martedì 17 luglio 2007

40 anni, punto e a capo

Ho appena terminato di leggere il libro di Aldo Nove a dir poco sconvolgente che vi consiglio: “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…”
Il libro è composto da interviste a quarantenni e ultraquarantenni costretti a fare i conti con un mercato del lavoro estremamente competitivo nel quale si dovrà lavorare sempre più anni e dove gli spazi saranno sempre meno.

Ho voluto vederci ancora più chiaro e sono riuscito (tramite un amico dirigente cinquantenne che ha vissuto e sta vivendo questa tragedia sulla sua pelle) a parlare con il Dr. Giuseppe Zaffarano presidente dell’Associazione Over 40.
Il Dr. Zaffarano con la sua associazione sostiene tutti quegli Over 40 che non riescono a collocarsi o ricollocarsi nel mercato del lavoro. L’impegno è grande soprattutto sotto il profilo del sostegno psicologico e di formazione al ricollocamento che spesso tarda ad arrivare o non arriva…

Così il Dr. Zaffarano nel suo sito descrive le sensazioni e le preoccupazioni di chi sta vivendo questa drammatica esperienza:
“Le giornate diventano un calvario e ti innervosisci sempre più perché ti accorgi che il mercato del lavoro rifiuta i "lavoratori maturi" a favore di altri che costano meno perché hanno incentivi all'assunzione. In sostanza per te si allontanano le speranze di reinserirti nel mondo del lavoro. Allora cosa fai ?
Cominci a girare presso amici e parenti alla ricerca di una soluzione, ti affidi alle agenzie di lavoro interinale o alle agenzie del lavoro, ma ti accorgi che spesso possono farti solo promesse perché anche loro trovano difficoltà a collocarti per via dell'età. Oppure arrivi ad accettare il lavoro offerto da "pirati commerciali" che giocando sulla tua condizione, ti fanno balenare l'idea di risolvere i problemi con miracolose offerte di franchising o di network marketing. Dopo un pò ti accorgi che tu lavori, ma in realtà i veri guadagni li fanno gli altri.
Insomma le tenti tutte senza molto successo e con una aggravante: essendo passato molto tempo ti accorgi di perdere a poco a poco quella professionalità che avevi acquisito e ti senti tagliato fuori.
A questo punto, se non sei preso dallo sconforto o dalla depressione, senti il bisogno di confrontarti, di verificare se e quante persone sono nella tua condizione, di lavorare insieme a loro per far sentire la voce di gruppo e non quella singola. Senti il desiderio di far emergere e far conoscere a tutti, politici e amministratori, questa drammatica condizione sociale, ma senti anche la necessità di impegnarti, insieme agli altri, a cercare soluzioni al problema”.
Credo che i commenti siano superflui: spero solo di poter continuare ad aiutare con il mio lavoro le persone a trovare sempre la motivazione necessaria per andare avanti, e per riuscire a superare il peggio se mai dovesse verificarsi.

domenica 15 luglio 2007

Viva Power Point

Power Point compie vent’anni e come ci segnala l’interessantissimo blog di Garr Reynolds anche il Wall Street Journal dedica un’articolo a questa ricorrenza. Tanti o pochi che siano, tra usi ed abusi, Power Point è entrato a far parte della vita quotidiana di molti. La polizia e i carabinieri lo usano per presentare alla stampa il risultato delle ultime operazioni, gli insegnanti nelle scuole per le lezioni, ne sono contagiati anche i politici ma anche i religiosi che lo utilizzano per le loro celebrazioni o per le attività parrocchiali.

I formatori, ed io per primo, l’abbiamo e lo continuiamo a sfruttare all’osso e in anni di formazione ne ho viste di tutti i colori. Sì, proprio così, perché quello che doveva essere, ed è, solo uno strumento per riassumere, per puntualizzare i passaggi chiave di un ragionamento più articolato (espresso di solito in un classico documento word), ne ha preso il posto con effetti micidiali e devastanti.
Prendete per esempio il fascino perverso delle slides ipercolorate, con fondi mirabolanti e scritte con font improbabili che arrivano da destra, da sinistra, dall’alto oppure i testi lunghissimi che anziché essere dei riassunti sono delle vere e proprie tesi su slides. In molte occasioni ho visto Power Point diventare più importante del formatore stesso che si limitava solo a leggere quello che proiettava.

Le aziende ormai lo adorano: se presenti un corso con meno di trenta slides non è un corso valido. In un’azienda, il responsabile edp, lo chiamava “programma di Punto di Potere”: e proprio lo è, il potere di chi tiene la lezione e in scacco i partecipanti.
La parola moderazione non è nel vocabolario di noi formatori che vediamo in questo strumento un ottimo sistema per dimostrare una cultura che a volte non abbiamo. Ci sono cascato anch’io: sono rimasto attratto dalla grafica, delle frasi e dagli sfondi colorati. Qualche volta mi sono trovato in difficoltà perché preso dall’euforia dei colori, le parole non erano leggibili durante la proiezione.

Power Point è comunque valido e utile, e proprio perché schematico aiuta a focalizzare le idee. D’ora in poi mi impegno ad usarlo solo così. Già in alcuni corsi come Samurai Lab® e Abbey Programme® l’ho rimpiazzato con le esperienze delle persone, sicuramente più importanti di qualsiasi testo scritto.
Buon compleanno Power Point.

martedì 10 luglio 2007

Siamo sempre viandanti

Mi ha colpito molto leggere in un sito interamente dedicato a Excel, sito che per altro vi consiglio di consultare per la ricchezza, l'ampiezza delle informazioni e delle "dritte " per l'uso di questo software, la definizione “viandanti di Internet”.

Mi è piaciuta molto perché racchiude in sè il passato più remoto e il futuro più “futuro”, e mi ha subito richiamato alla mente gli antichi viandanti medievali che per purificare l’anima dai loro peccati si mettevano in cammino per raggiungere i luoghi di fede. Un’altra immagine che evoca è quella dei “clerici vagantes” che per necessità di studio vagavano di città in città per poter approfondire la loro cultura.
E quanto hanno giovato in questi
percorsi le Abbazie benedettine di tutto il mondo che ospitavano gli uni e gli altri alla ricerca di un pasto caldo e un giaciglio o di un sapere più profondo.

Chissà perché ma il viandante mi è simpatico, lo immagino sporco,
stanco, su un asino o a piedi, con poche cose, semplici ed essenziali e con tanta, tanta speranza e voglia di cambiamento. Quante volte mi sono sentito e mi sento ancora viandante!

