Sempre Luisa mi chiede di parlare dei
condizionamenti che riceviamo fin da piccoli e di come agiscono sull’animo umano
Prima di tutto esistono varie tipologie di
condizionamenti
Condizionamento Psicologico: in
psicologia, il condizionamento è un processo attraverso il quale le risposte
comportamentali sono modificate attraverso l'associazione tra uno stimolo e una
risposta. Ci sono due tipi principali di condizionamento: il condizionamento
classico (Pavloviano) e il condizionamento operante (Skinneriano). Ad esempio,
il condizionamento classico coinvolge l'associazione tra uno stimolo neutrale e
uno stimolo che provoca una risposta emotiva, mentre il condizionamento
operante riguarda l'associazione tra un comportamento e le sue conseguenze.
Condizionamento Sociale: questo
si riferisce al processo attraverso il quale le persone imparano e adottano
comportamenti, atteggiamenti e valori dalle influenze sociali e culturali che
li circondano. Ad esempio, i media, la famiglia, gli amici e la società in
generale possono influenzare i modi in cui agiamo e pensiamo.
Condizionamento Fisico: nel
contesto del fitness e dell'allenamento, il condizionamento si riferisce alla
preparazione fisica del corpo per affrontare attività fisiche specifiche.
Questo può includere l'incremento dell'endurance cardiovascolare, la forza
muscolare, la flessibilità e altre capacità fisiche.
Condizionamenti Ambientali: questo
si riferisce agli effetti che l'ambiente circostante ha sul comportamento e
sulle reazioni delle persone. L'ambiente può influenzare il modo in cui
reagiamo a situazioni specifiche o come sviluppiamo abitudini.
Condizionamento nell'Ingegneria:
nell'ingegneria, il termine "condizionamento" può riferirsi al
processo di preparazione o modifica dei segnali elettrici o dati in modo che
siano adatti per l'elaborazione o l'analisi successiva.
Condizionamenti Economici: nel
contesto economico, i condizionamenti si riferiscono alle influenze che
l'offerta, la domanda, le politiche governative e altri fattori hanno sul
comportamento dei mercati, delle imprese e dei consumatori.
Condizionamenti Biologici: nell'ambito
biologico, il termine potrebbe riferirsi a processi come l'adattamento delle
specie alle condizioni ambientali attraverso l'evoluzione.
Il condizionamento psicologico/sociale/antropologico
(che direi è quello per cui mi si richiede una risposta) è un processo
attraverso il quale le persone apprendono nuovi comportamenti o associazioni
tra stimoli e risposte. Questo processo è stato ampiamente studiato in
psicologia e ha contribuito a comprendere come gli individui imparano e
adattano i loro comportamenti in base alle esperienze passate.
Esistono due forme principali di condizionamento:
il condizionamento classico e il condizionamento operante.
Condizionamento Classico: questo
tipo di condizionamento coinvolge l'associazione di uno stimolo neutro con uno
stimolo che provoca una risposta naturale (riflessa).
L'esperimento più noto in questo campo è quello
del cane di Pavlov. Ivan Pavlov notò che i cani iniziarono a salivare non solo
quando veniva loro presentato il cibo, ma anche quando sentivano suonare una
campana poco prima di ricevere il cibo. Quindi, la campana (stimolo neutro)
divenne associata al cibo (stimolo incondizionato) e fece sì che i cani
salivassero anche solo alla suoneria della campana (risposta condizionata).
Un altro
esempio è quello dell'essere umano che associa una situazione socialmente
ansiosa, come parlare in pubblico, con sentimenti di disagio e ansia. Questo
può portare alla formazione di una risposta condizionata per evitare delle
situazioni simili in futuro.
Questo tipo
di condizionamento è spesso utilizzato in ambito terapeutico, come
nell'esposizione graduale, dove un individuo viene esposto gradualmente a uno
stimolo che scatena ansia o paura, ma senza la conseguenza spiacevole, allo
scopo di diminuire la risposta ansiosa nel tempo.
In sintesi,
il condizionamento negativo è una forma di apprendimento basata
sull'associazione tra uno stimolo neutro o positivo e uno stimolo negativo, che
porta all'evitamento o alla risposta ansiosa verso lo stimolo condizionato.
