giovedì 1 novembre 2007

Pensiero del fine settimana

“Tutto ciò che l’individuo pensa
può essere scritto su un mezzo foglio di carta.
Il resto non è nient’altro che applicazioni,
divagazioni o girovagazioni”

(Thomas E. Hulme)

Oggi voglio proporvi la riflessione di Gianfranco Ravasi su questa frase di Hulme perché la trovo molto illuminante. La potete trovare, insieme ad altri interessanti commenti nel suo libro “Breviario Laico” ed. Mondadori.

“È accaduto a tutti durante una conferenza o in una cerimonia ufficiale di fissare con intensità lo spessore dei fogli che l’oratore sta leggendo, al fine di indovinare quanto tempo ci verrà ancora sottratto. La noia da conferenza o da lezione è un classico, ripreso in una serie infinita di battute, aforismi, parabole e riflessioni. Lo scrittore americano Mark Twain, noto per il suo sarcasmo e per le sue battute taglienti, durante un intervento attaccò un ascoltatore: “caro signore, che Lei ogni tre minuti guardi l’orologio è accettabile; ma che lo porti anche all’orecchio per sentire se funziona o è fermo, mi sembra francamente eccessivo!”
C’è però una verità che vale per tutti, anche nelle comunicazioni più semplici e quotidiane. Ce la ricorda nella citazione che sopra ho proposto Thomas E. Hulme (1883 -1917) critico e poeta inglese. E non a torto. Il più delle volte basterebbe proprio mezzo foglio di carta per dire in modo chiaro ed essenziale un messaggio, un pensiero, un contenuto.

Ecco due aggettivi decisivi, spesso schiacciati dalla valanga delle parole e delle oscurità: “chiaro ed essenziale”. Sfrondare i testi dalle divagazioni o dall’enfasi vuol dire andare al cuore dei problemi, al succo della notizia o della verità che si vuole comunicare. Questo vale anche per il parlato: la nebbia della chiacchiera è una sorta di mare in cui ci si bagna con piacere, ma dal quale si esce più sporchi di prima. La sobrietà non è solo una virtù della gola nei confronti dei cibi, lo è anche delle labbra riguardo alle parole”.

martedì 30 ottobre 2007

Qual è la società di formazione più adatta?

Oggi voglio riprendere il discorso iniziato un po' di tempo fa sulla formazione e, in particolare, fare qualche riflessione sulle motivazioni o le strategie che portano un direttore del personale a scegliere una società di formazione rispetto ad un’altra.

La logica ci direbbe semplicemente sulla base dei risultati ottenuti in aziende dello stesso settore. Ma non sempre è così.

Il panorama delle società di formazione è veramente ampio e l’offerta supera di gran lunga la domanda. A questo proposito mi fa molto riflettere il fatto che molte società "di formazione" abbiano iniziato ad offrire corsi per chi vuole diventare "formatore"; è un mercato che crea nel suo interno un'altro micro-mercato, è una sorta di involuzione che, secondo me, maschera una scarsa capacità innovativa.

Tutti noi formatori proponiamo il modello ideale per la risoluzione dei problemi e sono sicuro che ognuno è assolutamente convinto di poterci riuscire. Mi accorgo però che la differenza, "il valore aggiunto" è dato dalla voglia di conoscere l’azienda e di viverla a stretto contatto con chi ci lavora. Non bastano i modelli fatti calare dall'alto rigidamente, bisogna mettesi in gioco, da una parte (l'azienda) e dall'altra (il formatore).

Purtroppo mi sono anche reso conto che, di solito, è molto facile che la
scelta cada sui grandi nomi.
Proprio tempo fa parlavo con un direttore del personale che avrebbe volentieri scelto una piccola società di formazione con una “proposta di nicchia” come la mia, ma era costretto a cedere sul nome illustre già noto sul mercato per non essere costretto a dare troppe spiegazioni. Della serie "andiamo sul sicuro e basta, le cose strane lasciamole agli altri", con buona pace di tutti i propositi di rinnovamento e innovazione.

Esistono, grazie a Dio, anche imprenditori e direttori del personale illuminati che sanno scegliere sulla base di contenuti e della passione che il formatore sa trasmettere.
Quando dopo anni vengo richiamato a svolgere della formazione in un’azienda che non sentivo da tempo significa che c’è qualcosa in più: credo sia la fiducia, ma soprattutto l’aver dimostrato che non serve essere grandi per poter fare bene le cose.

Spesso è un piccolo passo che fa compiere alle persone grandi viaggi. Scegliere una società poco conosciuta è difficile, rischioso, ma molto più gratificante.

“Se vuoi conoscere una persona” dice un proverbio zen “cammina per un po’ con le sue scarpe”: Se un consulente è disposto a far questo per un proprio cliente credo la sua sia la società giusta da scegliere e il resto è solo teoria.


domenica 28 ottobre 2007

Ricette “anti-uomo”

La notizia è apparsa su “La Stampa” giovedì 25 ottobre: in Spagna la rivoluzione culturale è femminile e le donne che entrano in politica hanno istruzioni per conquistare “il potere in un mondo di troppi maschi” grazie ad un vero e proprio manuale.

Si intitola “Ricette di donne per fare politica”: 129 ricche pagine suddivise in 20 punti presentati come ricette di cucina. Ogni consiglio è suddiviso in tre parti: descrizione della “ricetta”, passi di realizzazione e consigli utili. Gli ingredienti sono i fondamentali del management e della leadership: fare squadra, rischiare, saper ascoltare, difendere gli interessi delle persone, cogliere le opportunità, organizzare il tempo, avere coraggio, gestire il dissenso, usare le tecnologie e vivere la diversità come un valore. Da parte mia posso ricordarvi che San Benedetto nella sua lungimiranza ha scritto un’unica Regola uguale per uomini e donne e che in un Giappone maschilista, sono esistite, grandi donne samurai.

La maggior parte dei miei clienti sono donne; tutte mi dicono di avere fatto e di continuare a fare molta fatica nella loro professione. Devono combattere con uomini competitivi che le sottovalutano e con colleghe che le invidiano. Imparano in fretta, e nei corsi di formazione sono più reattive degli uomini: non hanno tempo per perdersi in troppe riflessioni e congetture.

