venerdì 2 gennaio 2026

Dal bosco al camice: il modello del Dr. Baker


 

 

Nell’era della medicina iper-specialistica e dei protocolli ad alta tecnologia, sembra paradossale che una serie ambientata nel XIX secolo continui a offrirci una lezione essenziale sulla cura. Eppure La piccola casa nella prateria ci ricorda che la medicina, prima di qualsiasi strumentazione, nasce come relazione umana. La figura che più incarna questa verità e che appare sorprendentemente moderna è quella del Dr. Hiram Baker.

 

Ve lo ricordate nello sceneggiato “la Piccola casa nella Prateria?” Io si.

 

La riflessione contemporanea sui modelli di cura ha portato al centro della comunità scientifica concetti come medicina narrativa, approccio biopsicosociale, empatia clinica e centralità del paziente. La ricerca odierna evidenzia come l’efficacia terapeutica dipenda non solo dalle competenze tecniche, ma anche dalla capacità del medico di comprendere e accompagnare la persona nel suo contesto emotivo, psicologico e sociale. 

 

È significativo osservare come il personaggio del Dr. Baker, pur appartenendo a una narrazione ambientata nell’Ottocento, rappresenti con sorprendente coerenza molti di questi principi.

 

Il Dr. Baker non appare mai come il semplice dispensatore di ricette mediche. La narrazione lo costruisce piuttosto come un clinico che osserva e ascolta, che valuta il paziente nella totalità della sua esperienza di vita e che considera il contesto familiare, sociale ed economico parte integrante della condizione di salute. Nella sua pratica ricorre un’attenzione profonda al vissuto emotivo della persona, un rispetto rigoroso della dignità individuale e un’adesione etica che prescinde dalle possibilità economiche di chi richiede assistenza. 

 

Questi tratti, letti oggi, trovano un’evidente corrispondenza con la letteratura scientifica sulla medicina narrativa e sulla cura centrata sulla persona.

 

Uno degli aspetti più moderni della rappresentazione del Dr. Baker è la sua vulnerabilità. La serie non esita a mostrarlo mentre affronta il dolore dell’errore clinico, la frustrazione che deriva dai limiti della scienza e il peso morale della responsabilità. Lontano dall’immaginario dell’“eroe infallibile”, il personaggio accoglie l’incertezza come parte inevitabile della pratica medica. Questa dimensione anticipa temi oggi centrali nel dibattito etico, come la trasparenza clinica e la gestione emotiva del fallimento professionale. La sua fragilità diventa dunque strumento terapeutico: è proprio riconoscendo i propri limiti che il medico rafforza il rapporto di fiducia con i pazienti.

 

La società di Walnut Grove diventa un contesto in cui la salute non è mai solo individuale, ma collettiva. Il Dr. Baker svolge un ruolo che va oltre l’atto clinico: educa la comunità, stimola il pensiero critico, contrasta la superstizione e difende la dignità delle persone più fragili. Interviene dove il rischio non è solo biologico, ma sociale ed emotivo. In questo senso, la serie mette in scena un concetto oggi riconosciuto dalla sanità pubblica come priorità scientifica: i determinanti sociali della salute. Il benessere non dipende solo dall’assenza di malattia, ma da istruzione, solidarietà, relazioni significative e riconoscimento sociale.

 

Ciò che rende moderna la figura del Dr. Baker non è la tecnologia che non possiede, ma la profondità umana con cui esercita la professione. Con la sua pratica fatta di presenza, ascolto ed etica, ricorda che nessuna innovazione può sostituire la dimensione relazionale della cura. La popolarità duratura del personaggio dimostra quanto il pubblico — oggi come ieri — riconosca nella cura autentica un elemento essenziale di benessere.

 

Il fascino contemporaneo del Dr. Baker risiede nel fatto che rappresenta un modello di medicina in cui scienza ed empatia non sono due poli in tensione, ma due aspetti inseparabili della stessa responsabilità professionale. In un sistema sanitario dove talvolta la persona rischia di essere oscurata dai processi, il personaggio ricorda che curare significa prima di tutto vedere l’altro.

 

Se condividi l’idea che la medicina debba tornare a essere profondamente umana, diffondi questo articolo e partecipa alla conversazione:
Quale figura della tua esperienza — reale o narrativa — ha influenzato la tua visione della cura?

 

P.S. la foto ritrae un medico rurale del XIX secolo e non riproduce il volto dell’attore della serie televisiva in quanto la sua immagine è coperta da copyright.

 

 

Bibliografia aggiornata

Charon, R. (2001). Narrative Medicine: A Model for Empathy, Reflection, Profession, and Trust. JAMA.
Engel, G. L. (1977). The Need for a New Medical Model: A Challenge for Biomedicine. Science.
Halpern, J. (2003). What Is Clinical Empathy? Journal of General Internal Medicine.
World Health Organization (2008). Closing the Gap in a Generation: Health Equity Through Action on the Social Determinants of Health.
Lewis, L. I. (1967–1978). Little House on the Prairie (serie TV – elementi narrativi utili alla trattazione della figura del medico di comunità).