Allora, quando il nostro vagare di sito in sito, di blog in blog diventa
questa “via”, eccoci trasformati in moderni viandanti che percorrono le vie elettroniche della rete alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo o di interessante.

Ai viandanti di Internet che bussano al mio blog il mio benvenuto più
caloroso, chiunque essi siano.

domenica 8 luglio 2007

Ora et labora: ristampa

E’ di qualche giorno fa la notizia che Xenia, il mio editore, ha confermato l’ottimo risultato delle vendite del mio libro “Ora et Labora” tanto che è già stata avviata una ristampa.

Sono molto contento di questo successo: proprio ieri ho ricevuto una mail da una lettrice di Brescia che mi faceva i complimenti.

Tutto questo è molto stimolante e mi fa venir voglia di “prendere in mano carta e penna un’altra volta”.

Grazie a tutti

martedì 3 luglio 2007

Ante Litteram: un gradito ritorno

In un precedente post ho già avuto modo di parlarvi di Valentina Biraghi e della associazione Ante Litteram. La loro mostra "Idee Segni, Idee Sogni. Percorso dal pensiero al segno inciso nell'arte rupestre della Val Camonica" sta riscuotendo un vero successo e verrà riproposta presso la Biblioteca di Crescenzago (Milano) dal 2 luglio al 30 settembre 2007 con i seguenti orari:
Lu Ma Gi Ve 9.00-22.00
Me 14.00-22.00
Sa 9.00-19.00
Dal 9.07 al 3.08 e dal 20 al 25.08 la Biblioteca osserverà l'orario estivo:
Lu-Sa 9.00-14.15
Chiusura estiva: dal 4 al 19 agosto

domenica 1 luglio 2007

Formazione in aula o esperienziale o outdoor, o a distanza o altro? - 3

Ho chiesta ad Andrea Laus, mio partner in diversi progetti ed esperto multimediale, di scrivere un post proprio sulla formazione a distanza. Lo pubblico tale e quale; grazie Andrea.

“Incontro 2 aziende al giorno. Per 5 giorni alla settimana, tutto l’anno. Quasi tutti gli interlocutori hanno già fatto qualche esperienza di formazione a distanza. Di questi almeno la metà si lamenta: “i nostri dipendenti non si affezionano, l’e-learning non riesce a coinvolgere… molto meglio l’aula”.
Cerco di capire meglio. Anche perché è come se, parlando di cucina, mi dicessero: “il primo non piace ai nostri clienti, meglio un buon arrosto”.

Poi diamo una occhiata al loro e-learning. E tutto diventa chiaro. Hanno messo on-line dei contenuti “da sfogliare”, nel senso vero del termine: l’utente clicca, legge, guarda, qualche volta (raramente) ascolta e clicca di nuovo, verso la pagina successiva. Alla fine risponde a tre domande e tutto finisce lì.
Mi viene in mente che l’equivalente, in aula, sarebbe far sedere le persone al loro posto e, invece di un docente, mettere il mezzobusto del telegiornale (ma quello che usano quando c’è lo sciopero dell’informazione, avete presente del tipo: “sono stato autorizzato dal comitato di redazione… solo notizie senza servizi esterni…” eccetera). Questo sale in cattedra ed inizia a snocciolare i contenuti del corso, senza emozione, senza coinvolgere, senza interagire. Esci dall’aula e cosa pensi? “Ma che razza di corso era? I corsi in aula non sono interessanti!”.

Questo paragone ci fa sorridere: la formazione d’aula è così radicata nella nostra cultura che a nessun trainer verrebbe mai in mente di organizzare in questo modo un corso (sebbene ciascuno di noi abbia prima o poi partecipato ad un corso “poco interessante” o “noioso”, e di solito la colpa è del docente).

Eppure, quando si parla di formazione a distanza, la maggior parte delle aziende ancora non riesce ad associare questa esperienza (perché, ricordiamocelo, per l’utente è prima di tutto una esperienza) ad un banale ma fondamentale concetto di fondo: chi partecipa, e sottolineo partecipa, ad un corso deve essere coinvolto.
E’ ovvio che il modo di coinvolgere il discente in aula è e deve essere diverso dal modo in cui lo si coinvolge on-line. Ma comunque va coinvolto. Altrimenti la formazione (che sia in aula o davanti a un pc) non funziona.

Per fortuna qualche esempio di corsi on-line che prima di tutto mirano a coinvolgere gli utenti c’è. E funziona. Le persone sono attratte da questo tipo di formazione. E in questi casi non si pone più il dilemma aula o on-line, quasi fossero alternative inconciliabili. Anzi, quando si riesce a coinvolgere lo si può fare anche mixando le tecniche. Vedi ad esempio l’approccio Abbey Programme® e i simulatori multimediali, di cui abbiamo già accennato qualcosa.

Comunque, questa davvero è l’alba dell’e-learning. Nel senso che manca ancora parecchia strada da fare prima che si raggiunga una vera consapevolezza di come fare un e-learning efficace. Noi saremo sempre qui, e vi aggiorneremo sui progressi di questo bimbo in fasce.”


giovedì 28 giugno 2007

Pensiero del fine settimana

L’etica non è la dottrina che ci insegna come essere felici,
ma quella che ci insegna come possiamo fare
per renderci degni della felicità
Immanuel Kant (1724 – 1804)

martedì 26 giugno 2007

Samurai Lab®: intervista

“Incentivare”, l’unica rivista italiana specializzata nelle tecniche di motivazione aziendale ha pubblicato nel numero di maggio un dossier di Ofelia Figus su Samurai Lab®.

Potete scaricarlo interamente da qui.

Grazie Ofelia per la possibilità che mi hai offerto di parlare ancora una volta di Samurai Lab®.

giovedì 21 giugno 2007

Abbey Programme® 17/19 giugno

Martedì scorso, 19 giugno ero all'Abbazia di Praglia (Padova) con i partecipanti al corso Abbey Programme®.
Qui sopra ci potete vedere nella classica foto di fine corso in compagnia del Padre Abate.
Lascio ora la parola ai partecipanti per descrivere le loro impressioni sull'esperienza appena conclusa.