Spero proprio che dopo l’esempio spagnolo anche in Italia sempre più donne occupino ruoli dirigenziali e imprenditoriali con o senza “ricette-anti-uomo” o magari con grandi uomini alle spalle che le sostengano sempre.

giovedì 25 ottobre 2007

Pensiero del fine settimana

Il silenzio è il più perfetto araldo della felicità.
Se potessi dire quanto sono felice,
vorrebbe dire che sarei felice soltanto in piccola misura.
W. Shakespeare (1564 - 1623)

martedì 23 ottobre 2007

Abbey Programme® e la stampa

Abbey Programme® si avvia verso il nono anno di vita e per “festeggiare” ho voluto creare in questo blog un box “Abbey Programme® che riunisce, divisi per anni, tutti gli articoli che sono stati pubblicati sull’argomento in modo da poterli scaricare con facilità.

Mi sembra ieri quando in un piccolo monastero del Piemonte mia moglie ha avuto questa felice intuizione che ho subito abbracciato. Ricordo il primo incontro con la stampa: i giornalisti tra lo stranito e lo stupito mi ponevano domande che lasciavano poca speranza al successo di questa impresa. Ma come sempre il tempo costruisce e rafforza facendoci vedere gli aspetti da migliorare.

Devo ammettere che da quel momento la stampa si è dimostrata sempre attenta ad Abbey Programme® e ad oggi gli articoli sono circa una settantina.


domenica 21 ottobre 2007

Ratatouille: essere se stessi e vincere in squadra

E’ uscito il nuovo film di Walt Disney “Ratatouille”: non ho resistito e sono già andato a vederlo.

Il protagonista è un topo di nome Remy che ha un sogno impossibile, quello di diventare un rinomato cuoco in un ristorante a cinque stelle. Impossibile, direte voi… e invece ci riesce insieme allo sguattero Linguini e alla sua fidanzata Colette.
Remy ha le capacità e la sensibilità di uno chef, ma è un topo, Linguini ne ha la possibilità perché umano, ma non è capace di cucinare.

I due imparano a comunicare in maniera efficace e condividono i loro obiettivi: tra avventure e fughe rocambolesche il piccolo topo-chef e il suo compagno sperimentano il senso della vera amicizia, della famiglia ma soprattutto la scelta del saper essere sempre se stessi nel continuo rispetto vicendevole.
Nella cucina lavorano in team e, nella diversità, hanno bisogno l’uno dell’altro per essere forti. Gli ostacoli sono tanti, naturalmente, ma se la squadra è affiatata, come ogni manuale di management insegna, si vince sempre.

Finchè Anton Ego, il più potente critico culinario di Parigi conclude: “Il critico d’arte non è un artista, ma un invidioso che ha il solo talento di guadagnarsi da vivere nutrendosi dell’artista… non tutti possono essere dei grandi artisti, ma chiunque può diventare un artista”.

Nella mia professione incontro tanti uomini che sognano di diventare artisti, ma che si lasciano stroncare dalle critiche, altri che potrebbero essere degli artisti, ma che si lasciano fermare dagli eventi.
Ho conosciuto anche tante persone che non sapevano di essere degli artisti, e che sognavano una vita diversa: alcuni ce l’hanno fatta e ora sono felici.

Il segreto? Sono stati loro stessi e nonostante questo hanno rispettato la squadra in cui erano e il gioco che facevano e ora sono diventati dirigenti, professionisti e persone di responsabilità.

Forse mi stanno leggendo: grazie a loro ho imparato come Remy che tutti “possiamo diventare grandi cuochi se amiamo la cucina”.

martedì 16 ottobre 2007

La parola “grazie”

Dire “grazie” sembra sempre molto difficile anche per noi formatori. Ci sentiamo depositari di conoscenze superiori che impartiamo alle persone e amiano molto parlare più di noi stessi che dei problemi da risolvere.
La parola “grazie” è molto bella perché dà il senso del fermarsi e ammirare qualcosa che è stato fatto per noi: sia solo la cena, il più grande favore del mondo o una considerazione utile all’interno di un corso.

Nei monasteri la si dice spesso, con la logica della disponibilità e dell’attenzione comune. Nelle palestre di arti marziali la si dice al maestro all’inizio e al termine della lezione perché gli insegnamenti si trasmettano in continuo.

Ricordo un presidente della Repubblica che nel discorso di inizio anno ringraziava la gente che gli dava forza e speranza.
La forza che riceviamo, infatti, ci viene sempre da coloro a cui la trasmettiamo.

Ogni leader è tale perché sa infondere coraggio nelle sue persone e riceve da loro stima e consenso: è per questo che ogni vero leader non misura mai quanto dà al suo gruppo. Esprimere gratitudine è il primo dovere di un capo: io non lo sono, comunque…grazie a tutti voi.

domenica 14 ottobre 2007

La Regola Benedettina sbarca in USA

Hermes Edizioni, specializzata soprattutto nel campo medico e del benessere, nel suo notiziario di ottobre presenta tra le novità il libro “La Regola di San Benedetto per il successo negli affari”di Quentin R. Skrabec jr. Non ho ancora letto il libro, ma sono ben felice di sapere che l’intuizione che ho avuto nel 2001 creando Abbey Programme® si stia sviluppando anche oltre oceano.

Quentin Skrabec ha alle spalle una lunga carriera in campo manageriale e aziendale. Ha conseguito una laurea all'University of Michigan e un Master all'Ohio State University, oltre a tre lauree in Business, compreso un dottorato in Gestione globale della produzione (Manufacturing Management) presso l'Università di Toledo. Attualmente, è docente di Gestione aziendale presso la University of Findlay, dove dirige un nuovo programma di studio sulle operazioni di impresa.

Non può che farmi piacere che un personaggio di tale calibro si sia interessato allo studio sulla Regola di San Benedetto e sia giunto alle mie stesse conclusioni: la Regola di San Benedetto fa bene al business. Non vedo l’ora di leggere il libro e magari di scambiare qualche idea con l’autore. Vi tengo al corrente.

martedì 9 ottobre 2007

Formazione esperienziale: il tempo insegna.

Ippolito Nievo ne “Le confessioni di un Italiano” diceva “Gli uomini empiono il tempo, le grandi opere lo allargano”. Mai verità è stata più grande per la formazione esperienziale.

Incontro tanti Direttori del Personale, ognuno di loro ha molti problemi da risolvere e la formazione è spesso vista come una “panacea” che cura tutti i mali. La domanda che mi rivolgono da anni al termine di ogni mia presentazione è sempre la stessa: “In quanto tempo avrò risultati?”.