Condizionamento Operante:
questo tipo di condizionamento riguarda l'apprendimento attraverso le
conseguenze del comportamento. B.F. Skinner è stato un pioniere in questo
campo. Secondo Skinner, quando un comportamento viene seguito da una ricompensa
o un rinforzo positivo, la probabilità di ripetizione di quel comportamento
aumenta. Al contrario, quando un comportamento viene seguito da una punizione o
una mancanza di rinforzo, la probabilità di ripetizione diminuisce. Ad esempio,
se un topo in una gabbia preme un pulsante e riceve del cibo, è più probabile
che prema il pulsante nuovamente in futuro.
Tornando al condizionamento psicologico, questo
ha applicazioni in molteplici campi, dalla terapia comportamentale
all'educazione e all'addestramento degli animali. Tuttavia, è anche importante
notare che il concetto di condizionamento può sollevare questioni etiche
riguardo al controllo del comportamento delle persone o degli animali
attraverso tecniche di manipolazione.
In sostanza, il condizionamento psicologico è un
processo cruciale nell'apprendimento e nell'adattamento dei comportamenti, che
ha un impatto significativo sulla nostra comprensione della psicologia umana e
animale.
Altro discorso va aperto sui "condizionamenti limitanti" sono
credenze, pensieri o schemi mentali che possono influenzare negativamente il
comportamento, le azioni e le prospettive di una persona. Questi
condizionamenti possono derivare da esperienze passate, influenze sociali,
aspettative culturali o autopercezioni negative. Possono ostacolare il pieno
potenziale di un individuo e limitarne la crescita personale, professionale e
emotiva.
Ecco alcuni esempi di condizionamenti limitanti:
Autostima bassa: credere di non
essere all'altezza o di non essere degni di successo, rendendo difficile per la
persona intraprendere nuove sfide o perseguire obiettivi ambiziosi.
Pensiero catastrofico: aspettarsi
sempre il peggio e focalizzarsi sugli aspetti negativi delle situazioni,
impedendo una visione equilibrata e ottimistica.
Paura del fallimento: evitare
nuove opportunità per paura di non farcela o di non avere successo.
Perfezionismo eccessivo: cercare
sempre la perfezione in ogni cosa e sentirsi insoddisfatti quando le cose non
sono assolutamente impeccabili.
Pensiero rigido: restare
attaccati a vecchi modelli di pensiero senza adattarsi ai cambiamenti o alle
nuove informazioni.
Limitazioni imposte dagli altri:
accettare le opinioni negative o le aspettative limitanti di altre persone come
verità assolute, impedendo la creazione di un percorso personale basato sui
propri desideri e talenti.
Etichettatura: identificarsi in
base a etichette negative, come "sono sempre sfortunato" o "non
sono bravo in niente", influenzando così il comportamento e le aspettative
personali.
Confronto sociale: misurare il
proprio valore in base al confronto con gli altri, portando a sentimenti di
inadeguatezza e gelosia.
Rigetto del cambiamento: resistere
al cambiamento anche quando è necessario, a causa dell'ansia o della paura
dell'ignoto.
Scarsa fiducia nelle proprie capacità:
non credere di avere le competenze necessarie per affrontare nuove sfide,
nonostante le prove o le esperienze passate.
C’è una storia sui condizionamenti che mi ha
sempre colpito.
“Quando ero
piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in
particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito
di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un
peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune... ma dopo il suo
numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre
legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava
una delle zampe.
Eppure il
paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi
centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un
animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel
paletto e fuggire.
Era davvero
un bel mistero.
Che cosa lo
teneva legato, allora? Perché non scappava? Quando avevo cinque o sei anni
nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a
un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante.
Qualcuno di
loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi
la domanda ovvia: “Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”. Non ricordo di
aver ricevuto nessuna risposta coerente.
Con il
passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci
pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la
stessa domanda. Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era
stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta: l’elefante del circo non
scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto
piccolo.
Chiusi gli
occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono
sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel
tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel
paletto era troppo saldo per lui.
