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mercoledì 26 febbraio 2020

L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA E NON SOLO






“Rispondigli di sì, anche se stai morendo di paura, anche se poi te ne pentirai, perché comunque te ne pentirai per tutta la vita se gli rispondi di no.” (dal libro "L'amore ai tempi del colera")

Oggi non vi parlo di trattamenti e terapie.

E non voglio nemmeno parlarvi di Coronavirus, già in troppi, a mio avviso, lo stanno facendo (e molti senza competenze). Tranquilli.

Mentre però il CORONAVIRUS impazza tra provvedimenti, polemiche, esperti e praticanti tali mi sono rammentato di questo straordinario libro reso altrettanto magistralmente in film.

Dietro a questo capolavoro una storia d’amore molto semplice resa complicata da differenze di classe e necessità economiche


Una storia d’amore che dura una vita, ma che non attende una vita che l’amore arrivi.
Infatti il protagonista per la sua timidezza e riservatezza è molto amato dalle donne che si concedono a lui con estrema facilità.

Stranamente non si parla molto di colera se non che imperversa, miete vittime, lo si combatte e vince.
ciò che emerge è come nella pur giustificata paura la gente si conosca, si ami, si sposi, faccia sesso.

Rifletto col libro in mano rileggendo qualche riga. 

Siamo immersi continuamente in paure continue che ci impediscono di vivere veramente e vedere con i nostri occhi quello che circonda. Nel frattempo ci perdiamo la vita stessa e il bene più importante: l’amore.

La vita ha senso se si vive veramente, se si sa accettare anche in “tempi di colera” prendendo le dovute misure e contromisure, ma imparando che va vissuta anche quando qualcuno non ti stringe la mano per paura, o ti chiede di indossare la mascherina quando gli fai un trattamento, o ti disdiche le sedute perchè spaventato...

Oltre la paura c’è sempre una risposta. 

Florentino (il protagonista del libro) lo sapeva e alla fine si accorge di avere veramente vissuto pur aspettando. E la risposta in tutto questo è aver saputo veramente amare e vivere.




Lomazzo (CO), Buttrio (UD)




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martedì 10 marzo 2015

Vivien Maier, questa sconosciuta



I numeri parlano chiaro: più di 150.000 negativi tra cui molti mai sviluppati; sto parlando di Vivien Maier passata al secolo come una baby sitter eccentrica, ma alla storia come una tra le più grandi fotografe al mondo.

La sua storia è simile a quella di molti altri artisti restati pressochè sconosciuti in vita e scoperti per caso dopo la morte.
Anche per Vivien il caso ha voluto che un giornalista, John Maloof di Chicago in procinto di scrivere un libro sulla storia della sua città, comprasse ad un'asta un baule appartenuto ad una fotografa dilettante. Poi la scoperta del materiale più straordinario che si potesse mai pensare tanto da collocare Vivien tra i precursori della "street photo".

E' proprio vero che quando l'arte di una persona ha veramente qualcosa da dire supera tutti gli ostacoli e per quanto la si celi verrà sempre a galla. Ed è un’altra grande verità che l’artista più autentico continua la sua ricerca tutta la vita rendendosi conto che quell'attimo magico che può suggellare la sua arte potrebbe essere sempre un passo dopo, magari anche dopo la vita stessa.
E come sempre dal silenzio nasce qualcosa di grande.

mercoledì 16 luglio 2014

Hotel, arte e benessere


Nel bellissimo film pluripremiato con gli Oscar "Indovina chi viene a cena" la Hepburn, uno dei protagonisti principali, aveva una galleria d'arte che raccoglieva le opere di pittori, scultori e le esponeva nelle stanze degli hotel di lusso dando la possibilità ai clienti di acquistarle. Un'idea sicuramente geniale e innovativa soprattutto se pensiamo che parliamo di un film girato nel 1967. 

Spostandomi molto per lavoro e dimorando in diversi hotel, spesso mi sono reso conto della "bruttezza" di certe stampe anonime o poco appropriate agli ambienti. Ora, per fortuna, qualcosa sta cambiando e in questo articolo se ne parla diffusamente.

