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mercoledì 27 maggio 2020

AIUTO C'E' UNA TRAPPOLA!!! #COVID19





Oggi voglio raccontarvi una storia che mi ha molto colpito.

 “Attraverso il buchino del muro il topolino guardava il contadino e la moglie che stavano aprendo un pacchetto. "Che cibo ci sarà?" - si chiedeva il topolino che rimase sconvolto nel vedere che era una trappola per topi.

Il topolino fece il giro della fattoria avvisando tutti: - "C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!"

Il pollo alzò la testa e disse: "Signor Topo, capisco che è una cosa grave per te, ma non mi riguarda. Non mi preoccupa affatto."

Il topolino andò dal maiale dicendogli, "C'è la trappola per topi in casa! C'è la trappola per topi in casa!" Il maiale con empatia disse: -"Mi dispiace molto, Signor Topo, ma non c'è nulla che io possa fare, eccetto pregare. Ti assicuro che sarai fra le mie preghiere."

Il topolino allora andò dalla mucca: -"C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!" La mucca disse, "Ohh.. Sig. Topo, mi dispiace per te ma a me non disturba."

Quindi, il topolino tornò in casa, con la testa bassa, molto scoraggiato, per affrontare da solo la fatidica trappola. 

Durante la notte uno strano rumore echeggiò per la casa, come quello di una trappola che afferra la sua preda. La moglie del contadino si alzò subito per vedere cosa avrebbe trovato nella trappola. Nel buio, non vide che era un serpente velenoso con la coda bloccata nella trappola. Il serpente morsicò la moglie del contadino che dovette portarla d'urgenza all'ospedale, con la febbre alta.

Come molti sanno, nella cultura contadina, la febbre si cura con una zuppa di pollo fresco, quindi il contadino con il suo coltellone uscì nel pollaio per rifornirsi con l'ingrediente principale della zuppa. 

La malattia della moglie però non passava e così tanti amici vennero a trovarla per starle vicino. 
La casa era piena e per nutrire tutti, il contadino dovette macellare il maiale. Ben presto la moglie morì e tanta gente venne al suo funerale tanto che il contadino dovette macellare la mucca per offrire il pranzo a tutti.

Il topolino dal buchino del muro guardò il tutto con grande tristezza.

La prossima volta che sentite che qualcuno sta affrontando un qualche problema e pensate che non vi riguardi, ricordate che quando uno di noi viene colpito, siamo tutti a rischio.

Siamo tutti coinvolti in questo viaggio chiamato vita.

Prendersi cura gli uni degli altri è un modo per incoraggiarci e sostenerci a vicenda.

"Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te".

(Ernest Hemingway - Per chi suona la campana).

Cosa ci insegna questa storia?

In questo periodo di emergenza COVID 19 ho sentito molte richieste di aiuto. Ho sentito persone con gravi difficoltà economiche, altre preoccupate per il lavoro o per la famiglia, altre ancora per il contagio, altre per la privazione della loro libertà, altre per il distacco familiare e sociale, altre perché bisognose di una parola buona.

Aiuto!!! 

Durante questa emergenza COVID19 ho visto tanta solidarietà, ho sentito medici che mi raccontavano le loro ore in ospedale tra paura di contagi e decisioni ferali; ho visto volontari portare cibo ai bisognosi o medicinali agli anziani chiusi in casa. Materialmente, spiritualmente o anche dando la propria disponibilità professionale gratuitamente ho visto e sentito tante risposte affermative alle grida di aiuto. Mi hanno dato nuova speranza per il futuro.

Sempre durante questa emergenza COVID19 ho visto anche tante persone chiuse nel loro egoismo, poco attente alle necessità degli altri, critiche verso chi esprimeva scontento o preoccupazione.

Come in ogni guerra il meglio e il peggio dell’uomo fuoriesce con tutte le sue svariate sfaccettature.
Siamo tutti come il topolino abbiamo paure e chiediamo aiuto. Stiamo attenti a come rispondiamo perché, come nella storia, questo aiuto riguarda tutti, nessuno ne è escluso. 