 

 

Opere di Laura Ingalls Wilder

Wilder, L. I. (1932). Little House in the Big Woods. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1933). Farmer Boy. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1935). Little House on the Prairie. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1937). On the Banks of Plum Creek. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1939). By the Shores of Silver Lake. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1941). The Long Winter. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1943). Little Town on the Prairie. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1945). These Happy Golden Years. New York: Harper & Brothers.
Wilder, L. I. (1971). The First Four Years.
New York: Harper & Row. (pubblicazione postuma)

martedì 30 dicembre 2025

Perché a dicembre ci sentiamo più emotivi ?

 



Ti capita di sentirti più sensibile, stanco emotivamente o inspiegabilmente malinconico proprio a dicembre? Magari piangi più facilmente, ti irriti per poco o senti il bisogno di isolarti, mentre intorno a te tutti parlano di festa, gioia e magia del Natale. Se ti riconosci in questa sensazione, sappi che non c’è nulla di sbagliato in te. Molte persone vivono in questo periodo quello che viene definito emotional overload, ovvero un sovraccarico emotivo.

L’emotional overload non è una malattia né un segnale di fragilità psicologica. È una condizione di saturazione del sistema emotivo e nervoso che si manifesta quando siamo esposti a troppi stimoli, richieste ed emozioni concentrate in un tempo ristretto, senza adeguati spazi di recupero. In pratica non è che sentiamo “troppo”, ma che sentiamo troppe cose tutte insieme.

Dicembre è un mese particolarmente predisposto a questo fenomeno. In poche settimane si accumulano chiusure lavorative, bilanci di fine anno, scadenze, impegni sociali, aspettative familiari e un flusso costante di stimoli sensoriali. Il sistema nervoso resta così in uno stato di attivazione prolungata, con pochissime occasioni di decompressione reale. A questo si aggiunge una forte pressione emotiva: culturalmente dicembre dovrebbe essere un periodo felice, luminoso, condiviso. Quando ciò che proviamo non coincide con questa narrazione, può nascere una tensione interna fatta di senso di inadeguatezza e auto-giudizio, che aumenta ulteriormente il carico emotivo.

Anche il corpo contribuisce a rendere questo periodo più delicato. Le giornate più corte e la riduzione della luce naturale influenzano i ritmi circadiani e la regolazione dell’umore, rendendo il sistema emotivo più reattivo e meno stabile. Non si tratta necessariamente di depressione stagionale, ma di una maggiore vulnerabilità fisiologica. Inoltre, dicembre attiva fortemente la memoria emotiva: musiche, odori e rituali natalizi richiamano ricordi profondi, legati alla famiglia, alle perdite, alle attese, a ciò che è stato o che non è stato. Il cervello emotivo non distingue tra passato e presente, e ciò che non è stato integrato può riaffiorare con forza.

Se osserviamo questo fenomeno attraverso la lente della Medicina Tradizionale Cinese, il quadro diventa ancora più chiaro. Dicembre appartiene pienamente alla stagione dell’Inverno, che in MTC è associata all’elemento Acqua e agli organi Reni e Vescica. L’Inverno è il tempo del raccoglimento, del silenzio, della conservazione dell’energia e dell’introspezione. È il momento in cui il movimento naturale della vita tende verso l’interno, non verso l’espansione. Quando, invece, continuiamo a vivere come se fossimo in piena estate emotiva — sempre attivi, sociali, performanti — creiamo una frattura tra il ritmo naturale e quello imposto.

In MTC le emozioni non sono separate dal corpo, ma ne rappresentano un’espressione diretta. Il sovraccarico emotivo di dicembre può essere letto come un segnale di dispersione dell’energia dei Reni, legata alla capacità di contenere, rallentare e sentirsi al sicuro. Quando questa energia è sotto stress, possono emergere stanchezza profonda, paura sottile, ipersensibilità e difficoltà a “tenere insieme” ciò che sentiamo. Non a caso, l’Inverno è anche la stagione in cui è più facile percepire vulnerabilità e bisogno di protezione.

Da questa prospettiva, l’emotional overload non è qualcosa da combattere, ma un messaggio di disallineamento. Il corpo e il sistema emotivo chiedono meno dispersione e più ascolto, meno esposizione e più interiorità. Ignorare questo richiamo significa forzare un ritmo che non è sostenibile nel lungo periodo.

C’è poi un aspetto simbolico condiviso sia dalla psicologia occidentale sia dalla visione orientale. Dicembre rappresenta una chiusura. In MTC, l’Inverno prepara il seme della primavera, ma solo se viene rispettato come tempo di quiete e conservazione. Allo stesso modo, il bilancio emotivo di fine anno richiede lentezza e spazio. Se acceleriamo questo processo o lo riempiamo di rumore, il sistema nervoso si sovraccarica.

Il sovraccarico emotivo può manifestarsi con irritabilità, pianto improvviso, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione o alternanza tra bisogno di solitudine e bisogno di vicinanza. Non sono segnali di debolezza, ma indicatori di saturazione. Spesso, però, invece di ascoltarli, cerchiamo di controllarli. Ci sforziamo di essere positivi, minimizziamo ciò che proviamo, riempiamo ogni spazio con attività o tentiamo di razionalizzare le emozioni. Paradossalmente, tutto questo aumenta la tensione invece di ridurla.