"La sensazione più chiara che ho percepito è di umiltà ed eguaglianza con uno spiccato senso della fede e del non ozio. Mi ha colpito la massima programmazione per non avere stress. La mia impressione è che nella società non si possa attuare completamente uno stile vita di questo genere. Sicuramente si possono prendere spunti per non ritrovarsi nell'anarchia. In una realtà imprenditoriale già avviata può essere duro inserire il rispetto delle regole cosi inquadrato e rigido, ma spero di riuscire a trasmettere ai nostri collaboratori che il rispetto delle regole porta a loro molte migliorie.
Alcuni momenti come la cena sono stati di grande difficoltà, perché non sono abituato al silenzio, ma mi ha dato la possibilità di capire che ascoltare di più e parlare meno può servire a riflettere prima di agire".
Valerio, imprenditore e consulente d’immagine,
Salone MV - Correggio


"Questo corso ci ha insegnato che ci sono molti punti in comune tra la nostra quotidianità e la vita del monastero soprattutto per gli aspetti della gerarchia, delle regole e della dedizione che si deve avere in tutto. Il corso è stato molto duro, ma veramente istruttivo. Ne usciamo rafforzate nello spirito d’impresa, più sicure e collaborative: ci sentiamo insomma molto più forti".
Anna e Simona,
imprenditrici e consulenti d’immagine,
Salone Anna - Borgo San Dalmazzo (Cuneo)


"In questi tre giorni di Abbey Programme® ho capito che l’irraggiungibile è sempre più superfluo: fuori dall’abbazia cerchiamo continuamente questo superfluo quando l’essenziale nella vita è ben altro. Il silenzio ti parla e in questo luogo riesci ad ascoltarti fino in fondo. Grazie Paolo, non posso fare altro che ringraziarti di questa splendida esperienza di formazione che è servita sia per la mia attività che per il mio Io".
Mariangela, imprenditrice e consulente d’immagine,
Salone MV - Correggio


"Mi ritengo atea, ma partecipare ad Abbey Programme® in questa Abbazia mi ha rasserenata. Mi sono sentita accolta con il cuore, con un amore incondizionato. Tutto questo mi ha fatto decidere di ritornarci per trovare quella pace che molte volte è difficile vedere. Grazie Paolo per questa illuminante esperienza di formazione".
Manuela, geometra libero professionista,
Novedrate (Como)


"Abbey Programme® non è solo un corso per crescere professionalmente, ma anche un momento di riflessione personale. Esco da questa Abbazia con fiducia verso il futuro e serena nell’anima. Invito tutti a fare questa esperienza indimenticabile".
Gabriella,
insegnante corsi di cucina “Peccati di Gola”, Udine

"Abbey Programme® e i benedettini mi hanno dato una nuova luce".
Arnaldo, Direttore del Personale,
Nuovo Istituto Italiano d'Arti Grafiche S.p.A.
- Part of Bertelsmann Group - Bergamo



Infine voglio proporvi un pensiero di Padre Norberto che così descrive Abbey Programme®

"Abbey Programme® è un'esperienza pienamente spirituale, umana e culturale: una piccola finestra sul chiostro della vita per contemplare il senso del cammino nell'orizzonte infinito della speranza, ascoltando il silenzio del cuore nella comunione della Parola".
P. Norberto, Abate Abbazia di Praglia - Padova

martedì 19 giugno 2007

Le parole e il loro valore

“A volte le parole cominciano ad avere un significato del tutto indipendente dai fatti, un significato che non conduce più all’origine, alla curiosità, all’emozione di quei fatti”. Ho trovato questa frase su “Quaderno del Vajont” di Marco Paolini e mi ha colpito molto.

Tante volte, quando facciamo formazione, mi accorgo di come ripetiamo frasi e parole lasciando che sia la routine a prendere il sopravvento sulle emozioni e sulle situazioni. Allora i protagonisti della formazione non sono più le persone, ma il piano didattico, le parole che il formatore dice, ma alle quali nemmeno lui crede. In queste situazioni le persone perdono fiducia in quello che stanno facendo e tutto diventa tempo perso per tutti.

Dobbiamo tornare al valore delle parole. Anzi, per dare loro maggiore valore, adoperiamo un po’ di sano silenzio. Lasciamo che siano gli altri a parlare e usiamo il nostro lavoro di formatori solo per dare l’esempio e orientare. Lasciamo alle parole il loro vero compito – insegnare - e prendiamoci il nostro, di creare cioè silenzio in modo che le persone possano usarle per comunicare veramente.

domenica 17 giugno 2007

Il potere logora la capacità di ascolto

Un articolo pubblicato quest’anno su Corriere Salute mi dà lo spunto per il post di oggi.
Adam Galinsky insieme ad un gruppo di ricercatori della New York University e di Stanford, ha carcato di misurare la capacità dei manager di immedesimarsi nei propri interlocutori. Galinsky ha scoperto che i capi ascoltano molto poco e sono poco insensibili ai bisogni altrui. Il test usato da Galinsky è semplice e spesso lo utilizzo anche nei miei corsi. Basta scrivere una “E” immaginaria sulla propria fronte. Se la “E” è leggibile dagli altri significa che siamo dei buoni ascoltatori; al contrario siamo concentrati solo su noi stessi. I manager, purtroppo, rientrano spesso in questa categoria.

In Abbey Programme® faccio sempre notare che la prima parola della Regola Benedettina è proprio: “Ascolta”. Allo stesso modo, nelle arti marziali l’insegnamento all’ascolto delle proprie energie è fondamentale come sa chi ha partecipato a Samurai Lab®. Gli antichi samurai affinavano talmente l’ascolto da essere pronti a combattere bendati.

Faccio sempre provare le varie esperienze d’ascolto con test e giochi e ne emerge sempre una grande disattenzione: siamo talmente presi da noi stessi da dimenticarci di ascoltare veramente. “Penso già alle risposte mentre mi fanno le domande” mi diceva un manager durante un corso. Non sempre bisogna dare una risposta immediata e spesso le risposte sono già nelle domande, basta ascoltarle.

Prima di ogni formazione è importante chiedere alle persone cosa si aspettano. Se non ascoltiamo le necessità di chi lavora per noi, presto questi collaboratori ci lasceranno cercando miglior fortuna altrove.

Un monaco dell’Abbazia di Praglia mi ha insegnato: “Ascolta molto e con tutto te stesso, parla poco, così eviterai di dire sciocchezze, e quando parli fallo sempre col cuore”.

martedì 12 giugno 2007

Formazione in aula o esperienziale o outdoor, o a distanza o altro? – 2

La formazione esperienziale
"Perché chiudermi tre giorni in monastero? Perché provare ad usare una spada giapponese? Quali insegnamenti potrà mai avere il codice d’onore dei samurai? Cosa vuol dire “ora et labora nel 2007?"
Queste sono le domande che ogni persona si pone prima di frequentare Abbey Programme® o Samurai Lab®, i miei due corsi di formazione esperienziale.
Queste domande sono tutte riassumibili in una: che senso ha provare a fare un’esperienza apparentemente lontana dal mio mondo perché qualcosa possa cambiare nel mio modo di pensare e lavorare?