Voglio continuare a sperare che il numero di chi si adopera per un cambiamento positivo sia sempre maggiore di chi non agisce, deride o non vuole ascoltare e capire le esigenze degli altri.

Ringrazio Raffaella Zanellato per aver condiviso questa storia: possa essere di insegnamento. 

Cambiare si può, si deve! Subito.



TI ASCOLTO, PARLAMI
servizio di counseling gratuito emergenza COVID19
Paolo G. Bianchi
cell. 328 8755091
skype: paolo giuseppe bianchi
Lomazzo (CO), via Unione 2,
Buttrio (UD), c/o Romina Tulissi, Via Divisione Julia 14/2 




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mercoledì 6 maggio 2020

E TU HAI PAURA?


In questi giorni stiamo affrontando con mille discussioni e perplessità la “fase 2”.

L’intento di tutti è quello di ritornare a una certa normalità: i dubbi che permangono sono ancora tanti, molte le questioni ancora aperte, tante le speranze, ma ancora molta paura.

Perché?

I giorni che hanno preceduto questa “riapertura vigilata” sono stati giorni di isolamento sociale con i canali media che trasmettevano informazioni spesso contrastanti: un continuo bombardamento psichico che ha amplificato in ognuno di noi sfiducia e incertezza.

Sono pienamente d’accordo con quanto espresso nell’articolo della dr.ssa Maura Manca, psicoterapeuta (lo puoi leggere cliccando qui): i danni che si sono creati nelle nostre menti e nei nostri animi in questo periodo di segregazione sono irreversibili e ne pagheremo tutti le conseguenze con il tempo.

La preoccupazione continua che alimenta l’incertezza sta creando paura non solo per il futuro, ma anche per il presente: e non si tratta solo di cose sconosciute, ma anche di quelle note.

In un mio precedente articolo scritto per la rivista medica Olos e Logos ho avuto modo di parlare dell’emozione paura in medicina tradizionale cinese e su come gestirla e affrontarla.


Certo è che dovremo convivere ancora per molto tempo con questa emozione e sarà ancor più necessario, per ben gestirla, trovare i mezzi adatti per farci aiutare, nessuno escluso. 

Per questo continuo a mantenere aperto il mio personale contributo per fronteggiare questa emergenza:


TI ASCOLTO, PARLAMI
servizio di counseling gratuito emergenza COVID19

Paolo G. Bianchi
cell. 328 8755091
skype: paolo giuseppe bianchi

Lomazzo (CO), via Unione 2,
Buttrio (UD), c/o Romina Tulissi, Via Divisione Julia 14/2 


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lunedì 16 marzo 2020

SI SALVI CHI PUO’





Sembra un grido disperato, ma siamo già giunti a questo?
Non lo so, ma sono concorde con una frase che tutti attribuiscono a Darwin: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.

Siamo riottosi al cambiamento, anche se ci viene chiesto per pochi giorni e, anche se ci viene chiesto per salvarci o salvare chi ci sta vicino.

C’è ancora qualcosa da salvare oltre alle nostre vite?

E se la risposta è affermativa chi si salverà?

Semplice, chi saprà adattarsi e trovare un giusto spazio in ciò che ci sta accadendo.

Mi vengono in mente a Genova i Palazzi dei Rolli ed anche i palazzi nobiliari padovani: esternamente austeri non danno adito al pensare che all’interno esistano stanze lussuose o magnifici giardini, atrii imponenti che preannunciano qualcosa di bello e di inatteso, qualcosa già da respirare nel profondo. Tu entri e poi piano ti si rivela tutto lo splendore.

Non sappiamo quanto durerà questa pandemia, stiamo provando a demolirla impedendone il diffondersi così come nel passato si faceva per la peste, il colera o altri contagi.

Ci consigliano di proteggerci con l’igiene, la cura della persona, l’alimentazione, l’isolamento, tenendo alta l’attenzione su noi stessi in modo da stimolare il nostro essere a creare difese immunitarie più potenti. Tutto sacrosanto.

