti greci, nella tragedia classica, nelle allegorie medievali. La verità, si sa, non parla un solo linguaggio.

La Medicina Tradizionale Cinese associa il fegato all’emozione della collera, al legno, alla primavera, al movimento, all'impulso vitale che può divenire distruttivo se represso o non incanalato.

Pensiamo ad Achille, l’eroe dell’Iliade. La sua ira, che “portò lutti agli Achei”, non è altro che un’energia del legno squilibrata, trattenuta troppo a lungo, poi esplosa in modo devastante. In questo mito si cela un’intera lezione di medicina energetica: il dolore trattenuto si trasforma in fuoco, la giustizia in vendetta, la potenza in malattia.

Il simbolo, in quanto canale tra il visibile e l’invisibile, è quindi uno strumento terapeutico.

Jung lo aveva compreso, ma lo aveva già intuito Confucio quando sosteneva che "la rettificazione dei nomi" era la base dell’ordine e dell’armonia. Dare un nome all’emozione, collegarla a un archetipo narrativo, permette al paziente di uscire dalla prigione della cronaca personale per entrare in una narrazione più ampia, più mitica, più curativa. In questo senso, proporre a chi si cura con la MTC riferimenti letterari e simbolici non è divagazione, ma parte integrante del processo di guarigione.

Non basta curare un sintomo, bisogna restituire senso al vissuto. In questo, la MTC si rivela una medicina "poietica", capace cioè di generare significato, di creare risonanze tra interiorità e mondo, tra passato e presente, tra culture diverse. Quando in un trattamento nomino Antigone a una paziente che vive il conflitto tra legge interiore e dovere sociale, non sto facendo filosofia: sto offrendo uno specchio, uno spazio di risonanza, una via d’uscita dal nodo emozionale.

Quando in una lezione cito Paracelso accanto al Ling Shu, creo continuità tra la sapienza alchemica d’Occidente e quella energetica d’Oriente.

Credo fermamente che ogni cultura custodisca frammenti di una stessa trama. La MTC, con la sua antichissima visione sistemica, e la letteratura occidentale, con il suo linguaggio simbolico e poetico, si intrecciano per offrirci una medicina dell’essere, che non separa ma ricompone. Non si tratta di sincretismo forzato, ma di archeologia del significato. In fondo, come ci ricorda Italo Calvino nelle Lezioni americane, "la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore".

Riportare nei miei articoli, nei miei corsi, nelle mie terapie, queste corrispondenze tra parole antiche e sapienze energetiche, tra tragedia greca e meridiani, tra Shakespeare e lo Shen, è il mio modo per restituire alla cura il suo volto più umano, più poetico e più universale.



 

lunedì 28 aprile 2025

Medicina: occidente-oriente, un connubio funzionale

 



La salute e la malattia hanno sempre occupato un posto centrale nella letteratura e nel pensiero umano.

 

Ne parlo nel mio ultimo articolo sulla rivista scientifica RIGENERA inForma

 

PER LEGGERE CLICCA QUI

 

https://www.rigeneralife.com/articoli/10201/medicina-occidentale-orientale-un-connubio-funzionale/

mercoledì 15 novembre 2023

LE VOSTRE DOMANDE: SUPERARE I BLOCCHI EMOTIVI




Gabriella mi chiede di parlare dei blocchi emotivi.

Vediamo di affrontare l’argomento.

Un blocco emotivo è una situazione in cui una persona sperimenta difficoltà o ostacoli nel riconoscere, esprimere o gestire le proprie emozioni in modo sano ed efficace. Questi blocchi possono manifestarsi in diverse forme e possono essere temporanei o persistenti.

Una persona potrebbe avere difficoltà a comunicare ciò che sta sentendo o potrebbe sentirsi emotivamente intorpidita, incapace di identificare le proprie emozioni.

Alcune persone possono trattenere le emozioni anziché esprimerle, il che può portare a un accumulo di tensione e stress emotivo.

Al contrario, alcune persone possono cercare di controllare e nascondere le loro emozioni in modo eccessivo, spesso per paura di essere giudicate o considerate vulnerabili.