Ciò che davvero aiuta è cambiare direzione. Riconoscere il sovraccarico emotivo e dargli un nome è già una forma di regolazione. Ridurre gli stimoli non necessari, rallentare i ritmi e concedersi micro-pause quotidiane di silenzio, respiro o semplice presenza corporea permette al sistema nervoso di riequilibrarsi. Dal punto di vista della MTC, significa nutrire l’energia dell’Inverno, proteggere le riserve vitali e rispettare il bisogno di interiorità.

Forse dicembre non ci rende più fragili. Ci rende più permeabili. E la permeabilità, se rispettata invece che combattuta, può diventare uno spazio di consapevolezza, integrazione e chiusura dei cicli. Il vero invito di questo periodo potrebbe non essere quello di brillare a tutti i costi, ma di sentire con più verità.

Se ti riconosci in queste parole, fermati un momento e chiediti se il tuo ritmo di vita è in sintonia con la stagione che stai attraversando, fuori e dentro di te. Concederti rallentamento, ascolto e contenimento oggi non è una rinuncia, ma un atto di cura profonda verso il tuo equilibrio futuro.

Se vuoi posso aiutarti in tal senso.

 

Bibliografia essenziale

McEwen B.S., Physiology and Neurobiology of Stress and Adaptation.
Siegel D.J., The Developing Mind.
Porges S.W., The Polyvagal Theory.
Maciocia G., I fondamenti della Medicina Cinese.
Vanity Fair Italia, Emotional overload: perché a dicembre ci sentiamo più emotivi.

 

giovedì 25 dicembre 2025

Cosa ci dovrebbe insegnare davvero il Natale?

 



Il Natale viene spesso vissuto come una ricorrenza esterna scandita da abitudini sociali aspettative familiari e ritualità ripetute
tuttavia osservato con maggiore attenzione rivela una qualità temporale diversa
un tempo di soglia, di passaggio, di riorientamento.

Nell’esperienza infantile questo era immediatamente percepibile: il Natale non veniva spiegato, ma vissuto era uno stato dell’essere caratterizzato da un rallentamento naturale da una maggiore attenzione alle relazioni e da una sensazione diffusa di attesa recuperarne oggi il significato implica riportarlo da evento esterno a processo interno.

Le radici simboliche del Natale affondano nelle antiche celebrazioni pagane del solstizio d’inverno, momento in cui la luce solare raggiunge il punto minimo per poi iniziare lentamente a crescere. Le culture tradizionali non interpretavano questo passaggio come una sconfitta della luce ma come una fase necessaria del ciclo vitale: il buio non era negazione della vita bensì spazio di gestazione

Mircea Eliade descrive questi momenti come ritorni all’origine tempi in cui l’ordine viene simbolicamente sospeso affinché possa rigenerarsi il Natale in questa prospettiva insegna il valore dell’attesa, della sospensione, della fiducia nei processi profondi che non possono essere forzati.

Il Cristianesimo rilegge questo archetipo introducendo il tema dell’incarnazione; la nascita avviene nella fragilità, nella dipendenza, nell’assenza di potere e il messaggio che se ne trae non è la forza che impone, ma l’amore che si fa presenza nelle piccole cose di ogni giorno.

Bonhoeffer sottolinea come Dio non agisca attraverso la potenza, ma attraverso l’impotenza dell’amore. Questa affermazione sposta l’asse della trasformazione dal controllo alla relazione, dalla volontà di dominio alla responsabilità della cura.

In una prospettiva umanistica il Natale diventa celebrazione della dignità intrinseca della vita: ogni nascita è portatrice di possibilità ogni essere umano ha valore al di là della funzione della prestazione o del ruolo.
Hannah Arendt individua nella natalità il vero miracolo umano, la possibilità che continuamente nascano nuovi inizi.

Questa lettura trova una profonda risonanza nella Medicina Tradizionale Cinese dove il solstizio d’inverno rappresenta il massimo dello Yin, una fase di interiorizzazione profonda in cui l’energia vitale si raccoglie nelle radici; è proprio da questo punto di massimo raccoglimento che nasce il primo seme di Yang dove il cambiamento non avviene nello sforzo ma nel radicamento

Dal punto di vista energetico questo periodo invita a rallentare a nutrire i Reni, a preservare l’Essenza, a rispettare il bisogno di silenzio e di riposo, l’ascolto diventa più importante dell’azione

Attraverso linguaggi e sistemi simbolici differenti il Natale trasmette quindi un insegnamento comune di come la trasformazione autentica nasca dal basso, dal silenzio, dalla cura di ciò che è fragile: la luce non elimina il buio ma emerge da esso passando attraverso quella breccia che spesso vogliamo chiudere.

Riportare il Natale nella vita quotidiana significa tradurre questi principi in scelte concrete nel modo di abitare il tempo, il corpo, le relazioni, meno accelerazione, più ascolto, meno giudizio, più responsabilità.