Il sociologo americano Ronald Burt, nella sua teoria sui “Buchi Strutturali”, sostiene che le persone che vivono all'intersezione di mondi sociali hanno la più alta possibilità di avere buone idee perché la creatività è un gioco di import-export che si concretizza più facilmente per chi si trova in prossimità di “Buchi Strutturali” cioè ci si trova al limite del solito terreno d’azione esposti in ambienti socialmente e strutturalmente diversi.
Il gioco è riportare nel proprio ambito quelle soluzioni e possibilità che si ha avuto modo di sperimentare al di fuori del solito “network sociale”. Trovo che in questi studi c’è la conferma della bontà del metodo esperienziale nella formazione.

Sono anni che mi occupo di formazione esperienziale e per esempio, ultimamente, ho trovato un direttore del personale che impegnato nella crescita professionale di un gruppo di giovani dirigenti mi chiedeva proprio un progetto Abbey Programme® con l’obiettivo di “pensare insieme in un modo nuovo”.
L’intento è quello di fornire alle persone uno spazio di riflessione, un confronto con un modello inedito, la possibilità di trovare idee alternative e una volta tornati in azienda creare le condizioni per applicarle.

La formazione esperienziale richiede sempre uno sforzo in più: mettersi in gioco fino in fondo, sapendo che non c’è niente da perdere, ma solo da guadagnare. Non serve avere grandi obiettivi se non si è pronti a volerli raggiungere, ma idee su cui pensare e lasciare che il resto scaturisca spontaneo dal fare esperienza con gli altri, magari proprio in situazioni che mai ci saremmo aspettati, ma che mettono alla prova il nostro io più profondo rendendolo migliore.

domenica 10 giugno 2007

Formazione in aula o esperienziale o outdoor, o a distanza o altro? - 1

Formazione in aula: scena prima.
I partecipanti sono pronti e schierati come auto da corsa sulla linea di partenza: seduti ai loro posti osservano tra il dubbioso e l’annoiato il formatore che tenta di socializzare e renderseli amici. Blocco aziendale per gli appunti, matite e penne completano la scena e la rendono perfetta perché ben allineate dietro al cartellino con il nome del partecipante. Fa caldo, ma di togliere la giacca e la cravatta non se ne parla nemmeno, quando si va in scena lo si fa fino in fondo…
Viene distribuita la dispensa e inizia la lunga esposizione dei titoli accademici del formatore che declamerà gli obiettivi da raggiungere: sembra Mosè che elenca i 10 comandamenti. Dall’altra parte, tutti, a bocca aperta annuiscono concordi. Ecco la prima delle interminabili slides, chi sopravviverà avrà un premio… magari un’altra formazione…

Questo rito è noioso e rende la formazione tradizionale odiata da tutti. Ogni partecipante si aspetta sempre lunghe dissertazioni spesso indiscutibili e nozioni complesse, ma coreografiche.

Credo tuttavia che la formazione in aula sia fondamentale, che non possa mai essere soppiantata del tutto. A questo punto significa fare di tutto per non farla assomigliare a una tortura. Il trucco? Basta rendere protagonisti i partecipanti, mettersi in secondo piano, lasciare a loro lo spazio per parlare di loro stessi, dei loro problemi e lasciarli trovare soluzioni concrete insieme. Una volta ho chiesto ad un gruppo se erano pronti a divertirsi per un paio di giorni. Erano tutti stupiti: certo si può imparare divertendosi, i bambini lo fanno per diventare adulti perché non possono farlo i manager per diventare più consapevoli?
La parola d’ordine è coinvolgere e tutto quello che serve è spegnere il computer e parlare con la gente. Bisogna rendere umano il nostro mestiere. Del resto la formazione è lo strumento base della Gestione delle Risorse Umane: rendiamola veramente tale.

giovedì 7 giugno 2007

Pensiero del fine settimana


Consiglio agli uomini a non riflettere tanto su ciò che devono fare, ma piuttosto a pensare a quello che devono essere

Meister Eckhart (1260 – 1328)




martedì 5 giugno 2007

Preparsi alla battaglia

L’agenzia pubblicitaria BBDO in una ricerca globale ha individuato i 5 rituali che scandiscono la quotidianità delle persone in tutte le parti del mondo: il primo è stato definito “prepararsi alla battaglia”.
Al di là del valore della ricerca per i responsabili marketing, la notizia mi offre lo spunto per commentare quel “prepararsi alla battaglia” che di solito sviluppo nei miei corsi Samurai Lab®.

Cosa si nasconde dietro quei piccoli gesti che tutti compiamo prima di affrontare la giornata lavorativa, quanto incidono sul nostro modo di lavorare, quanto determinano i nostri successi e insuccessi?
C’è chi compie il rito della doccia per caricarsi e quindi essere predisposto ad affrontare il campo di battaglia con una sorta di “pulizia del corpo e dell’anima”; chi si dedica al trucco rendersi più piacevole o più aggressivo a secondo delle necessità; chi sceglie in modo appropriato l’abito, la camicia, la cravatta e chi affronta l’altezza dei tacchi a seconda della riunione o del meeting. Alcuni fanno ginnastica appena svegli per preparare, come dei pugili, tutti i muscoli del corpo all’impatto con il nemico, altri meditano così che la mente sia pronta ad affrontare con serenità qualsiasi difficoltà.

Nei miei corsi Samurai Lab® mi soffermo molto a parlare dei rituali di preparazione dei samurai medievali. Per loro esisteva un vero e proprio codice comportamentale e rituale che veniva scandito con precisione ogni mattina sia che ci fosse la battaglia o che dovessero affrontare una solita giornata di routine.
Perché la formazione dovrebbe occuparsi di questo? Perché vedo troppe persone stanche, affaticate e demotivate già alle prime ore del giorno lavorativo. Colazioni consumate in fretta e furia tra un mezzo e l’altro o rapidi caffè dopo la lotta per il parcheggio ispirano al nostro corpo, normalmente affamato di zuccheri dopo il riposo notturno, solo una grande aggressività che si scarica spesso sul vicino di scrivania e con risultati negativi. I riti esistono, ma siamo pasticcioni e non sempre fanno bene al nostro corpo che reagisce con stanchezza, disattenzione e rabbia.