Lo vedevo
addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo
e quello
dopo
ancora...
Finché un giorno,
un giorno terribile perla sua storia, l’animale accettò l’impotenza
rassegnandosi al proprio destino.
L’elefante
enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto,crede di
non poterlo fare. Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito
dopo la nascita. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel
ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più...
Siamo un
po’ tutti come l’elefante del circo: andiamo in giro incatenati a centinaia di
paletti che ci tolgono la libertà. Viviamo pensando che “non possiamo” fare un
sacco di cose semplicemente perché una volta, quando eravamo piccoli, ci
avevamo provato ed avevamo fallito.
Allora
abbiamo fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio:
non posso, non posso e non potrò mai. Siamo cresciuti portandoci dietro il messaggio
che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci del
paletto.
Quando a
volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene, guardiamo
con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo: non posso, non posso e non potrò
mai”. Tratto da: Lascia che ti racconti. Storie per
imparare a vivere, BUR, 2014
Ora datemi
un po’ di pazienza e ragioniamo insieme…
Analizzando questa storia possiamo dedurre che
gli elefanti del circo non scappano perché:
Vengono addestrati sin da giovani. Durante questo
processo, vengono insegnati comandi e comportamenti specifici. Questo
addestramento mira a controllare il comportamento degli elefanti in modo che
siano obbedienti agli addestratori e non cerchino di fuggire.
Gli elefanti nei circhi spesso sono tenuti legati
da catene o rinchiusi in recinti. Questo li impedisce fisicamente di fuggire.
Anche se un elefante adulto ha la forza di rompere una catena o abbattere una
recinzione, spesso non lo fa a causa dell'addestramento e della familiarità con
l'ambiente circostante.
Gli elefanti crescono nei circhi e diventano
familiari con l'ambiente circostante. Non percepiscono il circo come una
minaccia e non provano la necessità di scappare.
Gli elefanti vivono in gruppi sociali
strutturati, guidati da un elefante anziano. Gli elefanti nei circhi spesso
vengono addestrati e gestiti da addestratori umani che assumono il ruolo di
leader nella loro "gerarchia". Questo può influenzare il
comportamento degli elefanti e impedirgli di cercare di scappare.
Anche se gli elefanti sono animali molto forti,
possono essere sensibili a situazioni di paura o incertezza. Se non sono
abituati a un ambiente diverso da quello in cui sono stati addestrati,
potrebbero esitare a cercare di scappare.
Ora, per un momento, provate a essere voi l’elefantino
del circo… e a ripensare a quanti addestramenti avete subito per arrivare ad
essere ciò che siete e ciò che NON siete, a ciò che vi hanno fatto credere di
essere e a quello che invece siete e sareste veramente senza tutti questi
condizionamenti…
I condizionamenti sono influenze esterne o
abitudini che possono limitare il nostro pensiero, comportamento e prospettive.
Vincere i condizionamenti richiede autoconsapevolezza, impegno e cambiamenti
graduali. Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarti:
Autoconsapevolezza: riconosci i
tuoi condizionamenti e le abitudini che vuoi cambiare. Chiediti quali credenze,
paure o atteggiamenti stanno limitando il tuo potenziale.
Analisi critica: interroga le
tue convinzioni. Chiediti se sono basate su fatti reali o se sono frutto di
pregiudizi o pressioni esterne.
Espandi le prospettive: esplora
opinioni diverse dalle tue. Leggi libri, partecipa a discussioni o ascolta
punti di vista che sfidano i tuoi condizionamenti.
Cambia il linguaggio interno: sostituisci
i pensieri negativi e limitanti con affermazioni positive e costruttive. Ad
esempio, invece di pensare "Non sono bravo abbastanza", prova a dire
"Posso migliorare con la pratica".
Pratica il pensiero critico: valuta
le informazioni in modo razionale. Impara a riconoscere la disinformazione e
cerca fonti affidabili per prendere decisioni informate.
Sfida le tue paure: identifica
le paure che potrebbero impedirti di agire. Affrontale gradualmente, mettendoti
alla prova in situazioni che normalmente eviteresti.
