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venerdì 5 giugno 2026

Ma tu "puzzi"?




Il corpo non mente. Parla attraverso i sensi, e tra questi, l'olfatto è forse il più antico.

 Nella medicina tradizionale cinese, l'odore corporeo è da sempre considerato un segnale diagnostico: un eccesso di fuoco nel fegato, uno squilibrio del Rene, una digestione affaticata dalla milza — tutto lascia traccia nell'aria attorno a noi, nel sudore, nel fiato. Non è superstizione, è ascolto del corpo come sistema integrato.

La scienza moderna sta lentamente tornando a questa intuizione. Il modo in cui il nostro corpo emette odori può variare significativamente in base a ciò che consumiamo durante i pasti, e questa relazione è oggi oggetto di studi che analizzano come determinati cibi possano modificare le sostanze rilasciate attraverso la sudorazione e le secrezioni.

Il meccanismo: tre livelli di trasformazione

La dieta agisce su tre livelli fondamentali. Il primo riguarda i batteri: tutti gli odori corporei sono generati dai microbi che ospitiamo, i quali metabolizzano le sostanze che forniamo loro, producendo composti volatili che spesso risultano sgradevoli. Il secondo livello riguarda il metabolismo stesso: molti composti non vengono espulsi solo attraverso l'intestino, ma una parte significativa fuoriesce attraverso la pelle, il sudore e il respiro. Il terzo livello è quello del pH corporeo: certi alimenti rendono l'organismo più acido, ostacolando l'eliminazione delle tossine responsabili degli odori.

Gli alimenti da conoscere

Tra i principali imputati ci sono le spezie dal profilo aromatico deciso — curry e cumino in testa — che una volta metabolizzate tendono a riemergere attraverso la pelle e il respiro. Subito dopo vengono aglio e cipolla, pilastri della cucina italiana e responsabili di molti aliti difficili da gestire: durante la digestione liberano acido solforico, che il corpo espelle lentamente attraverso il respiro, il sudore e l'intestino.

Le proteine della carne rossa vengono scomposte in amminoacidi che, a contatto con i batteri presenti sulla pelle, danno origine a odori caratteristici, spesso pungenti. L'organismo impiega più tempo a metabolizzare la carne in grandi quantità, il che prolunga la probabilità che gli odori vengano rilasciati.

Anche le gomme da masticare e qualsiasi altro prodotto a base di zuccheri raffinati alterano l'acidità e la temperatura del corpo, favorendo la proliferazione batterica e accelerando la fermentazione.

Un segnale, non un problema

In ottica olistica, l'odore corporeo non è mai solo un fastidio estetico: è informazione. Il corpo ci parla attraverso le sue secrezioni, e imparare a decifrarlo è parte di quel lavoro di consapevolezza che sta al cuore di ogni percorso di benessere autentico (peraltro utile alla comprensione delle problematiche per l’operatore). Quando l'odore corporeo cambia drasticamente e persiste indipendentemente dall'igiene, dalla dieta o dalla stagione, è opportuno prestare attenzione: può segnalare qualcosa di più profondo, e il corpo usa questo canale per comunicare squilibri prima che diventino problemi seri.

La risposta non sta nell'eliminare aglio e spezie dalla propria tavola — sarebbe impoverire l'esperienza del cibo e la sua dimensione culturale. La moderazione è la chiave per limitare questi effetti: il consumo di certi alimenti in grandi quantità può intensificare l'odore del corpo, ma l'equilibrio rimane il principio guida.

Il corpo come specchio del movimento energetico

Nel lavoro che propongo nei miei studi, il corpo è sempre punto di partenza e punto di arrivo. Il riequilibrio energetico non passa solo attraverso tecniche specifiche, ma anche attraverso quella consapevolezza quotidiana che ci rende più presenti a noi stessi — nel respiro, nell'alimentazione secondo la tradizione della MTC, nella cura della propria presenza nel mondo.

Ogni odore racconta una storia. La domanda è: ci stiamo ascoltando?

Vuoi esplorare un percorso di riequilibrio energetico personalizzato? Ti aspetto nei miei studi di Lomazzo (CO e Buttrio (UD), luoghi  dove corpo, mente e spirito trovano un linguaggio comune.