I blocchi emotivi possono influire negativamente sulle relazioni, poiché la persona potrebbe avere difficoltà a connettersi con gli altri a un livello emotivo o a comprendere le emozioni degli altri.

In alcuni casi, un blocco emotivo persistente può contribuire a problemi di salute mentale come l'ansia o la depressione.

Le cause dei blocchi emotivi possono variare e includere esperienze traumatiche passate, condizionamenti sociali, paura del giudizio degli altri o persino una mancanza di consapevolezza emotiva. Tuttavia, è importante notare che esistono tecniche e approcci terapeutici che possono aiutare le persone a superare i blocchi emotivi e sviluppare una migliore comprensione ed espressione delle proprie emozioni. La terapia psicologica, come la terapia cognitivo-comportamentale o l’arteterapia, può essere utile per affrontare questi problemi e migliorare la salute emotiva, ma può essere affrontata con degli approcci ti tipo olistico

La rimozione dei blocchi emotivi con un approccio olistico coinvolge l'equilibrio del corpo, della mente e dello spirito.

IL percorso prevede di iniziare con l'auto-osservazione per identificare le emozioni e i blocchi emotivi che si stanno affrontando. Avere un diario delle proprie emozioni per tenere traccia dei propri sentimenti e dei modi in cui influenzano la propria vita può essere un valido aiuto per verificare i progressi nel processo.

La meditazione e soprattutto la meditazione mindfulness sono pratiche potenti per entrare in contatto con le proprie emozioni. Queste tecniche possono aiutare a osservare le proprie emozioni senza giudizio e a rilasciare gradualmente i blocchi emotivi.

Consultare un professionista esperto nel campo può aiutare a esplorare e affrontare i propri blocchi emotivi soprattutto per il fatto che le sedute avvengono sempre in un ambiente sicuro e di supporto e in condizioni di assoluta riservatezza.

Utilizzare tecniche di rilassamento come la respirazione profonda, lo yoga o il Tai Chi per rilasciare la tensione emotiva e fisica agevola molto il processo. Queste pratiche possono aiutare a liberarsi dei blocchi emotivi soprattutto quando si manifestano come tensioni fisiche.

Una dieta equilibrata e l'esercizio fisico possono influire positivamente sul proprio stato emotivo. Assicurarsi di nutrire il corpo con cibi sani e di mantenere un livello di attività fisica adeguato.

L'arte, la scrittura, la danza e altre forme di espressione creativa possono aiutare a liberare emozioni represse e a esplorare i propri blocchi emotivi in modo non verbale aiutando a scoprire nuovi mondi e ad aprirsi verso questi.

Per alcune persone, la spiritualità svolge un ruolo significativo nel superare i blocchi emotivi. Si può esplorare pratiche spirituali come la preghiera, la meditazione spirituale o il lavoro con uno sciamano o un insegnante spirituale. In tal caso non necessariamente si deve aderire ad una religione. Come ho già scritto in un mio precedente post la spiritualità non necessariamente deve essere “religiosa”, soprattutto se non si è credenti o praticanti.

Condividere le proprie emozioni con amici fidati o familiari può essere terapeutico anche se spesso le persone coinvolte preferiscono parlare anziché ascoltare. In tal caso è importante confidarsi solo con persone capaci di trattenere i propri giudizi e/o pregiudizi come farebbe un terapeuta. Trovare un sistema di supporto può aiutare a sentirsi meno soli nel proprio percorso.

Considerare la partecipazione a workshop o corsi di crescita personale che si concentrano sulla gestione delle emozioni e sul superamento dei blocchi emotivi. Questi possono fornire strumenti pratici per affrontare le proprie sfide emotive. L’investimento economico, anche se può essere impegnativo, va valutato in relazione ai risultati che si possono ottenere anche per il futuro.

Superare i blocchi emotivi richiede tempo. Non bisogna aspettarsi di risolvere tutto in una seduta: bisogna essere pazienti e gentili con se stessi durante questo processo.