Da una parte è normale che un formatore preveda i tempi di realizzazione di quanto “predica” in aula, ma il problema con la formazione esperienziale è un altro. Le persone vivono un’esperienza diversa, in un ambiente a loro del tutto sconosciuto con ritmi e modalità che non sono quelli dell’azienda… entrare in un’ottica di questo genere è difficile e cogliere tutti i segnali da portare poi al lavoro a volte sembra impossibile, ma non è così.

Se chiedessi ad ognuno di voi di ricordare una qualsiasi esperienza vissuta positivamente, sicuramente quanto mi racconterete parlerà di sentimenti. Il vero senso di ogni formazione esperienziale è proprio questo: vivere situazioni positive attraverso i sentimenti in modo da renderle indelebili.

L’ha capito il Direttore del Personale di una grossa Azienda che ha partecipato ad Abbey Programme® dicendomi che: “Non si possono raccogliere dei risultati da una simile formazione, ma un Risultato perché i sentimenti con cui si vivono determinate situazioni ti segnano per tutta la vita e cambiano il tuo modo di lavorare e di relazionarti con gli altri… quello che verrà verrà e sarà solo positivo… ”.

L’hanno capito i partecipanti che di fronte all’imperativo di dover rendere pratici tutti i concetti appresi in aula si sono detti: “Lasciamo che il tempo che abbiamo dedicato a questa formazione sedimenti lasciando qualcosa di concreto nel nostro lavoro, OGNI GIORNO, con un’unica certezza: credere che quello che abbiamo provato possa realmente cambiare le cose”.

Del resto l’esperienza è l’insieme di tanti insegnamenti: per ottenerla serve tempo e per realizzarla tanta buona volontà e questa viene solo con il cuore.


domenica 7 ottobre 2007

L’Abbey Programme® di Mondadori Printing

Ieri sono tornato dall’Abbazia di Praglia contento per l’Abbey Programme® che ho progettato e diretto per Mondadori Printing. Il gruppo era composto da otto “High Potential” che con il loro Direttore delle Risorse Umane , Dr. Perino Vaiga, e il loro Responsabile della Formazione, Dr. Nalin ha lavorato per tre giorni sul tema: “L’impresa come Valore, il modello della Regola Benedettina”.
L’Ing. De Matteis, Amministratore Delegato di Mondadori Printing, mi ha affiancato per l’apertura del corso e ha cenato con noi e la comunità dimostrando grande interesse per questa esperienza formativa e creando un’efficace motivazione.

Nella foto vedete il gruppo con il Padre Abate durante la visita all’Abbazia, mentre qui sotto trovate i commenti che i partecipanti mi hanno lasciato.

"Il monastero e i monaci Benedettini vissuti grazie ad Abbey Programme®: un esempio di vita nella loro Regola che si traduce in umiltà, operatività, preghiera e silenzio, valori di cui c’è molto bisogno anche e soprattutto nel mondo in cui oggi viviamo".
Simone Baldo Resp. CoGe e Amm.ne Fornitori

"Abbey Programme® è… potersi confrontare con se stessi e sentire la necessità di trasferire agli altri i valori forndamentali che regolano la base di una collaborazione costruttiva".
Luciano Bellorio Resp. Gestione Prodotti e Qualità

"L’esperienza Abbey Programme®: tre giorni insieme alla comunità monastica benedettina di Praglia sono come un tuffo al di fuori del tempo e dello spazio, un break rispetto alla frenetica quotidianità, un’immersione in un luogo materiale ed umano dove la spiritualità riemerge e riconquista con fragore il posto che gli deve sempre essere dato nell’esistenza di ogni uomo".
Simone Boggio Resp. Produzione Libri

"L’Abbey Programme® è un’esperienza forte di vita comunitaria in cui ogni individuo trova la propria realizzazione lavorando nella e per la comunità, rispettando le regole del gruppo e la sensibilità dei singoli".
Filippo Golin Resp. Manutenzione

"Un’ esperienza positiva…capitata nel momento giusto".
Stefano Moretti Resp. Area Centro Sud Vendite

"Un momento di pausa, di silenzio, di ascolto, alla fine del quale ci si accorge di portare a casa “pillole” di vita in comunità con gli altri, sensazioni e sentimenti cha raffioreranno come spunti e riferimenti utili alla propria professione, grazie".
Paolo Nalin Formatore

"Un’esperienza unica, una grande opportunità di confronto con una realtà dai valori solidi e forti. Un’occasione per ritrovare qualcosa da cui poter ricominciare".
Gianni Perino Vaiga Direttore Risorse Umane

"Se ogni mattina entrando in Azienda provassimo a pensare, anche solo per un attimo, che l’Impresa dove lavoriamo è nostra e che la condividiamo con i nostri colleghi, questo ci aiuterebbe a trovare motivazioni forti e per molti aspetti simili a quelle che trovano i monaci Benedettini nella loro vita comunitaria".
Silvio Peroni Logistic Manager

"Esperienza “mistica”: ho visto come mi piacerebbe essere nella vita di tutti i giorni con i miei genitori, con i miei figli, con i miei amici e con i colleghi di lavoro".
Umberto Pighi Controller di Gestione

"L’esperienza formativa nell’Abbazia Benedettina di Praglia con l’Abbey Programme® è stata intensa e bellissima. Vivere il ritmo e il silenzio dei monaci per tre giorni intravedendo la loro armonia interiore e serenità è una grande opportunità. Appare chiaro che la bellezza, la grandezza e la forza che abbiamo osservato vengono da un Altro. Personalmente rendo innanzitutto grazie a Dio. Il lavoro proposto dall’Abbey Programme® consente di intuire un modo più bello e sereno, ma anche efficiente di lavorare e vivere. Grazie alla mia Azienda e allo Studio Bianchi".
Davide Velati Resp. Acquisti Carta

martedì 18 settembre 2007

Per un piatto di pasta

Nei miei corsi di formazione ricordo sempre che il cibo è un bisogno primario dell’uomo; se poi si ha anche l’hobby della cucina diventa di vitale importanza poter “spadellare” più volte la settimana. Tuttavia, anche dietro ad un semplice piatto di pasta al sugo ci possono essere momenti di grande tensione.

