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domenica 25 maggio 2025

Omotenashi, MTC, ospitalità e cura


 

Omotenashi e la Medicina Tradizionale Cinese: l’arte invisibile della cura

"L’ospitalità non è un dovere. È una grazia."
Jacques Derrida

 

C’è una parola che in Giappone non si traduce, ma si vive: omotenashi. Dietro questo termine, spesso ridotto a “ospitalità” nelle traduzioni occidentali, si cela un universo sottile di presenza, dedizione, ascolto profondo e prevenzione del bisogno altrui prima ancora che venga espresso. Omotenashi è servire il tè al visitatore cogliendo il momento giusto, è disporre i sandali all’uscita rivolti nella direzione della porta, è saper restare invisibili nella presenza.

 

Nel mondo contemporaneo, dove il tempo si accorcia e la cura si contrae, l’omotenashi ci riporta a una cultura dell’anima, a un gesto terapeutico che precede la diagnosi e che accompagna ogni incontro. Curiosamente, questo principio vibra profondamente anche nella medicina tradizionale cinese (MTC).

 

In MTC, il terapeuta non è colui che “cura”, ma colui che accompagna la persona a ristabilire l’armonia con il Cielo e con la Terra. Ogni trattamento — sia esso Tuina, digitopressione, moxibustione o fitoterapia — non è mai applicato in modo meccanico, ma secondo l’ascolto silenzioso del polso, della lingua, del respiro dell’anima.

 

È un gesto poetico che trova eco nei versi del poeta giapponese Matsuo Bashō, che scrive:

 

“La cura non è un atto, ma un’attenzione. Non si dà qualcosa, si diventa qualcosa.”

 

Nel suo celebre viaggio verso il nord del Giappone, Bashō annotava il mutare della luce, la voce del vento tra i pini, il rumore delle gocce sul tetto: come il terapeuta MTC, egli coglieva i segni invisibili del mondo, per poi restituirli in forma di haiku, tre versi essenziali come tre agopunti.

 

“Senza amore non si guarisce. Senza ascolto non si inizia neppure.”
Christian Bobin

 

In questa consonanza tra oriente e occidente, l’omotenashi e la MTC si incontrano in un tempo sospeso, nel quale non è l’azione a contare, ma la qualità della presenza.

 

In Dante, questa presenza si fa celeste: Virgilio non guarisce Dante, ma lo accompagna. È guida, non protagonista. È l’archetipo del terapeuta MTC: non impone, ma svela.

 

Lo stesso vale per Hermann Hesse, che in “Siddharta” mette in bocca al suo protagonista una frase che potrebbe appartenere a un maestro di agopuntura:

“Ascolto ciò che mi racconta il mio corpo, ogni suono, ogni silenzio. Ogni cosa ha una voce.”

 

In un mondo che rincorre la performance, l’omotenashi ci riconduce alla cura dell’invisibile: ciò che non si vede, ma si sente; ciò che non si misura, ma trasforma. Un concetto affine all’idea taoista del wu wei 無為, il “non agire” che in realtà è l’agire perfetto, non forzato.

 

Anche Italo Calvino, nella sua “Lezioni americane”, parlava della necessità di una “leggerezza pensosa”, di una “precisione poetica” — qualità fondamentali del terapeuta in MTC, che sa che un punto stimolato in modo grossolano può disturbare, mentre una pressione armonica può risvegliare la memoria del corpo.

 

“Il fiore non compete con il fiore accanto. Semplicemente fiorisce.”
Zenrin-kushū

 

Questa frase, spesso riportata nei templi Zen, ci ricorda che il terapeuta non è in gara con la malattia. La sua missione è creare uno spazio in cui il paziente possa rifiorire. Omotenashi, in questo senso, è una disposizione dell’anima prima che un gesto.

 

In Tanizaki, ne “Libro d’ombra”, si legge come ogni ambiente tradizionale giapponese sia costruito non per impressionare, ma per accogliere silenziosamente. Lo stesso vale per una stanza terapeutica: non mostra forza, ma crea fiducia.