 

© 2026 Paolo G. Bianchi IPHM – Tutti i diritti riservati. Riproduzione parziale o totale consentita solo con citazione della fonte e link all'originale. 

 

martedì 12 maggio 2026

GLI ALIMENTI POSSONO AIUTARE CONTRO L'INSONNIA?




C’è un momento della sera in cui il corpo abbassa lentamente il volume del mondo, ma la mente continua a parlare. È lì che nasce il conflitto silenzioso dell’insonnia: un dialogo interiore che non trova tregua. In questo spazio sospeso tra veglia e riposo, l’alimentazione può diventare una chiave concreta, quotidiana, sorprendentemente potente. Non come soluzione isolata, ma come parte di una visione integrata capace di connettere fisiologia, emozioni e tradizione.


L’insonnia, sempre più diffusa nelle società contemporanee, non è semplicemente una difficoltà a dormire. È un segnale complesso, una disarmonia che coinvolge ritmi biologici, sistema nervoso, assetto ormonale e qualità della vita. In questa prospettiva, il cibo non è solo nutrimento, ma informazione. Come ricordava Ippocrate, “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”, una frase che oggi trova conferma nelle neuroscienze e nella cronobiologia.


La cosiddetta “regola delle cinque tazze” — che invita a distribuire l’apporto alimentare in modo equilibrato durante la giornata, evitando sovraccarichi serali — si inserisce perfettamente in una logica di armonizzazione dei ritmi circadiani. Cenare almeno tre ore prima di coricarsi non è solo una buona abitudine digestiva, ma un intervento diretto sull’asse intestino-cervello. Durante la digestione, infatti, il corpo attiva processi metabolici che possono interferire con la produzione di melatonina, l’ormone del sonno.


La visione integrata invita a considerare l’organismo come un sistema interconnesso. In questo senso, la Medicina Tradizionale Cinese offre una lettura affascinante: il sonno è legato all’equilibrio tra Yin e Yang, e in particolare alla funzione del Cuore e del Fegato. Quando il Qi del Fegato è stagnante, la mente — lo Shen — non riesce a trovare quiete. Come recita un antico testo della MTC: “Quando lo Shen è disturbato, il sonno diventa fragile come foglia al vento”.


Anche nella tradizione occidentale troviamo riflessioni profonde. Hildegarda di Bingen scriveva: “L’uomo è un’opera completa, fatta di corpo e anima, e ciò che mangia influenza entrambi”. La sua visione anticipa il concetto moderno di psiconeuroendocrinoimmunologia, dove ogni scelta alimentare ha ripercussioni su più livelli.


La Schola Medica Salernitana, nel Medioevo, già suggeriva: “Se vuoi dormire bene, mangia leggero e presto”. Un’indicazione semplice, ma ancora oggi estremamente attuale. La digestione notturna, infatti, può diventare un fattore di disturbo, soprattutto se associata a cibi ricchi di grassi saturi o zuccheri raffinati.


Dal punto di vista biochimico, alcuni nutrienti giocano un ruolo chiave nella regolazione del sonno. Il triptofano, aminoacido essenziale, è precursore della serotonina e della melatonina. Alimenti come cereali integrali, legumi e semi oleosi possono favorire questo processo. Tuttavia, non è solo una questione di singoli nutrienti, ma di equilibrio complessivo.


Carl Gustav Jung affermava: “Ciò che non viene portato alla coscienza ritorna sotto forma di destino”. Questa riflessione, applicata al sonno, suggerisce che l’insonnia può essere anche espressione di tensioni interiori non elaborate. L’alimentazione, in questo contesto, diventa uno strumento di ascolto, un modo per riconnettersi con il proprio ritmo.


Nella filosofia orientale, Lao Tzu insegnava: “La natura non ha fretta, eppure tutto si compie”. Mangiare lentamente, rispettare i tempi del corpo, evitare stimoli eccessivi nelle ore serali: sono pratiche che favoriscono uno stato di calma fisiologica. Il sistema ervoso parasimpatico, responsabile del rilassamento, viene così attivato in modo naturale.