È importante partire bene: prepararsi alla battaglia richiede, se si vuole vincere, una grande disciplina. Per questo è utile imparare dai samurai: ogni gesto per loro poteva essere l’ultimo quindi aveva sempre un valore inestimabile, fin dal primo mattino. I riti di preparazione sono fondamentali e saper predisporre con un lungo esercizio animo e corpo alla battaglia ci permette di essere pronti a combattere bene e a vincere.
Un motto samurai infatti recita "Cerca di mantenere l'attenzione fissa al momento presente (...) e vivi dando importanza a ogni azione, momento per momento.”

domenica 3 giugno 2007

Abbey Programme® coaching

Nella foto qui sopra mi vedete con P. Abate Norberto Villa e con Raffaele Berni, titolare della Berni Srl. Raffaele ha scelto Abbey Programme® nella formula “coaching” presso l’Abbazia di Praglia.

Al termine dei tre giorni di corso Raffaele ha scritto queste riflessioni ben felice di sapere che le avrei pubblicate nel blog:

“Abbey Programme® è un’esperienza formativa a 360°. È il miglior investimento in formazione comparandolo agli altri 20 fatti nel corso di 22 anni di lavoro. Vivere in monastero, preparandosi umilmente a ciò che comporta e riservando il rispetto che si deve quando ci si reca in una casa - dove chi ci abita è oltretutto gentile, premuroso e attento - consente di fare un viaggio introspettivo come Diogene Laerzio e di scoprire cose che altrimenti sarebbe impossibile sperimentare.

E’ stato bello scoprire che suono ha il silenzio assoluto, riuscire a valutare la nostra vita lavorativa, familiare, sociale in maniera distaccata, ritrovare i valori essenziali, capire l’anima delle cose e dare loro il giusto valore, imparare a migliorarsi, capire che l’amore, la giustizia, l’umiltà applicate al lavoro possono contribuire a un mondo migliore e che sicuramente ci rendono più felici. Come rende felici fare le cose giuste anche se, nell’incertezza della scelta, le conseguenze sembrerebbero meno gratificanti. In conclusione auguro a tutti di poter avere l’opportunità di fare questa esperienza”. Raffaele.

Caro Raffaele, grazie, e ti aspetto per la fase 2 del tuo coaching Abbey Programme®.

martedì 29 maggio 2007

Bayer: l’utilità di una buona comunicazione

Qui sopra mi vedete in compagnia del gruppo di informatori medico scientifici provenienti da tutta Italia che hanno partecipato al corso di formazione Bayer per neo assunti.

Grazie a Bayer e con l’organizzazione di Sonia Araldi hanno avuto modo di affrontare sotto la mia guida il tema della relazione con il medico.
Il corso rientra negli aggiornamenti costanti che Bayer propone ai propri collaboratori a integrazione della loro preparazione tecnico scientifica.


Ringrazio i partecipanti per tutti gli spunti che hanno arricchito questa giornata e spero di reincontrarli presto.

domenica 27 maggio 2007

L’uomo più felice del mondo

Lo scorso 25 maggio, Venerdì di Repubblica ha pubblicato un articolo dal titolo: “Come essere felicissimi rinunciando a quasi tutto”. Alcuni scienziati dell’Università del Wisconsin hanno sottoposto a risonanza magnetica il cervello di centinaia di volontari al fine di misurare il loro stato di felicità. E’ emerso che l’uomo più felice del mondo è Matthieu Ricard, 61 anni, francese, consigliere e traduttore del Dalai Lama.
Matthieu sostiene che se si passa gran parte del proprio tempo in contemplazione si può raggiungere la felicità assoluta.

Questa notizia non mi ha stupito, anzi, non ha fatto altro che riconfermare un’ esperienza che si ripete ad ogni Abbey Programme® e cioè la sorpresa dei partecipanti nel constatare la serenità e la quiete dei monaci benedettini. Il segreto sta proprio nella Regola Benedettina che propone al monaco una sana alternanza tra attività lavorativa, tempo della meditazione e della contemplazione, tempo personale per lo studio, tempo libero e riposo.
Ciò che colpisce particolarmente è capire come il giusto “mix” di tutti questi elementi permette a tutti di guadagnare maggior tempo per se stessi senza venire meno alle esigenze lavorative e ai risultati da raggiungere.

A qualche mese di distanza dall’esperienza Abbey Programme® sono molti i partecipanti che mi dicono di avere riconsiderato il loro stile di vita e di sentirsi più sereni e più lucidi anche nei momenti di particolare tensione che devono affrontare. Hanno fatto proprio l’insegnamento che il tempo personale è un valore assoluto nel quale poter ritrovare quegli aspetti positivi fondamentali per un buon manager e la carica interiore per trasferirli ai propri collaboratori. In alcuni partecipanti pochi attimi di distensione e riflessione al giorno hanno prodotto cambiamenti radicali nei rapporti interpersonali migliorando la comunicazione e orientandola all’essenzialità.
Le latitudini cambiano, gli insegnamenti dei monaci, no.

giovedì 24 maggio 2007

Pensiero del fine settimana


Nella vita nulla richiede più attenzione
delle cose che sembrano naturali;

di quelle straordinarie si diffida già sempre abbastanza
Honorè de Balzac (1799 – 1850)

martedì 22 maggio 2007

Quali argomenti, quali obiettivi per la formazione? Parte 3

Adesso i miei commenti su questo tema.
Purtroppo, molto spesso, la realtà è diversa. Mi capita di incontrare un management accentratore che vorrebbe fare cambiamenti radicali, ma senza alterare i suoi privilegi.
Ho visto splendidi progetti formativi che avrebbero portato a risultati sorprendenti in tempi brevi naufragare per la presa di posizione anche di una sola persona.
In questi casi entrano in gioco le gelosie di potere nelle quali l’autorità si sente minacciata e incomincia a remare contro distruggendo quanto si è costruito fino ad allora con sforzi e pazienza.
Altre volte è la paura dell’impopolarità a frenare il cambiamento. Manager timorosi non prendono decisioni adeguate per non creare disaccordo: per loro la discussione non è un momento di crescita, ma qualcosa da evitare. Sul loro tavolo i progetti delle società di consulenza più o meno note giacciono per mesi. E vi resteranno.
Poi ci sono le richieste “mission impossible” dove gli argomenti e gli obiettivi di una giornata di formazione sono talmente tanti e tali che non basterebbe una vita intera per affrontarli tutti. Qui la formazione è un riempitivo, “un misto mare” da fare tanto per essere fatto.
Una cosa è certa: l’organizzazione che saprà guardare dentro se stessa con coerenza e creare una cultura del lavoro basata sulla forza dei valori saprà sempre trovare la meta. Anche con venti poco favorevoli saprà scegliere in modo adeguato gli argomenti giusti e fissare gli obiettivi in modo ragionevole e concreto: il resto sarà solo una questione di tempo e i risultati verranno da soli. Non è impossibile, proprio questa mattina ero in un’azienda che sta cercando di prendere questi venti…