L’acqua, salata al punto giusto, sta bollendo e il sugo è quasi pronto. Si “butta” la pasta e inizia il dramma: “Qual è il tempo di cottura consigliato?. Dova sta scritto sulla confezione? Perché devo leggere con attenzione tutto il pacchetto per capire che ci vogliono 8 minuti di cottura? Perché devo dedicarne 10 a leggere cose che non mi interessano?”

Sicuramente è un’esperienza comune a tanti di voi che evidenzia lo scarto tra funzionalità ed esigenze degli utilizzatori. Un problema che ritroviamo in tantissimi oggetti di uso comune ma anche nell’interfaccia di molti siti web.

A questo proposito mi viene in mente l'ottimo libro segnalatomi da una cara amica “La caffettiera del masochista” di Donal A. Norman che affronta con ironia e profondità casi simili a questo.
Avete anche voi una storia da raccontare?

domenica 16 settembre 2007

Randagio: la“griffe” a quattro zampe!

“La decisione di commercializzare e diffondere il marchio “Randagio – Life Style” è stata quasi “obbligata” visto l’enorme successo che i nostri articoli hanno avuto da sempre. Con il tempo, la qualità ricercata nei tessuti scelti, unita alla bellezza e all’originalità delle stampe applicate, hanno trasformato semplici T-shirt in pregiati capi di abbigliamento dal look accattivante e di tendenza”.

Gli Amici del Randagio Onlus presentano così nel loro sito l’idea innovativa di produrre e commercializzare capi di abbigliamento per sostenere le loro attività di volontariato nei canili di Mariano Comense ed Erba (Como). Li ho incontrati ieri al loro stand presso la manifestazione “L’isola che c’è”, la quarta fiera provinciale dell’economia e del consumo consapevole, e ho potuto toccare con mano la qualità e il bel design degli articoli che propongono.

Per chi fosse interessato nel loro sito c’è la lista dei negozi dove acquistare magliette, orologi, felpe, portachiavi e altri gadget.
Così quella che all’inizio sembrava solo una moda destinata ad una ristretta cerchia di persone si sta allargando sempre più.
Trovo che questo sia un’ottimo e “simpatico” sistema di autofinanziamento per aiutare i nostri amici a quattro zampe più sfortunati, un sistema che allo stesso tempo sensibilizza le persone al problema dell’abbandono degli animali. Quindi vista la lodevole iniziativa diamogli tutti…una zampa.

giovedì 13 settembre 2007

martedì 11 settembre 2007

Abbey Programme®: un altro articolo


Oggi Metro, il quotidiano nazionale a diffusione gratuita più letto in Italia, ha pubblicato nella sua edizione di Milano una mia intervista su Abbey Programme®. Eccovela.

domenica 9 settembre 2007

Curriculum? Sì, grazie

Di fronte al PC il candidato trema e, nel battere incerto sulla tastiera, comincia lentamente a delineare la storia della sua vita professionale. La legge e la rilegge, e pensa che tutta la sua esperienza debba pur valere qualcosa. Si immagina la faccia del selezionatore che ad un certo punto gli rivolgerà con tono perentorio una domanda fatale. Saprò rispondere e quale sarà la risposta giusta?

Tante volte mi chiedono come va scritto un curriculum ben fatto. Al di là del curriculum standard europeo che accomuna qualsiasi professione attribuendo un punteggio finale, occorre sempre essere brevi, chiari e personalizzare il curriculum a seconda di chi lo invieremo.

Recentemente mi è capitato di leggere una poesia della poetessa polacca premio Nobel per la Letteratura 1996 Wislawa Szymborska intitolata proprio “Scrivere un curriculum” (tratta da “Vista con un granello di sabbia: Poesie 1957 – 1993”, Adelphi, 2004)
che mi piace proporvi:

“Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare un curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente:
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta”.

Tenetemi, per favore, al corrente dei vostri successi e insuccessi anche se vi auguro solo i primi.

giovedì 6 settembre 2007

Pensiero del fine settimana

Arriva un momento speciale nella vita di ogni uomo, il momento per cui quell’uomo è nato. Quella speciale occasione, se riesce a coglierla, gli permetterà di adempiere alla sua missione, una missione per cui è destinato in modo esclusivo. In quel momento scoprirà la sua grandezza e sarà la sua ora migliore.

martedì 4 settembre 2007

I sensi della vita

Lo spunto oggi mi viene dato da David Le Breton, notissimo antropologo da cui ho tratto ispirazione per parecchi corsi.
Su Tuttolibri de La Stampa del 1° settembre è pubblicato un articolo che lo riguarda dal titolo “La nostra vita è a fior di pelle”.
Secondo Le Breton la pelle “fa la persona” e ne diventa filtro psichico e somatico. Tra i nostri sensi il tatto è fondamentale e ci aiuta a gestire le nostre correnti di simpatia e antipatia già da una stretta di mano, via via fino ad arrivare, passando per abbracci e carezze, all’abbattimento di tutte le barriere nell’eros.

Quante volte noi formatori insegniamo che la stretta di mano deve essere forte e decisa per trasmettere la nostra sicurezza e quante volte “a pelle” si sente se un affare “andrà in porto” o se quel collaboratore è la persona giusta.
Sono convinto che le relazioni anche nel lavoro passino attraverso i sensi e le emozioni. È quanto sostengo nel mio corso Strutturalmente®, un vero e proprio viaggio dalla pelle e gli istinti, alla passione del cuore fino al controllo attraverso la mente.

Capire chi ci sta di fronte attraverso i sensi ci aiuta a ritrovare l’umanità nei nostri rapporti e a personalizzare il nostro lavoro e la nostra vita, a parlare il linguaggio dell’altro senza dimenticarci chi siamo.
Senza “rischiare la pelle” qualche sentimento in più ci farà scoprire che il collega non è poi così antipatico o che abbiamo parlato troppo con la mente e poco col cuore ed è per questo che nessuno ci ha creduto.


domenica 2 settembre 2007

Tra le maglie della rete

“Può sembrare anacronistico, in questo mondo votato al consumismo che fagocita tutto e tutti, trovare una piccola realtà artigianale a conduzione familiare, simile a molte altre, che invece stanno scomparendo, decidere di ampliare il proprio bacino d'utenza posizionandosi sul web”.