Non c'è niente di peggio per chi viaggia di camere poco accoglienti e, come sempre, l'arte aiuta. Meno male che qualcuno se n'è accorto e sono nate delle catene alberghiere specifiche che fanno delle opere d’arte il loro punto di forza. Del resto cosa c'è di meglio quando non si è a casa propria di uno spazio rigenerante che non sia anonimo, ma che ti faccia sentire bene?

lunedì 27 agosto 2012

The help


Mississippi, profondo sud degli Stati Uniti, anni ‘60: il razzismo verso la gente di colore anche se contornato da buonismo e apparente gentilezza, è sempre diffuso e questo è l’ambiente che fa da sfondo al film “The Help” di Tate Taylor

Una giovane giornalista bianca che era stata cresciuta da una colf nera non sopportando il comportamento ipocrita della sua famiglia e delle sue amicizie decide di scrivere un libro che descriva la vita dei bianchi dal punto di vista delle colf nere. 

Sono proprio loro che dopo le prime riluttanze racconteranno storie raccapriccianti, ma anche di amore profondo: legami che se non fosse per le convenzioni o le paure andrebbero oltre alla barriera del colore della pelle. 

Naturalmente per evitare ritorsioni ogni riferimento a fatti e persone e anche il nome stesso dell’autrice viene protetto dall’anonimato. È un libro esplosivo che suscita scalpore nella piccola comunità del Mississippi: colpi di scena, momenti tragici si alternano ad altri più ridicoli per farci vedere, attraverso le emozioni, come la cattiveria di pochi possa influenzare i tanti. 

È un film che sa dare speranza perché, in fondo, ci insegna che non sempre il gruppo va seguito, e che, contemporaneamente, il gruppo può diventare strumento di cambiamenti radicali. Non è la semplice contrapposizione tra bene e male, ma la necessità di credere in qualcosa di diverso, avere coraggio nell’affrontare tutte le situazioni e credere che l’autostima che infondiamo prima o poi ci ritornerà premiandoci. 

Quando la leadership parte dal basso diventa qualcosa di profondo che segna dentro e insegna agli altri. Assolutamente da vedere e rivedere.

martedì 10 aprile 2012

Si può fare



"Si può fare" è una frase che si sente sempre meno, sostituita da un miliardo di scuse e problemi spesso riconducibili alla crisi che ormai sembra essere la scappatoia ideale per "non fare".

"Si può fare" è anche il titolo di un film bellissimo del 2008 in cui un sindacalista che definirei  definirei "innovativo" viene mandato a dirigere una fatiscente cooperativa di lavoro che  ha lo scopo di tenere occupati dei malati mentali. 
Tra assemblee improbabili assemblee dei soci, leggi di mercato applicate in modo assurdo, direzioni di cantiere strampalate e formazioni casual ne uscirà una fantastica cooperativa specializzata nella realizzazione di parquet artistici che vincerà anche una gara d'appalto per la metropolitana di Parigi.
 
Un film che fa sorridere e anche riflettere molto sui sani, sui malati (ma chi non lo è?), su cosa è importante nella vita in un continuo mettersi in discussione da parte di tutti i protagonisti: alla fine prevale la voglia di fare, di sentirsi realizzati
attraverso il lavoro, di trovare punti di incontro con i responsabili sanitari,  tra "malati e sani" il tutto con un unico scopo: si può fare e si farà.

Da vedere perché il lavoro aiuta davvero tutti a ritrovare dignità e perché c'è una dignità anche nel farlo con degli ideali a volte scomodi.
Voto 10

lunedì 2 aprile 2012

"The artist": l'orgoglio muto


Un tempo si diceva che l'orgoglio rende ciechi, ma nel caso di “The Artist”, vincitore quest' anno di 5 premi Oscar, devo dire che rende anche muti.

domenica 26 febbraio 2012

E ora dove andiamo?

Una bella domanda che tutti si pongono in questi tempi incerti, soprattutto di fronte alle scelte difficili, ma che è anche il titolo di un film che ho visto di recente.