Il Natale non è confinato a un periodo dell’anno: si manifesta ogni volta che scegliamo di proteggere ciò che è essenziale in noi e negli altri.
La domanda non è cosa ricevere, ma quale qualità di presenza siamo disposti a portare nella nostra esperienza quotidiana.

Riportare il Natale nella vita quotidiana significa tradurre questi principi in scelte concrete nel modo di abitare il tempo.

Questo tempo può diventare un’occasione concreta per fermarsi, osservare il proprio ritmo ascoltare il corpo, riconoscere ciò che chiede cura

 

Portare il significato del Natale nella quotidianità significa compiere piccoli gesti consapevoli, rallentare davvero, dare spazio al silenzio, nutrire relazioni più autentiche, scegliere presenza invece di reazione.

 

Se senti il bisogno di approfondire questi temi o di essere accompagnato in un percorso di riequilibrio e consapevolezza il lavoro olistico insieme può offrire uno spazio protetto di ascolto e integrazione e diventare un luogo in cui trasformare riflessioni come queste in esperienza concreta

 

Il Natale allora non resta un’idea diventa pratica e da pratica diventa cambiamento reale.

 

Bibliografia essenziale


Mircea Eliade Il mito dell’eterno ritorno
Dietrich Bonhoeffer Resistenza e resa
Hannah Arendt Vita activa
Carl Gustav Jung Simboli della trasformazione
Laozi Dao De Jing
Giovanni Maciocia I fondamenti della Medicina Cinese
Huangdi Neijing Classico dell’Imperatore Giallo

 

martedì 23 dicembre 2025

Il senso del Natale secondo la Medicina Tradizionale Cinese

 



C’è un tempo dell’anno in cui la natura sembra trattenere il respiro. Le giornate si accorciano, l’aria diventa fredda e penetrante, gli alberi si spogliano, e persino i nostri pensieri si fanno silenziosi. È l’inverno, e proprio in questa stagione sospesa celebriamo il Natale. 

Una festa apparentemente lontana dalla tradizione orientale, eppure incredibilmente vicina alla Medicina Tradizionale Cinese. Ascoltando l’energia sottile che attraversa questo periodo, comprendiamo che il Natale racconta, con simboli occidentali, la stessa verità che la MTC osserva da millenni: dal buio nasce la luce, dall’arresto nasce il movimento, dal silenzio nasce la vita.

 

Secondo la MTC, l’inverno è il regno dell’elemento Acqua, dei Reni e del Jing, l’essenza vitale. È la stagione della profondità, della conservazione e della protezione. La natura non è immobile: raccoglie energia, custodisce i semi sotto la terra fredda, lascia che la linfa scorra lentamente nelle radici. Anche noi, se ci permettiamo di sentire invece di resistere, avvertiamo un richiamo verso l’interiorità, il riposo e il calore umano. In inverno impariamo che per rinascere bisogna prima fermarsi.

 

Il solstizio d’inverno segna il punto più buio dell’anno. È il massimo Yin, e proprio lì ricomincia a nascere lo Yang. È la nascita della luce nel cuore dell’oscurità, e in questo risiede il vero significato energetico del Natale. Albert Camus lo descrive perfettamente: “Nel profondo dell’inverno, ho finalmente imparato che vi era in me un’invincibile estate.” Anche nel corpo, secondo la MTC, quando ci fermiamo e ascoltiamo, nei Reni si accende una scintilla preziosa, preparandoci alla rinascita.

 

Il calore della famiglia nutre l’elemento Acqua, il silenzio interiore protegge il Jing, e il dono autentico porta luce al Cuore. I propositi per l’anno nuovo diventano semi di intenzione, pronti a germogliare al momento giusto.

Confucio ricordava: “È meglio accendere una candela che maledire l’oscurità.” Ogni trasformazione comincia con un atto di luce, per quanto piccolo.

Il Natale, quindi, non è solo fare o ricevere, ma permettere all’energia di tornare dentro, di riposare, di riscaldarsi dall’interno e di proteggere ciò che è prezioso.

 

Questo Natale concediti il dono della quiete, nutri il tuo cuore e custodisci le tue radici. Lascia che il silenzio parli, che il riposo diventi nutrimento, che ogni gesto d’amore accenda una candela nella tua interiorità.

Ti auguro un Natale caldo e rigenerante e un nuovo anno in cui la tua energia interiore possa fiorire in armonia con te stesso e con la natura.

 

Bibliografia e fonti consigliate

·       Maciocia, Giovanni. The Foundations of Chinese Medicine. Elsevier, 2015.

·       Kaptchuk, Ted J. The Web That Has No Weaver: Understanding Chinese Medicine. McGraw-Hill, 2000.

·       Flaws, Bob. The Tao of Chinese Medicine. Blue Poppy Press, 1997.

·       Campion, Michael. Seasonal Energy and the Body: A Chinese Medicine Perspective. Journal of Chinese Medicine, 2018.

