Il cuore, nella maggior parte delle culture antiche, non è
mai stato soltanto una pompa biologica. È stato considerato sede dell’anima,
del pensiero e dell’equilibrio vitale.
“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”,
scriveva Blaise Pascal, anticipando una visione che oggi la scienza
cardiovascolare sta lentamente recuperando: il cuore risponde non solo a
parametri biochimici, ma anche a stili di vita, emozioni, relazioni e qualità
del nutrimento.
Parlare di colesterolo, dunque, significa andare oltre il
dato ematico e interrogarsi sul modo in cui l’essere umano si relaziona al
proprio ambiente interno ed esterno.
Dal punto di vista medico, il colesterolo è una molecola indispensabile alla vita: partecipa alla costruzione delle membrane cellulari, alla sintesi degli ormoni steroidei e della vitamina D. Tuttavia, quando il suo metabolismo si altera, diventa un indicatore sensibile di squilibrio sistemico.
Ippocrate affermava che “la malattia non arriva all’improvviso, ma è il risultato di piccoli errori protratti nel tempo”, e questa affermazione risuona con particolare forza quando si osservano i disturbi lipidici nella popolazione contemporanea.
La tradizione occidentale ha spesso separato il corpo dalla mente, ma la filosofia orientale ha mantenuto una visione unitaria.
Nel Huangdi Neijing si legge che “il Sangue è la
madre del Qi e il Qi è il comandante del Sangue”, indicando una relazione
dinamica tra circolazione, nutrimento ed energia vitale. In Medicina
Tradizionale Cinese il colesterolo elevato non è una “malattia” in sé, ma
l’espressione di accumulo, stagnazione e calore interno, spesso correlati a un
indebolimento della Milza e a una disarmonia del Fegato.
L’alimentazione, in questa prospettiva, non è solo apporto calorico, ma informazione energetica. Confucio insegnava che “l’uomo nobile è armonioso senza essere uniforme”, e lo stesso principio si applica alla dieta: non esistono alimenti buoni o cattivi in assoluto, ma relazioni corrette tra cibo, individuo e contesto. Gli alimenti vegetali ricchi di fibre solubili, fitosteroli, antiossidanti e grassi insaturi agiscono come mediatori di equilibrio, favorendo l’eliminazione del colesterolo in eccesso e sostenendo l’omeostasi metabolica.
La scienza nutrizionale contemporanea conferma che legumi, cereali integrali, frutta oleosa, semi, verdure amare e alimenti ricchi di polifenoli contribuiscono a ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo LDL e a migliorare la funzionalità endoteliale.
Tuttavia, come ricordava Aristotele, “la virtù sta nel
giusto mezzo”: un’alimentazione funzionale perde efficacia se non è
accompagnata da una regolazione emotiva e da un ritmo di vita coerente con la
fisiologia umana.
La psicologia moderna ha chiarito quanto lo stress cronico influisca sui parametri cardiovascolari. Hans Selye, padre dello studio sullo stress, osservava che “non è lo stress a ucciderci, ma la nostra reazione ad esso”. Il sistema nervoso autonomo, quando costantemente orientato verso l’iperattivazione, altera il metabolismo lipidico e favorisce processi infiammatori silenti.
In MTC questo stato è descritto come “Fegato che non drena”,
una condizione energetica che si manifesta tanto sul piano emotivo quanto su
quello biochimico.
Anche la tradizione cristiana offre spunti di riflessione sorprendenti. Nel libro dei Proverbi si legge: “Un cuore tranquillo è la vita del corpo”. La tranquillità non è qui intesa come assenza di stimoli, ma come stato di equilibrio interno.
Un’alimentazione semplice, naturale e consapevole diventa così un atto di cura spirituale oltre che fisiologica, in linea con quanto già Galeno sosteneva quando affermava che “la dieta è la prima medicina”.
Dal punto di vista pedagogico, educare alla salute cardiovascolare significa restituire senso al gesto del nutrirsi. Maria Montessori sottolineava che “ciò che il bambino assorbe diventa parte della sua anima”, e questo vale anche per l’adulto: ciò che mangiamo, come mangiamo e in quale stato emotivo lo facciamo modella il nostro terreno biologico. La ripetizione di scelte alimentari equilibrate crea nel tempo una memoria cellulare favorevole alla salute.
La filosofia taoista invita a osservare la natura per comprendere l’uomo. Laozi scriveva che “la natura non ha fretta, eppure tutto si compie”. Il metabolismo lipidico segue questa stessa logica: non risponde alle forzature, ma ai processi graduali e coerenti. Ridurre il colesterolo in modo naturale significa quindi accompagnare il corpo verso un nuovo equilibrio, senza violenze né estremismi.
In questa visione integrata, il cibo diventa uno dei tanti
strumenti di riequilibrio.
Il Neijing afferma che “il medico superiore previene, quello mediocre cura, quello inferiore combatte la malattia”. Integrare alimenti funzionali, modulare le emozioni, rispettare i ritmi biologici e sostenere l’energia vitale rappresentano un approccio preventivo di alto livello, oggi sempre più riconosciuto anche dalla medicina occidentale.
Il colesterolo, allora, smette di essere un nemico da combattere e diventa un messaggero da ascoltare. Come ricordava Carl Rogers, “quando una persona si sente profondamente ascoltata, inizia a cambiare”. Ascoltare il corpo, attraverso i suoi segnali biochimici ed energetici, è il primo passo verso un benessere autentico e duraturo.
Se senti il bisogno di andare oltre la semplice correzione
dei valori e desideri un percorso orientato al riequilibrio energetico globale,
alla vitalità e alla prevenzione profonda, ti invito a conoscere il lavoro che
svolgo nei miei studi di Lomazzo e Buttrio. Sono spazi dedicati a chi desidera
ritrovare armonia, centratura e benessere attraverso un approccio integrato e
consapevole.
Bibliografia essenziale
- Brown A., Dietary Patterns and Lipid Metabolism, 2021
- Rossi M., Infiammazione cronica e nutrizione funzionale, 2022
- Wang J., Food Therapy in Modern Traditional Chinese Medicine, 2020
- Li X., Qi, Blood and Cardiovascular Balance, 2023
- Smith L., Plant-Based Nutrition and Heart Health, 2021
- Bianchi P.G., Benessere sistemico e approccio olistico, 2022
- Zhang H., Metabolic Syndrome in Integrative Medicine, 2024








