C’è un gesto quotidiano, apparentemente banale, che compiamo più volte al giorno e che, se osservato con attenzione, rivela una sorprendente profondità: l’atto di iniziare a mangiare.
Non solo che cosa mangiamo, ma come e in quale ordine introduciamo il cibo nel corpo può diventare un atto regolativo, educativo e persino trasformativo.
“La natura ama nascondersi”, scriveva Eraclito, e spesso lo fa proprio nelle abitudini più semplici, là dove il corpo dialoga silenziosamente con la mente e con l’ambiente.
La fisiologia moderna ci mostra come l’ordine di assunzione degli alimenti influenzi la risposta glicemica, l’attivazione insulinica e i meccanismi di sazietà. Fibre e proteine introdotte prima dei carboidrati rallentano lo svuotamento gastrico e modulano l’assorbimento del glucosio, favorendo un equilibrio metabolico più stabile. Tuttavia, questa scoperta non è una novità assoluta: è piuttosto una riscoperta.
“Nulla di nuovo sotto il sole”, ammoniva Qoèlet, ricordandoci come molte verità siano cicliche e ritornino sotto forme diverse.
La Medicina Tradizionale Cinese ha da sempre considerato l’ordine e il ritmo come principi fondamentali della nutrizione. Nei testi classici attribuiti a Zhang Zhongjing si afferma che “quando il Milza-Qi è armonioso, i cento sapori trovano la loro giusta dimora”.
Mangiare in modo disordinato o introducendo alimenti difficili da trasformare in una fase iniziale del pasto affatica la Milza, organo deputato alla trasformazione e al trasporto, compromettendo la produzione di Qi e Sangue.
In questa prospettiva, l’ordine alimentare non è solo una strategia metabolica, ma un atto di rispetto verso l’intelligenza energetica del corpo.
Anche la filosofia occidentale ha spesso richiamato il valore dell’ordine come principio di salute.
Aristotele sosteneva che “la virtù sta nel giusto mezzo”, e tale giusto mezzo può essere letto anche come una sequenza equilibrata tra stimolo e risposta, tra introduzione e assimilazione.
Analogamente, Ippocrate, padre della medicina, ricordava che “la digestione è la radice della salute”, anticipando l’idea che ciò che non viene correttamente trasformato diventa fonte di squilibrio.
Dal punto di vista psicologico e pedagogico, l’ordine nel mangiare educa alla consapevolezza.
Jean Piaget osservava che “l’intelligenza è ciò che usiamo quando non sappiamo cosa fare”: scegliere consapevolmente da dove iniziare un pasto significa uscire dall’automatismo e rientrare in un atto intenzionale.
Carl Rogers, dal canto suo, ci ricorda che “l’organismo sa ciò che è buono per lui, se viene ascoltato”, e l’ascolto passa anche attraverso segnali sottili di fame, sazietà e gradimento che emergono più chiaramente quando la glicemia è stabile.
Le tradizioni spirituali convergono sorprendentemente su questi temi. Nel Buddhismo si afferma che “mangiare con consapevolezza è una forma di meditazione”, come insegnava Thich Nhat Hanh, mentre nel Tao Te Ching Laozi scrive che “chi sa nutrirsi non riempie, ma sostiene”.
Anche nel Cristianesimo il cibo è profondamente simbolico: “Non di solo pane vivrà l’uomo”, si legge nel Vangelo di Matteo, indicando che il nutrimento è relazione, ordine e significato, non mera quantità.
La sequenza alimentare diventa così un ponte tra biochimica ed etica del vivere. In termini neuroendocrini, un pasto che inizia con verdure e proteine riduce l’iperstimolazione dopaminergica e favorisce una risposta più regolata del sistema nervoso autonomo. In termini simbolici, è un allenamento alla priorità: prima ciò che nutre in profondità, poi ciò che gratifica.
Maria Montessori scriveva che “l’educazione è un aiuto alla vita”, e questo aiuto può iniziare proprio dal piatto.
In MTC si direbbe che questo approccio rafforza lo Zheng Qi, l’energia corretta, permettendo al corpo di adattarsi meglio agli stress interni ed esterni. Sun Simiao, grande medico della dinastia Tang, affermava che “chi conosce l’arte di nutrirsi previene la malattia prima che nasca”.
Oggi potremmo tradurlo dicendo che una corretta sequenza alimentare sostiene la prevenzione metabolica e favorisce un dimagrimento fisiologico, non forzato.
Integrare queste conoscenze nella pratica quotidiana significa superare la logica della dieta come restrizione e abbracciare una visione educativa e olistica dell’alimentazione.
Come ricordava Gregory Bateson, “la saggezza è conoscere il contesto”: il cibo non agisce mai isolatamente, ma all’interno di un sistema fatto di ritmi, emozioni, postura e storia personale.
Se senti che il tuo corpo ti sta chiedendo un nuovo ordine, non imposto ma ascoltato, il mio lavoro nasce proprio per accompagnare questo processo. Nei miei studi di Lomazzo (CO) e Buttrio (UD) tratto la nutrizione consapevole secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese anche in collaborazione con professionisti del settore per aiutarti a ritrovare equilibrio, energia e presenza.
Il primo passo è sempre semplice: iniziare da dove davvero nutre.
Bibliografia essenziale
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