domenica 20 maggio 2007

Roba dell’altro mondo


Lo scorso anno ho avuto il piacere di tenere una lezione sulla vendita etica ai responsabili dei negozi “Equo & Solidale” della provincia di Como. È stata un’esperienza molto interessante che mi ha permesso di riflettere con questi volontari sull’importanza di una visione alternativa anche del commercio.

Ora il gruppo di Lomazzo “Roba dell’altro mondo”, dopo anni di attività nel piccolo locale adiacente la chiesa di San Siro, apre un nuovo e più ampio negozio nella centralissima via Pace.
Sabato 26 maggio, giorno dell’ inaugurazione sarà possibile degustare i prodotti in vendita. Personalmente sono un assiduo cliente per il caffè, ma acquisto spesso anche the, vino, olio, pasta e banane per non parlare dei numerosi articoli da regalo che ora potete vedere anche dalle ampie vetrine.

Sempre a Lomazzo e, sempre organizzata da “Roba dell’altro mondo”, domenica 10 giugno, ci sarà un’altra iniziativa interessante: “Extra è Mondo”. Nell’area feste, per tutta la giornata, è di casa la multietnicità: persone provenienti da vari paesi extra comunitari ora residenti a Lomazzo cucineranno per tutti alcuni piatti tipici dei loro Paesi di origine.

Un viaggio di sapori e musiche verso l’Albania, il Brasile, il Cile, l’Equador, il Marocco, il Perù, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia. L’iniziativa, che si ripete da numerosi anni, è diventata un appuntamento fisso di inizio estate.

giovedì 17 maggio 2007

Abbey Programme®: corso di giugno

"Compiamo ora tutto ciò che potrà giovarci per sempre" : così scrive San Benedetto nel prologo della sua Regola. Questa frase è il principio ispiratore di Abbey Programme®. Se la cosa vi incuriosisce e volete saperne di più, un'ottima occasione è data dal prossimo corso Abbey Programme® "Il gruppo come valore: il modello della Regola Benedettina" che terrò dal 17 al 19 giugno presso l'Abbazia di Praglia (Padova).

Dieci partecipanti sperimenteranno la vita di uno fra i più grandi e antichi monasteri d' Italia e scopriranno la managerialità della Regola Benedettina. Nel Blue Box in fondo a questa pagina tutti i dettagli da scaricare: il programma e la scheda d'iscrizione.

martedì 8 maggio 2007

Samurai Lab® a Borgo San Dalmazzo (Cuneo)


Il salone “Anna” a Borgo San Dalmazzo ha in progetto di ingrandirsi per diventare un centro estetico all’avanguardia, un vero e proprio punto di riferimento per tutta la provincia di Cuneo.
La sfida è notevole e all’inizio dell’anno Anna mi ha affidato l’incarico di preparare il suo staff attuale a questo cambiamento anche in previsione di nuove assunzioni.
La motivazione e l’entusiasmo sono stati alti fin dall’inizio e Anna e le sue collaboratrici si stanno impegnando duramente per essere pronte ad affrontare con determinazione il lavoro nel nuovo salone che verrà inaugurato il prossimo novembre.

In questo progetto la loro formazione tecnica e stilistica si affianca a quella psicologica e di team che seguo personalmente. Lo scorso 22 e 23 aprile abbiamo lavorato sui valori di gruppo in un Samurai Lab® a dir poco emozionante e coinvolgente (nella foto le partecipanti).

Anna e la sua socia verranno a giugno al corso Abbey Programme® mentre il resto del gruppo proseguirà la formazione con la seconda fase del Samurai Lab® dal titolo “sempre più unite, sempre più forti”.


domenica 6 maggio 2007

Quali argomenti, quali obiettivi per la formazione? – Parte 2

Ora parliamo di obiettivi.
L’obiettivo che si deve raggiungere deve essere altrettanto chiaro, ben espresso e condiviso tra tutti fin dall’inizio. A me piace scriverlo e lasciarlo in evidenza durante tutto il percorso, richiamarlo con domande e verificare se lo stiamo raggiungendo.

Per questo chiedo sempre a chi organizza la formazione di parlarmi delle persone che la frequenteranno, della loro storia aziendale, delle loro richieste e dei loro coinvolgimenti, del perché verranno al mio corso. Se posso anche parlare con i futuri partecipanti durante la fase di progettazione è ancora meglio perché posso capire i loro obiettivi personali, inquadrarli meglio in quelli generali e così ognuno si sentirà parte in causa nel processo di cambiamento.

mercoledì 2 maggio 2007

Quali argomenti, quali obiettivi per la formazione? – Parte 1

“Non esiste vento favorevole per il navigatore che non ha una meta”.
Questo detto di Seneca, vale anche per la formazione. Decidere l’argomento di un corso e quali obiettivi debba raggiungere non è cosa facile. Questa scelta, così delicata, deve essere decisa dal vertice dell’azienda e sostenuta in modo vigoroso. A volte mi è capitato di assistere a vere e proprie spaccature nella dirigenza aziendale che hanno poi compromesso l’andamento della formazione stessa.

Avere un vertice che sia coerente nel processo di cambiamento è basilare.
Quando, nonostante tutto, si sente la necessità di cambiare è fondamentale che le persone che lavorano nell’azienda si facciano promotrici del cambiamento.
Per scegliere bene l’argomento di una formazione è indispensabile, secondo me, che tutte le parti in causa (dirigenza, maestranze, commerciali ecc.) siano coinvolte. Questo servirà ad accrescere il valore della formazione perché ognuno potrà presentare e documentare le sue esigenze.