 

Infine, omotenashi e MTC condividono un principio profondo: l’arte della prevenzione. Prima che il sintomo emerga, già si è fatto qualcosa. Come dicevano i medici cinesi dell’antichità:

 

“Curare una malattia dopo che si è manifestata è come scavare un pozzo quando si ha sete.”

 

Nel tempo dell’indifferenza automatica, ritrovare l’omotenashi nella pratica terapeutica non è un atto nostalgico, ma una necessità. Un ritorno a un modo umano di essere nel mondo. Un ponte tra la saggezza antica e il bisogno moderno.

 

È l’arte della delicatezza, dell’attenzione piena, della cura che non si esaurisce nel farmaco ma si compie nel sorriso, nel gesto misurato, nella parola che rispetta il silenzio.

 

Come scrisse il poeta italiano Mario Luzi:

“Si può curare anche senza parole, con la sola luce di una presenza attenta.”

E forse, oggi più che mai, questa è la medicina di cui abbiamo bisogno.

 

Bibliografia e riferimenti

  • Bashō, Lo stretto sentiero verso il profondo Nord, Einaudi.
  • Tanizaki, Libro d’ombra, Bompiani.
  • Hesse, Siddharta, Adelphi.
  • Calvino, Lezioni americane, Garzanti.
  • Bobin, La presenza pura, AnimaMundi.
  • Luzi, Frasi e incisi di un canto salutare, Garzanti.
  • Jacques Derrida, Of Hospitality, Stanford University Press, 2000.
  • Unschuld, P. U. (2021). Medicine in China: A History of Ideas. University of California Press.
  • Cheng, Xinnong. Chinese Acupuncture and Moxibustion. Foreign Languages Press, Beijing, ed. 2020.
  • Kaptchuk, T.J. (2020). The Web That Has No Weaver: Understanding Chinese Medicine. McGraw-Hill Education.

 

martedì 1 agosto 2023

LA MEDICINA COMPLEMENTARE

 


La medicina complementare, anche nota come medicina alternativa o integrativa, si riferisce a pratiche e trattamenti  che vengono utilizzati in aggiunta o in combinazione con la medicina tradizionale. 

Queste pratiche spesso sono basate su tradizioni culturali, esperienze storiche o approcci non convenzionali spesso proveniente dall'oriente (soprattutto Cina, Giappone, India).

 L'importanza della medicina complementare può essere vista da diverse prospettive:

L' approccio olistico: La medicina complementare spesso adotta un approccio olistico alla cura della persona, considerandola nella sua totalità, non solo concentrando l'attenzione sui sintomi di una malattia specifica. 

Questo approccio prende in considerazione non solo il corpo fisico, ma anche gli aspetti emotivi, sociali e spirituali del paziente, promuovendo così una visione più completa della salute.

La gestione del dolore e della sintomatologia: alcuni trattamenti di medicina complementare possono essere utili per la gestione del dolore cronico, ansia, stress e altri sintomi associati a diverse condizioni mediche. 

Ad esempio, la medicina complementare può includere pratiche come l'agopuntura, la meditazione, il massaggio e l'omeopatia, ma anche altre tecniche riequilibratorie a livello bio energetico, che spesso vengono utilizzate per alleviare disagi fisici e mentali.

E' un valido supporto per condizioni mediche specifiche: si possono trovare benefici attraverso l'uso di pratiche di medicina complementare come parte di un approccio globale di gestione di una problematica. 

Ad esempio, la terapia del movimento può aiutare con disturbi muscolo-scheletrici a migliorare la mobilità, mentre alcune erbe o integratori possono essere utilizzati per migliorare la salute generale in alcune condizioni.

Minimi effetti collaterali: molti trattamenti di medicina complementare sono meno invasivi rispetto a quelli della medicina tradizionale e possono avere effetti collaterali meno gravi. 