L’azione si svolge in Medioriente: crogiuolo di culture antiche e religioni differenti. In un piccolo paese lontano da tutto e da tutti e dove gli echi del mondo faticano ad arrivare una comunità cristiana e una musulmana vivono integrate e in pace. A turbare la quiete sono le notizie provenienti dal resto del Paese di scontri e violenze tra cristiani e musulmani che arrivano a fatica tramite l'unica televisione funzionante nel villaggio. La buona volontà dei capi religiosi non basta a placare gli animi che si accendono sempre più alimentando odio e pregiudizi. Sono le donne allora, che da sempre hanno sofferto e soffrono della morte di mariti e figli, a prendere in mano la situazione e, unite dal dolore che le accomuna, combattono contro i loro uomini per evitare che la guerra scoppi tra le diverse fazioni. 
Tra finti miracoli, ballerine russe, cocktail di sonniferi e hashish, alla fine un colpo di scena inaspettato porterà al superamento delle barriere religiose in nome di una pace che è al di sopra di tutto. 

Un film da non perdere, divertente e che fa riflettere. Voto 9

domenica 20 novembre 2011

Il vento fa il suo giro



"Il vento fa il suo giro": sembra un detto zen, invece è anche il titolo di un interessante film del quale voglio parlarvi oggi.

Siamo in un piccolo paesino semi abbandonato della Val Maira (Cuneo) che si ripopola solo per il breve periodo delle vacanze estive. Teatro di furti continui e di decadenti case solitarie rimane la roccaforte dei pochi abitanti che sono poco propensi ad accettare estranei che si vogliono stabilire da loro. E’ il caso di un pastore di capre, proveniente dalla vicina Francia che con moglie e figli vuole iniziare a produrre formaggio in paese. Nonostante l'aspetto “montanaro” del francese la diffidenza del villaggio è molto forte e il sindaco fatica non poco per trovargli casa, stalla e campi su cui far pascolare le sue capre: tutto sembra funzionare, ma alla fine pregiudizi e chiusure mentali prevalgono su ogni buon proposito.

E' un film bello e interessante, aspro come le montagne in cui si svolge, ritorto come le curve che portano al paese. I diversi personaggi (impersonati per la maggior parte da attori non professionisti del posto) si incontrano e scontrano sul piano della tolleranza, della cultura, delle lingue, ma soprattutto delle invidie e delle rotture di equilibri consolidati.

Un pastore idealista e egoista da una parte, una moglie che sente sfuggire gli anni, un musicista alla ricerca di se stesso, il "matto del paese" e un sindaco con tanta voglia di fare si incrociano per poi allontanarsi.

Rimane alla fine un giovane che dalla valle, dove il padre si è trasferito per aprire una stalla nuova e moderna, riaccende il fuoco nella vecchia casa dei nonni in alta montagna. E' una piccola fiamma che apre al ritorno, al cambiamento, che rompe gli schemi con un sorriso: mentre tutti partono e qualcuno muore lui torna là dove tutto, nella sua famiglia, ha preso inizio, e "il vento fa suo giro"...

domenica 16 ottobre 2011

Lezioni di piano: formazione e passione

Siamo nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Ada, una donna vedova con una figlia è muta dall'età di sei anni, lascia la Scozia, per andarsi a sposare in Nuova Zelanda: il matrimonio è avvenuto per procura e non conosce lo sposo. Nel viaggio porterà, oltre alla figlia di nove anni, la sua dote e un pianoforte; la musica è infatti la sua più grande passione. 

Purtroppo far arrivare il pianoforte dalla spiaggia dove sbarcano alla nuova casa di Ada è pressochè impossibile: il marito si rifiuta anche solo di provare. Un vicino di casa, europeo, ma che vive secondo le usanze Maori, capisce l’importanza del pianoforte per la donna, lo recupera, lo acquista e si propone di prendere delle lezioni di piano proprio da Ada. 
In realtà il desiderio di quest’uomo per questa donna e quello di lei per il suo pianoforte li renderanno complici in una trattativa che da amanti e li unirà poi per tutta la vita.

E’ la trama del film “Lezioni di piano”  a cui fanno da sfondo magnifici scenari di terre vergini e lussureggianti. Il pianoforte unisce le passioni di un uomo e di una donna che si insegnano vicendevolmente ciò in cui più credono: il loro amore per qualcosa di profondo che va al di là di loro stessi. 