 

giovedì 18 dicembre 2025

Quando anca e schiena smettono di parlarsi


 


Ti è mai capitato di trattare l’anca… e il dolore resta? Oppure di lavorare sulla schiena, ma qualcosa non torna?
Nel mio lavoro olistico incontro spesso persone che vivono proprio questa sensazione: il dolore non è mai in un solo punto, ma sembra muoversi, cambiare volto, resistere.

 

È qui che entra in gioco la Hip‑Spine Syndrome, una condizione che la medicina occidentale sta iniziando a nominare con chiarezza e che, dal mio punto di vista, trova una lettura sorprendentemente coerente anche nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC).

 

In ambito ortopedico si parla di Hip‑Spine Syndrome quando problematiche dell’anca e della colonna lombare coesistono e si influenzano a vicenda. Artrosi dell’anca, rigidità lombare, stenosi, instabilità: il corpo cerca compensi, ma spesso li paga con il dolore.

 

Il risultato è un quadro confuso in cui il dolore inguinale può sembrare lombare, le tensioni ai glutei faticano a risolversi e la rigidità mattutina si accompagna spesso a un senso di affaticamento nel cammino.

 

Il punto non è scegliere se trattare l’anca o la schiena, ma capire come dialogano tra loro.

 

Nella Medicina Tradizionale Cinese, anca e colonna non sono mai viste come distretti separati. Entrambe appartengono al territorio del Rene (Shèn), l’organo che governa le ossa, il midollo e la stabilità profonda.

 

Nel Su Wen si legge: “Il Rene governa le ossa e genera il midollo.”

 

Quando l’energia del Rene è in deficit — per età, stress cronico, sovraccarico o paura — il corpo perde radicamento. Clinicamente questo si manifesta come lombalgia profonda, senso di instabilità del bacino e un dolore che tende a migliorare con il calore e a peggiorare con la stanchezza.

 

Accanto al Rene, nella mia esperienza clinica emerge quasi sempre il ruolo del Fegato. Il Fegato governa tendini e muscoli e assicura la fluidità del movimento.

 

Quando il Qi di Fegato è stagnante, a causa di vita sedentaria, stress emotivo o frustrazione, il bacino perde adattabilità. L’anca diventa rigida, la colonna inizia a compensare e il dolore tende a spostarsi, cambiando sede e intensità.

 

In MTC diciamo: “Dove il Qi non scorre, nasce il dolore”.
E nella Hip‑Spine Syndrome questa frase diventa estremamente concreta.

 

Dal punto di vista posturale, la Hip‑Spine Syndrome è spesso una perdita di coordinazione del centro. Il bacino non distribuisce correttamente il carico, la colonna si irrigidisce a scopo protettivo e il sistema nervoso entra in uno stato di allerta costante.

 

Dal punto di vista energetico, parliamo di stasi di Qi e Xue nei meridiani di Rene, Vescica, Fegato e Cistifellea.

 

Trattare solo la struttura senza restituire qualità al movimento è spesso insufficiente.

 

Nel mio approccio integro osservazione posturale globale, lavoro sul bacino come fulcro di equilibrio, riequilibrio energetico dei meridiani coinvolti e rieducazione al movimento fluido e percepito. L’obiettivo non è aggiustare una singola parte, ma rimettere in relazione l’intero sistema.

 

La Hip‑Spine Syndrome ci insegna qualcosa di prezioso: il corpo non ragiona per compartimenti. Anca e colonna sono due espressioni dello stesso centro.

 

 

Quando iniziamo ad ascoltarle insieme — tra biomeccanica e Medicina Tradizionale Cinese — il dolore smette di essere solo un problema da eliminare e diventa un messaggio da comprendere.

 

Forse la vera domanda non è “dove intervenire”, ma “come ristabilire il dialogo”. 

Se senti che anca e schiena raccontano una storia più ampia, questo è il momento giusto per ascoltarla.

 

Bibliografia essenziale

  • Valli F., Hip‑Spine Syndrome: cos’è il conflitto anca‑colonna, Gazzetta dello Sport – Salute, 2025
  • Neumann D.A., Kinesiology of the Musculoskeletal System, Elsevier
  • Maciocia G., La pratica della Medicina Cinese, CEA
  • Deadman P. et al., A Manual of Acupuncture, JCM Publications
  • Huang Di Nei Jing – Su Wen

 

 

martedì 16 dicembre 2025

Nervo Vago e Regolazione Emotiva



Negli ultimi anni l’attenzione della scienza si è concentrata sempre di più su un elemento del nostro organismo che lavora in silenzio ma influisce in modo decisivo sul nostro benessere: il nervo vago. 

Questo grande nervo, che collega il cervello al cuore, ai polmoni e all’intestino, rappresenta la struttura portante della nostra risposta fisiologica di calma. Quando è attivo e regolato, il corpo si rilassa, la mente si stabilizza, la digestione migliora e ci sentiamo più presenti a noi stessi. Non è un caso che alcuni ricercatori abbiano iniziato a definirlo «l’autostrada biologica della tranquillità».