Ho trovato molto interessante il processo di cambiamento in atto in un’azienda di 2000 dipendenti dove ogni anno viene fatta una vera e propria indagine conoscitiva su come le persone vedono il futuro dell’azienda, su quali cambiamenti vorrebbero attuare e con quali strumenti. Da questa indagine emerge sempre molto forte la necessità di una formazione mirata, attenta alle esigenze dei singoli gruppi di lavoro con obiettivi chiari e dichiarati fin dalla fase di progettazione ai futuri consulenti. Saranno loro sulla base della loro esperienza a preparare e proporre alla direzione aziendale i progetti.


domenica 29 aprile 2007

Un’altra tesi di laurea su Abbey Programme®

Domani, 30 aprile 2007 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano Bicocca, Luana Ricci discuterà la sua tesi di laurea “Simulazione e Serious Game nelle organizzazioni: la formazione esperienziale ed immersiva”. Nella sua tesi analizza le complementarietà di Abbey Programme® con la formazione a distanza e descrive le sperimentazioni che sono già in atto in Italia.

“L’obiettivo di integrazione tra formazione a distanza e Abbey Programme® è quello di migliorare il rapporto relazionale in tutti i contesti aziendali partendo da una capacità di ascolto più efficace”.

Per la seconda volta Abbey Programme® è argomento di tesi di laurea. La prima tesi è stata della Bahamiana Collean Smith (nella foto qui sotto il giorno della laurea) dal titolo “Cultura d’impresa e valori dell’uomo, la Regola Benedettina come modello di gestione aziendale” discussa alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano nel 2005.
Per chi fosse interessato posso inviare entrambe le tesi.

giovedì 26 aprile 2007

mercoledì 25 aprile 2007

Ora et Labora un anno dopo

Presentazione del libro alla biblioteca Comunale di Como

E’ passato un anno dall’uscita del mio libro Ora et Labora, la regola benedettina applicata alla strategia d’impresa e al lavoro manageriale. Mi sembra ieri che con Paola, mia moglie, passavamo le notti a correggere bozze, ridiscutere il testo, inserire le case histories più interessanti. Molte persone mi hanno chiesto se lo rifarei: la mia risposta è sì e nello stesso modo.

Ho scelto di parlare non tanto di come faccio i miei corsi Abbey Programme®, ma di lasciare spazio a chi ha partecipato con gli aneddoti, le sue impressioni, le sue perplessità e gli obiettivi raggiunti. Il risultato è stato un libro che, così mi dicono, si legge tutto d’un fiato. Addirittura, il titolare di un’azienda, qualche settimana fa, mi diceva di averlo letto tutto in una notte. Altri, invece, mi hanno detto di averlo centellinato, paragrafo dopo paragrafo, come delle piccole riflessioni quotidiane.

Sinceramente non speravo di fare concorrenza ai libri gialli più avvincenti, mi bastava scrivere un libro che parlasse di formazione senza annoiare a morte la gente. L’altra sfida era dimostrare l’attualità della regola benedettina e dello stile di vita monastico: come descrivere il mondo del monastero senza diventare un testo religioso? Sembra che ci sia riuscito e sono soddisfatto. Il libro è citato nei blog, è diventato il soggetto di alcune tesi di laurea, è stato consigliato da colleghi come testo di management.


Naturalmente il grazie più grosso va ai lettori. Ora mi chiedono nuove fatiche letterarie… ci sto pensando: vi confesso che ho già qualche idea e vi terrò al corrente.

domenica 22 aprile 2007

Pace di Lomazzo 1286

Come cittadino lomazzese voglio segnalarvi questa rievocazione storica medioevale che si svolgerà il prossimo 5 e 6 maggio a Lomazzo (Como):

“Sabato 5 maggio, alla sera, viene rievocato l'episodio scatenate dell'ultima terribile guerra medioevale fra Como e Milano: la "Scomunica dei Rusca" del 1282, avvenuta proprio a Lomazzo presso la chiesa di S. Siro. Giunge il Vescovo Giovanni de' Avvogadri accolto dai lomazzesi, nei loro abiti del '200. Nella piazza, ornata da una illuminazione medioevale, tra canti medioevali, suoni di tamburi e di trombe, ha luogo il suggestivo rito di scomunica.

Domenica 6 maggio, al pomeriggio, viene rievocata la proclamazione della Pace di Lomazzo del 1286, avvenuta in Brolo S. Vito. Richiamati dall' eccezionalità dell'evento, giunge tutto il popolo lomazzese del tempo. Si incontrano il corteo comasco e milanese, e ha luogo la solenne proclamazione, con esibizione di musici e sbandieratori. Il corteo si ricompone e si raggiunge l'Area Feste, dove hanno luogo numerosi intrattenimenti medioevali e, al termine, una ricca cena medioevale”.

Per avere maggiori dettagli sul programma e per ulteriori informazioni storiche vi rimando al sito ufficiale della rievocazione http://www.pacedilomazzo.it

giovedì 19 aprile 2007

Pensiero del fine settimana

Se avete grandi doti,
il lavoro non farà che migliorarle;
se avete doti modeste
il lavoro rimedierà alle loro deficienze

Joshua Reynolds
(1723 – 1792)

martedì 17 aprile 2007

Chi dovrebbe partecipare a un corso di formazione?

La lista dei possibili partecipanti sul tavolo del direttore del personale ha sempre qualche punto di domanda. Scegliere chi rema contro le direttive aziendali o chi è sempre d’accordo? Forse è meglio fare formazione solo ai commerciali perché così si aumentano gli ordini. Quanto al management… non lo so, bisognerebbe trovare qualcosa di speciale… ma la direzione ha poco tempo da dedicare ad altro: forse è meglio fare formazione al solito gruppo, del resto hanno iniziato un percorso e quindi che vadano avanti…
A questo proposito voglio citare alcuni casi che mi sono capitati.

Una partecipante ad un corso sull’attenzione al cliente mi dice di avere saputo solo all’ultimo momento di dover partecipare per sostituire una collega. Il suo responsabile le aveva detto: “il corso è pagato per 15 persone, quindi domani vai tu.” Mi dice di essere demotivata, il suo lavoro non è gratificante, è noioso, ripetitivo, non ha relazioni con nessuno e non ha nemmeno una scrivania fissa dove svolgerlo, deve “adattarsi”. Venire ad un corso perché serve “per fare numero” è oltremodo avvilente: piange e la capisco.
Le suggerisco di prendere il corso come un momento di stacco dal solito lavoro, di vedere le cose per due giorni come un gioco: potrebbe diventare stimolante e utile. Sono passati 5 anni, sento questa persona regolarmente, mi dice di avere scoperto il rapporto con i clienti come una sfida e che i clienti stessi sono molto soddisfatti.
Quella persona oggi dirige un ufficio con 40 collaboratori e il suo ex responsabile è in pensione.