Così Luigi e Gina Melcarne presentano sul web la loro attività di calzolai che ha già del singolare visto che Internet pullula di grosse società, multinazionali, studi professionali e di servizi ad alto contenuto tecnologico. Ma non è tutto perché la loro offerta è singolare in quanto la grande passione di Luigi, il motociclismo, lo ha portato a mettere le proprie capacità artigianali al servizio del suo hobby. Ha cominciato riparando l'abbigliamento per motociclisti, poi guanti, selle e borse sino ad essere segnalato dalla stessa Vibram quale riparatore ufficiale.

Non è l’unico caso curioso sul web.
Walter Sirtori, gestisce la macelleria di famiglia a Milano. “La mia famiglia inizia a lavorare nel negozio di Via Paolo Sarpi, 27 nell'anno 1951. Verso la fine degli anni 70, attraverso la scuola Steineriana vengo in contatto con aziende agricole della pianura padana che hanno trasformato il loro lavoro con il metodo di agricoltura biodinamico”. È possibile ordinare via mail, fax o telefono sapendo perfettamente la provenienza di ogni singolo boccone. Molto interessanti le preparazioni pronte da cuocere e le relative ricette.

Sono solo due esempi che ci dimostrano come le cose possono essere fatte in grande, con professionalità, sfruttando le potenzialità della rete ma sempre con l’amore e la passione per il proprio lavoro.


giovedì 30 agosto 2007

Il Festival della Mente

Oggi anziché l’abituale pensiero del fine settimana vi invito alla quarta edizione del “Festival della Mente” di Sarzana (La Spezia) da domani 31 agosto al 2 settembre.

48 appuntamenti (anche per bambini e ragazzi), una particolare attenzione alle prospettive dell'antropologia, all'arte, un'originale approccio alla poesia e due serie di letture commentate dedicate a Einstein e alle invasioni barbariche. Un momento interessante per fare crescere idee nuove.

Nel sito del Festival è possibile ascoltare gli interventi delle edizioni precedenti.



martedì 28 agosto 2007

Le differenze insegnano

Gli uomini non possono radersi, le donne portano gonne lunghe e Dio conta le loro lacrime. Una spericolata donna poliziotto nel mondo della rigida comunità ebraica di New York indaga su un omicidio. Tra persone che “tornano” per cercare una spiritualità antica che li guidi, un uomo, ebreo osservante e una donna poliziotto, forte ed emancipata, condividono i loro mondi. Mentre cercano la verità, insieme scoprono che l’essere diversi insegna sempre.

E’ la trama del film di Sidney Lumet: “Un' estranea fra noi” che ho rivisto recentemente. Risale al 1993, ma è sempre bello sia per l’originalità del tema trattato che per la regia.

Confesso che è un film che ho spesso utilizzato durante i miei corsi quando parlo della comunicazione nel campo delle differenze culturali e intersettoriali all’interno della stessa azienda.

Nel film, dietro a quella che sembra l’eterna storia d’amore impossibile, intravediamo due mondi che si scontrano e che solo apparentemente non avranno mai niente in comune.
Anch’io sono la causa dell’incontro tra mondi diversi quando porto le persone in monastero con Abbey Programme® e quando faccio sperimentare la “via della spada” con Samurai Lab®.

I mondi paralleli esistono ed esisteranno sempre finchè ci saranno culture e background culturali differenti. La bellezza sta nello scoprire i punti di incontro e come dietro a gesti banali a volte ci siano secoli di significati profondi ancora validi fino ad oggi. Se culture antiche si riflettono nella modernità significa che hanno ancora da insegnare e solo l’uomo aperto di mente può cogliere quegli eterni valori che fanno dell’umanità un piccolo grande paese (come la comunità ebraica di New York) dove tutti si conoscono e dove solo gli “estranei” non sapranno mai sentirsi a casa anche se dimorano “fra noi”.

venerdì 24 agosto 2007

Le emozioni

Cos'è un’emozione? Come funziona? Come possiamo descriverla?
Sono domande che un formatore esperto ha di sicuro affrontato più di qualche
volta cercando le risposte adeguate sul campo.

Le emozioni hanno radici profonde neurobiologiche e possono modificarsi con
le esperienze che viviamo e immagazziniamo. Ci aiutano a relazionarci e parlano agli altri di noi e di come siamo e viceversa.

È quello che sostiene Keith Oattley nel suo libro
“Breve storia delle
emozioni”.
È stato interessante per me vivere la pausa estiva in compagnia di questo libro, per nulla noioso.
Ho avuto modo di reincontrare tante scuole di
pensiero a cui mi ispiro nei miei corsi (intelligenza emotiva, scuole mediche e psichiatriche, filosofiche e sociologiche).

Nel panorama descritto nel libro, tra l’altro molto vasto, le parti che ho trovato più interessanti sono le “storie” perchè raccontano in modo analitico le strategie elaborate per regolare e gestire le emozioni di chi le ha vissute sia come protagonista che come terapeuta.

giovedì 23 agosto 2007

martedì 21 agosto 2007

Voci anonime e gridi d’aiuto

Il numero verde sembrava una benedizione.
Per cominciare è gratuito, poi c’è sempre qualcuno che ti ascolta.

Purtroppo non sempre è così e Claudio Magris ce ne parla proprio il giorno di ferragosto nella pagina Cultura de Il Corriere della Sera in un articolo dal titolo “La maledizione del numero verde”.

Che anche Magris sia incappato in un elettrodomestico rotto, in un cellulare inutilizzabile o nella catastrofe di una valigia persa alla Malpensa? Non lo so, ma è certo che anche lui deve aver provato cosa vuol dire essere dirottato nella ragnatela dei numeri a cascata per ottenere determinati servizi: poi, alla fine, arriva una voce che ci dice che non si può fare niente. È fredda, spersonalizzata, disinteressata, anonima anche se preceduta dal numero dell’operatore.

“Al posto delle gentili centraliniste d’un tempo si rivolge a noi soltanto un verbo asettico e neutro che non si fa carne…” è vero, se la macchina alla fine non può sostituire l’uomo perché rendere l’uomo una macchina? E quella voce anonima non ascolta perché, freudianamente parlando, il problema non lo sente suo e nell’infinita casistica non può nemmeno risolverlo.

Pochi giorni prima di ferragosto ci ho provato anch’io. Prima su Internet poi al fatidico numero verde. Il mio era un problema di cellulare: nella mia abissale ignoranza tecnologica non riuscivo ad attivare alcuni servizi e disattivarne altri. Alla fine ho ceduto e sono ritornato dal negoziante dove un giovane sorridente mi ha risolto in pochi minuti il problema.
Si è anche soffermato a parlare della mia attività segnalandomi un uso più corretto e stampandomi le istruzioni da seguire. Al termine della conversazione, risolto il tutto, mi ha rimandato a casa con un “torni pure per qualsiasi necessità” seguito da un sorriso che diceva “amo il mio lavoro e risolvere i problemi altrui” e da una stretta di mano che mi dava l’idea di conoscerlo da sempre.