Anche la tradizione cristiana offre spunti interessanti. Nel libro dei Salmi si legge: “In pace mi corico e subito mi addormento, perché tu solo, Signore, mi fai abitare al sicuro”. Al di là dell’aspetto spirituale, questa frase richiama il concetto di sicurezza interna, fondamentale per un sonno profondo. L’alimentazione può contribuire a creare questa sensazione, evitando picchi glicemici e stimoli eccitanti.


Maria Montessori, nel suo approccio pedagogico, sottolineava l’importanza dell’ambiente: “L’ambiente deve essere ricco di motivi di interesse che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze”. Questo vale anche per l’adulto: creare un contesto serale armonico, accompagnato da una nutrizione adeguata, favorisce il passaggio verso il riposo.


La psicologia contemporanea evidenzia come l’alimentazione emotiva possa influenzare il sonno. Mangiare per compensare stress o ansia porta spesso a scelte disfunzionali, che alterano i ritmi fisiologici. Viktor Frankl scriveva: “Tra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà”. Anche davanti al cibo, questo spazio può essere coltivato.


La visione integrata non propone soluzioni rigide, ma invita a osservare, sperimentare, adattare. Non esiste una dieta universale contro l’insonnia, ma esistono principi guida: regolarità, qualità, consapevolezza. Evitare caffeina e alcol nelle ore serali, privilegiare cibi semplici, rispettare i tempi digestivi, ascoltare i segnali del corpo.


Confucio diceva: “La vita è davvero semplice, ma insistiamo nel renderla complicata”. In questo senso, tornare a una nutrizione essenziale può rappresentare un atto di riequilibrio profondo. Non si tratta di rinunciare, ma di scegliere con intenzione.


Anche nella tradizione ayurvedica, il sonno — Nidra — è uno dei tre pilastri della vita. Un’alimentazione inadeguata può disturbare i dosha, in particolare Vata, associato al movimento e alla mente. Quando Vata è in eccesso, il sonno diventa leggero, frammentato.


In conclusione, l’alimentazione contro l’insonnia non è una dieta nel senso restrittivo del termine, ma un percorso di consapevolezza. È un invito a rallentare, a riconnettersi con il proprio ritmo, a trasformare ogni pasto in un gesto di equilibrio.


Se desideri approfondire questo approccio e sperimentare un percorso personalizzato di riequilibrio energetico per il tuo benessere generale, puoi contattarmi e scoprire le attività nei miei due studi, dove integriamo nutrizione, ascolto e tecniche di armonizzazione per accompagnarti verso un riposo più naturale e profondo.



Bibliografia:

  • Walker, M. (2021). Why We Sleep – aggiornamenti e nuove ricerche
  • St-Onge, M. P. et al. (2022). Nutrition and Sleep: Recent Advances
  • Benton, D. (2021). Diet, Brain Function and Sleep
  • Peuhkuri, K. et al. (2022). Diet promotes sleep duration and quality
  • Irwin, M. (2021). Sleep and inflammation: partners in sickness and in well-being
  • Grandner, M. (2023). Sleep, Health, and Society
  • Zhao, M. et al. (2022). Gut microbiota and sleep regulation
  • Chen, X. (2021). Traditional Chinese Medicine and Sleep Disorders
  • Rao, R. et al. (2023). Nutritional Neuroscience and Sleep
  • Kim, S. (2022). Circadian Rhythms and Metabolic Health

© IPHM Paolo G. Bianchi (prof. Disc. L. 4/13) — Tutti i diritti riservati. Riproduzione consentita con citazione dell'autore e della fonte.

lunedì 20 novembre 2023

LE VOSTRE DOMANDE: BAMBINI E VERDURE



Il rapporto dei bambini con le verdure non è sempre idilliaco, far mangiare le verdure ai bambini può essere una sfida e sono diverse le mamme nella chat che mi chiedono qualche idea. Vediamo come il counseling alimentare può aiutarci

Prima di tutto bisogna ricordare che il rapporto dei bambini con le verdure può variare notevolmente da un bambino all'altro. Alcuni bambini amano le verdure fin dall'infanzia, mentre altri possono essere molto selettivi o rifiutare del tutto di mangiarle. Le ragioni sono diverse:

I bambini hanno preferenze alimentari individuali, e il loro gusto può essere influenzato dalla genetica, dall'esposizione precoce ai sapori e dalle esperienze personali (anche se piccoli i bambini fanno esperienza continua e molto più diretta degli adulti).