SI SALVI CHI PUO’



COME POSSIAMO SALVARCI?

Ci hanno dato delle regole alle quali attenerci. Facciamolo.

Ricostruiamo il nostro carattere.

E’ il momento per pensare, leggere, studiare, dedicarci al riposo (noi che possiamo e che non siamo in prima linea a combattere… e qui va il mio GRAZIE ai tanti medici, paramedici, operatori, volontari, forze dell’ordine, ma anche chi ci permette di avere - direttamente e indirettamente - i nostri viveri…).

Ci salveremo veramente se sapremo ritrovare noi stessi, la nostra identità più profonda, alimentare la voglia di ricostruire. Saremo insomma come quei palazzi di Genova o Padova sopravvissuti a secoli di lotte, guerre e carestie: magnificamente tutti da scoprire.

Come e cosa possiamo fare?

Possiamo meditare insieme, parlare delle tue paure e dei tuoi sogni, di cosa faremo quando tutto sarà finito perché quando tutto sarà finito avremo tanto da fare e dobbiamo essere pronti per noi stessi e per le persone a cui vogliamo bene. 

“Ti ascolto, parlami”: è il mio contributo completamente gratuito come counselor a questa emergenza.

“TI ASCOLTO, PARLAMI”.
Paolo G. Bianchi
cell. 328 8755091
skype: paolo giuseppe bianchi

Lomazzo (CO), via Unione 2,
Buttrio (UD), c/o Romina Tulissi Via Divisione Julia 14/2 


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martedì 10 marzo 2020

UN COLIBRÌ CONTRO IL CORONAVIRUS: COUNSELING GRATUITO




Un giorno, nella foresta, scoppiò un grande incendio.
Tutti gli animali, di fronte all’avanzare delle fiamme, scappavano terrorizzati, mentre il fuoco distruggeva ogni cosa.
Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e molti altri animali cercavano rifugio nelle acque del grande fiume ma ormai l’incendio stava arrivando anche lì. 
Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume. Dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo.
Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
 Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
La cosa non passò inosservata.
A un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!”.

Così piccolo, pretendi di fermare le fiamme?

Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?”. Insieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. L’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua.
A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume. Dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco.
Anche un giovane pellicano si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.
Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d’animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio, che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. 
A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono ad aiutarli. Quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poté dirsi ormai domato.
 Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti, ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che «insieme si può» spegnere un grande incendio.”

SIAMO IN EMERGENZA POSSO ASCOLTARTI
Leggendo questa storia, dopo essermi adeguato agli adempimenti senza se e senza, ma (lo studio di Lomazzo e quello di Buttrio sono chiusi - l’ho già ampiamente comunicato – pur restando disponibile telefonicamente o via skype per chi già mi conosce) mi sono chiesto “cosa posso fare io per aiutare a spegnere l’incendio in atto”?
Vedo (nelle mie limitate uscite) persone molto preoccupate, tese e impaurite. Altri si sentono soli perché hanno figli e parenti lontani che non possono incontrare. Altri ancora sono anziani e sono smarriti davanti a una tv e alla relativa bulimia di informazioni spesso contrstanti.
PER QUESTO HO DECISO DI METTERMI A DISPOSIZIONE GRATUITAMENTE CON SEDUTE DI COUNSELING OLISTICO TELEFONICHE O VIA SKYPE.
Per chi non lo conoscesse il counseling è un processo di aiuto, mediato da un esperto, rivolto a chi si trova in un “momento particolarmente difficile” della sua vita in cui è coinvolto emozionalmente e relazionalmente.
Non si tratta di psicoterapia, che si occupa di disagi patologici, ma di un colloquio che aiuti a creare calma interiore, maggior chiarezza d’animo, grazie all’ascolto attivo e alla ricerca di equilibrio e consapevolezza.
Perciò se hai voglia di parlare, chiamami pure, io sono qui anche per te…
Spegniamo l’incendio insieme!

cell. 328 8755091
skype: paolo giuseppe bianchi
Lomazzo (CO), Buttrio (UD)




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venerdì 6 marzo 2020

DIVIETO DI BACIO


Stazioni, aeroporti e porti sono testimoni di miliardi di baci e abbracci: hanno segnato speranze, paure, ma anche gioie di rivedersi e ritrovarsi vivi. Ne sono colpevole anche io.