Un’altra situazione: all’apertura di un corso sull’approccio e la motivazione al lavoro di gruppo una partecipante mi dice subito che preferisce essere lasciata in disparte: ha dovuto partecipare per forza e il suo week-end di tutto riposo è rovinato per causa mia. Non vuole nemmeno parlarne perché crede che il lavoro si debba concentrare solo nei soliti orari.
Pensa di contrariarmi, invece condivido appieno il suo punto di vista e le propongo di vivere le due giornate per imparare ad organizzarsi meglio per guadagnare più tempo per se stessa.
Non è molto convinta e durante il pranzo mi rivela di essere stata mandata al corso per punizione a causa del suo carattere ribelle. E’ una persona molto decisa, che sa quello che vuole, poco propensa ai compromessi e che odia il suo lavoro.
A questo punto perché non cambiare il punto di vista sul lavoro che svolge? Mi ride in faccia e io accetto la sfida. Riesco a coinvolgerla in quello che succede e al termine della prima giornata dice di essersi divertita molto, che il tempo è passato in fretta e che vuole vedere come finiranno le cose. Si dimostra curiosa e mi accorgo che incomincia a sorridere.
Sono passati alcuni mesi, l’ho sentita per gli auguri di Pasqua: dice che sta “reimparando” a lavorare e che presto avrà una promozione perché si è dimostrata più aperta con i clienti e questi l’hanno trovata cambiata. Credo abbia imparato a sorridere e non riesca più a farne a meno…

Infine un ultimo caso: il gruppo dei partecipanti al corso Samurai Lab® è compatto, la titolare ha saputo provocarli emotivamente e motivarli. La voglia di provare qualcosa di diverso in questo Samurai Lab® è palpabile, tante domande, tante risposte, tanto coinvolgimento, tanto divertimento: per tutti tranne che per una persona che non ha voluto saperne di partecipare.
Il gruppo risponde molto bene: io mi adeguo alle loro esigenze, loro si lasciano guidare nel percorso. Mi accorgo che la fiducia cresce e anche la motivazione. Il corso si conclude benissimo e il gruppo esce ancora più compatto e motivato dall’esperienza: si sentono dei samurai pronti ad affrontare con coraggio ogni cosa e vicini a chi li guida.
Il giorno seguente ricevo una telefonata dalla titolare: corso ha fatto bene a tutti e soprattutto a quella persona che non ha voluto partecipare perché è stata messa di fronte ad una scelta: o condividere un lavoro di gruppo con tutti o restarsene da sola. Ha scelto il gruppo.

Non possiamo mai sapere cosa può succedere al temine di un corso di formazione: per questo è importante non partire mai prevenuti, ogni persona in qualsiasi ruolo aziendale può trovare degli spunti interessanti e dei motivi di riflessione e di rinnovamento. Tutti abbiamo bisogno di imparare, sempre, e da tutti: bisogna avere il coraggio non solo di ammetterlo, ma di farlo.

domenica 15 aprile 2007

Come si fa ad organizzare una formazione aziendale?

Sostanzialmente si tratta solo di fare una “scelta”. Ma cosa bisogna scegliere?
1 Chi parteciperà
2 Quale argomento, quali obiettivi? Parte 1, 2, 3.
3 Formazione in aula o esperienziale o outdoor, o a distanza o altro? Parte 1, 2, 3.
4 Con quale società di formazione?
5 Quali caratteristiche deve avere il formatore più adatto?
6 In quale periodo?
7 Dove?

Nei prossimi post commenterò ciascuno di questi punti e mi toglierò alcuni “sassi dalla scarpa”.

giovedì 12 aprile 2007

Pensiero del fine settimana

L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio

Denis Diderot (1713 -1784)

Segnalazione

Questo fine settimana si terrà a Milano "fà la cosa giusta" fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.

Consiglio vivamente di partecipare e di acquistare i prodotti in vendita

martedì 10 aprile 2007

Imprenditoria Benedettina

Un’altra nota di imprenditorialità mi è appena arrivata da un monastero.

P. Bernardo McCoy, monaco Cistercense in un’Abbazia del Wisconsin, quattro anni fa si stupì dei costi elevati delle cartucce dei toner. Per trovare un’alternativa cominciò ad ordinare da diverse ditte di forniture per ufficio non solo le cartucce per la sua Abbazia, ma anche per le parrocchie vicine e gli uffici che potessero essere interessati.
L’acquisto all’ingrosso abbatteva i prezzi pur permettendo all’Abbazia un equo ritorno.
È nata così LaserMonks, una ditta di forniture per ufficio tutta monastica.

Ancora un esempio che conferma come l’imprenditorialità benedettina possa insegnare e che Abbey Programme® ne sia un buon mezzo.

giovedì 5 aprile 2007

pensiero del fine settimana

Le idee fisse
sono come crampi,
per esempio a un piede…
il miglior rimedio
è camminarci su.


Soren Kierkegaard (1813-1855)

A tutti gli amici del blog auguro Buona Pasqua

martedì 3 aprile 2007

Grazie

Cari amici, il mio blog ha compiuto un mese di vita. Devo dire che siete stati tantissimi a visitarlo, oltre tutte le mie aspettative: grazie. Sono stati moltissimi anche gli amici che mi hanno scritto via mail; tra loro anche il primo blog-cliente.
Purtroppo nessuno lascia commenti o suggerimenti (che non ci sia niente da dire???)… vi invito a farlo. Lo spirito per cui ho voluto questo blog è poter interagire con voi e farlo vivere. Per concludere vi dico allora commentate, gente commentate.

domenica 1 aprile 2007

Aspiranti guru culinari

La voglia di farsi passare per dei guru della tavola è tanta.

Panorama nel numero 11 del 15 marzo 2007 a pag. 271 ci insegna 10 trucchi, un vero e proprio training, per avere successo, dalla prenotazione, all’ordinazione, alla scelta del vino, al conto…

Se invece non avete voglia di fare i guru, ma di andare al ristorante per mangiare e stare bene vi consigliamo l’Osteria del Pettirosso a Luisago (Como).
L’amico Rossano, aiutato dalla moglie Emanuela ci sanno veramente fare.

Una buona occasione potrebbero essere già le prossime feste di Pasqua.