 

La scoperta non è nuova in medicina: dagli anni ’90 la stimolazione del nervo vago viene utilizzata in ambito clinico per supportare il trattamento di epilessia e depressione. 

 

Oggi, grazie a una nuova generazione di tecniche e dispositivi non invasivi, questa stimolazione si sta aprendo anche a contesti olistici e di benessere, dove può essere integrata in modo dolce e naturale. 

 

Come afferma il neurofisiologo Stephen Porges, ideatore della Polyvagal Theory, «la regolazione del nervo vago è la chiave della nostra capacità di connessione, sicurezza e calma». 

 

La scienza sta quindi confermando ciò che molti approcci tradizionali hanno intuito da secoli.

 

Ed è qui che entra in dialogo la Medicina Tradizionale Cinese, che fa parte del mio percorso professionale e della mia pratica quotidiana. Nei testi classici della MTC, l’equilibrio tra Cuore, Respiro ed Energia Digestiva è visto come essenziale per la stabilità emotiva e la chiarezza mentale. Oggi potremmo dire che, nella visione antica, si lavorava sugli stessi assi che la neurofisiologia interpreta come il circuito cuore–vago–intestino. 

 

Quando la MTC parla dell’armonia dello Shen, sta descrivendo un processo molto simile a ciò che oggi chiamiamo regolazione del sistema nervoso parasimpatico. E non sorprende che Lao Tzu abbia scritto: «La calma è la fonte della grande forza», perché nella calma l’organismo ritrova la sua capacità di autoregolarsi.

 

Nel mio lavoro quotidiano ho scelto di integrare la stimolazione vagale in modo olistico, evitando rigidità o promesse miracolistiche. 

 

Ogni persona è diversa, e ciò che funziona davvero nasce dall’incontro tra strumenti scientifici e ascolto del corpo. 

 

Per questo inserisco la stimolazione del nervo vago solo all’interno di percorsi personalizzati, che possono includere respirazione profonda, tecniche posturali e miofasciali, pratiche di riequilibrio della MTC,  presenza corporea e rilassamento guidato. 

 

Lo scopo non è “spegnere lo stress”, ma aiutare l’organismo a tornare al suo ritmo naturale. Per dirla poeticamente: «La calma non è assenza di movimento, ma spazio in cui il corpo ricorda chi è».

 

Molte persone si rivolgono a me per stress, tensioni muscolari, ansia, disturbi del sonno o difficoltà digestive collegate alla sfera emotiva. Altre arrivano semplicemente perché si sentono in un continuo “stato di allerta” e vogliono ritrovare una sensazione di radicamento e respiro profondo. In tutti questi casi, la regolazione vagale può rappresentare un sostegno prezioso. Non si tratta di una cura medica, ma di un modo per favorire la naturale capacità del corpo di ritrovare equilibrio fisico, mentale ed emotivo.

 

Le neuroscienze oggi spiegano che il nervo vago si attiva attraverso la respirazione lenta, il rilascio delle tensioni miofasciali, le vibrazioni dolci, la percezione di sicurezza e il contatto umano consapevole. La MTC, con un linguaggio diverso, afferma: «L’energia segue l’intenzione, e il corpo segue l’energia». E quando la scienza e la tradizione si riconoscono a vicenda, le persone possono beneficiarne pienamente.

 

Ricevo su appuntamento nelle sedi di Lomazzo e Buttrio, in un ambiente pensato per accogliere con calma e ascolto. 

Ogni percorso nasce dal dialogo con la persona e dal rispetto della sua storia. Non c’è nulla da cambiare in te: c’è solo qualcosa da risvegliare.

Per chi desidera avvicinarsi a questa integrazione tra neuroscienza e antiche arti di equilibrio, sono disponibile per percorsi individuali focalizzati sul ripristino della calma, della postura, del respiro e dello stato energetico complessivo. 

 

Il corpo non mente mai: basta dargli l’occasione per farsi ascoltare


Bibliografia essenziale

  • Porges, S. – The Polyvagal Theory.
  • Damasio, A. – L’errore di Cartesio: Emozione, Ragione e Cervello Umano.
  • Sapolsky, R. – Why Zebras Don’t Get Ulcers.
  • Nader, A. et al. – Studi recenti sulla stimolazione vagale non invasiva (2020–2024).
  • Classici della MTC – Nei Jing, Nan Jing, Su Wen.
  • Kabat-Zinn, J. – Dovunque tu vada, ci sei già.

venerdì 12 dicembre 2025

Perché diciamo che i bambini li porta la cicogna? Una favola che parla di noi

 



C’è un’immagine che attraversa generazioni, culture e continenti:
una cicogna che sorvola i tetti, stringendo nel becco un fagottino bianco.
È una scena che appartiene alle fiabe, certo, ma che – come tutte le tradizioni che resistono nel tempo – nasconde un significato molto più profondo di quanto sembri.

 

Da sempre la cicogna è un animale speciale. Elegante, paziente, capace di costruire nidi enormi sui tetti delle case, quasi a voler ricordare alle famiglie che la vita si rinnova proprio lì, vicino al focolare. Arriva in primavera, stagione di rinascita, di fiori che si aprono e di luce che ritorna. Non stupisce che, nei secoli, sia diventata simbolo di buon auspicio, di fertilità, di nuovi inizi.