Ricordare che la gestione dei blocchi emotivi è un percorso individuale, e ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un'altra. Sperimentare diverse tecniche e approcci per scoprire cosa funziona meglio per sé nel contesto del proprio benessere olistico è fondamentale. Se si ritiene che i propri blocchi emotivi siano particolarmente intensi o persistano, l’aiuto di un professionista per ricevere supporto aggiuntivo direi che è fondamentale.

Qualche parola sui blocchi emotivi secondo la medicina tradizionale cinese

I blocchi emotivi e la medicina tradizionale cinese sono concetti correlati che si basano sulla filosofia e sulla pratica della medicina cinese tradizionale (MTC). 

La MTC è un sistema medico completo e complesso che ha radici antiche nella cultura cinese e che si concentra sulla promozione dell'equilibrio tra il corpo e la mente per mantenere la salute e prevenire le malattie.

Nella MTC, si crede che le emozioni svolgano un ruolo significativo sulla salute generale e che i blocchi emotivi possano portare a squilibri nel flusso di energia vitale o "Qi" (pronunciato "chi") nel corpo.

I principali blocchi emotivi nella MTC sono spesso associati ai cosiddetti "Cinque Elementi", che sono legati a specifiche emozioni:

Legno: emozione associata a questo elemento è la rabbia o la frustrazione.

Fuoco: emozione associata a questo elemento è la gioia eccessiva o l'eccessiva eccitazione.

Terra: emozione associata a questo elemento è la preoccupazione eccessiva o l'ansia.

Metallo: emozione associata a questo elemento è il dolore o la tristezza.

Acqua: emozione associata a questo elemento è la paura.

L'obiettivo della MTC è di armonizzare questi elementi e le emozioni ad essi associate per promuovere la salute e prevenire le malattie. I blocchi emotivi possono causare disturbi energetici che, a loro volta, possono portare a sintomi fisici o malattie.

Nella pratica clinica della MTC, gli operatori possono utilizzare l'agopuntura (medica), la fitoterapia, la dieta, l'esercizio e altre tecniche per aiutare a sbloccare l'energia e ripristinare l'equilibrio. Inoltre, la MTC comprende anche pratiche come il Tai Chi e il Qi Gong, che possono essere utili per migliorare il benessere emotivo.

È importante ricordare che la MTC è una disciplina complessa e le sue teorie possono differire notevolmente dalla medicina occidentale e personalmente ritengo (come ho avuto modo di esprimere già in altri post) non dovrebbe essere utilizzata come sostituto della medicina occidentale ma sempre a integrazione soprattutto per le malattie gravi o più urgenti.

 

PER APPROFONDIRE

 

Susan David, "Emotional Agility: Get Unstuck, Embrace Change, and Thrive in Work and Life" è un'autorità nell'affrontare e superare blocchi emotivi attraverso l'adattabilità emotiva.

Gabor Maté,  "When the Body Says No: The Cost of Hidden Stress" esplora la connessione tra le emozioni nascoste e la salute fisica.

Tara Brach, "Radical Acceptance: Embracing Your Life With the Heart of a Buddha" offre una prospettiva sulla guarigione emotiva attraverso la mindfulness e la compassione.

Daniel Goleman, "Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ" ha scritto ampiamente sulla comprensione e lo sviluppo dell'intelligenza emotiva.

Brené Brown, "The Gifts of Imperfection" e "Daring Greatly," esplorano il coraggio, la vulnerabilità e la connessione emotiva.

Alice Miller, "The Drama of the Gifted Child" esamina come l'infanzia e le esperienze emotive influenzino la psicologia degli adulti.

John Bradshaw, "Healing the Shame That Binds You" si concentra sulla guarigione degli schemi emotivi dannosi.

Peter Levine, "In an Unspoken Voice: How the Body Releases Trauma and Restores Goodness" affronta il trauma emotivo e la sua liberazione attraverso il corpo.


 

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine - Terapie Olistiche e Bionaturali
Lomazzo (CO) - Buttrio (UD) - 328 8755091

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