Crea nuove abitudini: scegli
attivamente comportamenti che supportino il cambiamento. Ripetizione costante
aiuta a sostituire vecchi modelli con nuove abitudini.
Cerca il supporto di persone positive:
condividi i tuoi obiettivi con amici, familiari o mentori che ti incoraggiano e
sostengono nel tuo percorso di cambiamento.
Pratica la mindfulness: l'essere consapevoli del momento presente può
aiutarti a riconoscere i pensieri condizionati e a prendere decisioni più
consapevoli.
Apprendimento continuo: coltiva
una mentalità aperta all'apprendimento costante. Questo ti aiuterà ad adattarti
ai cambiamenti e a evitare la stagnazione.
Visualizza il successo: immagina
te stesso libero dai condizionamenti e raggiungere i tuoi obiettivi. Questo può
rafforzare la tua motivazione.
Ricadute come opportunità di crescita:
se sperimenti una ricaduta in vecchie abitudini, non disperare. Considera
queste situazioni come opportunità per imparare e continuare a migliorare.
Pratica la pazienza: il
cambiamento richiede tempo. Sii paziente con te stesso e celebra i piccoli
successi lungo il percorso.
Superare i condizionamenti limitanti richiede consapevolezza, auto-riflessione e sforzi
continui per cambiare i modelli di pensiero negativi. Lavorare sulla
fiducia in se stessi, sull'autostima e sulla flessibilità mentale può aiutare a
liberarsi da tali limitazioni e a raggiungere il proprio pieno potenziale. In
alcuni casi, può essere utile cercare il supporto di un esperto per affrontare
in modo più efficace questi schemi di pensiero negativi.
Bibliografia
"Comportamento in un mondo
sociale" di Robert A. Baron: questo libro analizza il
comportamento umano attraverso il contesto sociale e come le influenze
ambientali e sociali possono condizionare il nostro modo di pensare e agire.
"Influenza: La psicologia della
persuasione" di Robert B. Cialdini: cialdini esplora i principi
psicologici che guidano la persuasione e l'influenza, fornendo esempi e studi
di casi per illustrare come queste dinamiche influenzano il comportamento
umano.
"Pensieri e sentimenti: Teoria,
ricerca e applicazioni" di Robert J. Sternberg ed Elena Grigorenko:
questo libro copre diversi aspetti dei processi mentali, inclusi quelli che
riguardano i condizionamenti e l'influenza ambientale.
"Il comportamento sociale:
Psicologia sociale" di David Myers: un testo fondamentale che
esplora una vasta gamma di argomenti relativi al comportamento sociale e alle
influenze sociali.
"Condizionamento umano e
apprendimento" di Michael Domjan: questo testo è incentrato
sull'apprendimento umano e su come il comportamento può essere condizionato
attraverso l'associazione tra stimoli e risposte.
"La vita al di fuori del controllo:
Ricerca sperimentale sulla psicologia dei processi non controllabili" di
Julian Rotter: questo libro affronta il concetto di "locus of
control" (luogo di controllo) e come la percezione di avere il controllo
influenzi il nostro comportamento.
"Psicologia sociale" di Elliot
Aronson, Timothy D. Wilson e Robin M. Akert: un manuale di psicologia
sociale che esplora i fenomeni di influenza sociale, conformità, obbedienza e
altro ancora.
"L'effetto lucifer: Perché le
persone buone fanno cose cattive" di Philip Zimbardo: Zimbardo
analizza il concetto di "effetto Lucifero" e come situazioni
specifiche possono portare le persone a comportarsi in modi moralmente
discutibili.
"Mindset: La nuova psicologia del
successo" di Carol S. Dweck: mentre non si concentra
esclusivamente sui condizionamenti, questo libro esplora il concetto di
"mindset" (atteggiamento mentale) e come le credenze personali
possono influenzare il comportamento e il successo.
"Psicologia sociale" di Saul
Kassin, Steven Fein e Hazel Rose Markus: un altro manuale di
psicologia sociale che copre una vasta gamma di argomenti relativi agli aspetti
sociali del comportamento umano.
IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine - Terapie Olistiche e Bionaturali
Lomazzo (CO) - Buttrio (UD) - 328 8755091