Non è niente di nuovo, è solo una persona a cui piace il suo lavoro, che ascoltando risolve piccoli problemi quotidiani che per lui sono sciocchezze e per noi rogne inimmaginabili.
Lo citerò nei miei corsi, sempre, perché quando si incontrano questi “esseri in estinzione” è bene ricordare che tutti possiamo essere così, basta imparare a vivere il nostro lavoro da persone e non da automi.


giovedì 9 agosto 2007

Pensiero del fine settimana

Il lavoro è come un palo: ha due capi.
Se lavori per uno che se ne intende gli dai la qualità,
ma se lo fai per uno stupido, basta contentare l’occhio.

Aleksandr Solzhenitsyn

martedì 7 agosto 2007

Per migliorare bisogna cambiare

Kaizen (改善) è una metodologia giapponese di miglioramento continuo, passo a passo, che applicato in campo imprenditoriale coinvolge l'intera struttura aziendale.
Il termine Kaizen è la composizione di due termini giapponesi: KAI (cambiamento) e ZEN (meglio). Quello che l’etimologia ci vuole insegnare è che per migliorare bisogna cambiare.

La logica del cambiamento è innata nell’uomo: i bambini imparano presto a camminare e a cibarsi da soli basandosi sull’istinto. Lo stesso processo avviene anche in chi lavora; si impara un mestiere per poi applicarlo. Il problema nasce nella seconda fase, quando cioè “si ha imparato” e non si è più disposti al cambiamento per cui ci si fossilizza nella ripetitività delle azioni e nella noia della consuetudine.

“Imparare ad imparare” nell’età adulta sembra più difficile perché non si vuole ammettere che per aggiornarsi e crescere serve automotivazione e tanta disciplina. Chi non sa usarle avrà difficoltà a raggiungere una piena realizzazione personale e sul lavoro diventerà terribilmente abitudinario frenando sia la propria crescita che quella dell’azienda. Se questa persona è un manager, con responsabilità di altre persone, potete immaginare il danno che può provocare.

Kaizen è un termine che uso spesso in Samurai Lab®: crescere significa combattere sempre contro le proprie pigrizie mentali, uscire dagli schemi, creare nuove buone abitudini e mantenerle nel tempo.

Si dice che le aziende che non si rapportano al mercato chiudono. Io credo che gli uomini che non si rapportano al miglioramento continuo portino le aziende a chiudere.
Per questo, come dei samurai, dobbiamo crescere sempre, allenarci con costanza a ricercare nel nostro cuore fonti di ispirazione per noi e per gli altri e fermarci solo per godere dei successi o per riflettere sugli insuccessi per ripartire con maggiore determinazione verso la prossima battaglia.

domenica 5 agosto 2007

Coltivare l’orto e se stessi

Qualche giorno fa un’amica conosciuta durante un viaggio a Berna, mi ha inviato un bellissimo libro dal tema inusuale che vi consiglio di leggere durante la pausa estiva: “L’arte di coltivare l’orto e se stessi”.
“Come si coltiva un orto? Attraverso quali atti? Che cosa c’è da mettere in gioco?” Sono le domande che l’autrice Adriana Bonavia Giorgetti si fa all’inizio di questo libro. Naturalmente non è un trattato di orticoltura, né una raccolta di istruzioni per coltivare se stessi, ma la scoperta dell’orto come luogo per reimparare il senso del lavoro.
Mentre le piante ci parlano tra prezzemolo, basilico e altri ortaggi si può capire il senso di una pazienza antica in cui l’azione di oggi ha bisogno di tempo per crescere, per maturare e darci poi i suoi frutti. I gesti per coltivare un orto sono sempre semplici, ma attenti, di una ritualità antica in cui contemplazione e meditazione si mescolano alla cura e alla razionalità.

“Da un fagiolo di un centimetro nasce una pianta che a sviluppo completo occuperà parecchio spazio in altezza e larghezza per cui l’attenzione deve svilupparsi al futuro” quale migliore insegnamento per uomini prospettati a creare o dirigere imprese? Come sempre la natura, anche se delimitata in piccole aiuole, ci insegna a recuperare noi stessi e a non staccarci mai dal nostro piccolo orto interiore che richiede sempre più cure di quelle che normalmente gli concediamo.
Chi semina raccoglie…

giovedì 2 agosto 2007

Pensiero del fine settimana

Il pessimista si lamenta del vento avverso,
l’ottimista si aspetta che cambi,
il realista aggiusta le vele.


Motto del veliero Capitan Miranda della Marina Uruguaiana

martedì 24 luglio 2007

Scienza e armonia di spirito

Sapevate che le proteine “cantano”? E quando stanno bene la musica è melodiosa. La notizia è apparsa su Tuttoscienze de La Stampa mercoledì 18 luglio (il pdf è scaricabile qui). La biologa e pianista Rie Takahashi e lo scienziato Jeffrey Miller sono riusciti a fare vibrare i tasti del pianoforte in un concerto melodioso di molecole. Se visitate il loro sito potete anche sentirle.
L’armonia è dunque già scritta nel nostro DNA, ma la vita intorno a noi è frastornante e richiede uno sforzo in più per ricreare un ordine che produca un effetto sonoro armonico.

In un’azienda creare l’armonia è molto complicato perché spesso ogni “testa” vuol suonare un solo “tasto”: facendo così non nasce nessun accordo, ma solo semplici isolati suoni che sentiti dall’esterno risultano incomprensibili e sgradevoli. E’ necessario imparare a ricreare quell’armonia di spirito che esiste già nel nostro DNA e portarla nella vita di tutti i giorni. Come?
Anche qui sono i monaci benedettini ad indicarci la strada e i partecipanti di Abbey Programme® hanno la possibilità di conoscere e approfondire il “modello dinamico della spiritualità” che aiuta a ricreare armonia nella vita perché permette di bilanciarne meglio i vari aspetti: lavoro, tempo libero, riposo, valori…

Un tempo si pensava che scienza e armonia di spirito fossero in disaccordo, Rie Takahashi e Jeffrey Miller ci dimostrano che l’accordo c’è e suona anche molto bene.
E dopo tutta questa bella chiacchierata penso proprio che andrò ad esercitare al pianoforte le mie proteine.

domenica 22 luglio 2007

Salone Anna: lavori in corso

Dopo la fase 1, sto proseguendo la formazione di Anna e delle sue ragazze e proprio lunedì scorso si è conclusa la fase 2 del corso Samurai Lab® “Sempre più unite, sempre più forti”.