E, mentre tasto dopo tasto, Ada riconquista il suo piano lui impara a innamorarsi e lei a vivere una vita di musica che la salva da una realtà dove tutto sembra inesorabilmente affondare nel fango presente ovunque. 
L’incanto si rompe quando i due amanti vengono scoperti, segnale di inizio di una vita nuova: significativa la scena in cui Ada decide di far gettare il piano nell’oceano, simbolo della sua passata esistenza. 

Come sempre è la passione a farla da padrona, a dirigere menti e cuori verso destini mai pensati, a governare la vita, riempendola, e a portare musica anche nelle profondità degli abissi dove regnano solo freddo e silenzio proprio come nei cuori avidi.

Un film per riscoprire in noi le passioni più nascoste, per risentirci vivi e dal fango che spesso dobbiamo affrontare, tornare a vivere nella luce del sole parlando, suonando e amando noi stessi e gli altri.

martedì 4 ottobre 2011

Precious: tutti siamo preziosi

Harlem, sebbene siamo negli anni 80, violenza, povertà, ignoranza e disagio sono all’ordine del giorno per Precious una sedicenne obesa, di colore. 
Violentata dal padre (dal quale ha una figlia con la sindrome di Down), umiliata e vessata dalla madre, a causa di una seconda gravidanza viene inserita in una “scuola alternativa” per ragazzi con problemi sociali. 

Grazie alle cure amorevoli dell’insegnante e di una assistente sociale, Precious imparerà a leggere e scrivere e soprattutto a riprendersi i sogni e la sua vita di sedicenne pur sieropositiva e con due figli a carico.

Come sempre di fronte alle brutalità più ributtanti che ancora esistono in questo mondo è la fiducia e l’amore a farla da padrone. Precious durante il film è come un bruco che pian piano si trasforma in farfalla, accetta i suoi figli anche se frutto di violenze atroci, si affida a chi le dimostra affetto e attenzione, e attende con pazienza tra botte e insulti di poter accendere in sé la luce della vita che le è sempre stata negata.

Precious è un film da vedere per capire come nulla è scontato e come dietro ad ogni azione, anche più terribile, c’è sempre una mano pronta ad aiutarti e a ritrovare quel briciolo di felicità che può dare senso a una vita intera.

Consigliato a chi non sa sperare e pensa di non avere avuto abbastanza in questo mondo.
Voto 9

martedì 10 maggio 2011

Uomini di Dio: la traduzione culturale


Uomini di Dio è un bel film di cui ho già avuto modo di parlarvi , ora voglio invitarvi ad un esperimento di “traduzione culturale” basato proprio su questo film che faremo domenica 22 maggio alle 15:00 a Como allo Spazio Gloria. (via Varesina 72). Perché è importante una traduzione culturale?
Perché da studioso del mondo monastico e con l'aiuto di Nora, la nostra amica berbera mediatrice culturale e traduttrice, quale conoscitrice del mondo musulmano, potremo farvi scoprire come mondi così diversi possano convivere insieme quando la ricerca della pace comune attraverso il lavoro e la stima reciproca sono vissuti con e per le persone perché siamo “tutti uomini di Dio”.

Questo appuntamento è all'interno della Rassegna "Nuovi mondi Nuove visioni" un programma che guarda al mondo dell’immigrazione, alle trasformazioni della nostra società, ai dialoghi possibili e lo fa attraverso i film, gli incontri e la musica.

martedì 19 aprile 2011

Counseling e il discorso del re

Chi non ha mai avuto paura di parlare in pubblico? Il Duca di York, futuro re d'Inghilterra era addirittura terrorizzato: la sua balbuzie gli impediva di aprire bocca e gli attacchi di panico peggioravano la situazione rendendolo incapace di fronteggiare anche il solo microfono della radio.