Nel bacio e in un abbraccio c’è tutto il nostro volersi, desiderarsi, perdersi e trovarsi nell’altro sia esso solo un amico o l’amore a cui dedichiamo la nostra esistenza.

Nella Regola benedettina quando un ospite arrivava al monastero era l’abate, la più alta autorità, ad accoglierlo con un “bacio fraterno”.
Mosè, nel suo attaccamento alla vita, chiede a Dio di risparmiarlo e questo, preso a tenerezza, lo rapisce con un bacio sulla bocca.

Di baci si parla in tutto il Cantico dei Cantici, di baci si parla nelle opere di tutti i poeti, scrittori, narratori… di baci ci parla la storia dell’arte.

Le nonne baciano i nipoti, gli amanti si rubano baci di nascosto, gli sposi si baciano di fronte all’altare; in molte filosofie orientali e religioni si bacia l’altro sulla fronte per benedirlo.

La storia è fatta di baci, nel bene e nel male.  

Giuda tradì Gesù con un bacio; ma sempre di baci e abbracci parliamo.

Poi arriva l’emergenza in atto e le autorità decidono per la salute di tutti di stabilire alcune norme: niente baci, niente abbracci, niente strette di mano e distanze di sicurezza.

Su queste ultime due mi vengono in mente i cavalieri e i samurai. I primi avanzavano la mano per dimostrare all’avversario che non erano armati, i secondi mantenevano le distanze perché erano sempre pronti a difendersi da eventuali attacchi.

Non discuto sui provvedimenti: mi adeguo e basta, obbedisco, credo lo dobbiamo fare tutti.

Voglio però anche riflettere.

Cosa stiamo imparando da tutto questo oltre a curare di più la nostra igiene lavandoci le mani e tossendo in un fazzoletto (peraltro norme di normale quotidianità)?

Certo ci fa strano non abbracciare l’amico o stringere la mano dopo un accordo: “come se le avessi stretto la mano”, mi è stato detto proprio meno di una settimana fa…

Come cambia la nostra vita?

Guardare le persone da un po’ più lontano forse ci aiuta a vederle meglio e schivare qualche falso bacio dato per convenienza ci aiuta a capire quante maschere abbiamo e riceviamo.

Cosa fare nel frattempo?

Pur credendo che corpo, mente e spirito siano un unicum, mi hanno colpito in questi giorni due interventi che vi riporto: il primo di un noto medico psichiatra (la mente), il secondo di un medico, biologo e virologo premio Nobel (il corpo).


Per vedere l’intervista al prof. LucMontagnier clicca qui


Questa emergenza finirà e avremo tutti bisogno di ritrovare buona parte di noi stessi.
Ci saremo accorti di chi ha avuto la lucidità di continuare a vivere, di chi si è dato da fare per gli altri e di chi, chiuso nel proprio egoismo, ha pensato solo a se stesso.

Certo è che quando potremo ripartire sereni avremo tutti il dovere di fare il punto della situazione e, per quello che ci riguarda, come ci saremo comportati farà una grande differenza.

Ora ci serve coraggio e attenzione, come persone e come Nazione.
La paura crea solo spettri, dobbiamo restare lucidi e soprattutto operare per il bene comune come per quello di noi stessi.  


I percorsi di counseling, la meditazione Mindfulness, Taichi e Qi Gong, il prenderci cura del nostro essere con trattamenti e terapie olistiche dovrebbe insegnarci questo, ma non solo ora, sempre.

Un abbraccio forte e un bacio sulla fronte, qui si può!




Lomazzo (CO), via Unione 2,
Buttrio (UD), c/o Romina Tulissi Via Divisione Julia 14/2 


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