Ecco qui il loro commento: “E’ stato un corso diverso dai soliti noiosi corsi di comportamento, comunicazione e automotivazione. È stato un modo interessante di imparare in modo attivo “giocando”, di lavorare in gruppo conoscendoci di più. Concludiamo con il grido di attacco dei samurai dicendo tutte insieme “eey…yaa…thoo!”.

La loro formazione riprenderà a settembre prima della partenza di Simona per Miss Italia dove parteciperà come truccatrice e avrà modo di dimostrare la sua bravura e la sua abilità.
Nel frattempo i lavori di ristrutturazione della nuova sede del Salone Anna vanno avanti e, anche se dalla foto non si può ancora vedere molto, la struttura sta prendendo forma.

martedì 17 luglio 2007

40 anni, punto e a capo

Ho appena terminato di leggere il libro di Aldo Nove a dir poco sconvolgente che vi consiglio: “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…”
Il libro è composto da interviste a quarantenni e ultraquarantenni costretti a fare i conti con un mercato del lavoro estremamente competitivo nel quale si dovrà lavorare sempre più anni e dove gli spazi saranno sempre meno.

Ho voluto vederci ancora più chiaro e sono riuscito (tramite un amico dirigente cinquantenne che ha vissuto e sta vivendo questa tragedia sulla sua pelle) a parlare con il Dr. Giuseppe Zaffarano presidente dell’Associazione Over 40.
Il Dr. Zaffarano con la sua associazione sostiene tutti quegli Over 40 che non riescono a collocarsi o ricollocarsi nel mercato del lavoro. L’impegno è grande soprattutto sotto il profilo del sostegno psicologico e di formazione al ricollocamento che spesso tarda ad arrivare o non arriva…

Così il Dr. Zaffarano nel suo sito descrive le sensazioni e le preoccupazioni di chi sta vivendo questa drammatica esperienza:
“Le giornate diventano un calvario e ti innervosisci sempre più perché ti accorgi che il mercato del lavoro rifiuta i "lavoratori maturi" a favore di altri che costano meno perché hanno incentivi all'assunzione. In sostanza per te si allontanano le speranze di reinserirti nel mondo del lavoro. Allora cosa fai ?
Cominci a girare presso amici e parenti alla ricerca di una soluzione, ti affidi alle agenzie di lavoro interinale o alle agenzie del lavoro, ma ti accorgi che spesso possono farti solo promesse perché anche loro trovano difficoltà a collocarti per via dell'età. Oppure arrivi ad accettare il lavoro offerto da "pirati commerciali" che giocando sulla tua condizione, ti fanno balenare l'idea di risolvere i problemi con miracolose offerte di franchising o di network marketing. Dopo un pò ti accorgi che tu lavori, ma in realtà i veri guadagni li fanno gli altri.
Insomma le tenti tutte senza molto successo e con una aggravante: essendo passato molto tempo ti accorgi di perdere a poco a poco quella professionalità che avevi acquisito e ti senti tagliato fuori.
A questo punto, se non sei preso dallo sconforto o dalla depressione, senti il bisogno di confrontarti, di verificare se e quante persone sono nella tua condizione, di lavorare insieme a loro per far sentire la voce di gruppo e non quella singola. Senti il desiderio di far emergere e far conoscere a tutti, politici e amministratori, questa drammatica condizione sociale, ma senti anche la necessità di impegnarti, insieme agli altri, a cercare soluzioni al problema”.
Credo che i commenti siano superflui: spero solo di poter continuare ad aiutare con il mio lavoro le persone a trovare sempre la motivazione necessaria per andare avanti, e per riuscire a superare il peggio se mai dovesse verificarsi.

domenica 15 luglio 2007

Viva Power Point

Power Point compie vent’anni e come ci segnala l’interessantissimo blog di Garr Reynolds anche il Wall Street Journal dedica un’articolo a questa ricorrenza. Tanti o pochi che siano, tra usi ed abusi, Power Point è entrato a far parte della vita quotidiana di molti. La polizia e i carabinieri lo usano per presentare alla stampa il risultato delle ultime operazioni, gli insegnanti nelle scuole per le lezioni, ne sono contagiati anche i politici ma anche i religiosi che lo utilizzano per le loro celebrazioni o per le attività parrocchiali.

I formatori, ed io per primo, l’abbiamo e lo continuiamo a sfruttare all’osso e in anni di formazione ne ho viste di tutti i colori. Sì, proprio così, perché quello che doveva essere, ed è, solo uno strumento per riassumere, per puntualizzare i passaggi chiave di un ragionamento più articolato (espresso di solito in un classico documento word), ne ha preso il posto con effetti micidiali e devastanti.
Prendete per esempio il fascino perverso delle slides ipercolorate, con fondi mirabolanti e scritte con font improbabili che arrivano da destra, da sinistra, dall’alto oppure i testi lunghissimi che anziché essere dei riassunti sono delle vere e proprie tesi su slides. In molte occasioni ho visto Power Point diventare più importante del formatore stesso che si limitava solo a leggere quello che proiettava.

Le aziende ormai lo adorano: se presenti un corso con meno di trenta slides non è un corso valido. In un’azienda, il responsabile edp, lo chiamava “programma di Punto di Potere”: e proprio lo è, il potere di chi tiene la lezione e in scacco i partecipanti.
La parola moderazione non è nel vocabolario di noi formatori che vediamo in questo strumento un ottimo sistema per dimostrare una cultura che a volte non abbiamo. Ci sono cascato anch’io: sono rimasto attratto dalla grafica, delle frasi e dagli sfondi colorati. Qualche volta mi sono trovato in difficoltà perché preso dall’euforia dei colori, le parole non erano leggibili durante la proiezione.