Dopo numerosi tentativi fallimentari il Duca approda, grazie alla moglie, ad uno strampalato australiano, Lionel Logue, che ha la fama di aver aiutato molte persone a riprendersi dagli shock linguistici che la guerra aveva causato loro. non è un vero dottore e la sua "terapia" non è per niente ortodossa. Lionel riesce ad infondere sicurezza e coraggio al giovane Duca nel giorno della sua incoronazione, ma soprattutto quendo deve, lui per primo, rassicurare la nazione nel momento dell sua entrata nel secondo conflitto mondiale.

Quello di cui vi sto parlando è il film "Il discorso del re", meritato vincitore agli Oscar di quest'anno; la storia di un uomo che per un suo problema congenito non vuole andare incontro al suo destino di diventare re. 

Non mi occupo di balbuzie, ma spesso negli incontri di counseling ho modo di avvicinare persone che odiano parlare in pubblico, fanno fatica a relazionarsi o non accettano, evitandolo a priori, ogni contatto con gli altri. Spesso il loro problema è legato all’insicurezza o alla voglia di perfezionismo; sta di fatto che quando ritrovano la loro motivazione tutto diventa più facile e anche le parole fluiscono nel modo giusto.
 
Un film sarcastico, divertente e tragico nello stesso tempo.
Un film da vedere per ritrovare il senso di responsabilità al lavoro e in famiglia, ma soprattutto la possibilità di sentirci meglio se riusciamo ad affrontare e superare i nostri problemi anche grazie all'aiuto di chi ha un'alta professionalità accompaganta da un forte "amore" per l'uomo.

martedì 21 dicembre 2010

Uomini di Dio


Otto uomini di varie età vivono da anni in Algeria coltivando la terra e producendo miele. Il fatto che siano monaci cristiani in terra musulmana non è per loro un problema come non lo è per gli abitanti del vicino villaggio che, da sempre, li considerano un sostegno e parte integrante della loro vita. 

Le cose iniziano a cambiare quando frange estremiste islamiche iniziano a seminare violenza in tutta l’Algeria per impossessarsi con la forza del potere politico. Il Governo, visto il rifiuto dei monaci ad accettare una protezione armata, li invita a ritornare in Francia, il loro Paese d’origine. 
Ed è qui che le prime divergenze si aprono nella piccola comunità monastica: alcuni hanno paura e vogliono partire, altri invece sono determinati a restare. 

Nella dinamica lentezza del lavoro, della preghiera e dei solidi rapporti con la gente del villaggio, alla fine tutti decidono che il loro posto è lì. Moriranno da ostaggi per un negoziato che non va in porto con il Governo Francese (non perché monaci e cristiani, ma perché francesi) e, sulla loro morte, regna ancora il mistero di come siano andati i fatti.

Ho visto questo film di Xavier Beauvois (premiato al Festival di Cannes 2010) nei giorni scorsi, attratto dalla mia passione per il mondo monastico e per lo stile di vita che ne deriva. L’ho trovato un film bellissimo in cui si mostra tutta l’umanità di questi uomini dediti alla loro missione senza farne necessariamente degli eroi e senza sminuire il valore dell’Islam da una parte o la sua esasperazione dall’altra. 

Dio, infatti, è di tutti, tanto dei monaci, quanto dei loro assassini, quanto degli abitanti del villaggio.
Da non perdere

domenica 26 settembre 2010

Invictus: una squadra per cambiare e vincere

Il film Invictus magistralmente diretto da Clint Eastwood parla dell’insediamento del Presidente Mandela nel suo nuovo Sud Africa e dei cambiamenti radicali richiesti a tutti.
La prima a dover affrontare questi cambiamenti è la squadra nazionale di rugby composta quasi esclusivamente da bianchi, ben diretti dal loro capitano, ma senza un grande ideale da raggiungere. È Mandela a fornirglielo: battersi per vincere la coppa del mondo.
Tra allenamenti estenuanti e incontri con gli abitanti dei quartieri neri più poveri , la squadra di rugby diventa ambasciatrice di questo nuovo Sud Africa in cui ognuno è chiamato, anche nel proprio piccolo, a contribuire.
Il sogno si realizza e nella vittoria della coppa in un Paese finalmente unito bianchi e neri festeggiano insieme per la prima volta.