 

Ma c'è dell'altro.

 

Le cicogne sono monogame, tornano ogni anno allo stesso nido e difendono con forza i propri piccoli. Chi le osserva da vicino vede in loro qualcosa di profondamente umano: la dedizione, la cura, la protezione. Il loro volo, ampio e sicuro, sembra fatto apposta per trasportare sogni e speranze.

 

Così è nata la favola.

In paesi del Nord Europa, dove le cicogne tornavano sempre negli stessi villaggi, la gente immaginava che portassero “qualcosa” quando arrivavano con la primavera. I fratelli Grimm trasformarono questa intuizione in una vera storia: le cicogne si immergevano in uno stagno magico e da lì sollevavano i neonati destinati alle famiglie. Una metafora dolce per un mistero grande.

 

E quella metafora ha continuato a vivere.
Perché, al di là della spiegazione scientifica della nascita, l’idea che un’anima nuova arrivi dall’alto, portata da un messaggero delle stagioni, ci ricorda che ogni bambino è un dono, un arrivo inatteso, un miracolo quotidiano.

 

La cicogna, con il suo passo lento e il suo nido sospeso tra cielo e terra, è diventata l’immagine del modo in cui la vita entra nelle nostre case: con delicatezza, con mistero, con un tocco di magia.

 

Nella MTC la vita nasce dall’incontro armonico di tre forze: il Jing dei genitori (l’essenza ancestrale), il Qi del Cielo, il Qi della Terra.

 

È un triangolo vitale, un’alleanza invisibile che rende possibile l’arrivo di una nuova esistenza.

 

La cicogna, in questo senso, è quasi un simbolo perfetto: un animale che vive tra cielo e terra, che migra seguendo il ritmo delle stagioni, che torna sempre dove la sua vita può rigenerarsi. È un ponte naturale tra le due energie fondamentali che, secondo la MTC, sostengono la nascita.

 

La primavera – stagione del suo ritorno – appartiene al movimento Legno, associato alla crescita, alla potenza creativa, all’espansione. È il momento in cui il Qi si risveglia e ricomincia a muoversi, proprio come la vita che germoglia in un grembo.

 

Così la favola della cicogna, letta con gli occhi della MTC, diventa quasi un racconto simbolico sull’equilibrio energetico necessario a ogni nuova vita:
un messaggero che porta il “soffio del Cielo” nel “nido della Terra”, affinché un nuovo Jing possa manifestarsi.

 

Se guardiamo ancora più da vicino, scopriamo che la MTC non si limita a raccontare la nascita: la sostiene attivamente.
Secondo questa visione, la fertilità non è soltanto una questione fisica, ma un’armonia tra organi, emozioni, energie e ritmo naturale. Un terreno fertile, in senso letterale e simbolico.

 

Nella pratica, la MTC favorisce le gravidanze attraverso tre vie principali: i Reni, il Sangue, la calma nello Shen.

 

I Reni, nella MTC, custodiscono il Jing, l’essenza della vita e della riproduzione.
Attraverso fitoterapia, dieta mirata e pratiche energetiche, si rafforza questo “serbatoio” che sostiene ovulazione, spermatogenesi e vitalità generale.

Il Sangue (Xue) è il terreno in cui la vita attecchisce.
Quando circola con fluidità, nutre l’endometrio, stabilizza il ciclo, riduce gli squilibri ormonali. L’agopuntura e rimedi specifici migliorano questa armonia interna.

Il Qi deve muoversi senza blocchi affinché il corpo possa accogliere una nuova vita.
Lo stress, le emozioni stagnanti, le tensioni croniche irrigidiscono il movimento energetico.
La MTC scioglie questi blocchi, porta calma allo Shen (la mente-cuore) e crea lo spazio emotivo ed energetico in cui una gravidanza può fiorire.

 

Ed è forse per questo che il simbolo della cicogna si lega così bene a questo mondo:
porta vita solo dove trova un nido pronto, un ambiente in equilibrio, un’energia accogliente.
Esattamente ciò che la MTC cerca di ripristinare in ogni percorso verso la fertilità.

 

E’ vero che esistono pratiche della MTC che aiutano la procreazione e la fertilità naturale? SI

 

Se questo viaggio tra mito, simbolo ed energia ti ha ispirato, seguimi per altri contenuti su tradizioni, MTC, fertilità naturale, benessere olistico e significati nascosti della vita quotidiana.

 

Condividi il post se credi anche tu che la nascita meriti sempre un tocco di poesia.