Power Point è comunque valido e utile, e proprio perché schematico aiuta a focalizzare le idee. D’ora in poi mi impegno ad usarlo solo così. Già in alcuni corsi come Samurai Lab® e Abbey Programme® l’ho rimpiazzato con le esperienze delle persone, sicuramente più importanti di qualsiasi testo scritto.
Buon compleanno Power Point.

martedì 10 luglio 2007

Siamo sempre viandanti

Mi ha colpito molto leggere in un sito interamente dedicato a Excel, sito che per altro vi consiglio di consultare per la ricchezza, l'ampiezza delle informazioni e delle "dritte " per l'uso di questo software, la definizione “viandanti di Internet”.

Mi è piaciuta molto perché racchiude in sè il passato più remoto e il futuro più “futuro”, e mi ha subito richiamato alla mente gli antichi viandanti medievali che per purificare l’anima dai loro peccati si mettevano in cammino per raggiungere i luoghi di fede. Un’altra immagine che evoca è quella dei “clerici vagantes” che per necessità di studio vagavano di città in città per poter approfondire la loro cultura.
E quanto hanno giovato in questi
percorsi le Abbazie benedettine di tutto il mondo che ospitavano gli uni e gli altri alla ricerca di un pasto caldo e un giaciglio o di un sapere più profondo.

Chissà perché ma il viandante mi è simpatico, lo immagino sporco,
stanco, su un asino o a piedi, con poche cose, semplici ed essenziali e con tanta, tanta speranza e voglia di cambiamento. Quante volte mi sono sentito e mi sento ancora viandante!

Allora, quando il nostro vagare di sito in sito, di blog in blog diventa
questa “via”, eccoci trasformati in moderni viandanti che percorrono le vie elettroniche della rete alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo o di interessante.

Ai viandanti di Internet che bussano al mio blog il mio benvenuto più
caloroso, chiunque essi siano.

domenica 8 luglio 2007

Ora et labora: ristampa

E’ di qualche giorno fa la notizia che Xenia, il mio editore, ha confermato l’ottimo risultato delle vendite del mio libro “Ora et Labora” tanto che è già stata avviata una ristampa.

Sono molto contento di questo successo: proprio ieri ho ricevuto una mail da una lettrice di Brescia che mi faceva i complimenti.

Tutto questo è molto stimolante e mi fa venir voglia di “prendere in mano carta e penna un’altra volta”.

Grazie a tutti

martedì 3 luglio 2007

Ante Litteram: un gradito ritorno

In un precedente post ho già avuto modo di parlarvi di Valentina Biraghi e della associazione Ante Litteram. La loro mostra "Idee Segni, Idee Sogni. Percorso dal pensiero al segno inciso nell'arte rupestre della Val Camonica" sta riscuotendo un vero successo e verrà riproposta presso la Biblioteca di Crescenzago (Milano) dal 2 luglio al 30 settembre 2007 con i seguenti orari:
Lu Ma Gi Ve 9.00-22.00
Me 14.00-22.00
Sa 9.00-19.00
Dal 9.07 al 3.08 e dal 20 al 25.08 la Biblioteca osserverà l'orario estivo:
Lu-Sa 9.00-14.15
Chiusura estiva: dal 4 al 19 agosto

domenica 1 luglio 2007

Formazione in aula o esperienziale o outdoor, o a distanza o altro? - 3

Ho chiesta ad Andrea Laus, mio partner in diversi progetti ed esperto multimediale, di scrivere un post proprio sulla formazione a distanza. Lo pubblico tale e quale; grazie Andrea.

“Incontro 2 aziende al giorno. Per 5 giorni alla settimana, tutto l’anno. Quasi tutti gli interlocutori hanno già fatto qualche esperienza di formazione a distanza. Di questi almeno la metà si lamenta: “i nostri dipendenti non si affezionano, l’e-learning non riesce a coinvolgere… molto meglio l’aula”.
Cerco di capire meglio. Anche perché è come se, parlando di cucina, mi dicessero: “il primo non piace ai nostri clienti, meglio un buon arrosto”.

Poi diamo una occhiata al loro e-learning. E tutto diventa chiaro. Hanno messo on-line dei contenuti “da sfogliare”, nel senso vero del termine: l’utente clicca, legge, guarda, qualche volta (raramente) ascolta e clicca di nuovo, verso la pagina successiva. Alla fine risponde a tre domande e tutto finisce lì.
Mi viene in mente che l’equivalente, in aula, sarebbe far sedere le persone al loro posto e, invece di un docente, mettere il mezzobusto del telegiornale (ma quello che usano quando c’è lo sciopero dell’informazione, avete presente del tipo: “sono stato autorizzato dal comitato di redazione… solo notizie senza servizi esterni…” eccetera). Questo sale in cattedra ed inizia a snocciolare i contenuti del corso, senza emozione, senza coinvolgere, senza interagire. Esci dall’aula e cosa pensi? “Ma che razza di corso era? I corsi in aula non sono interessanti!”.

Questo paragone ci fa sorridere: la formazione d’aula è così radicata nella nostra cultura che a nessun trainer verrebbe mai in mente di organizzare in questo modo un corso (sebbene ciascuno di noi abbia prima o poi partecipato ad un corso “poco interessante” o “noioso”, e di solito la colpa è del docente).

Eppure, quando si parla di formazione a distanza, la maggior parte delle aziende ancora non riesce ad associare questa esperienza (perché, ricordiamocelo, per l’utente è prima di tutto una esperienza) ad un banale ma fondamentale concetto di fondo: chi partecipa, e sottolineo partecipa, ad un corso deve essere coinvolto.
E’ ovvio che il modo di coinvolgere il discente in aula è e deve essere diverso dal modo in cui lo si coinvolge on-line. Ma comunque va coinvolto. Altrimenti la formazione (che sia in aula o davanti a un pc) non funziona.

Per fortuna qualche esempio di corsi on-line che prima di tutto mirano a coinvolgere gli utenti c’è. E funziona. Le persone sono attratte da questo tipo di formazione. E in questi casi non si pone più il dilemma aula o on-line, quasi fossero alternative inconciliabili. Anzi, quando si riesce a coinvolgere lo si può fare anche mixando le tecniche. Vedi ad esempio l’approccio Abbey Programme® e i simulatori multimediali, di cui abbiamo già accennato qualcosa.

Comunque, questa davvero è l’alba dell’e-learning. Nel senso che manca ancora parecchia strada da fare prima che si raggiunga una vera consapevolezza di come fare un e-learning efficace. Noi saremo sempre qui, e vi aggiorneremo sui progressi di questo bimbo in fasce.”