A volte per cambiare serve una motivazione ben più grande di un obiettivo possibile: spesso le persone danno il meglio di sé quando la meta è difficile da raggiungere. Lo sforzo è notevole, ma come in questo film, se ognuno dà e riceve sostegno è possibile vincere. Per essere un buon leader non basta dare l’esempio, bisogna saper raccogliere e infondere ideali più grandi in chi non sa di averli.
La formazione come il Counseling ha questo dovere: fare emergere il meglio di noi stessi e consegnare alla vita persone nuove e positive.

domenica 12 settembre 2010

L’armonia del cambiamento

“L’orchestra è un mondo: ognuno contribuisce con il proprio strumento e con il proprio talento. Per il tempo di un concerto siamo tutti uniti e suoniamo insieme nella speranza di arrivare a un suono magico e all’armonia”.

Queste sono alcune battute, tratte dal film “Il concerto”, del direttore d’orchestra Andrei Filipov deposto dal regime di Brežnev poco prima del momento del riscatto con se stesso e con la storia.
Tra ironia, colpi di scena e una trama grottesca e al limite del possibile il film ci dimostra che il sogno di un uomo se è condiviso dal suo gruppo, può produrre proprio grazie all’armonia, speranza e voglia di cambiamento. Ognuno con le sue capacità e possibilità concorre al risultato finale e, proprio come in un’azienda ben organizzata, si arriva a raggiungere l’obiettivo prefissato.
Il miracolo è sempre dietro alla porta, bisogna saperla aprire nel momento giusto.

domenica 6 settembre 2009

Instinct: il potere del controllo

Ethan Powell è un famoso antropologo la cui passione per lo studio del comportamento dei gorilla di montagna lo porterà a vivere con questi animali nella foresta e a mettere in dubbio le logiche e i comportamenti umani che regolano la nostra società. Per difendere i gorilla arriverà ad uccidere e a subire il carcere psichiatrico.
Theo Caulder è un giovane e ambizioso psichiatra incaricato di studiare il suo caso. Ma sarà Ethan a dirigere il gioco e a guidarlo in un mondo ancestrale dove le azioni sono governate solo da istinti ed emozioni.
Alla fine Theo diventerà più “umano” ed Ethan riuscirà a fuggire dal carcere per ritornare tra i gorilla.

Questa è la trama di Instinct, un film che ci dà un insegnamento importante: sono gli istinti, i sentimenti e le passioni che ci rendono migliori proprio nel momento in cui riescono a prevalere. Siamo attorniati da uomini ambiziosi che vogliono il controllo su tutto, spesso anche sulle nostre vite e sui nostri sentimenti. In realtà, come ben sottolinea il film, tutto questo è impossibile.

Nella formazione esperienziale i sentimenti e gli istinti vengono fatti emergere proprio per aiutare a capire le nostre azioni e l’importanza che noi diamo ad esse.

Dedico questo film a tutti coloro che ossessionati dal senso del controllo pensano che tutto possa essere nelle loro mani.

Voto 9.

martedì 11 agosto 2009

L’azienda di Kung Fu Panda

Riprendo il mio post precedente per fare qualche altra riflessione sul film Kung Fu Panda.

Po mi ricorda tanto tutti quegli imprenditori che hanno ereditato l'azienda di famiglia rinunciando ai loro sogni. Ne incontro molti che avrebbero voluto fare ed essere altro, ma che non hanno nemmeno provato una via alternativa.
Sono imbrigliati in una staticita' che hanno creato con le loro stesse mani, in balia di un destino che non hanno scelto e, spesso, sono i più coriacei a realizzare il cambiamento.

Poter essere cio' che desideriamo e' infinitamente appagante ed e' il principio di una autorealizzazione continua. La stessa che spinge ad andare oltre alle cose apparenti e anche al destino. Pensate a quanti personaggi illustri come Po hanno lottato per essere diversi e ci sono riusciti.

Auguro a tutti di realizzare il proprio sogno.

domenica 9 agosto 2009

Formazione esperienziale e Kung Fu Panda

Goffo, grasso, impacciato e schiavo del ristorante del padre al quale sembra destinato per il resto dei suoi giorni: questo è Po, il protagonista del conosciutissimo film animato Kung Fu Panda.
Tuttavia Po coltiva un sogno che sembra impossibile per un grosso panda sovrappeso come lui: praticare Kung Fu e diventare il mitico Guerriero Dragone.

