L’abitudine cinese del tè è una pratica quotidiana di prevenzione cardiovascolare.
Per noi
può essere un ponte tra biomedicina ed equilibrio energetico.
C’è un gesto apparentemente semplice che attraversa i secoli, le culture e le latitudini: portare una tazza calda alle labbra e sostare, anche solo per un istante, nel silenzio dell’ascolto interiore. In Cina questo gesto non è mai stato soltanto una pausa, ma una vera e propria pratica di coltivazione della vita. La Medicina Tradizionale Cinese insegna che «nutrire il Qi è nutrire il destino», e in questo senso il tè rappresenta una delle più antiche e raffinate abitudini di prevenzione, oggi oggetto di rinnovato interesse anche in ambito cardiovascolare.
Negli ultimi anni la ricerca biomedica ha progressivamente confermato ciò che l’esperienza millenaria aveva già intuito: il consumo regolare di tè, in particolare tè verde e tè oolong, è associato a una riduzione del rischio cardiovascolare, a un miglioramento del profilo lipidico e a un’azione antinfiammatoria sistemica.
Tuttavia, limitarsi a una lettura esclusivamente nutrizionale o farmacologica significherebbe perdere una parte essenziale del significato di questa pratica. Come ricordava Ippocrate, «non basta sapere ciò che è giusto, bisogna anche farlo nel modo giusto», e il modo, in questo caso, è parte integrante dell’efficacia.
Nella visione
della Medicina Tradizionale Cinese il cuore non è soltanto una pompa, ma il
luogo dello Shen, la dimora della coscienza e dell’equilibrio emotivo.
Il Classico dell’Imperatore Giallo afferma che «quando il cuore è in armonia, i cento vasi scorrono senza ostacoli». Il tè, per la sua natura amara e dolce insieme, ha la capacità di drenare il calore, muovere il Qi e sostenere la lucidità mentale, favorendo una regolazione sottile che coinvolge corpo, emozioni e mente.
Questa
prospettiva trova un sorprendente parallelismo con alcune acquisizioni della
psiconeuroendocrinoimmunologia contemporanea, che riconosce il ruolo centrale
dello stress cronico e della disregolazione emotiva nello sviluppo delle
patologie cardiovascolari.
Carl Gustav
Jung osservava che «ciò a cui resistiamo persiste», sottolineando come i
conflitti interiori non elaborati tendano a somatizzarsi. La ritualità del tè,
con i suoi tempi lenti e la sua dimensione meditativa, agisce come un
modulatore naturale dello stress, favorendo uno stato di coerenza
psicofisiologica.
Dal punto di vista biochimico, le catechine e i polifenoli presenti nel tè svolgono un’azione antiossidante che protegge l’endotelio vascolare, migliora la funzione dei vasi e contribuisce a ridurre l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità.
Tuttavia, come ricorda il filosofo cinese Zhuangzi, «la vera efficacia è quella che non si vede», suggerendo che il beneficio più profondo non risiede soltanto nelle molecole, ma nell’atto consapevole che le accompagna.
Anche nella
tradizione occidentale ritroviamo questa unità di gesto e significato.
Seneca scriveva che «non è poco il tempo che abbiamo, ma molto quello che sprechiamo». Il momento del tè diventa allora un atto pedagogico, un’educazione alla presenza che interrompe la frammentazione della giornata e restituisce continuità al ritmo vitale. In termini cardiologici, ciò si traduce in una riduzione della iperattivazione simpatica, noto fattore di rischio per ipertensione e aritmie.
La pedagogia
contemporanea, da Maria Montessori in poi, ha sottolineato il valore dei
rituali semplici e ripetuti come strumenti di autoregolazione. «La mano è lo
strumento della mente», affermava Montessori, e nel gesto di preparare il tè la
manualità diventa veicolo di centratura. Questo aspetto è particolarmente
rilevante nella prevenzione primaria, dove la continuità delle buone abitudini
conta quanto il loro contenuto.
Nella filosofia orientale il tè è spesso associato alla Via.
Nel Chan,
antenato dello Zen, si dice che «bere tè è già illuminazione», una provocazione
che invita a riconoscere il sacro nell’ordinario.
Anche nei testi cristiani ritroviamo un’eco di questa attenzione al quotidiano: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?» scrive Paolo di Tarso, ricordando che la cura del corpo è una forma di responsabilità spirituale.
La prevenzione cardiovascolare, letta in questa chiave integrata, non può ridursi a un elenco di divieti o prescrizioni. È piuttosto un’arte del vivere, come suggeriva Aristotele quando parlava della virtù come giusto mezzo. Il tè, in quanto alternativa al consumo eccessivo di caffè e di bevande stimolanti, offre un sostegno più dolce e armonico al sistema nervoso e cardiovascolare, rispettando i tempi fisiologici dell’organismo.
La Medicina Tradizionale Cinese insegna che «curare la malattia quando è già manifesta è come scavare un pozzo quando si ha sete». Integrare abitudini preventive come il rito del tè significa intervenire a monte, prima che lo squilibrio diventi struttura. Questa visione è oggi condivisa anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che promuove approcci integrati e stili di vita consapevoli nella gestione delle malattie croniche.
In un’epoca
caratterizzata da accelerazione costante e iperstimolazione, recuperare il
valore di un gesto lento e intenzionale è un atto quasi rivoluzionario.
Viktor Frankl ricordava che «tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio, e in quello spazio risiede la nostra libertà». Il tè crea quello spazio, offrendo al cuore – in senso fisiologico ed energetico – la possibilità di ritrovare il proprio ritmo naturale.
Concludendo, l’invito non è semplicemente a bere più tè, ma a riscoprire una qualità diversa del fare.
Nei miei studi di Lomazzo e Buttrio accompagno le persone in percorsi di riequilibrio energetico orientati al benessere generale, integrando conoscenze antiche e sensibilità contemporanea.
Coltivare il Qi
oggi significa scegliere consapevolmente pratiche quotidiane che nutrano il
cuore, calmino la mente e sostengano la vitalità. Il primo passo può essere una
tazza di tè, il secondo un incontro dedicato all’ascolto profondo del proprio
equilibrio.
Bibliografia essenziale
- Chen Y., Li X., Tea Consumption and Cardiovascular Health, Journal of Integrative Medicine, 2021.
- Wang H., Zhang L., Polyphenols and Endothelial Function, Nutrients, 2022.
- Kaptchuk T., Chinese Medicine and the Modern Mind, Harvard University Press, 2020.
- Rossi E., Psiconeuroendocrinoimmunologia clinica, Tecniche Nuove, 2021.
- Unschuld P., Traditional Chinese Medicine: Heritage and Adaptation, University of California Press, 2023.

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