 

Bibliografia essenziale

  • Grimm, J. & Grimm, W. – Fiabe, varie edizioni.
  • Kaptchuk, T. – La medicina classica cinese, Ed. Feltrinelli.
  • Wiseman, N. & Ellis, A. – Fundamentals of Chinese Medicine, Paradigm Publications.
  • Unschuld, P. – Medicine in China: A History of Ideas, University of California Press.
  • Maciocia, G. – I Fondamenti della Medicina Cinese, CEA.
  • Lyttleton, J. – Treatment of Infertility with Chinese Medicine, Elsevier.
  • Deadman, P. – A Manual of Acupuncture.

martedì 9 dicembre 2025

GENITORIALITA' DIGITALE E MTC



L’era digitale ha trasformato profondamente la genitorialità, introducendo strumenti pratici come app per monitorare sonno e alimentazione dei neonati, dispositivi per il controllo posturale e gruppi social di supporto. 

 

Questi strumenti, seppur utili, possono generare ansia, ipercontrollo e un crescente senso di solitudine. Hess osserva come la pressione digitale trasformi il genitore moderno in un osservatore costante della propria performance, spesso senza un sostegno reale. 

 

Twenge evidenzia come l’iperconnessione aumenti la preoccupazione per il benessere dei figli, mettendo a rischio la salute mentale dei genitori e la qualità della relazione con i bambini. Anche dal punto di vista fisico, l’uso prolungato dei dispositivi favorisce tensioni muscolari e alterazioni posturali, correlate a stress cronico secondo Shankar e McMunn. 

 

In termini di Medicina Tradizionale Cinese, questi squilibri non sono solo fisici ma energetici: stress e solitudine possono compromettere il Qi del Cuore e del Rene, responsabile del benessere emotivo, della memoria e della connessione relazionale.

 

Secondo la MTC, il benessere del genitore dipende dall’equilibrio tra Yin e Yang e dal corretto flusso del Qi. La solitudine e l’ipercontrollo, amplificati dall’uso eccessivo della tecnologia, interrompono questo flusso, generando tensioni fisiche ed emotive. 

 

Li e Wang evidenziano come pratiche corporee, respirazione consapevole e Qi Gong favoriscano il rilascio delle tensioni, promuovendo armonia tra corpo e mente.

 

MacLean mostra come la mindfulness e brevi periodi di digital detox riducano ansia e stress, limitando l’impatto negativo di app e social media sulla psiche dei genitori. Il contatto fisico e la condivisione emotiva con i figli rafforzano il Qi del Cuore e del Rene, migliorando l’equilibrio emotivo e la connessione familiare. 

 

Kowalski e Limber (2013) confermano che il sostegno comunitario, anche offline, è fondamentale per ridurre ansia e solitudine genitoriale, integrandosi perfettamente con i principi della MTC.

 

Ritrovare equilibrio nella genitorialità digitale significa combinare consapevolezza, esercizi corporei e supporto comunitario. 

 

Hess suggerisce che pratiche semplici come respirazione consapevole, esercizi di Qi Gong e momenti di presenza reale con il bambino aiutino a ristabilire il flusso energetico. 

 

Twenge mette in guardia contro l’iper-parenting, sottolineando il rischio di distacco dall’esperienza immediata e autentica. 

 

La MTC propone un approccio complementare: presenza, contatto fisico e pratiche olistiche rafforzano l’energia familiare, migliorano postura e riducono le tensioni legate alla tecnologia. 

 

MacLean dimostra che la riduzione del tempo digitale, unita a mindfulness e pratiche corporee, migliora sonno, stabilità emotiva e resilienza dei genitori, favorendo una genitorialità centrata e armoniosa. In questo contesto, la tecnologia non è demonizzata ma integrata consapevolmente, diventando uno strumento di supporto senza sostituire la presenza reale.

 

La genitorialità moderna richiede un equilibrio tra strumenti digitali e presenza reale.

 

La MTC offre strumenti per comprendere le implicazioni psicofisiche dello stress genitoriale e per promuovere pratiche che ristabiliscano il flusso armonico del Qi. 

 

Combinare consapevolezza digitale, esercizi corporei, contatto relazionale e supporto comunitario rappresenta un modello efficace per affrontare le sfide della genitorialità contemporanea, prevenendo isolamento, ansia e squilibri energetici. 

 

L’obiettivo strategico è ritrovare contatto con il proprio corpo, con il bambino e con la comunità è fondamentale per ridurre la pressione dell’iper-parenting e favorire una genitorialità più serena e armoniosa.

 

 

Bibliografia

·      Hess, A. (2020). Un’altra vita: Genitorialità e tecnologia nell’era digitale. New York: Random House.

·      Twenge, J. M. (2017). iGen: Why Today’s Super-Connected Kids Are Growing Up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy–and Completely Unprepared for Adulthood. Atria Books.

·      Kowalski, R. M., & Limber, S. P. (2013). Psychological, physical, and academic correlates of cyberbullying and traditional bullying. Journal of Adolescent Health, 53(1), S13–S20.

·      Shankar, A., & McMunn, A. (2019). Stress, posture, and musculoskeletal health in the digital age. Occupational Medicine, 69(2), 85–92.

·      MacLean, C., et al. (2014). Mindfulness-based digital detox interventions: Effects on stress and wellbeing. Journal of Complementary Medicine, 20(3), 195–204.

·      Li, X., & Wang, J. (2015). Foundations of Traditional Chinese Medicine. Beijing: People’s Medical Publishing House.