Tutti possiamo riconoscerci nella sua storia perchè ognuno di noi ha un "sogno nel cassetto" che vorrebbe realizzare. L' aiuto viene dalle arti marziali e da quella grande massima che afferma: "Il caso non esiste".
Po si troverà così ad essere nel posto giusto al momento giusto.
Scoprendo i suoi pregi e i suoi difetti, con l'aiuto di un grande maestro, ribalterà la sua vita diventando il Guerriero Dragone che salverà l'intera valle da un terribile nemico.

Kung Fu Panda non è solo un divertente cartone animato perchè ci può insegnare l'arte dell'accettarsi e del voler cambiare, dell'avere fiducia in chi ci guida e scoprire che non esistono "ingredienti segreti" se non il credere fino in fondo in se stessi.
Per questo le arti marziali portano nella formazione esperienziale duraturi cambiamenti. Il primo insegnamento? Come per Po, saper costruire il proprio presente perchè "Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono: per questo si chiama presente".

mercoledì 8 luglio 2009

Formazione manageriale in cucina: Ricette d’amore

Sotto l’apparente sdolcinatezza del titolo il film cela un quesito importante: “Può la cucina di un ristorante essere diretta da due chef? Sembrerebbe di no perché è come se due persone volessero guidare la stessa macchina. Invece la risposta è affermativa purché siano chiari i ruoli e la voglia di sperimentare insieme sia cementata da un unico scopo.

In “Ricette d’amore” lo scopo è dare amore e una casa ad una ragazzina rimasta senza mamma e con un papà lontano; in un’azienda può essere il raggiungimento di un obiettivo difficile o la condivisione di un problema. E spesso quel problema rende più forti coloro che lo devono superare facendo emergere in loro qualità e virtù che prima erano sconosciute.
Come dico sempre in “A la Carte”, dietro un unico piatto, per la gioia di un unico palato lavorano tante mani.
Film leggero, ma pieno di significati, con un mitico Castellitto come protagonista.

domenica 28 giugno 2009

Formazione manageriale in cucina: Chocolat

E’ da un po’ che non parlo di formazione manageriale in cucina e di "A la carte".
Voglio farlo attraverso il film "
Chocolat": è la storia di Vianne e di sua figlia Anouk che in una oscura notte ventosa approdano in un puritano paese della Francia di fine anni cinquanta.
Qui Vianne, una persona molto vicina alla sensibilità delle persone, apre una cioccolateria ma la diffidenza degli abitanti è molta perché il negozio è frequentato da persone poco ortodosse agli occhi dei benpensanti e perché Vianne assume come aiuto “la matta del paese”.
Finché una notte, il sindaco, capo degli osteggiatori, entra di nascosto nella cioccolateria e distrugge tutte le creazioni di Vianne. Ma una goccia di cioccolato che si posa sulle sue labbra gli aprirà gli
occhi e il cuore: da quel giorno in paese si respirerà un’aria nuova di pace e di serenità e Vianne ed Anouk vivranno felici condividendo con tutti la bontà e la magia del cioccolato.

Chocolat ci insegna a non fuggire e a credere che il cambiamento è possibile sempre, soprattutto quando siamo osteggiati e le difficoltà sembrano infinite. Presentare un’idea nuova a volte sembra una pazzia, farla accettare impossibile. Ma alla fine, nella vita come nel film, sono i sentimenti che emergono e nella dolcezza di una goccia di cioccolato anche il più spietato può ritrovare la serenità del cuore e mettere da parte inutili rancori personali.

Allo stesso modo la formazione manageriale del mio corso “A la Carte” è stata pensata per far scoprire come il gusto del cucinare e quindi del lavorare non sia solo nel mangiare insieme qualcosa di speciale, nel raggiungere determinati obiettivi, ma soprattutto nella cura della preparazione, dell’organizzazione; il tutto condito con tanta voglia di fare.