Questo li rende attraenti per coloro che cercano opzioni alternative per la cura della salute.

Tuttavia, è importante sottolineare che mentre alcuni aspetti della medicina complementare possono essere utili e benefici, non tutte le pratiche sono al momento riconosciute, soprattutto dal mondo medico-tradizionale. 

Le terapie non vanno mai utilizzate al posto dei trattamenti medici standard, specialmente per malattie gravi o urgenti, ma sempre a supporto e sostegno. L'obiettivo spesso è quello di rendere più efficace un trattamento medico già in atto.

L'approccio migliore per la salute del paziente è spesso quello di utilizzare una combinazione di medicina tradizionale e complementare, facendo sempre riferimento a professionisti qualificati e informandosi su eventuali interazioni con farmaci o terapie in corso. 

La medicina integrativa, che combina i migliori aspetti della medicina convenzionale e complementare, può offrire un approccio globale per la cura e il benessere della persona. 

 

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine - Terapie Olistiche e Bionaturali
Lomazzo (CO) - Buttrio (UD) - 328 8755091

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martedì 18 luglio 2023

HARAGEI: C'E' QUALCUNO COME NOI

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sabato 8 luglio 2023

QUANDO LE COSE NON VANNO COME VORREMMO: LA LEZIONE DEL BAMBU'

 



Molto tempo fa, due agricoltori stavano passeggiando per il mercato quando, ad un certo punto, la loro attenzione venne catturata da una bancarella sulla quale erano esposti dei semi che non avevano mai visto prima, così decisero di fermarsi per chiedere informazioni dal venditore

“Mercante, che semi sono questi?”, chiese uno dei due uomini.

“Sono semi di bambù. Vengono da Oriente e sono semi molto speciali”, rispose il venditore.

“E perché sono tanto speciali?”, chiese uno dei due agricoltori.

“Se li prenderai e li pianterai, saprai il perché. Hanno solo bisogno di acqua e concime”, rispose il mercante.

Così i due agricoltori, mossi dalla curiosità, comprarono diversi semi di quella strana pianta chiamata bambù.

Una volta tornati nei loro rispettivi terreni, i due agricoltori piantarono quei semi e iniziarono fin da subito ad innaffiarli e a concimarli, proprio come aveva detto di fare il mercante.

Dopo qualche tempo, le piante di bambù non erano ancora germogliate, a differenza di tutte le altre che continuavano a crescere e che già davano i primi frutti.

Uno dei due agricoltori disse all’altro: “Quel vecchio mercante ci ha ingannati con i semi. Da questi semi non crescerà mai nulla”. E decise di smettere di prendersene cura.

L’altro invece continuò a coltivare i propri semi, dando loro tutta l’acqua e il concime necessari.

Continuava a passare il tempo, ma i semi non germogliavano.

L’agricoltore era ormai sul punto di gettare la spugna, quando un bel giorno vide che il bambù stava finalmente crescendo. Ma non solo, l’uomo era rimasto letteralmente sorpreso per il fatto che in sole sei settimane le sue piante avevano raggiunto un’altezza di 30 metri.

Come è possibile che il bambù abbia impiegato 7 anni per germogliare e che in sole sei settimane sia riuscito a raggiungere una tale altezza?

Molto semplice: durante i 7 anni di apparente inattività, il bambù stava generando un complesso sistema di radici che gli avrebbe permesso di crescere così tanto.

(Leggenda Giapponese)


Cosa dobbiamo imparare? 

Quando le cose non vanno come vorremmo noi...

Mai arrendersi, mai perdere la speranza, mai abbandonare la fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità e soprattutto nei doni dell'Universo.

I risultati si ottengono solo piantando buoni semi, coltivandoli con amore e lasciando che le radici possano crescere nel terreno in modo da rendere solida e stabile la pianta.

La paura e le delusioni si vincono con la perseveranza: quello che crescerà è frutto sempre e solo della nostra fiducia 




IPHM Paolo G. Bianchi
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