lunedì 26 maggio 2014

Pezzi da novanta


Le origini di questo modo di dire, per la maggior parte siciliane, sono diverse. Michele Pantaleone, nel suo importante saggio Mafia e politica (Einaudi, Torino 1962), spiega che il "pezzo da novanta" era propriamente il più grosso petardo di ferro, alto 26 cm, che veniva sparato nelle feste a conclusione dei giochi di fuochi e degli spari dei mortaretti.
Un altro significato ci arriva dal gergo militare: nella seconda guerra mondiale, i cannoni anticarro erano detti 90/53, cioè con calibro di 90 mm e bocca da fuoco lunga 53 volte il calibro. Un'altra origine più colorita è legata al "teatro dei pupi" dove il "pezzo da novanta" era il personaggio principale dell'opera che per l'appunto era alto 90 cm anziché  75 cm come degli altri.
Viviamo in un mondo in cui molti sono i pezzi da novanta: sono tutte quelle persone che fanno pesare il loro status e, in qualsiasi ambiente, non esitano a sbandierare il loro potere.Molte poi sono le persone che vorrebbero essere dei pezzi da novanta e che pur mancando di capacità, qualità o potere reale si spacciano per grandi personaggi.

Se ritorniamo alla prima possibile origine del"pezzo da novanta", onestamente, dobbiamo ricordare che un grosso petardo fa solo un gran botto e che quanto al burattino, anche se più grande degli altri è sempre manovrato da sottili fili invisibili, quelli del burattinaio. Infine, per quanto riguarda il cannone è l'unico strumento che potrei considerare efficace se non fosse che è diventato obsoleto rispetto alle moderne e più sofisticate armi in uso.

È curioso vedere come un modo di dire che dovrebbe sottolineare l'importanza di qualcuno nasca da cose futili o che avevano un senso tempo fa come nel caso del cannone. Forse l'essere importanti è qualcosa di interiore certo è che i veri "pezzi da novanta", quelli che lasciano un segno nel mondo si guardano bene dall'apparire, fare botti o esplosioni, ma lavorano nel silenzio tutti i giorni.

2 commenti:

Sergio Casavecchia ha detto...

Concordo che il talento e le capacità fanno la differenza e distinguono ma io apprezzo soprattutto il lavoro e la crescita del team .....per andare a ricordi che la storia o il tempo ci consegnano e che teniamo con noi mia nonna mi diceva " da solo forse vai piu' veloce ma insieme agli altri vai piu' lontano".

Paolo G. Bianchi ha detto...

@Sergio
ottima osservazione. De resto i veri "pezzi da novanta" hanno un gruppo che sostengono con tutte le loro forze e dal quale ricevono energie e intuizioni. La tua nonna diceva molto bene e lo sostengo anche io in tutti i miei corsi: costruire l'individualità attraverso l'evoluzione dei talenti, ma metterla al servizio degli altri in un gruppo coeso; altrimenti è solo egoismo.