Alcuni bambini possono essere influenzati dall'aspetto delle verdure. Verdure colorate o preparate in modo attraente possono essere più accattivanti per i bambini.

Le esperienze passate con le verdure possono influenzare il comportamento alimentare dei bambini. Se hanno avuto esperienze negative con le verdure potrebbero essere riluttanti a provarle di nuovo.

Il comportamento alimentare dei genitori e la loro attitudine nei confronti delle verdure possono influenzare notevolmente i bambini. Se i genitori mangiano regolarmente verdure e mostrano un atteggiamento positivo verso di esse, è più probabile che i bambini le accettino.

La pressione da parte di adulti, coetanei o media può influenzare il rapporto dei bambini con le verdure. Le pressioni o i messaggi pubblicitari possono influenzare le loro scelte alimentari.

Introdurre le verdure nella dieta dei bambini fin dalla prima infanzia può abituare il loro palato a questi sapori.

Coinvolgere i bambini nella preparazione delle verdure o nella scelta delle varietà da acquistare può aumentare il loro interesse.

Servire le verdure in modi creativi e attraenti può rendere più allettante il loro consumo.

I genitori e gli adulti di riferimento dovrebbero essere modelli positivi, mangiando regolarmente verdure e mostrando entusiasmo per esse.

Non costringere i bambini a mangiare verdure, ma offrire costantemente opportunità per provarle senza pressioni e punizioni.

Offrire una varietà di verdure può aiutare a scoprire quali piacciono di più ai bambini.

Permettere loro di scegliere le verdure che desiderano mangiare può aumentare il loro senso di controllo e partecipazione.

Ricorda che il processo di accettazione delle verdure può richiedere del tempo, e ogni bambino è diverso.

È importante essere pazienti e continuare a offrire opzioni sane nelle loro diete, incoraggiandoli a esplorare e scoprire nuovi sapori.

 

Per approfondire

"Crescere bene: La guida all'alimentazione del bambino" di Luca Piretta e Paolo Poli. Questo libro fornisce informazioni dettagliate sull'alimentazione dei bambini in diverse fasi dello sviluppo.

"Nutrizione pediatrica" di Mosby. Questo testo è un riferimento importante per gli operatori sanitari e contiene informazioni sulle specifiche esigenze nutrizionali dei bambini.

"Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents" dell'American Academy of Pediatrics. Questo documento fornisce linee guida dettagliate sulla salute e l'alimentazione dei bambini ed è una risorsa di riferimento per i pediatri.

"Feeding Your Baby and Toddler" di Arlene Eisenberg, Heidi E. Murkoff e Sandee E. Hathaway. Questo libro fornisce consigli pratici sull'alimentazione dei bambini dalla nascita all'età prescolare.

"Nutrition and Lifestyle for Pregnancy and Breastfeeding" di Peter Gluckman e Mark Hanson. Questo testo si concentra sull'importanza dell'alimentazione durante la gravidanza e l'allattamento, ma offre anche informazioni utili sull'alimentazione infantile.

 

 

 

mercoledì 2 marzo 2022

TERAPIA ONCOLOGICA - ALIMENTAZIONE



"Oggi il ruolo della dieta nella terapia oncologica è al centro di molte riflessioni, ma non si tratta di una scoperta recente. Le prime osservazioni sul fatto che le cellule tumorali si avvantaggiano della disponibilità di zucchero per produrre energia risalgono in realtà a oltre un secolo fa. In seguito la questione è riemersa, in un primo momento negli anni Settanta e poi, di nuovo, a partire dal 2010. Solo recentemente, però, sono stati messi in atto progetti di ricerca in fase clinica, che studiano cioè l’impatto di questa dieta ipoglicemizzante (che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue) direttamente sulle persone e non in vitro o su modelli animali".

CONTINUA PER APPROFONDIRE

https://ilfattoalimentare.it/dieta-terapia-studi-corso-efficacia-istituto-nazionale-tumori-milano.html 


N.B. ringrazio Elena per la segnalazione

 

Percorsi di benessere e crescita personale - Lomazzo (CO) - Buttrio (UD)